drastici cambiamenti.

Che cosa ci induce a soffrire piu' di quanto potremmo? Fragile autostima, depressione, insopprimibili sensi di colpa, disamore di sé, sfiducia nel proprio valore e nelle proprie capacità, frustrazione, rabbia, impotenza, senso di inadeguatezza, senso di vuoto; dipendenza e dedizione a legami funesti, dominio e sottomissione. Spesso questi disturbi si manifestano attraverso sintomi e malattie fisiche di stress quali: insonnia, cefalea, ansia, disturbi gastro-intestinali, respiratori, tensione muscolari, disfunzioni sessuali… Altre volte possono complicarci notevolmente l’esistenza, inquinando le varie sfere di vita. Tutto è più complicato, faticoso o doloroso: il lavoro, le relazioni d’amore e d’amicizia, la sessualità.

Moderatore: Dr.ssa Cristina Spadoni

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cheeba
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drastici cambiamenti.

Messaggio da cheeba » 5 febbraio 2006, 20:41

Buonasera a tutti voi del forum. Mi sono appena registrato dopo aver letto attentamente alcuni vostri post lasciati su questo argomento e non solo. Sono nato 24 anni fa in uno dei tanti ospedali romani, desiderato tantissimo dai miei genitori. La mia infanzia è stata pressochè ordinaria fino alla morte di mio padre quando avevo 4 anni. Ho avuto la fortuna di crescere bene solo grazie alle forze di mia madre che, contro tutto e tutti, è riuscita nel suo compito alla perfezione. Dico questo perchè tutti quelli che sulla carta erano i "parenti", se ne sono strafregati abbandonandoci al nostro destino senza alcun rimorso. Attorno agli 11 anni sono anche venuto a conoscenza del fatto che mio zio (fratello di mio padre) aveva più volte voluto imporre la sua volontà su mia madre...crescerci lui come aveva fatto(e male...) con i suoi figli. Al suo ovvio rifiuto, si era scatenato in cattiverie di ogni genere permettendosi di far girare voci assurde e prive di qualunque riscontro. Con me, però, era stato sempre sorridente e gentile....CHE SCHIFO! Da quel giorno ho cominciato a vivere la mia vita in modo diverso. La diffidenza verso i parenti si moltiplicava dinanzi agli altri:compagni e conoscenti...Quando ripenso al periodo scolastico, ho come la sensazione di aver vissuto in una sorta di "stazione" dove tutti erano da me considerati semplici passeggeri in transito. La diffidenza divenne indifferenza durante le superiori. Vivevo benissimo da solo e non sentivo alcuna necessità di circondarmi di persone che mi cercavano solo per i loro interessi personali(per esempio chi si degnava di farmi una telefonata solo per sapere come fare questo o quel compito...).
Isolarmi da tuttti coloro che non facevano parte del mio ristretto nucleo familiare, era più che naturale.
A 20 anni...e non mi spiego ancora il perchè...un drastico cambiamento, una rivoluzione ha sconvolto la mia esistenza. All'improvviso ho avvertito l'urgente esigenza di aprirmi agli altri e di trovare persone con le quali poter essere me stesso senza il timore di essere pugnalato alle spalle. Ho immaginato che la possibile causa di tale mutamento sia dovuta al crollo quasi totale della fiducia in me stesso derivante dal fatto che gli studi intrapresi all'università non si sono dimostrati all'altezza del mio interesse(a scuola invece ero sempre il migliore e questo mi bastava...). Fattostà che nel 2005 ho dato solamente un esame, lavorato part-time per tre mesetti e niente più. Mi sono reso conto di aver perso tantissimo tempo a voler costruire rapporti con persone che a conti fatti non mi hanno dato nulla di quanto mi aspettavo....ed io che invece davo, davo, davo! In estate, poi, è arrivato a darmi la mazzata finale l'amore. Non avevo mai provato prima una tempesta di splendide emozioni come quelle...non avevo mai avuto il travolgente piacere di immergermi negli occhi di un'altra persona...
E' finita presto. Lei usciva da una storia pesante durata alcuni anni e credeva di aver provato per me qualcosa che in realtà non esisteva. E invece di mollarla, ho continuato a farmi del male sperando di poter tornare a vivere con lei quelle sensazioni, specialmente ora che è venuta a lavorare nella mia città. So benissimo che da parte sua c'è al massimo dell'affetto e che non sarò di certo una delle sue priorità, ma l'irrazionalità non mi permette di fare il grande passo: guardare avanti.
Ribadisco ancora una volta che forse il mio problema deriva dalla recente perdita di fiducia nelle mie possibilità, ma non sono ancora in grado di ritornare sulla strada che avevo intrapreso. Temo che così facendo non avrei più il tempo necessario da dedicare agli altri, ora che ho imparato anche a dare fidandomi.
Grazie per l'attenzione. Buona serata.

Dr.ssa Cristina Spadoni
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Messaggio da Dr.ssa Cristina Spadoni » 7 febbraio 2006, 20:15

Caro cheba, da quel che scrivi è una fortuna che a 20 anni c’è stato quel “drastico cambiamento”!! Come pensavi di sopravvivere nell’aridità affettiva totale in cui ti trovavi? Se non c’è fiducia nell’altro in realtà non possiamo dare niente e nemmeno accettare ciò che ci viene dato. Mi sembra però che nel momento in cui hai cominciato a “fidarti”, pur mi sembra con grandi riserve, date anche dalle aspettative erronee per le quali si dà per ricevere, qualcosa è arrivato. L’amore. Anche se breve, anche se finito si è aperta una porta che da quel che scrivi non sembra si fosse mai aperta.
Ci saranno mille motivazioni più profonde per le quali sei stato (e mi sembra lo sei ancora) così “difeso” con gli altri, ragioni che solo in una psicoterapia potrebbero essere comprese. Ragioni che forse stanno rendendoti il percorso evolutivo un po’ difficile (legate forse anche all’università e alla perdita di fiducia in te stesso). E’ solo dandoti agli altri, ovviamente non a chi non ti vuole bene, ma a chi si rivela un buon amico per te, che riceverai, amore, amicizia, fiducia… tutte cose che occorre dare per ricevere. Certo è che se troppo spesso ci sono arrivate batoste non verrà più così spontaneo dare. Cerca un modo per lavorare su di te, per riconquistare fiducia in te stesso, questo ti aiuterà a superare le delusioni e… andare avanti trovando un nuovo amore.
Di cuore,
Dr.ssa Cristina Spadoni

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