Dipendenza affettiva?Amicizia e paura, che fare?

Che cosa ci induce a soffrire piu' di quanto potremmo? Fragile autostima, depressione, insopprimibili sensi di colpa, disamore di sé, sfiducia nel proprio valore e nelle proprie capacità, frustrazione, rabbia, impotenza, senso di inadeguatezza, senso di vuoto; dipendenza e dedizione a legami funesti, dominio e sottomissione. Spesso questi disturbi si manifestano attraverso sintomi e malattie fisiche di stress quali: insonnia, cefalea, ansia, disturbi gastro-intestinali, respiratori, tensione muscolari, disfunzioni sessuali… Altre volte possono complicarci notevolmente l’esistenza, inquinando le varie sfere di vita. Tutto è più complicato, faticoso o doloroso: il lavoro, le relazioni d’amore e d’amicizia, la sessualità.

Moderatore: Dr.ssa Cristina Spadoni

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Irma
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Iscritto il: 4 ottobre 2010, 15:26

Dipendenza affettiva?Amicizia e paura, che fare?

Messaggio da Irma » 4 ottobre 2010, 15:40

Salve, vorrei chiederle/chiedervi un consulto e un consiglio su una questione per me molto delicata che riguarda l'amicizia. Premetto: do molta importanza al valore dell' amicizia e reputo che non ci sia niente di più bello che avere a fianco delle compagne/compagni di viaggio con cui essere complici e di cui fidarsi. Le amicizie non mi sono mai mancate, anzi nel corso dei miei 20 anni ho stabilito delle amicizie molto profonde (forse alcune anche un po' morbose), delle amicizie superficiali e mi sono divertita anche con delle semplici conoscenze. Oltretutto riconosco di essere una ragazza molto esigente, anche un po' difficile ma sotto questo punto di vista sto cercando di correggermi e migliorarmi. Ora però le illustrerò il problema che mi afflige e a cui sinceramente non riesco a trovare una soluzione razionale! Due anni fa litigai con la mia migliore amica, una ragazza che conosco da quasi 17 anni, con cui ho sempre avuto alti e bassi (non aveva un gran carattere questa ragazza). Negli ultimi due anni però avevamo costruito un'intesa veramente, veramente bella. Non so perchè, ma la mia mente ha rimosso quel periodo eppure per quel che posso ricordarmi: c'eravamo l'una per l'altra e mi fidavo di lei, se non al 100% al 99,9 % di sicuro. Quel 1% era dovuto a tutte le volte che nel corso della nostra infanzia si era comportata male con me (palese anche agli occhi degli altri), ci eravamo perse e riprese una decina di volte ma ero disposta a metterci una pietra sopra, proprio perchè io avevo 16 anni e lei ne aveva 18 quando abbiamo ripreso i rapporti e una nuova "era" sembrava essersi aperta davanti a noi (avevamo voglia, tempo e coraggio di fare nuove esperienze). Lei sembrava cambiatissima, era attenta e dolce nei miei confronti, mi rispettava, ci teneva al mio giudizio, mi supportava quando stavo male ( e viceversa) e ci facevamo grassissime risate. Si fidava di me e io mi fidavo di lei, eravamo due amiche normali, in un rapporto normale alla pari e per quel poco che ricordo di quel periodo (perchè la mia mente ha rimosso le cose belle?) stavamo bene, davvero. Lei era il mio punto di riferimento e io sapevo di essere per lei, una sorta di toccasana. Le cose sono cambiate quando lei ha iniziato a stare male con se stessa, lasciata dal ragazzo e io ho iniziato a crescere. Le volevo bene e ci sarei stata per lei, ma iniziavo ad avvertire l'esigenza di costruirmi una mia indipendenza, le esperienze che avevo vissuto mi avevano portato ad essere più attenta agli altri, a valutare meglio i loro comportamenti e a concedere di meno la mia fiducia. Avevo 18 anni e dopo essere stata a lungo definita "la classica brava e buona ragazza, che non farebbe del male ad una mosca, che ascolta e di cui puoi anche prenderti un po' gioco", dopo varie esperienze non proprio belle, sentivo avvenire in me una trasformazione. Non volevo essere più una ragazzina, non riuscivo più ad esserlo, volevo dedicarmi più a me stessa . Questo ha influito anche sul rapporto che avevo con lei e purtroppo le nostre diverse esigenze di crescita si sono scontrate in maniera inevitabile. Avevamo instaurato un rapporto un po' morboso, che sinceramente iniziava a starmi stretto. Ribadisco, io tenevo molto a lei e ci sarei stata, ma lei non voleva che io fossi indipendente o almeno questo è quello che ho avvertito. Lei aveva bisogno di qualcuno che le stesse vicino, come una psicologa, una mamma, una bambina e che la cullasse nella sua fase di passaggio, non si sentiva apprezzata: voleva la sua vecchia amica tutta tenere e spensierata, che ti concedeva affetto come un cagnolino e che ti psicoanalizasse ( è così che mi sono sentita). Io mi sentivo totalmente diversa, volevo starle vicino, ma stavo passando un periodo di transizione e avevo bisogno di viverli in solitudine, di ascoltare me stessa. Non sono stata capita e mi sono beccata delle scenate fuori luogo, ammetto di essermi allontanata e ammetto di non riuscire già da un po' di tempo, prima che ce ne rendessimo palesemente conto, a trovarmi più con lei. Io andavo avanti, lei regrediva (proprio a livello di ragionamenti, che io ritengo maturi). E' stato veramente penoso, soprattutto quando abbiamo raggiunto il massimo dell'astio e del rancore, nel momento in cui ho iniziato a frequentarmi con il suo migliore amico e lei ci trattava come se stessimo commettendo la più grave offesa nei suoi confronti. E' stato molto triste e io da brava fessa, mi sono sentita molto arrabbiata e in colpa (comunque mi dispiaceva che lei nutrisse così tanto rancore).
Sta di fatto che quell'1% si è rivelato esatto, nel suo momento di maggior debolezza, di rabbia e di astio è uscita fuori la sua vera lei. Insomma, questo mi ha fatto capire che le persone non cambiano mai realmente. Tuttavia è passato, dopo altre delusioni e altri comportamenti inaccettabili abbiamo chiarito e dopo mesi abbiamo ripreso a frequentarci. Io ho amesso i miei sbagli, lei "diciamo" che ha ammesso i suoi ma niente è stato più come prima, la fiducia è stata definitivamente compromessa, è dentro di me si è spezzato qualcosa. Mi sentivo bloccata.Non solo con lei, ma con tutti. Non sono più riuscita ad avere un'amicizia decente e le vecchie amicizie che si sono attaccate a me hanno accusato la mia freddezza, e sono sorti un sacco di problemi...paradossalmente anche con altri si è riproposta la stessa faccenda.Un'idea, un parassita, qualcosa di dolorosamente forte si è annidato dentro di me.."Le persone a cui vuoi bene e che sono legate a te si opporranno sempre ai tuoi cambiamenti ". Ed ecco che sono rimasta sospesa nel limbo, pien di astio e di rancore. Ha presente quella fase di cui le parlavo prima? Il passaggio dalla fase "Sto bene con tutti, mi piacciono tutti, voglio essere accettata da tutti...sono brava, buona e carina, spensierata" alla fase "Ok frena, non sei più una ragazzina. Valuta chi si merita la tua fiducia e concediti alle persone che meritano la tua stima". Sono due anni che sono nel mezzo, non riesco a compiere questo passaggio. Non voglio più essere una ragazzina spensierata perchè fondamentalmente non lo sono più, d'altra parte mi sento in colpa a cambiare, perchè c'ho significherebbe "scontro". Mi ci è voluto un po' per razionalizzare, sono due anni che sto male, ho attacchi d'ansia, attacchi di rabbia. Le amicizie le vivo come una continua guerra , non riesco ad avere un rapporto sentimentale oltretutto: ho paura di cambiare e di non avere tempo. Mi sembra che a legarmi troppo a qualcuno mi porti a dover assumermi un ruolo da cui non potrò uscire. Non voglio più costruire dei rapporti decenti con qualcuno, rapporti profondi (anche se la mancanza la sento molto) quando inizio a notare che qualcuno si intrufola troppo nella mia vita, sento ansia, ansia e solo ansia !Ogni occasione è buona per rimarcare il mio territorio e prendermi i miei spazi, con rabbia, sentendomi offesa,anche quando non c'è stata una chiara minaccia. E poi mi sento in colpa, una cattiva amica e riprendo a sentire rabbia. mentre quest'idea diventa ogni giorno più reale "Devi essere quello che vogliono gli altri, non cambiare, non crescere, stai al loro livello".Ho rischiato molto la depressione. Ovvio che non è solo colpa della mia ex migliore amica, c'era già qualcosa di latente dentro di me e questa situazione (che credo sia difusissima) l'ha solo portata a galla, ma ora io le chiedo. C'è un modo per placare l'ansia, c'è un modo per sedare anzi risolvere il conflitto interiore? C'è un modo per assumermi la responsabilità della mia crescita senza sentirmi colpevole quando desidero avere i miei spazi e delle mie idee?Ho come la vaga sensazione che il mio conflitto interiore continuerà a riproporsi nella mia vita se non lo risolvo. Non me ne intendo molto, però credo che quello che viviamo internamente se non risolto continui a riproporsi esteriormente, ed è ciò che ho capito nei momenti di lucidità... Frequento le amiche (tra cui la mia ex migliore amica),a loro voglio bene, ma sono in perenne conflitto (non riesco a perdonare) seppur loro, tra bocconi amari e altro (infatti so che non l'hanno sempre presa bene), abbiano accettato (o almeno così sembra) la mia neccessità di avere spazio e di non avere un rapporto simbiotico. Il mio cuore è sempre in corsa, perchè la mia mente si sente sempre sul chi va là, pronta ad arrabbiarsi e giustificarsi. E questo mi tiene legata a loro più di qualsiasi altra frequentazione! Anche perchè io frequento moltissime altre persone e ho tante compagnie. E' una dipendenza mentale, le posso vedere anche una sola volta a settimana, ma non faccio altro che pensarci, alla mia rabbia e al senso di colpa. Loro non sono perfette, anzi, ma nemmeno io lo sono...e sinceramente parlando, credo che sia meglio per me e forse anche per loro, per il rapporto che io sia meno fissata e me ne freghi un po'. Io vorrei solo un rapporto maturo , vorrei sentirmi accettata senza continuamente colpevolizzarmi o sentirmi colpevolizzata, o priva d'interesse per l'altra persona. Io più di questa analisi introspettiva non riesco a fare, ho bisogno di consigli...per favore se può me ne dia, perchè per colpa del tempo e della disposizione economica non posso rivolgermi ad uno specialista.. In caso non possa aiutarmi non c'è problema, mi inventerò qualcosa... :) prima o poi ad una soluzione si arriva no? Crede che la meditazione possa aiutare? Anche perchè ho il cuore che batte spesso a mille e ormai non so più che persona sono, soprattutto l'inverno scorso ho avuto forti crisi d'identità. La ringrazio e vi ringrazio anche solo per l'attenzione.

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