senso di irrealtà, sensi di colpa, vuoto alla testa e...

Che cosa ci induce a soffrire piu' di quanto potremmo? Fragile autostima, depressione, insopprimibili sensi di colpa, disamore di sé, sfiducia nel proprio valore e nelle proprie capacità, frustrazione, rabbia, impotenza, senso di inadeguatezza, senso di vuoto; dipendenza e dedizione a legami funesti, dominio e sottomissione. Spesso questi disturbi si manifestano attraverso sintomi e malattie fisiche di stress quali: insonnia, cefalea, ansia, disturbi gastro-intestinali, respiratori, tensione muscolari, disfunzioni sessuali… Altre volte possono complicarci notevolmente l’esistenza, inquinando le varie sfere di vita. Tutto è più complicato, faticoso o doloroso: il lavoro, le relazioni d’amore e d’amicizia, la sessualità.

Moderatore: Dr.ssa Cristina Spadoni

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job?=!
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senso di irrealtà, sensi di colpa, vuoto alla testa e...

Messaggio da job?=! » 28 aprile 2006, 2:00

ciao a tutti,
vi scrivo cercando di trasmettere il mio problema nel modo più esauriente possibile.
sono un ragazzo di 21 anni, nato nel nord Italia. Vivo con padre, madre e fratello di 23 anni.
Mio padre ha 57 anni, mia madre 53.
All'età di 14 anni vado via dalla mia città d'origine, mi sposto in affitto per un anno a Pescara dove pratico tennis a livello agonistico, giro l'Italia nell'arco dell'anno con il camper insieme a mio padre e mio fratello (darò gli esami scolastici da privatista a giugno di quell'anno).Mia madre rimane nella terra d'origine e purtroppo va in crisi, muore mio nonno (suo padre), lascia insieme a mio padre definitivamente il lavoro(volontà loro), entra in depressione. Per un anno girando qua e la con il camper non mi capita mai di vederla nemmeno nei festivi; la sentivo al telefono, aveva una voce deprimente.
Comincio a non capire bene ciò che succedeva, ero stupito, quasi non la riconoscevo più. Il tempo passa, riesco a vedere mia madre a giugno di quell'anno, ma era meglio di no, urla grida, non la riconoscevo, piangevo stavo male, si picchiava con mio padre violentemente.
Per un periodo tra i miei genitori va un po' meglio..
all' età di 15 anni mi trasferisco nel centro Italia, compro casa dove vivo tutt'ora con la mia famiglia. ( in campagna, 10 km dal centro città raggiungibile col pullman tranquillamente).
Purtroppo mia madre entra in crisi, motivi: no lavoro, no conoscenze (città nuova), no impegni; si ricomincia quindi: nuova depressione, si chiude tutto il gg in camera, guarda spesso la tv, non si lava, ecc..
comincia a degenerare; fino a quando non raggiunge il culmine: presentava crisi ossessive, parlava spesso di sesso, diceva che mio padre si portava a letto altre donne, che l'aveva tradita, mi ha detto pure che quando ero piccolo e lei lavorava mio padre si faceva una signora nel letto vicino a me..IO ASSORBIVO TUTTO. Le cose peggiorano sempre di più fino a quando abbiamo dovuto far ricorso all'ospedale psichiatrico dato che prendeva in mano coltelli in casa, una volta ha minacciato di tagliarsi le vene davanti a me, mio fratello la sera si chiudeva a chiave in camera da letto, aveva paura, io non ho mai voluto farlo invece, capivo che mia madre stava male ma non volevo pensare che riuscisse a farmi qualcosa di brutto..Mio fratello comincia a farsi veder poco a casa, rimane spesso a dormire dalla ragazza, io quasi mi devo caricare di troppo di responsabilità! Dopo 3 mesi di ricovero forzato esce dall'ospedale psichiatrico, ricomincia a stare con noi, alti e bassi ancora ma di certo non come prima. Comincia una cura di antidepressivi, cambia spesso pillole, ci sono quelle che la fanno ingrassare, quelle che non vanno bene, insomma ne ha cambiate parecchie.. Pian piano le cose si placano, comicia a diminuire le dosi di farmaci, ora non le prende più. Che dire sta in casa tutto il giorno non avendo voglia di uscire, tutti quanti in famiglia mettiamo del nostro ma lei preferisce rimanere a casa, ha poca voglia di lavarsi, ogni tanto cucina bene, dorme spesso ma quando c'è in tv un programma che le interessa resta sveglia e attiva.
ora ho 21 anni e sono al secondo anno di Università, mio fratello lavora si è laureato l'anno passato, ho un bel gruppo di amici, la ragazza da più di un anno, studio e faccio sport regolarmente. Sembravano finiti gli incubi relativi a mia madre, però adesso c'è qualcosa che mi tormenta paurosamente e penso sia dovuto al mio difficile passato!
Questo problema mi è sorto dal marzo 2005, è poco più di un anno ormai.
Me ne sono reso conto una sera uscendo di casa e tutt'ora i sintomi sono gli stessi: senso di spaesatezza, irrelatà, angoscia, crisi di pianto ogni tanto, sensi di colpa! Voglio precisare una cosa: i SENSI DI COLPA si manifestano sempre prima di uscire di casa (uscire con amici, ecc..), mi sento in colpa perchè sto uscendo e i miei genitori rimangono a casa, non avendo nulla da fare, e mia madre che dorme sul divano. Allora mi succede di entrare in macchina e mentro guido spesso mi sento spaesato, distratto, fuori dal mondo, sento il mio corpo fragile, quasi sospeso nell'aria, alcune volte leggeri nodi alla gola.
Per quanto riguarda il senso di irrealtà mi accade per il 95 % delle volte fuori casa.
Il picco negativo dei miei problemi è stato novembre: allora sono andato da uno specialista, mi ha fatto compilare un test 500 domande dicendomi che risultavano i "miei sensi di colpa" , ho avuto solo 2 sedute. Mi è stato proposto un laboratorio con incontri tra ragazzi per parlare dei mie problemi: io ho risposto SI. Ma da quel giorno quando ho dato conferma non sono stato più richiamato, lo specialista non si mai più fatto sentire. Io ho deciso di non richiamare, di non ripresentarmi, volendo farcela da solo.
Possibile che un dottore non mi richiama?? non volevo crederci ma è stato cosi!! I problemi proseguivano, poi per 1 mese sono stato bene, non ho piu avuto crisi(febbraio 2006); ciò mi hato fiducia, ora negli ultimi tempi però ogni tanto si ripresentano le situazioni negative!
Ne ho parlato con la mia ragazza, un giorno ce l'ho fatta a dirlo anche ai familiari scrivendo un lettera!
Ma da quel giorno non mi hanno più richiesto niente, anche se percepisco con comunicazioni non-verbali che mi stanno vicino! E questo mi basta. Aggiungo che sono un ragazzo positivo quando riesco a distrarmi dalle angosce, suono in un gruppo, sono attivo e socievole.
Ogni tanto mi riprendono anche crisi di pianto fuori casa.
Qualcuno prova questo vuoto mentale come me??
senso di irreltà??
cosa devo fare?
Ogni tanto mi chiedo se ho problemi psicologici cronici, se "ci sono rimasto un po' sotto shock da quello che ho vissuto".
ogni intervento su questo forum mi darà sollievo, magari troverò qualcuno per discuterne insieme, capire se ci sono persone con la stessa patologia.
ciao, un abbraccio.
"quando piango sto bene e non è da tutti riuscire a farlo, purtroppo"

Dr.ssa Cristina Spadoni
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Sintomi di derealizzazione...

Messaggio da Dr.ssa Cristina Spadoni » 12 maggio 2006, 20:15

Caro Job, mi scuso tanto per il ritardo! E’ possibile sì, purtroppo che uno “specialista” non la richiami, magari il gruppo non si è formato o cosa, però come tu ben sai esistono “specialisti” di ogni tipo! Sicuramente non sei stato molto fortunato, ma che tipo di dottore era? Comunque questo non implica che tu non ne possa trovare uno in gamba! Credo che la tua lettura del problema possa essere corretta. Credo che i tuoi sintomi siano certamente da correlare con le esperienze terribili che hai fatto, oltre che alla tua storia personale. Per questo ritengo che sia importante per te, così giovane, che ti rivolga subito ad uno psicoterapeuta, che invece che sottoporti ad una batteria di test, per darti conferma di quello che già sapevi (di avere degli più che ovvi sensi di colpa nella tua situazione), possa inquadrare bene il problema, attraverso 1-2 colloqui e capire quale percorso potrebbe esserti di aiuto. Sono in tanti quelli che soffrono di questi sintomi che sembrano correlati alle “crisi di pianto”. D’altronde sei cresciuto con una madre che purtroppo di crisi di pianto ne avrà avute parecchio. Chi soffre di depressione, purtroppo, tende inconsciamente a gettare aggressività e rabbia sulle persone vicine che cercano di aiutarle, spesso accusandole più o meno implicitamente della loro sofferenza. Non è casuale, come vedi, che soffri di “sensi di colpa” quando esci di casa… da quello che hai scritto, hai associato l’inizio della sofferenza di tua madre anche con la “vostra uscita di casa” continua. Questo puoi averlo vissuto come un “abbandonare” tua madre a se stessa. Quando esci e vedi però che tua madre a casa sta così, è il minimo che ora tu ti possa sentire in colpa. La depressione è rabbia che la persona rivolge verso se stessa invece che esprimerla apertamente a chi ci fa star male. Questa rabbia però, ovviamente, viene veicolata in tutta la sua intensità, attraverso vie sotterranee colpendo le persone appunto care, che si preoccupano.
Per questo è importante che tu riesca a prenderti cura di te stesso, rivolgendoti ancora, come hai già fatto con molto intuito e coraggio, a chi realmente ti può aiutare. Vedrai che, alla tua età, riuscirai a venirne a capo bene! Di cuore,
Dr.ssa Cristina Spadoni

job?=!
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gentile d.sa

Messaggio da job?=! » 13 maggio 2006, 17:49

gentile dottoressa
non si preoccupi del ritardo, anzi, grazie per essere intervenuta
ho pensato più volte di rivolgermi ad uno psicoterapeuta ma ancora nulla!
Il simpaticone che "mi ha dato buca" è un primario dell'Università della mia città, mi fidavo, tutti ne parlavano bene, ma invece... cmq è uno psicoterapeuta.
La ringrazio per il commento lasciato sul forum, chiedendole se i miei sensi d'irrealtà, di vuoto alla testa, il sentirmi spaesato possano cmq essere correlati (come le crisi di pianto) ai miei sensi di colpa!?!..
cordialmente,
Job?=!
"quando piango sto bene e non è da tutti riuscire a farlo, purtroppo"

Dr.ssa Cristina Spadoni
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Messaggio da Dr.ssa Cristina Spadoni » 28 maggio 2006, 19:56

Caro Job, sono convinta che tutto ciò che accade nel nostro mondo psichico è correlato in qualche maniera. Sono proprio tali correlazioni, cariche di significati emotivi, che andranno esplorate e comprese nel percorso terapeutico. Ed è attraverso questa comprensione che tale sintomatologia potrà essere disgelata nel suo significato più profondo, di segnale d’allarme che qc non va e di difesa da qc che ci angoscia maggiormente.
Spero tu riesca a intraprendere questo percorso al più presto. Di cuore,
Dr.ssa Cristina Spadoni

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