aiuto dottoressa!

Che cosa ci induce a soffrire piu' di quanto potremmo? Fragile autostima, depressione, insopprimibili sensi di colpa, disamore di sé, sfiducia nel proprio valore e nelle proprie capacità, frustrazione, rabbia, impotenza, senso di inadeguatezza, senso di vuoto; dipendenza e dedizione a legami funesti, dominio e sottomissione. Spesso questi disturbi si manifestano attraverso sintomi e malattie fisiche di stress quali: insonnia, cefalea, ansia, disturbi gastro-intestinali, respiratori, tensione muscolari, disfunzioni sessuali… Altre volte possono complicarci notevolmente l’esistenza, inquinando le varie sfere di vita. Tutto è più complicato, faticoso o doloroso: il lavoro, le relazioni d’amore e d’amicizia, la sessualità.

Moderatore: Dr.ssa Cristina Spadoni

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claritadolce
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Iscritto il: 20 dicembre 2005, 17:32

aiuto dottoressa!

Messaggio da claritadolce » 20 dicembre 2005, 17:44

gent.dott.ssa spadoni,
la prego.. mi spieghi perchè una ragazza intelligente,colta,sensibile e ,forse,matura..continua a collezionare uomini pessimi.
davvero non capisco questa mia insana predisposizione al dolore, il ricercare uomini cattivi ed egoisti,il mio allontanare quelli meritevoli..
a volte mi capita di fare di tutto per conquistare un uomo,per poi esasperare la storia fino alla inevitabile rottura e ,quindi,disperarmi e piangere per mesi...
ho pensato che forse la figura estremamente autoritaria di mio padre possa avermi in qualche modo influenzata.. ma ho 26 anni,non posso continuare cosi',ho voglia di un marito,di bambini.. di tanta rassicurante normalità. come spezzo questa catena? mi aiuti...
chiara

francesco100
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Messaggio da francesco100 » 20 dicembre 2005, 21:24

messaggio cancellato dall'autore
Ultima modifica di francesco100 il 17 ottobre 2006, 14:19, modificato 1 volta in totale.

in_solitudine
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Messaggio da in_solitudine » 21 dicembre 2005, 10:32

Passavo di qui e mi è capitato di leggerti... ho sorriso, ho sorriso tanto perchè mi sono ritrovata in pieno dentro alle tue parole e al tuo senso di logorio... continui incontri che stancano, che consumano e che distruggono e la sensazione dal primo momento che tutto andrà male, che quella, in fondo, non è la persona giusta e che, anche se lo fosse, ad un certo punto, verrà fuori qualche parte di noi che la allontanerà. Anche nella mia storia la figura di mio padre, più che autoritario, un superpapà irraggiungibile e direttivo, ha avuto un suo ruolo. Ma, arriva un momento in cui si aprono gli occhi e si inizia a desiderare di diventare grandi, si capisce che quello che si deve vivere non è il modello dei genitori, ma una storia tutta propria e personale e ci si mette in cammino. A me sta aiutando molto un cammino di psicoterapia, obbliga a mettersi di fronte a se stessi con tanta sincerità, ma è una via salutare e che permette di incontrare ad un certo punto un uomo che non sia distruttivo e deleterio, pur con tutte le sue situazioni problematiche, ma se da parte nostra c'è desiderio di relazione e di apertura a un sano rapporto non si cade più in certe tappe. Non so se questa esperienza diretta può esserti d'aiuto, ma posso dirti che solo che fino a quando non ci si prende in mano con tutte le nostre forze e possibilità resta un vicolo cieco... Buon cammino!

Dr.ssa Cristina Spadoni
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Messaggio da Dr.ssa Cristina Spadoni » 27 dicembre 2005, 18:11

Cara Claritadolce, queste situazioni appunto dipendono da schemi “patologici” inconsci che noi attiviamo del tutto inconsciamente quando entriamo in una relazione affettiva con un altro.
Ho scritto: Siamo noi “quelle che in tutto ciò non esistiamo, FACCIAMO IN MODO DI NON ESISTERE… In effetti innamorarsi di persone che ci “torturano”, ci segnala una mancanza di stima, di amore verso noi stessi, di rispetto e di fiducia nelle nostre potenzialità… credo che si possa parlare di una fragilità di quegli aspetti così importanti legati alla propria immagine di sé e all’autostima. Sicuramente questa problematica affonda le sue radici nella storia familiare”…
La “paura di rimanere sole, di non essere accettate”, di non essere amabili, all’altezza… ci indica proprio questo aspetto. Spesso queste donne sono cresciute con una figura genitoriale che le ha messe in quella precisa posizione (inconsciamente e spesso in modo non chiaro per chi è all’interno di queste dinamiche). A volte potrebbe essere un padre (o una madre) per qualche motivo rifiutante o maltrattante o non sensibile alle esigenze della figlia (il che equivale a maltrattare) o che non corrisponde ai sentimenti o che appare irraggiungibile. Altre volte un genitore svalutante ecc. Non si può generalizzare in questo modo, occorre approfondire attraverso la psicoterapia il motivo personale, specifico e quindi unico, per il quale ci sentiamo così, e per il quale finiamo sempre a ripetere in ogni relazione il nostro schema inconscio di cui gli altri sono solo complici.
Di cuore,
Dr.ssa Cristina Spadoni

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