La mia storia.

Perchè lui/lei non mi chiama? Perchè lui/lei sparisce da un giorno all’altro? Perchè instauro relazioni sentimentali con persone che finiscono sempre per rendermi infelice? Che cosa faccio di “sbagliato”? Perchè a volte, pur consapevole di stare con una persona che mi fa soffrire, non riesco a liberarmene? Esiste la “sfortuna” in amore? Perchè alcune persone sono “fortunate”? Uno spazio per riflettere sulle proprie esperienze d’amore, presenti e passate. Uno spazio per provare ad individuare all’interno di sè, del proprio vissuto, i motivi del fallimento delle proprie relazioni sentimentali.

Moderatori: Dr.ssa Cristina Spadoni, Dr.ssa M. Letizia Rotolo

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Steel75
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La mia storia.

Messaggio da Steel75 » 15 febbraio 2010, 0:05

Un saluto a tutti e tutte voi.

Premetto che ho già inserito questo topic ne 'La Camera dei Segreti'. Per avere un parere professionale, ho pensato di reinserirlo anche in questo spazio. Se ho sbagliato, chiedo scusa.

Sono un ragazzo di 34 anni, da 6 anni ho deciso di rimettere in gioco la mia vita riscrivendomi all'Università ma sono giunto di nuovo a un punto cruciale.

Sono stato un adolescente molto problematico. Chiuso, rabbioso, sfogavo la mia rabbia contro i miei genitori, contro amici, contro conoscenti. La colpa del mio malessere era data da me al mondo che non mi capiva ma, intanto, per una decina d'anni non ho voluto far altro che trascinarmi avanti senza studiare (nonostante fossi iscritto all'Università) e non riuscendo ad avere (pur volendo, in fondo) nessun tipo di contatto fisico con una ragazza. Complice di quest'ultima problematica, il fatto di aver avuto paura di esplorare il mio corpo.

I miei genitori, preoccupati, mi mandarono contro la mia volontà da una psicoterapeuta che ha usato il metodo del transfert. Nonostante la mia repulsione iniziale, ho cominciato a tirare fuori dal mio subconscio i nuclei fondamentali del mio malessere. Mi sono placato, ma il mio senso di inadeguatezza non è andato via. Chiusi, dopo un paio d'anni, la terapia anche perchè la mia terapeuta era piuttosto costosa e non voleva venire incontro ai miei genitori per i pagamenti.

Cinque anni fa, quando ormai ero obeso, decisi di andare a vivere da solo in un'altra città per ricominciare i miei studi (avevo 28 anni). Da allora, pur soffrendo parecchio la solitudine, ho cominciato timidamente ad avere fiducia in me stesso per quanto riguarda gli studi finchè, poi, è giunta la prima storia con una ragazza, A.

A. è una persona con rapporti familiari estremamente problematici, una persona che viveva (quando l'ho conosciuta) dell'apprezzamento (soprattutto fisico) degli altri. Tuttavia questa persona mi ha dimostrato, almeno all'inizio della nostra breve storia, ammirazione, stima e affetto. Inutile dirvi che io avevo un bisogno assoluto di questo, per riscattarmi dal mio passato e per sentirmi alla pari con gli altri.

A. mi ha lasciato dopo un doloroso e freddo distacco. Masochisticamente l'ho cercata ancora per farmi umiliare, per farmi dire quello che i miei pensieri mi dicevano da tanto: sei inadeguato. Con A. non ho avuto rapporti sessuali. Non avevo ancora risolto i miei blocchi psicofisici, la paura di toccarmi e, quindi, di essere toccato. Di contro, A. si è presa le mie attenzioni, il piacere che le davo pur non riuscendo ad avere rapporti completi (a causa di eiaculazione precoce).

Ho chiuso i contatti con lei cominciato a correre, allora, e ho perso ben 20 chili. Mi sono aperto con i miei genitori e ho cominciato a sentirmi non più un mostro rifiutato dalle donne. Inoltre, ho iniziato ad acquisire una sicurezza totale per gli esami universitari.

Poi ho incontrato P. Una ragazza che, all'inizio dubbiosa, si è poi decisa a iniziare una storia con me. Una persona problematica (mi ha confidato di essere stata violentata da un suo ex dopo averlo lasciato) ma che, almeno all'inizio, si è dimostrata sensibile e dolce, che mi faceva sentire desiderato e importante. A P. ho dichiarato i miei problemi sessuali, dato che lei è stata molto passionale con me. Mi disse di essere onorata di essere la prima e che avremmo risolto i miei 'blocchi'. Poi, tutto a un tratto, il suo distacco nonostante i miglioramenti nella mia crescente disinvoltura a livello sessuale. A questo distacco, P. non ha saputo dare un nome: all'inizio erano i suoi sentimenti, poi la sua pressante preoccupazione di trovare un lavoro, poi l'eccessivo senso di responsabilità nel riuscire a riportarmi indietro gli anni che io ho perduto. L'ultima volta che siamo stati insieme, sono riuscito a fare l'amore con lei una volta su tre ma, dopo una settimana, mi ha lasciato via email.

Ora ho deciso di tornare in terapia da una analista che usa il metodo psicocorporeo. La terapia è appena iniziata ma io sto male, e non sono sicuro di stare male perchè ho perso lei, anche se non penso ad altro: mi sento colpevole di aver fatto io finire questa storia.

Vorrei, se potete e volete, un parere riguardo la mia situazione e sulla mia attuale scelta di tornare in terapia.

Grazie.

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