attitudine alla codipendenza e a non chiudere il passato

Che cosa ci induce a soffrire piu' di quanto potremmo? Fragile autostima, depressione, insopprimibili sensi di colpa, disamore di sé, sfiducia nel proprio valore e nelle proprie capacità, frustrazione, rabbia, impotenza, senso di inadeguatezza, senso di vuoto; dipendenza e dedizione a legami funesti, dominio e sottomissione. Spesso questi disturbi si manifestano attraverso sintomi e malattie fisiche di stress quali: insonnia, cefalea, ansia, disturbi gastro-intestinali, respiratori, tensione muscolari, disfunzioni sessuali… Altre volte possono complicarci notevolmente l’esistenza, inquinando le varie sfere di vita. Tutto è più complicato, faticoso o doloroso: il lavoro, le relazioni d’amore e d’amicizia, la sessualità.

Moderatore: Dr.ssa Cristina Spadoni

Rispondi
emily.sn
Messaggi: 2
Iscritto il: 17 gennaio 2006, 15:33

attitudine alla codipendenza e a non chiudere il passato

Messaggio da emily.sn » 17 gennaio 2006, 16:49

salve,
è il mio primo post in questo forum. scrivo perchè ho davvero bisogno d'aiuto. sembrerà assurdo, ma sono più di due anni che non riesco a prendere una decisione e vivere serenamente una relazione di coppia.
Sono una ragazza Lesbica, ho vissuto il primo amore in modo davvero travolgente, una relazione bellissima durata quasi 6 anni. Gli ultimi anni di questa relazione sono però stati difficili. io mi ero accorta di non sentirmi più compresa dalla mia compagna. eravamo cambiate e mi sentivo tradita. credo di averla voluta cambiare e di aver lottato x questo. ho sofferto di attacchi di panico (da adolescente ne ho sempre sofferto, in tutte le occasioni in cui mi sentivo stretta e nella pressione che avevo prima di dover fare una scelta importante come ad esempio cambiare lavoro), e mi sono sentita "drogata", completamente, se non dipendente ,almeno codipendente dalla mia compagna . una parte di me capiva che non potevamo continuare, l'altra non poteva farne a meno.era come una droga.Capivo che stagnavamo che il nostro rapporto non mi accresceva più. dopo molta sofferenza è stata lei a mollarmi all'improvviso. Ho sofferto ma credevo peggio, forse il più lo avevo già passato prima della rottura effettiva.nonostante tutto ero ancora molto innamorata e speravo nel suo ritorno. non credevo possibile che fosse davvero finita. passarono 4 mesi in cui ci sono il natale e tutte le feste. di lei nessuna traccia. mi decido a ricominciare a vivere. conosco una ragazza meravigliosa, purtroppo non abita nella mia città, ma inizia una bella relazione. lei è molto sensibile, intelligente, mi sento simile a lei, un rapporto molto libero e solido. mi sento al sicuro ho completa fiducia in lei. Mi fa sentire bene. Divento creativa come non mai. Realizzo i miei lavori fotografici migliori e sono convinta che un pò lo devo a questo rapporto che mi lascia la libertà di pensare a me stessa, di crescere.ho un sacco di successi e mi sento molto più donna. Riappare la mia ex poco dopo questo nuovo incontro e da subito comincio a vacillare. lascio la mia nuova ragazza varie volte per riprovare con la mia ex , ma nonostante tutto ho una voce dentro che non la perdona e che non vuole ripercorrere gli stessi passi.Tra noi non succede niente, riesco solo a lacerare la mia nuova storia. Ho sempre il piede in due staffe. Mi convinco che è la mia ex la causa del fatto che non riesco a staccarmi dal passato. passa il tempo la mia nuova ragazza è quasi una santa, sopporta tutti i miei tira e molla in nome del nostro rapporto speciale e mi resta accanto, ma io sono sempre indecisa. ho paura di chiudere davvero il passato, tengo sempre lo spiraglio aperto fino a quando non è la mia ex a chiudere. A quel punto si preavvisa un probabile trasferimento nella mia città della mia nuova compagna (non era una convivenza, solo un avvicinamento) io vengo presa dal panico, vacillo..inizio a scambiarmi e mail con una ragazza in un forum, la incontro. mi sconvolge. mi sembra pazza, non mi guarda neanche e già è convinta di essere innamorata di me. passo la giornata con lei presa dal senso di colpa, non capisco che sta succedendo. io l'ho cercata perchè mi sembrava piccola e indifesa dalle e mail che scriveva (ha 23 anni e io 28) mi sono sempre sentita molto materna. anche con la mia prima compagna lo ero. con la mia nuova ragazza di roma non ci riesco, è sempre lei a prendersi cura di me, forse sentivo il bisogno di proteggere qualcuno, di lasciar sfogare questo istinto represso da un anno e mezzo nella nuova relazione. Fatto sta che lo faccio, arriva questa ragazzina scapestrata, capisco che in qualche modo è un pò fuori dalle righe, ha molto bisogno di affetto mi si lancia al collo e io la coccolo tutto il giorno, anche se è una sconosciuta. non c'è nient'altro tra di noi. solo abbracci e carezze perchè fortunatamente mantengo il controllo affettuoso della situazione. Il giorno dopo sono sconvolta, non voglio più vederla. mai più. non capisco cosa ho fatto e perchè. lei mi spaventa ancora di più: dice che non è tornata a casa a milano come avrebbe dovuto, ma che è rimasta nella mia città. mi aspetta vuole rivedermi, sta male è sconvolta. io ho paura che sia una psicopatica e non ci vado. per giorni continua a chiamarmi e io non so per quale motivo sto male e piango pensando a quel giorno con lei. in qualche modo, in un modo strano e spaventoso, mi ha toccata. mi ha fatto paura, una paura sconosciuta che mi rimane dentro irrisolta. dopo varie insistenze e due settimane di chiamate cedo a rivederla anche se avevo promesso alla mia compagna che non lo avrei fatto. la vedo lei mi ha promesso che si sarebbe comportata bene e lo fa . mi sembra totalmente diversa , la guardo e mi piace. con quel secondo giorno in cui davvero mi ha dato un'altra immagine di se mi ha conquistata. quel giorno sembra che entrambe abbiamo fatto pace con le strane sensazioni del primo incontro. cominciamo a vederci, lei mi corteggia spudoratamente, io sono affascinata dal suo carattere irrefrenabile. la classica persona che se vuole una cosa la prende. inizia così la nostra storia, io fin da subito mi sento di scivolare in questa situazione. non ho una presa di coscienza vera e propria sono troppo stanca in partenza per tutto l'arrovellamento precedente. Avevo paura che la mia ragazza si trasferisse, paura di non reggere ad una storia seria. mi convinco che questa sarà una storia spensierata che durerà poco. invece lei pian piano mi intreccia in una serie di cose : mi racconta quasi subito che è affetta da una malattia che ha a che vedere con l'ischemia e deve fare un grosso intervento, rischia praticamente di morire.io soffro, la storia è appena cominciata potrei darmela a gambe, vedo che tutto è più grosso di me, ma non so perchè sono come incantata. decido che le starò accanto solo fino all'operazione. nella mia mente sono convinta di questo e lo dico anche a lei. va avanti tutto così nella nostra storia. l'operazione va bene io vorrei troncare ma lei fa qualcosa per la quale non ci riesco. decide perfino di trasferirsi. Oddio! un altro trasferimento di nuovo la crisi penso..invece no lei la mette su un altro piano. Sa che io non glielo avrei mai chiesto ma non vuole neanche il mio parere. è la sua vita. le piace la mia città non posso impedirle di vivere dove vuole. io li x li tiro un sospiro di sollievo e penso: cavoli suoi, durerà quel poco che deve durare e poi la mollo, tanto sono sempre stata chiara. Invece niente diventa tutto più difficile, lei non conosce nessuno e conta su di me. scopro che è una persona sempre più complicata. un infanzia di abusi, scappata di casa a 18 anni perchè scoperta omosessuale, un cattivo rapporto con genitori e familiari, problemi di salute ecc non capisco perchè le sto accanto. mi piace. semplicemente mi piace. ma mi sento schiacciata. sono tornata al vecchio ruolo di codipendente e tralascio la mia crescita personale. Mi sembra di avere dei doveri vertso di lei. non è un rapporto alòla pari. lei neanche riesce a dormire da sola la notte. tiene tutte le luci accese perchè ha paura. provo a staccarmi da lei continuamente e ciò fa sì che nella nostra relazione si innesca sempre un meccanismo di salvataggio e vittimismo in cui i ruoli sono intercambiabili. l'unica cosa che sono riuscita a fare è quella di aver comunque mantenuto i contatti con la mia ragazza di prima nonostante il male che le ho fatto, solo che la situazione va avanti da 6 mesi. lei, che credo sia sempre innamorata anche se ha altre storie, mi ha dato un ultimatum. dice che non vuole più nessun rapporto con me se continuo a frequentare la mia attuale compagna. io in questo periodo mi sono resa conto di essermi messa in una situazione che mi limita. che in qualche modo mi attrae ma dalla quale cerco anche di fuggire forse perchè non intravedo un futuro se non molto, molto duro. ho capito di essere fuggita dall'unico rapporto sano che io abbia mai avuto. quello che mi rendeva libera e matura. In questo periodo ho cercato di recuperarlo almeno sotto forma di amicizia e spesso ho pensato che sarebbe stato meraviglioso se invece di trovarmi in questo caos avessi avuto le palle per far trasferire qui la mia precendente compagna. so che lo farebbe anche adesso, anzi credo che l'ultimatum me lo abbia dato per questo motivo. Vorrebbe trasferirsi qui ,anche se la nostra storia è ormai finita. non riesco a capire perchè pur pensando che è lei che non posso perdere. è lei la persona che mi permette di essere serena non riesco mai a troncare la storia attuale . non riesco a decidere mi dibatto sempre tra due cose ciclicamente o faccio scegliere agli altri.
Mi sembra nel corso della vita di ricadere sempre nei soliti errori e credo che ciò derivi dal mio schema familiare (mia madre è totalmente dipendente) devo sempre finire per prendermi "cura " di qualcuno incasinato. sento che ho poco tempo per fare la scelta giusta ed ho paura di non farla. ho bisogno d'aiuto. vorrei anche fare una terapia se mi potesse aiutare ma non conosco nessuno nella mia zona. sono di firenze.

Willow
Messaggi: 9
Iscritto il: 4 gennaio 2006, 22:39

Messaggio da Willow » 20 gennaio 2006, 0:13

Ciao Emily, come te sono lesbica e come te, ho avuto una relazione da codipendente nei confronti di una ragazza borderline (un disturbo della personalità).

E' stato il paradiso e l' inferno al tempo stesso.

E' finita già da mesi e, nonostante io abbia consapevolezza della sua malattia e della sua incapacità a darmi ciò che vorrei, continuo a soffrire per la sua assenza.

Sto tentando di trovare delle risposte con l' aiuto dell 'analista, risposte che sono già dentro di me, ma che da sola non riuscirei a far emergere.

Credo che anche nel tuo caso, un consulto psicologico, non potrà che essere d' aiuto.

Ti abbraccio forte

Willow

Dr.ssa Cristina Spadoni
Messaggi: 402
Iscritto il: 7 febbraio 2005, 19:51
Località: Casaleccho di Reno - Bologna

Messaggio da Dr.ssa Cristina Spadoni » 25 gennaio 2006, 21:06

Cara Emily, sono d’accordo con Willow, c’è troppa confusione… ed in questa confusione rischia di perdersi. Quello che risulta chiaro è che i problemi non sono all’esterno, non sono gli altri a creare confusione ma per qualche ragione, a noi oscura, è lei ad averne bisogno. Come ha ben individuato gli schemi familiari ci lasciano un profondo segno, lasciano in noi bisogni inevasi, paure ataviche, fantasmi sconosciuti. E sono questi poi a guidarci nella vita, nelle relazioni e nell’amore. Perché è nella relazione con i nostri genitori che impariamo ad amare e ad essere amati (o viceversa).
Coloro che subiscono questi schemi patologici sono sempre persone con determinate caratteristiche: non importa se belle o meno, ricche o povere, intelligenti o meno, tutte tendono a rapporti di dipendenza, ad un bisogno profondo di amore, di dolcezza, di affetto, persone sensibili, spesso con rapporti infantili difficili, persone che in qualche forma si sentono insicure, fragili, colpevoli, troppo spesso svalutate rispetto a quello che sono realmente. Persone che si sentono vuote, perse, fallite, morte quando perdono la persona amata. Una soluzione esiste, perché non dipende dalla sfortuna o dal destino, come alcune possono essere portate a pensare, ma da quel vuoto che si portano dentro e che fa sì che tutte le relazioni che andranno a creare saranno marchiate da questi schemi patologici. Inesorabilmente e quel che è peggio, inconsciamente.
Già lei è stata brava ad accorgersi che così soffriva troppo, anche se poi non può che rimanere imbrigliata nei sentimenti di vuoto e perdita che si porta dentro.
La strada è quella di elaborare con uno specialista proprio questi schemi patologici che ci portiamo dentro e che fan sì che la storia si ripeti. E’ un lavoro lungo, che richiede un certo impegno, ma può segnare la svolta per queste persone.
Personalmente non conosco nessuno nella tua città, però puoi procedere in diversi modi, o chiedi ad un medico di fiducia (che deve mantenere il segreto professionale!) se conosce un bravo psicoterapeuta o consulti l’elenco che trovi nella pagina degli psicologi-psicoterapeuti (ti consiglio che sia anche PSICOTERAPEUTA, sono minimo 4 anni di specializzazione in più proprio in psicoterapia e sarebbero gli unici, insieme agli psichiatri o medici psicoterapeuti a poterla esercitare!). In più potresti mandare una richiesta sul newsgroup degli psicologi (attraverso la redazione).
Di cuore,
Dr.ssa Cristina Spadoni

Rispondi

Torna a “Torturami ma non abbandonarmi”