psicoterapia & internet

Che cosa ci induce a soffrire piu' di quanto potremmo? Fragile autostima, depressione, insopprimibili sensi di colpa, disamore di sé, sfiducia nel proprio valore e nelle proprie capacità, frustrazione, rabbia, impotenza, senso di inadeguatezza, senso di vuoto; dipendenza e dedizione a legami funesti, dominio e sottomissione. Spesso questi disturbi si manifestano attraverso sintomi e malattie fisiche di stress quali: insonnia, cefalea, ansia, disturbi gastro-intestinali, respiratori, tensione muscolari, disfunzioni sessuali… Altre volte possono complicarci notevolmente l’esistenza, inquinando le varie sfere di vita. Tutto è più complicato, faticoso o doloroso: il lavoro, le relazioni d’amore e d’amicizia, la sessualità.

Moderatore: Dr.ssa Cristina Spadoni

minimum
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psicoterapia & internet

Messaggio da minimum » 18 marzo 2006, 23:53

Mi è sembrato di aver capito che ci sia una normativa italiana che vieta le terapie on-line.

Ma a quanto è possibile evincere da questo articolo, non vige un'analoga normativa negli Stati Uniti.

La psiche americana è forse diversa dalla psiche italiana?

O bisogna dedurre che qualcuno sta sbagliando? E con che criteri si emette questo giudizio? c'è stato un confronto diretto?

..... o forse in medio stat virtus?

Ringrazio in anticipo per la risposta.

:D

http://canali.libero.it/affaritaliani/R ... 7_gen.html

Io bene e tu?/ Lo psicologo? Ora è online. Costa meno e ti aiuta a risolvere paure e fobie attraverso chat e videoconferenze
Sabato 07.01.2006 20:00



di Ambra Jantar

Quante volte hai pensato che ti servirebbe andare da uno psicologo o da uno psicoterapeuta? Magari per risolvere qualche piccola fobia, o per capire perché sei sempre così stressato, perché scegli sempre gli uomini o le donne sbagliate, perché sei spesso agitato o depresso. Semplicemente vorresti un aiuto, per migliorare la tua vita o forse per realizzare qualcuno dei buoni propositi che hai per il nuovo anno.

L’idea di presentarti una volta alla settimana nello studio di uno psicoterapeuta , però, non ti fa sentire a tuo agio e se poi pensi a quanto la terapia potrebbe costare al tuo portafoglio, ti si accappona la pelle e ti senti pronto a rinunciare a quello che invece potrebbe essere un valido aiuto.
Internet però ti viene ancora una volta in soccorso. Ormai, infatti, le sedute psicologiche o psicoterapeutiche online sono diventate una realtà anche in Italia dopo essere nate, naturalmente, negli Stati Uniti.
Queste sedute oltre che aiutare chi si sente imbarazzato ad affrontare una terapia, sono anche più convenienti. Anonimato e prezzi più bassi – le virtù del cyberspazio – si fanno sentire anche quando l’argomento è quello delicato dei problemi psicologici. I prezzi variano, ma sono nell’ordine di una trentina d’euro a seduta più, ovviamente, il costo della tua connessione Internet.

Sebbene molti psicoterapeuti e psicologi insistano sul fatto che i trattamenti online non sostituiscano in tutto e per tutto le terapie vis-à-vis, vero è che per molti pazienti questo tipo di trattamento “a distanza” funziona e molti degli studi fatti in Europa ed oltreoceano lo stanno confermando.
La e-therapy psicologica si realizza attraverso diversi strumenti come l’e-mail, la chat e le videoconferenze.
Mentre le email di solito vengono usate per chiedere un consiglio sporadico o un chiarimento su sintomi o problemi psicologici, la chat è invece il sostitutivo vero e proprio di una seduta dall’analista, con un rapporto diretto con il medico, proprio come se si fosse sul lettino del suo studio. La differenza è che non ci si deve spostare dalla propria casa per andare all’appuntamento e anche se si è fuori città si può, tramite una connessione, avere il supporto del medico e a volte, se vi è la necessità, si può restare completamente anonimi.
Tutti cercano di conoscere quel che non sanno. Nessuno cerca di conoscere quel che già sa.

Dr.ssa Cristina Spadoni
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Messaggio da Dr.ssa Cristina Spadoni » 22 marzo 2006, 20:27

Cara Minimum, questo argomento richiederebbe assai ben più tempo e spazio, e magari l’intervento di più psicoterapeuti affermati. Quello che posso dirle è che sta arrivando anche da noi questo strumento abbastanza nuovo e stanno nascendo adesso ricerche a riguardo per verificare l’efficacia o meno di una “terapia” senza la presenza della persona.
Non posso affermare che non produca dei risultati, ma nemmeno il contrario. Credo che ancora la psicoterapia e la psicanalisi, che vanta un secolo di storia e di ricerca, siano sotto studio poiché la mente umana e le relazioni terapeutiche sono qualcosa di assai complicato. Ancora in queste discipline si affinano le tecniche e si è “costretti” a studiare l’intera vita per poter fare bene questo lavoro. Quindi credo che occorrano altri anni di ricerche e sperimentazioni per potere esprimersi a riguardo, ma certo è che c’è da chiedersi alcune cose.
Prima di tutto, potrebbe convenire a noi in primis, vendere con tanta leggerezza, queste forme di interventi. Sa quante richieste ci sarebbero lavorando in un forum? Sa quante persone si potrebbero raggiungere in questo modo? Allora perché quasi tutti gli psicoterapeuti seri non lo fanno? Senza parlare degli psicanalisti!!
Una cosa posso affermarla con certezza; quello che afferma questo “articolo” : “la chat è invece il sostitutivo vero e proprio di una seduta dall’analista, con un rapporto diretto con il medico, proprio come se si fosse sul lettino del suo studio” E’ ASSOLUTAMENTE UN’ERESIA!!

Una seduta analitica è tale (diversa da una seduta di psicoterapia di altro tipo) proprio perché rispetta una serie di “regole” definite SETTING, che comprendono tra le altre cose prima di tutto la presenza della persona in studio!! Giorno, orario, onorario, vacanze… Solo alcune persone sono adatte all’analisi (analisi vera e propria, implica non meno di 4 sedute settimanali rigorosamente sul lettino). L’uso del lettino permette tutta una serie di cose, che certo non potrei spiegarle in poche parole, ma sicuramente una discreta “regressione” che già lo stesso numero di sedute vis a vis non permette, per cui è necessario valutare attentamente durante i primi colloqui, la convenienza o meno di usare il lettino (ovviamente se adeguatamente usato porta a risultati migliori).
Si figuri se una “terapia” attraverso un computer, dove non si può vedere la persona nella sua interezza, dove si perderebbe tutto quello che riguarda il non verbale può essere paragonato ad una analisi!
Se poi aggiungiamo quello che questa persona scrive: “La differenza è che non ci si deve spostare dalla propria casa per andare all’appuntamento e anche se si è fuori città si può, tramite una connessione, avere il supporto del medico e a volte, se vi è la necessità, si può restare completamente anonimi” tocchiamo il fondo!
Per legge è giustamente vietata una consulenza, figuriamoci una terapia, rimanendo anonimi. E’ vietata perché sarebbe una truffa! Fa sorridere. La psicoterapia si basa sulla creazione di un rapporto unico, rapporto d’amore, che permette di fare un’esperienza correttiva rispetto a quella, per qualche motivo problematica, coi genitori. Rapporto basato sulla fiducia, sul rispetto, sui sentimenti e le emozioni… è su questo che piano piano si andrà ad agire. Una delle regole fondamentali dell’analisi è quella della libera associazione, ossia dire tutto quello che ci passa per la mente senza preoccuparsi del timore del giudizio, di critiche,senza censure… Persone ci raccontano i più profondi segreti, timori, paure… e… …. Ma preferirei non dirle chi sono!! Penso che chi ha fatto una buona analisi o psicoterapia (per tanti anni come me e i colleghi ovviamente) non possa che sorridere di questo, che non fa che confondere le persone ed allontanarle da una reale possibilità di cura.
Tocchiamo il fondo perché questa persona la vende come una cosa comoda “non ci si deve spostare dalla propria casa per andare all’appuntamento”, quando uno dei criteri per valutare la prognosi e l’andamento della terapia, è valutare la MOTIVAZIONE del paziente! Questo perché i problemi ce li creiamo noi (inconsciamente e involontariamente ma pur sempre noi) e quindi da subito in terapia emergeranno delle resistenze che spingeranno il paziente ad opporsi alla guarigione (se no perché si creerebbe tanta sofferenza da solo?). Bè, vendere una terapia, perché “più comoda” e “meno costosa” è un controsenso, è allearsi con le resistenze del paziente, lo stesso vale per l’anonimato. Nessun terapeuta serio prenderebbe in terapia una persona che non sia sufficientemente motivata e pronta per mettersi in discussione e lavorare duramente insieme al suo terapeuta, equivarrebbe a truffarlo, sarebbe un fallimento assicurato. Ed ogni fallimento dei nostri pazienti è un nostro fallimento. E questo fa perdere pazienti non acquistarli, tra le altre cose.
Sono pienamente convinta che se chiedesse ai miei pazienti o a pazienti di altri terapeuti che lavorano seriamente, quanto potrebbe interessargli mantenere l’anonimato con il terapeuta, sarebbe l’ultimo dei problemi. I pazienti ci dicono sempre che noi siamo le persone che li conoscono meglio al mondo e continuano a venire proprio in virtù di quel legame speciale e unico che si crea nella coppia tp-pz.
Per lei sarebbe uguale avere una relazione d’amore o di profonda amicizia nella realtà o via internet?
Troppo ci sarebbe da dire sull’argomento. Aggiungo solo una domanda: chi ha scritto queste righe, scommetto che utilizza queste forme di “terapia”. Non si è chiesta perché le scrive?
Negli Stati Uniti. Lo stato delle cose forse è diverso, ma sicuramente anche le “terapie” che vengono svolte via internet non sono certo psicoterapie del profondo, analitiche ne tanto meno analisi. Esiste di tutto. L’articolo continua così: “Naturalmente è molto importante valutare le credenziali di chi offre la terapia prima di affidarsi ad uno psicologo o psicoterapeuta online. Da valutare anche il tipo di problema di chi si rivolge allo sportello elettronico perché molte terapie, come per esempio il recupero di tentati suicidi, viene fatto esclusivamente negli studi o negli ospedali.
Diciamo che, invece, per problemi come piccole paure e fobie, problemi di relazione o con il sesso, l’aiuto dello psicologo online potrebbe fare al caso tuo.
Bisogna sottolineare che molti psicoterapeuti non sono d’accordo con le terapie virtuali perché, in questo caso, non è possibile percepire tutto ciò che in una persona è la comunicazione non verbale, come il modo di vestire, l’igiene personale e via dicendo. I sostenitori, viceversa, sostengono che anche online è possibile percepire QUALCHE messaggio non verbale, come per esempio il tipo di carattere usato per scrivere, il colore, gli emoticon che vengono utilizzati per descrivere una certa emozione.
Il cyberspazio della mente potrebbe fare al caso tuo? Prova a consultare…” Ed ecco la pubblicità!!
C’è da dire inoltre che io, come psicoterapeuta, sono tenuta a consigliare quello che è meglio per il paziente, anche a costo di inviarlo ad un collega che fa una terapia diversa dalla mia. Lei se dovesse consigliare l’uso di qualcosa di sperimentale di cui non è provata ancora l’efficacia, comunque costosa e impegnativa (certo non mi dirà che via internet i problemi si risolvono prima), essendo a conoscenza di un metodo comprovato, cosa farebbe? Prescriverebbe un farmaco pluri sperimentato, di cui si conoscono gli effetti terapeutici e gli effetti collaterali anche nel lungo periodo o un nuovo ricavato in fase di sperimentazione che non si sa a cosa possa realmente servire e che efficacia possa avere nel tempo?? Molte terapie per es. portano ad effetti immediati salvo poi il ripresentarsi di problemi simili o più intensi dopo qualche tempo. Forse ha speso meno (perché magari più brevi e meno approfondite) ma è quello che realmente voleva?
Sarebbe interessante aprire questo dibattito nel forum degli psicoterapeuti…
Di cuore,
Dr.ssa Cristina Spadoni

minimum
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Messaggio da minimum » 25 marzo 2006, 14:39

gentilissima dottoressa Spadoni,
la ringrazio davvero per la risposta appassionata ed articolata. :D :D

Il mio post era volutamente provocatorio.
Perchè, pur non essendo d'accordo con il contenuto e lo spirito dell'articolo citato, penso che l'uso di internet per la comunicazione psicologica - che si chiami consulenza, terapia on line o quant'altro - andrebbe dibattuto molto più ampiamente sia fra i professionisti interessati (psicologi-psicoterapeuti) sia fra coloro che ne potrebbero essere i potenziali fruitori.
Credo che sia assolutamente indiscutibile, come lei afferma, che una terapia de visu non possa essere in nessun modo equiparata ad una terapia on-line, qualunque essa sia, e con qualunque nome la si voglia chiamare.
Ed è proprio per questo che mi è sembrato doveroso riportare diffusamente (ho inserito questo post in più forum con moderatori diversi, nella speranza, che almeno sulle pagine blu, si potesse dare un certo risalto al problema): perchè sebbene la legge stabilisca il divieto delle terapie on-line, consente altresì le consulenze.
E questo distinguo, per quanto sicuramente chiaro a tutti coloro che sono professionisti seri e preparati, come voi che così generosamente prestate la vostra opera su questo sito, non altrettanto preciso e inconfutabile mi sembra, sia per coloro che tanto professionali non intendono essere (razza mai in estinsione in nessun campo), sia per coloro che, digiuni di psicologia e psicoterapia ne cercano il conforto e l'ausilio attraverso internet.

Ho trovato molti siti che offrono le cosiddette "consulenze psicologiche" tramite chat, email, o videochat.
In questi siti molto spazio è dato alle modalità di pagamento (con prezzi in alcuni casi talmente esorbitanti rispetto alle prestazioni offerte da lasciare molti dubbi sulle motivazioni professionali sottostanti), e altrettanto ai requisiti di software necessari alla realizzazione del collegamento.
Ma nulla, NULLA, è detto sul fatto che una tale consulenza non può certamente dare sempre risposte soddisfacenti e/o esaustive (come da lei e dagli altri suoi colleghi più volte ribadito in molti post), e che quindi ci sono casi, argomenti, tipologia di quesiti che possono essere soddisfatti ed altri no.

Però poi in giro vengono diffusi articoli come questo da me citato che lasciano intendere che il mutamento di comunicazione non abbia nessuna conseguenza sull'efficacia della terapia.

Tutto ciò crea confusione, molta confusione. Che va a danno di chi ha bisogno e di chi lavora da sempre con serietà, passione e competenza.

Anche perchè, e non so se qui mi sbaglio - nel caso mi corregga - ma mi sembra molto facile, se si è in malafede, o si presume di poter essere superiori alle regole, poter travestire da "consulenza occasionale" quella che verrebbe recepita dal paziente come una vera e propria psicoterapia on-line.

E quando le regole, restritive o no che siano, finiscono al macero in un campo tanto delicato, la confusione è davvero troppa.

Perchè allora si dipende esclusivamente dalla scrupolosità del professionista, e questo non mi sembra un metodo sicuro, né per il paziente, né per il professionista serio.

Nè ha senso rigettare in toto il mezzo, perchè anacronistico, e perchè sarebbe come buttare il bambino con tutti panni. D'altra parte, credo, questo sito conferma che le potenzialità di internet sono vaste.

E inoltre, come giustamente la dottoressa Facchini osserva
http://www.argonauti.it/forum/viewtopic.php?t=1347

la possibilità di altre forme di terapia, più flessibili da un punto di vista degli spostamenti del paziente, può avere ottimi risultati in vari casi, come per esempio nei casi di difficoltà motorie.
E la mia sensazione, da incompetente che osserva dal lato del paziente, è che in molti casi, ma non è possibile generalizzare, la possibilità di avere dei colloqui on-line, anche ripetuti con scadenza fissata, con uno psicoterapeuta potrebbe essere un modo molto soft e naturale per creare quell'avvicinamento, quell'iniziale fiducia e desiderio di affidamento che tanta parte ha nella riuscita di una terapia.
Internet potrebbe pertanto, in alcuni specifici casi ben individuati, essere un mezzo per una pre-terapia finalizzata poi all'incontro e all'inizio di una percorso psicoterapeutico vero e proprio.

In ogni caso mi sembra che fare chiarezza sulla natura ed applicabilità di una terapia (consulenza)on line, in modo che chi vi si rivolge sappia esattamente cosa gli possa, o non gli possa, venire offerto, sia veramente molto importante.

E sono assolutamente d'accordo con lei che questo argomento andrebbe dibattuto fra psicologi, ed in maniera ampia. Non mi è sembrato da parte mia nè corretto, né opportuno inserire questo topic nel forum per psicologi e psicoerapeuti; certo che, se un tale argomento fosse affrontato in quel forum, credo che tutti noi saremmo molto attenti lettori del dibattito, che potrebbe solo aiutarci a comprendere meglio ciò che nella nostra visuale di non competenti non siamo in grado di cogliere.

Colgo comunque l'occasione per ringraziare lei, le Pagine Blu e tutti coloro che vi collaborano, per aver creato e mantenere vivo e produttivo uno spazio così ricco e stimolante, luogo di incontro di sensibilità, conforto, comunicazione e approfondimento. GRAZIE. :D :D :D
Ultima modifica di minimum il 26 marzo 2006, 13:06, modificato 1 volta in totale.
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mario bianchini
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il progresso e le sue illusioni

Messaggio da mario bianchini » 25 marzo 2006, 18:07

Ho letto rapidamente della questione in gioco e non pretendo di essere esaustivo. Vede, caro minimum, anche Mammuccari, provocando provocando, ha finito col fare una gran cazzata (e non chiederò alcun permesso di esprimermi così vista la pochezza della provocazione). Hillman dice che ogni EGO (o Io se preferisce) è figlio della propria e precisa Geografia e quindi sorprendersi che tra Italia e America, per fotuna, ci siano ancora delle differenze a mio avviso è solo di sollievo. Lo stesso autore, che da anni vive tra Svizzera e Italia pur essendo nato ad Atlantic City (quindi è nato due volte), dice che un americano è un tipo di uomo che ancor prima di piantare un chiodo nel muro si chiede cosa potrà farci; evviva la praticità, l'utilità, sempre, comunque, in ogni dove. E quando non trova di che fare esecizio di tale utilitarismo, s'ingozza(-va, un tempo) solo di hamburger e Coca (come Poldo in Braccio di Ferro) e oggi, soprattutto i più giovani, di Internet. Per carità, strumento fantastico spesso e figlio del nostro tempo. Il grande limite è proprio nella sua grande virtù; l'esonero dalla presenza percettiva "globale". Ora, di per sé la percezione è già esonero (le do' una dritta; accanto alle sue letture preferite inserisca "Psiche e Techne" di U.Galimberti ed un testo a caso del grande Antropologo tedesco A.Gehlen, pincipale sostenitore di questa impostazione di ricerca -lasciamo stare Merleau Ponty-) ma il problema è più complesso, qui. Se in una relazione il "terzo" è costituito dal livello "immaginale" col quale i "due" si percepiscono e vivono reciprocamente al di là dei sensi, Internet sostituisce tale livello con quello legato allo strumento di comunicazione ed al suo specifico. Mi è capitato addirittura di tentare la conduzione di un gruppo attraverso la chat e, da Psicoterapeuta di formazione analitica, non auguro tale esperienza nemmeno al più ostico ed ortodosso dei Comportamentisti (in gergo Psicoterapeutico significa "avversario" in linea teorica); porte che si aprono e chiudono di continuo, gente che si saluta nel mezzo di una meditazione o un esercizio di rilassamento; un vero casino. Immaginare? Impossibile!! E senza la possibilità di far sentire il mio dispetto, fra l'altro comunicabile solo con debito "ritardo" proprio a causa dello "specifico" dello strumento dui cui sopra. Ecco cosa fa la presenza fisica "globale"; CONTIENE E LIMITA ME E L'ALTRO NEL MEDESIMO ISTANTE IN CUI CI CON-FRONTA. On line, quand'anche dovessi avere a disposizione uno strumento evolutissimo, il sudore che dovessi percepire "on-line" a chi lo riferirei? Al PC? E, così essendo, dovrei attribuire allo stesso una variazione del suo stato d'ansia (o di attivazione, in termini più scientifici)? Beh! Certo se fosse un PC dal nome Hal 9000.....qualche dubbio mi verrebbe ma...... E voglio aggiungere un altro elemento legato allo specifico del PC, a mio avviso insormontabile. Oggi, mia figlia ha improvvisamente deciso di farsi chiamare Giulia, mentre il suo nome è Francesca; il gioco è continuato tra lazzi incredibili e stupore per questa spontanea "virata" del suo mondo verso una virtualità inattesa, oiginale, ricca di implicazioni e soprattutto cosciente, presente ed assente al tempo stesso. Internet nega questa possibilità, anzi sembra favorire, nel suo uso, un'istituzionalizzazione del nostro secondo nome, il nickname, in un processo di scissione che nulla sembra avere del gioco quando ciò si tramuta addirittura, come Lei adombra, in un desiderio di anonimato, di evasione totale, irrintracciabilità, nell'apparente necessità di "sfuggire" ad un epoca improntata al controllo, alla paura (un po' come in Matrix). La psicoterapia è paradossalmente un uscire allo scoperto mentre ci si "rinchiude" in uno studio, ritualmente, con costanza e, talvolta, una fiducia che può richiedere anche una sorta di "fede"; come è possibile ciò in una stanza virtuale? Non nego che molte applicazioni (leggi ad es i Blog) siano assolutamente innovative ed interessanti, ma ritengo che certe altre non potranno avere mai o quasi mai (ma, come diceva Jung, niente è assolutamente vero e neanche questo è del tutto vero...) la possibilità di raggiungere la "qualità" che emerge in un incontro FISICO-CORPOREO GLOBALE tra due entità a base carbonio (non silicio) -si riveda alcune interessanti puntate della prima serie di Star Trek-.

Il progresso, questo concetto così tipico dell'Occidente -altro che l'identità Cistiana la quale, infatti, è già fin dal suo ingresso nella nostra civiltà una esplicitazione di tale idea- sforna gingilli con i quali illude e delude costantemente le nostre aspettative (praticità, anonimato, trasgressione ecc a seconda delle epoche), ci proietta costanetemente immagini ispirate al tempo futuro, al dominio ed al controllo delle cose; e noi ormai ci siamo quasi rassegnati a fare a meno di noi, a fare a meno dell'idea dell'insostituibilità di ciò che siamo e di ciò che scopriamo di noi durante un incontro, come nell'amore. Pur essendo figli di un'incompiutezza biologica, stentiamo a comprendere di essere noi lo strumento ancora più inesplorato e misterioso proprio perché, a differenza dell'animale, incompleti ed incompiuti e quindi aperti ad un uso consapevole di ciò che siamo. Se lo ricordi, minimum, alla prossima provocazione; lei è insostituibile, non il PC che ha una emivita media ormai dell'ordine di poche settimane. Lei, come diceva Khrishnamurti, è ciò che è, un PC è solo ciò che Lei lo programma ad essere. Magari, in un'altra vita piena di macchine coscienti, sarà interessante riprendere questo discorso. Magari alla prossima reincarnazione. Ma per ora Viva l'Oracolo, abbasso l'Architetto (Matrix)

"Tu sapevi fin dall'inizio" (assistente dell'Oracolo)

"No, ma ho molto creduto, ho molto creduto" (Oracolo)


Saluti

Dott.Mario Bianchini

minimum
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Messaggio da minimum » 25 marzo 2006, 18:54

gentilissimo dottor Bianchini,
la ringrazio molto per la sua risposta. :D
Vorrei soltanto aggiungere che forse non sono riuscita ad esprimere in maniera chiara il mio pensiero. Lungi da me l'intenzione della provocazione fine a se stessa, o ancor peggio, di exploit di bassa lega. L'intento di questo topic era soltanto quello di portare l'attenzione su una normativa, a mio parere forse chiara nei fini ma non sufficientemente chiara negli effetti, che genera molta confusione soprattutto per chi, sprovvisto di esperienza e competenza in materia, si rivolge al mezzo internet per trovare risposte ai suoi mali(e ovviamente mi riferisco a quanto accade al di fuori delle pagine blu). E l'articolo citato, lungi dall'essere da me condiviso nel suo spirito, è secondo me esempio di questa confusione imperante.
E mi è sembrato che forse un dibattito più ampio, nella speranza un giorno di una conclusione unitaria e definita, fosse un'esigenza sentita prima di tutto da noi, che ne dovremmo essere i beneficiari.

Per tutto il resto io, da incompetente non ho convinzioni, ma solo disponibilità all'ascolto. Ho ovviamente, come tutti quelli che sono qui, un mio background di esperienze in rete, e quindi delle personali sensazioni, sensibili di crescita e di variazioni.
Il mio interesse all'ascolto e alla riflessione è altresì acutizzato dal mio interesse personale per le nuove forme di comunicazione, e per le loro potenzialità e/o limiti. Per la mia formazione matematica ritengo molto interessante qualunque forma di linguaggio simbolico che consenta una valutazione misurabile delle informazioni trasmesse. E credo che nello scioglimento di questo nodo, forse già chiaramente sciolto in forma negativa, forse passabile di eccezioni, o forse non sciolto affatto (come lei sottolinea niente è assolutamente vero), che risieda il punto centrale della questione. Ma io, in quanto non psicologa, posso solo scorgere la forma del problema, non la sua soluzione. E quindi ringrazio lei, la dott.ssa Spadoni, e tutti i professionisti che sono intervenuti o interverranno sull'argomento. :D
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Psyco
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Messaggio da Psyco » 25 marzo 2006, 20:20

Per quel poco che già so, in quanto studentessa di psicologia, dubito che una terapia on line possa nutrirsi di tutti quei particolari, quegli scambi, anche visivi, che occorrono tra psicoterapeuta e paziente.
Andare dallo psicoterapeuta è una sorta di rituale, mobilita ansie, paure, resistenze, affetti che in chat difficilmente hanno spazio x essere maneggiati con cura.
Quando diventerò una psicologa o magari una psicoterapeuta, non prenderei neanche in considerazione l'idea di fare psicoterapia on line.
Mi sembrerebbe decisamente poco professionale e x fare soldi ci sono modi + onesti che rubare 30 euro x un'ora di chattata che si potrebbe fare anche con un amico.

Poveri pazienti degli USA.. :roll:
Cuore e mente intimamente legati..

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il sasso e lo stagno

Messaggio da mario bianchini » 26 marzo 2006, 2:19

Vede, cara minimum, a me piace molto poco il suo tono pilatesco. Se ne sa qualcosa abbia l'ardire della presunzione che questi argomenti necessitano; viceversa taccia!! Il modo in cui Lei insinua di soppiatto la sua formazione "matematica" me lo fa piacere ancora meno. Qui bisogna esporsi, altro che palle!! Anche la matematica ha le sue brave premesse e come tali anch'esse criticabili!! Quanto alla storia della misurazione ormai ne abbiamo fin sopra i capelli (purtroppo i miei non sono più tendenti verso infinito). Si legga un poco i risultati delle applicazioni della cosiddetta EBM (evidence based medicine) su qualche sito specifico e troverà quanto il cosmo delle umane cose, ad un certo punto, rifiuti, per quel che riusciamo a comprendere, la hybris tutta umana del controllo e della previsione (come diceva Heisenberg, credo, il paradosso dell'analisi è tale per cui, ad un certo punto, continuiamo a pelare la cipolla per cercare la cipolla!!). Non mi interessa se lei non è una specialista, anzi, questo la renderebbe, nella sua verginità, capace di arguzie ormai ignote a consumati professionisti della psiche. Almeno dovrebbe. E mi interessa ancor meno chi, come Lei, si attacca al politicamente corretto sasso gettato nello stagno dell'incomprensione dei "moderni" mezzi (ma mi faccia il piacere direbbe Totò)pur di non dire esplicitamente cosa pensa. O lei ragiona PRIMA su ciò che afferma oppure la sua matematicità è solo un orpello di cui non si sente alcuna necessità se non nei locali dei borsini di Caltanissetta o di Viggiù. Se ha qualcosa da dire lo dica FINO IN FONDO e col tono che avverte corretto per quella affermazione. Il resto sono seghe!! Certo da dietro gli schermi delle formule, chissà, il mondo appare più tollerabile e promettente. Qui invece piove merda e forse lo schermo del computer che sto usando serve proprio a far sentire meno pungente il fetore che sale.

Anni fa, una mitica rivista satirica, IL MALE, commentò così la visita del Papa in Brasile: PRIMA FIGURA; il Papa di profilo che dice <<io detto bambino TU NO TOCCA PAPA>>. SECONDA FIGURA; il Papa di fronte con metà del viso devastato dalla lebbra <<LUI TOCCATO, ECCO FRITTATA!!>>

Buonanotte, intonso e neutrale matematico!!


Dott.Mario Bianchini

minimum
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Messaggio da minimum » 26 marzo 2006, 13:33

caro dottor Bianchini, un matematico non enuncia le sue idee finchè non riesce ad acquisire sufficienti elementi per poterne verificare la validità, perchè le idee di un matematico hanno valore solo se capaci di sintetizzare il particolare e descrivere il generale in maniera attendibile. E gli unici modi per acquisire elementi nuovi sono l'osservazione, l'ascolto e la riflessione, evitando con molta cura il rumore delle diatribe sterili. D'altronde un matematico sa che, nel 90% dei casi, le sue idee in stato embrionale non porteranno a nessuna conclusione formalizzabile, ma che l'osservazione, l'ascolto e la riflessione su nuovi elementi sono sempre stimoli di crescita per la mente e la sensibilità.
Mi dispiace se questo modo di procedere risulta irritante o fastidioso, perchè davvero non voleva esserlo. Il mio intento era di porre domande, con la speranza di generare un confronto costruttivo. Non ho contributi validi da dare, e quindi non esprimo altro. Per il resto, ringrazio nuovamente chi vorrà gentilmente intervenire, e fermo qui le mie repliche, continuando a leggere con molto interesse. :D
Tutti cercano di conoscere quel che non sanno. Nessuno cerca di conoscere quel che già sa.

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una domanda

Messaggio da mario bianchini » 26 marzo 2006, 15:09

Scusi se la disturbo nel suo nitore intellettuale. Che ci è venuta a fare l'ineffabile scienziata nei bassifondi della vita? Anche Lei come il vecchio professore è in cerca del suo angelo azzurro?

"E due errori ho commesso
due errori di saggezza
abortire il figlio del bagnino
e poi guardarlo con dolcezza

Ma voi che siete a Rimini
fra i gelati e le bandiere
non fate più scommesse
sulla figlia del droghiere"

F.De André <<Rimini>>



Dott.Mario <<mani sporche>> Bianchini

PS; pensavo...questo scambio secondo Lei è già Psicoterapia o no?

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Messaggio da Vale » 27 marzo 2006, 9:54

Mi è sembrato di aver capito che ci sia una normativa italiana che vieta le terapie on-line.

Ma a quanto è possibile evincere da questo articolo, non vige un'analoga normativa negli Stati Uniti.

La psiche americana è forse diversa dalla psiche italiana?

O bisogna dedurre che qualcuno sta sbagliando? E con che criteri si emette questo giudizio? c'è stato un confronto diretto?

..... o forse in medio stat virtus?

Ringrazio in anticipo per la risposta.
:D


posso dare la mia opinone da totale ignorante nel campo?
la mia logica detta che queste parole sono un`insinuazione.
cosa si vuol dire verametne? non e` meglio una bella frase diretta? che sarebbe...peche` in italia non si fa psicotarapia on line? o sono visionaria e dietro queste parole non si voleva dire questo?

secondo punto: come e` possibile che lo schermo di un pc sostituisca una persona vera? quindi uno psicologo in carne e ossa...e un paziente di fornte ad esso? mah....

terzo punto: ogni persona e` libera di scegliere...se vuole far psicotarapia on line penso possa farlo(negli USA) ...ma mi verrebbe spontaneo chiedere: se ha bisogno di nascondersi dietro ad uno schermo allora...gia` questo e` un primo problema!! perche` si "nasconde"?

bah...scusate la mia opinione di bassa lega logica.
Tutte le volte che altri sono d'accordo con me ho sempre la sensazione di avere torto.
Più si analizzano gli altri, più scompare ogni ragione d'analisi.
Solo chi è intellettualmente perso si mette a discutere.

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tersite
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Messaggio da tersite » 28 marzo 2006, 17:38

Premetto che sono solo utente, e quindo esprimo la mia opinione da "incompetente" ...
Pero' ritengo abbastanza assurdo poter fare psicoterapia online, e' il rapporto umano che mi sembra mancare su un psicoterapia online che sarebbe fredda cibernetica oserei dire. Altra cosa secondo me, se si ricerca un consiglio un supporto psicologico una terapia breve , qui non escluderei che possa servire a patto naturalmente di proporsi come si e' nella realta' senza nascondersi appunto "dietro a uno schermo"
Una piccola notazione sul mondo di internet, perche' vi ostinate a dire che "un'amicizia online" un "amore virtuale" sono diversi da quelli "reali" ?
Nella mia esperienza di chat e forum non e' affatto cosi' , la maggior parte delle persone e' se stessa non avrebbe molto senso di nascondere la propria idendita' , tanto prima o poi ti si scopre! Spesso (se non sempre) ci si scambia il numero di cell ci si manda le foto , e ci si incontra nel reale a riunioni etc... virtuale anche quello? :wink:
Naturalmente ci sono i "furbi" che non si "scoprono mai" che nessuno ha mai visto etc... ma quelli per fortuna sono una minoranza
ciao!

Lilo
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Messaggio da Lilo » 30 marzo 2006, 14:24

Una cosa che forse non è presa adeguatamente in considerazione è il fatto che quando si chatta su Internet non si sta comunicando con un PC, ma si sta comunicando con una persona attraverso un PC.
Il PC è meccanico tanto quanto è meccanica la vibrazione dell'aria che stimola il nervo acustico per produrre ciò che percepiamo come suoni, o le onde elettromagnetiche che stimolano i nostri sensori sulla retina per produrre ciò che percepiamo come immagini.

Sapere che tutte le interazioni di ogni giorno con gli altri avvengono in realtà attraverso mezzi che seguono semplici leggi fisiche non credo renda tali interazioni meno interessanti.
Questi mezzi sono infatti semplicemente i "fili" che ci permettono di comunicare. Ma quando uno comunica non è interessato ai fili: piuttosto è interessato a ciò che c'è dall'altro capo della comunicazione.
E dall'altro capo c'è sempre una persona, qualunque sia il mezzo di comunicazione.

Ora io credo che la discussione sarebbe quindi più onesta se si incentrasse sulla domanda: Internet come mezzo di comunicazione è abbastanza sviluppato per sostituire gli ugualmente meccanici ma estremamente potenti mezzi di comunicazione tradizionali in una psicoterapia?
La mia personale risposta è no. Internet è troppo lontano da fornire qualcosa di così potente come la sensazione di trovarsi insieme ad un'altra persona nello stesso luogo. E tale sensazione è a mio parere estremamente importante.
Credo sia comunque interessante notare che Internet permette però un tipo di relazioni che difficilmente sono instaurabili con le stesse modalità nella vita di tutti i giorni. Non mi azzarderei a chiamarle un "nuovo" tipo di relazioni... credo siano piuttosto simili a ciò che una volta erano i rapporti epistolari.
Sono un genere di relazioni che a mio parere non va comunque sottovalutato (e neppure sopravvalutato ovviamente).

Vorrei comunque esprimere il mio pieno appoggio a Minimum per il tema proposto e per l'approccio critico verso il problema che ha dimostrato.
Questo tema non è altro che un sotto-caso del problema delle relazioni fra i rapporti umani e i mezzi di comunicazione. Sono problemi che si trova ad affrontare l'intera società moderna, e per i quali probabilmente saranno necessarie decine di anni per trovare un equilibrio soddisfacente.
Sarebbe parecchio stupido pensare che possa esistere una risposta semplice a tali questioni.

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Adriano Legacci
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Per il Dr. Bianchini

Messaggio da Adriano Legacci » 30 marzo 2006, 15:19

Gentile dr. Bianchini,
ho appena avuto modo di leggere lo scambio di opinioni tra lei e l'utente Minimum. A lei che non ama i toni pilateschi, ne' diplomatici, dico con molta franchezza che una volta di piu' mi sono imbattuto in un caso in cui un utente dimostra maggior sensibilità, buon gusto e buon senso di un sedicente conoscitore -poeta laureato, avrebbe detto Montale- dell'animo umano.
La prego di astenersi dall'usare in questo forum toni che torturano il mio gusto personale. E tra l'essere torturato e abbandonato da lei, opto per la seconda opzione.
Dr. Adriano Legacci
Direttore Pagine Blu degli Psicoterapeuti

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Dr.ssa Cristina Spadoni
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Messaggio da Dr.ssa Cristina Spadoni » 1 aprile 2006, 17:09

Invito tutti ad allargare il dibattito, spostandolo dal forum “torturami ma non abbandonarmi”(!), al forum degli psicologi psicoterapeuti e per gli addetti al lavoro sul newsgroup degli psicologi psicoterapeuti dove siamo stati invitati a discutere di questo.

Minimum scrive che non si parla di questi argomenti importanti, è vero, vi è ancora scarso coinvolgimento di chi non è del settore, che si trova spesso a essere disinformato e confuso da articoli di basso livello; il dibattito, però, è aperto tra coloro che operano nel settore, come dimostra l’attenzione per il suo messaggio e le ricerche che tuttora vengono svolte. Ci vorrà del tempo prima che si possano realmente comprendere le implicazioni di un tale strumento.
Grazie per averci offerto l’opportunità di spiegare il nostro punto di vista. :lol: E mi scuso per chi, non riesce a dare il giusto valore, alla libera espressione altrui. Chissà perchè si scaldano tanto?! :wink:
A presto,
Dr.ssa Cristina Spadoni

aporìa
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Riflessioni

Messaggio da aporìa » 1 aprile 2006, 20:00

Ho letto e riletto attentamente ogni parola di questo dibattito, dall’invito di minimum all’incalzare del Dottor Bianchini. E se la discussione iniziale ruotava attorno ad esempi astratti e possibili, la fine –quella che vorrebbe essere una fine ,che appunto finisce e pretende definire – si rivela invece un esempio concreto piuttosto triste della questione vera che sta dietro a tutto: la correttezza, l'umilità ,la responsabilità .Di chi opera in quest’ambito ma più in generale di ogni persona che si pone in con-tatto con l'Altro.
Sfortunatamente non sono solo il luogo e la forma – o il setting ,se si preferisce- a dare la misura della bontà della relazione terapeutica, né l’etichetta sotto cui questa viene presentata ,ma molto più e specialmente la capacità degli attori in causa di farsi curatori della causa e non veloci “giudici imbecilli” –come direbbe il buon vecchio de andré che il Dottor Bianchini sa bene citare.
Le mie valutazioni arrivano sempre dal basso, si pongono nel dubbio –come pure quelle della maggior parte di chi in questo post e in generale in questo forum si concede uno spazio nella domanda e nel tentativo di risposta. Nella voce di Minimum,che con molto garbo ha sollevato un tema delicato di grande attualità, non solo non si percepisce un grammo di sfrontatezza o di sapienza spiccia da quattro soldi, ma anzi si può cogliere un vero desiderio di comprendere, di decostruire prima per costruire poi –lo stesso che se non erro dovrebbe essere il primo motore di ogni ricerca. Che sia matematica, filosofica o psicologica poco importa: quel che conta è la disposizione al dubbio e al dialogo.
Un dialogo che però nelle risposte del Dottor Bianchini sembra voglia trasformarsi nel sipario per un monologo allo specchio ,che sottolinei una linea di demarcazione tra i piani alti e i bassifondi. E allora, mi chiedo: se a priori le sedicenti psicoterapie on line sono a parer mio scorciatoie pericolose che non solo rischiano di far cadere ogni tentativo di crescita nel vuoto ma anche di atrofizzarlo e ripiegarlo su sé stesso, non è forse altrettanto preoccupante che ci siano professionisti che dopo anni di “analisi” personale abbiano ancora l’atteggiamento di chi per mostrare e dimostrare sente ancora il bisogno di dar mostra di Sé?
E’ questo ciò che più mi preme: che situazioni di questo genere nella vita al di fuori dello schermo capitino sin troppo spesso. Non basta dunque tutelarsi dai venditori di (ri)soluzioni telematiche, ma tanto più da chi dice di accogliere ed essere pronto alla messa in discussione di sé e dell’altro quando invece si rivela convinto d’essere già arrivato all’onniscenza –e all’onnipotenza. Non a caso, lei, Dottore (paragonandosi quasi ad un dio) scrive a proposito del percorso di cura “una fiducia che può richiedere anche una sorta di "fede", ed è qui che il suo discorso vacilla, anzi, si svela: il fedele è cieco, si acceca per una volontà passiva. La fiducia è ben altra cosa, mi pare, e presuppone la volontà opposta di vedere e se necessario Ri-vedere, lungi da ogni chiusura.
Questo, mi pare, è stato fin da principio l’atteggiamento di minimum (già il nick scelto e la citazione con cui si accompagna ne portano il segno), come del resto quello della dottoressa Spadoni e degli utenti intervenuti nel topic ma, le chiedo: è proprio sicuro che sia anche il suo?

Ma se mi fermassi a discutere della forma con cui dice e si dice, cadrei in un errore maggiore. Sono piuttosto alcune delle sue affermazioni che mi lasciano un retrogusto amaro in bocca e che un po’ –esagero- mettono inquietudine. Non conosco Hillman né sono nata ad Atlantic City, ritengo comunque che s’è vero che andare per Induzione è uno strumento utile ad analizzare i fenomeni sociali è altrettanto vero quanto sia pericolosa la generalizzazione quando dall’anima della società si passa alla psiche della persona: che ogni ego sia figlio della propria geografia è cosa certa, che la geografia sia l’unico genitore d’ogni Ego –ebbene, su questo nutro molti dubbi.
Certo, nessuno può negare che la società del “fast & easy” per eccellenza giunga sempre con anticipo a trovate spesso ingannevoli (comode, ma il più delle volte fallaci) come un crispy mc bacon o una “seduta” di terapia o d’amore on line – ma il guaio non sta nell’uomo americano, sta nell’uomo. Trovo ben poco costruttivo, direi quasi “fast-food” sbrigarsela con affermazioni del tipo “Sono americani, che c’è da stupirsi? Grazie al cielo, noi siamo ancora italiani”, non tanto perché sia distante dal reale (se così fosse non amerei la satira intelligente di un cartone animato come i simpson- per fare una citazione poco dotta) ma piuttosto perché mette le sbarre al discorso, lo limita, tanto più che ,come minimum riporta, con un rapido sguardo nella rete si può scoprire che questa realtà non solo in italia non è affatto circoscritta, ma sta crescendo a dismisura infiltrandosi nelle vie minori e nel silenzio –con la velocità e la leggerezza a cui si sta abituando l’uomo d’oggi, da Atlantic City ai sobborghi di Milano.

E’ una generale tendenza al “tutto subito e facile”, un atteggiamento in cui io per prima (e potrei forse dire la stragrande maggioranza della mia generazione) rischia spesso d’incastrarsi. Un punto del tempo, piuttosto che un segno sulla terra o un luogo geografico e un occidente generalizzato –e dico questo senza dire nulla di nuovo.
L’articolo della giornalista americana esprime perfettamente questo “nuovo” andamento, quest’attitudine che io piuttosto leggo come un cancro, una piaga profonda ,e lo rende evidente quando ribadisce la convenienza in termini di Comodità che una tale metodica può portare: rapidità,anonimato(!),semplicità,costi bassi, pochi sacrifici.
Certo, se s’intende il sacrificio nel suo significato cristiano, sono la prima a prenderne le dovute distanze. Ma se vogliamo leggere il termine nel senso di sforzo, d’impegno e pazienza, di un costo (economico, temporale, mentale,o fisico che sia) allora le cose cambiano totalmente: ricordo che un po’ tempo fa in rete s’era aperta una discussione in cui si cercava di chiarire quale fosse la differenza- e la distanza- tra la via dell’ipnosi e quella dell’analisi. Tra profani (come mi pare ci definiamo sia io che minimum o molti altri utenti del forum) spesso si tende ad associare freud e la psicoanalisi all’ipnosi, quando in realtà –e correggetemi se sbaglio- la psicoanalisi nasce proprio ed anzi come superamento della pratica ipnotica. Anche se non parola per parola, ricordo bene cosa rispose il Dottor Séry a riguardo: " capisco bene il fascino che può suscitare chi parla e propone cure lampo e regressioni immediate, capisco ancor di più la curiosità e la speranza nei confronti dell’ipnosi, ma sono tutte scorciatoie. Se c’è un costo è perché agisci per essere più ricco, se la strada è lunga, riscopri il valore del tempo. Ridurre la psicoanalisi alla fretta è come fare un atto d'amore "misurato", "ristretto”, una "sveltina" da ascensore in una casa di tre piani." .Aveva ragione.
Ma a questo punto si spalancherebbe un altro portone, quello che molto tempo fa io e Ilaria avevamo cercato di aprire chiedendo l’aiuto di chi ne ha le competenze ma che per un problema tecnico del forum è poi caduto nel vuoto, ovvero la differenza (se esiste) e il dialogo sulla differenza (se è importante o al contrario un inutile arrovellamento) tra analisi e terapia e la miriade di sottocategorie che si trovano sotto la dicitura di “psicoterapia” e che spesso confondono e ingannano. Rimando però questo ad un altro momento e torno sul motivo principale che mi ha spinto ad intervenire, che non è tanto -lo confesso- l’argomento centrale del dibattito, ma la difficoltà di com-unicare senza armi e armature che questa come altre discussioni hanno messo a nudo.
Ho cominciato a scrivere per rabbia nei confronti del Dottor Bianchini ma ora mi accorgo che quella rabbia era la constatazione di una tristezza –o forse, azzardo, la tristezza di una constatazione: non sono la rete, né i telefoni da pochette, né i francobolli per posta prioritaria né la lontananza che a volte è inevitabile nei rapporti a farci sprofondare nel terreno arido e secco dell’incomunicabilità, nella solitudine, nella fretta -ma la mancanza del singolo di concedere a sé e all’altro la pazienza del dubbio e della ricerca, la scarsa volontà di porsi nella dimensione dialettica tesa al ben-essere comune, la pigrizia al confronto. Molto più facile giudicare l’altro da sé a priori ponendo le parti in una posizione asimmetrica –perchè ,come diceva un mio caro amico, a partire da posizioni asimmetriche non c’è dialogo.
E tutto diventa più facile, più comodo. E decisamente orribile.

(aporia, che queste parole in primo luogo le rivolge a se stessa. )

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