ABUSO EMOZIONALE?

Che cosa ci induce a soffrire piu' di quanto potremmo? Fragile autostima, depressione, insopprimibili sensi di colpa, disamore di sé, sfiducia nel proprio valore e nelle proprie capacità, frustrazione, rabbia, impotenza, senso di inadeguatezza, senso di vuoto; dipendenza e dedizione a legami funesti, dominio e sottomissione. Spesso questi disturbi si manifestano attraverso sintomi e malattie fisiche di stress quali: insonnia, cefalea, ansia, disturbi gastro-intestinali, respiratori, tensione muscolari, disfunzioni sessuali… Altre volte possono complicarci notevolmente l’esistenza, inquinando le varie sfere di vita. Tutto è più complicato, faticoso o doloroso: il lavoro, le relazioni d’amore e d’amicizia, la sessualità.

Moderatore: Dr.ssa Cristina Spadoni

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manuela
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ABUSO EMOZIONALE?

Messaggio da manuela » 11 giugno 2006, 3:08

Cara Dr.ssa Spadoni,
innanzitutto complimenti per l'affabilità che caratterizza le sue risposte.
Il mio problema è questo. Circa due anni fa ho conosciuto una donna di circa una decina di anni più grande di me ( io ne ho 39 ) nella palestra che frequentavo. Questa persona ha mostrato subito grande simpatia, e curiosità per il lavoro che svolgevo ( avvocato ) e che tutt'ora svolgo. Così ne è nata una amicizia, fatta di cene, cinema e, successivamente di due occasioni di vacanza. Questa persona, fin dai primi incontri, ha dichiarato di essere bisessuale e anche con me ha sempre tenuto un atteggiamento di affettività molto " fisica". Mi teneva le mani, mi abbracciava, mi faceva " piedino" sotto il tavolo. Atteggiamenti che non ho mai osteggiato. La nostra amicizia e la nostra frequentazione era diventata ormai esclusiva. Dopo qualche mese il suo atteggiamento ha cominciato a mutare. A tratti freddezza, ma, soprattutto, comportamenti che tendevano quasi ad umiliarmi, esternati sovente anche di fronte a terzi. Le faccio alcuni esempi: in una occasione mi ha detto che non sapevo truccarmi, che non ero in grado di indossare un abito lungo, che mi vestivo bene solo da quando conoscevo lei, che non sapevo tenere i tempi della musica in palestra. Angherie più o meno grandi. A volte mostra stizza, o comunque indifferenza, di fornte a miei successi professionali, e pare molto infastidita di fronte al mio benessere economico. E' venuta due volte in vacanza con me, ospite di miei amici, e non è giunto neppure un ringraziamento, come se tutto le fosse dovuto. Di recente è capitato che mi ha invitato fuori con altre sue amiche e poi non mi ha rivolto la parola, senza ragione. Ho subito tutto e continuo in parte a subire perchè, in tutto questo, mi sono convinta di provare altri sentimenti nei suoi confronti, e gliene ho parlato. Mi è parsa solo molto lusingata e nello stesso tempo terrorizzata. Poi non se ne è fatto nulla. Nè probabilmente vorrei altro neppure io. L'ho riempita di regali, anche molto costosi, ma sembra non apprezzare nulla. nell'ultimo periodo questa situazione mi ha creato diversi problemi di nervosismo, distrazione sul lavoro, ecc. Eppure non riesco a staccarmi. Sono in balìa di questa donna, un vero e proprio zerbino sotto i suoi piedi. Se chiama corro, nonostante con lei non mi diverta, non ho cose in comune, ho ansia al pensiero di come si comporterà. Un momento sembra che esista solo io, subito dopo si mostra odiosa e stizzita. L'ho conosciuta in un momento particolare della mia vita, in quanto da circa sei mesi avevo perso mia madre. Questa persona in qualche modo aveva riempito un vuoto, inventando nuove abitudini, nuovi ritmi. Lo sa. Così come conosce la mia fragilità ; ma sembra usare le cose che conosce di me per ferirmi. SE scompaio mi cerca, se la cerco si fa desiderare. Sono andata da un'analista. Una sola volta ma ci tornerò. Mi ha parlato di narcisismo. Mi sono un pò documentata e mi chiedo se non sia in qualche modo vittima di un abuso emotivo da parte di questa persona. Come posso continuare a relazionarmi con lei senza rovinarmi la vita come sto facendo ora ? Grazie infinite fin d'ora se vorrà darmi qualche suggerimento.
Manuela

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 12 giugno 2006, 14:10

scusa se mi intrometto, dato che hai chiesto l'intervento della dottoressa.
Penso che prima di parlare si dovrebbe conoscere meglio la persona/le persone, i vissuti, la storia, ecc.
Tuttavia leggendo mi è venuta in mente una cosa, che forse è più quella donna ad avere bisogno di te, che tu di lei.
Coi suoi comportamenti contradditori fra avvicinarsi e allontanarsi, affettività fisica e critiche al tuo modo di essere, abbracciarti e poi umiliarti in pubblico, autocompiacimento e freddezza, volerci essere e non essere (quant'è comodo!)... insomma sei sicura che non ti stia succhiando l'energia che le serve per andare avanti?
Non è un parere, solo un dubbio.

ciao

manuela
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Messaggio da manuela » 12 giugno 2006, 19:53

Per Davide49:
è una valutazione corretta la tua.....In effetti anche io ho pensato questo! Ho chiesto parere alla dr.ssa, pur nella sintesi di un racconto contenuto in un post, perchè ho avuto e ho qualche timore di rimanere vittima di una qualche condotta abusante, che possa danneggiarmi emotivamente!

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 12 giugno 2006, 22:56

cara Manuela, visto che il mio intervento non ti è sembrato inopportuno, mi permetto di aggiungere qualcosa.
Penso che a volte, per paura di soffrire un distacco, passo dopo passo finiamo per accettare sofferenze che non pensavamo che saremmo arrivati a subire, e che non finiscono mai e ci umiliano.
Ricordo che, prima di sposarmi, un prete mi disse: Ricordati che a volte un matrimonio è un purgatorio, ma la solitudine è l’inferno. Ma si può dire una cosa così assurdamente fuori dalla realtà e dalla verità? così cretina?
Al contrario, se c’è una cosa che è proprio un inferno, che proprio non ci meritiamo, è proprio il vivere accanto a una persona sbagliata, in una relazione sbagliata e che ci fa del male, in una quotidianità di dolore e di frustrazione che ci umilia e ci restituisce di noi una immagine di mezzi falliti che vivono nella dipendenza e nella incapacità di scelte autonome. E ci toglie la gioia di vivere, la curiosità per le cose, il gusto del nostro lavoro, o della nostra casa, la gioia di stare con gli amici (un partner può buttare a terra la tua vita, ma gli amici, quelli veri, ci aiutano e forse ci salvano sempre, anche tutti i giorni se occorre, se anche noi lo vogliamo davvero).
Da quello che scrivi, e da come scrivi, salta evidente la tua sensibilità (e dunque la tua vulnerabilità), la tua interiorità, le potenzialità di vita, i valori, le radici che ti porti dentro. Non buttare via tutto questo patrimonio immenso nella dipendenza affettiva da una persona che ti sta quantomeno danneggiando.
Mi sono permesso di dire qualcosa perché la tua esperienza mi ha ricordato una esperienza mia con una donna. Non sono stato trattato così male come vieni trattata tu, ma quanto basta per arrivare a soffrire parecchio e a decidere, dopo la solita fase inutile e dolorosa di tiramolla, per un taglio chirugico risolutivo e definitivo, di cui non mi sono mai perntito.
Il tuo scritto è pieno di parole che secondo me hanno già in sé la risposta che cerchi, se provi a rileggerle:
“… dopo qualche mese … freddezza… comportamenti che tendevano quasi ad umiliarmi, esternati sovente anche di fronte a terzi…. angherie più o meno grandi…. stizza… indifferenza… pare molto infastidita…. neppure un ringraziamento, come se tutto le fosse dovuto… non mi ha rivolto la parola,… ho subito tutto e continuo in parte a subire perchè, in tutto questo, mi sono convinta di provare altri sentimenti nei suoi confronti, e gliene ho parlato … Poi non se ne è fatto nulla. Nè probabilmente vorrei altro neppure io…. sembra non apprezzare nulla… questa situazione mi ha creato diversi problemi di nervosismo …. sono in balìa di questa donna, un vero e proprio zerbino sotto i suoi piedi…. non ho cose in comune, ho ansia al pensiero di come si comporterà… si mostra odiosa e stizzita … conosce la mia fragilità ma sembra usare le cose che conosce di me per ferirmi…”.
Alla fine poni una domanda precisa:
“Come posso continuare a relazionarmi con lei senza rovinarmi la vita come sto facendo ora?”.
Ovviamente io non posso sapere la risposta. Non so neanche se ci sia, viste le differenze fra te e lei.
Quello che adesso ricevi è la precarietà, le discontinuità, le indelicatezze umilianti, le mezze misure, la spada di Damocle del ci sono e non ci sono, le contraddizioni che sono sempre il marchio di fabbrica delle persone incerte e narcise nelle loro relazioni affettive, che danno se stesse in piccolissima parte, e al massimo in prestito (e facendo pagare alti interessi), e mai in dono.
La risposta che cerchi credo che sia in te stessa, nei valori in cui credi e in quello che ti dice la pancia, torna padrona della tua vita, del tuo lavoro e della tua autonomia, liberati da una dipendenza che fa torto a te e alla tua voglia di vivere e di spendere bene il tuo tempo, e se occorre volgi il tuo sguardo da un’altra parte, e trova il coraggio di tornare a vivere e a volare altrove se occorre.
ciao, un abbraccio e un augurio di cuore. ciao

Dr.ssa Cristina Spadoni
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abuso emozionale

Messaggio da Dr.ssa Cristina Spadoni » 17 giugno 2006, 23:20

Cara Manuela, grazie! Sono pienamente d’accoro con Davide. Con una differenza: se la persona che frequenta è così, la risposta ala sua domanda è che non si può. La domanda sottende un’illusorietà di fondo: potersi relazionale con una persona diversa. Se gli altri ci danno calci a noi faranno male, non è possibile continuare a relazionarci senza sentire il male, o meglio è possibile ma a costo della propria esistenza psichica. Ha fatto bene a consultare una terapeuta, perché è importante non perdere di vista il suo bisogno di non perdere questa persona. E’ questo aspetto su cui dovrà lavorare e che risolto questo, si libererà dal rischio di rimettersi in relazioni analoghe.
nelle relazioni con le figure principali della nostra storia.
Sembrerebbe trovarsi all’interno di una dinamica di “vittima” e “carnefice”, “padrone” e schiavo”.
Chi appartiene alla prima ipotesi, tenderà a "soffrire" di più, a patire per le delusioni che regolarmente incontra nel sacrificarsi "per gli altri". E' vero però che ha più "strumenti" di colui che si trova nell'altra. Facilmente il primo, grazie proprio alla sofferenza e alle maggiori capacità introspettive, sarà più consapevole e motivato quindi a spostarsi in una posizione più sana... a fare qualcosa per cambiare la propria condizione.
Chi invece si colloca nella seconda "categoria", soffrirà certo meno, in quanto spesso crede che il problema sia dell'altro. Il punto è che prima o poi queste persone, non possedendo capacità introspettive né tantomeno consapevolezza del problema, si troveranno in un deserto affettivo, spesso avanti con l'età (il che è ancora peggio), con sensazioni di vuoto e solitudine, completamente impotenti di fronte a qualcosa che non riconoscono essere "loro". Spesso queste persone proprio perchè prive di consapevolezza, non accettano l'idea di avere un problema, e di conseguenza, quella di chiedere aiuto per risolvere la situazione. E' molto triste, e la prognosi per questa categoria è peggiore.
Spesso si fanno sacrifici estremi in nome di valori importanti, confondendo però la realtà... tali sacrifici spesso vengono compiuti (e aggiungerei sono possibili) in virtù dei fantasmi che si creano a seguito di esperienze precoci di questo tipo. non e’ di amore che qui stiamo parlando, ne’ per quel che riguarda lei ne’ tanto meno questa donna.
Se ci sentiamo debitori, colpevoli, sbagliati, troppo bisognosi... per motivazioni interne, non potremo che fare altro che relazionarci con persone che guarda caso confermano questa nostra percezione. Pur essendo un equilibrio patologico è pur sempre un equilibrio, che ci sostiene nella nostra identità. Se noi ci riconosciamo solo quando siamo in quel modo, sottrarsi a quella situazione, al nostro "carnefice" di turno, ci terrorizzerà, ci farà vacillare e perdere il senso della nostra identità. Ed ecco che ci perdiamo sia nel rimanere lì in quel ruolo sacrificale sia nell'idea di sottrarci a quelle situazioni che ci fanno del male. I fantasmi ci assalgono spesso in forma di "razionalizzazioni" o di angosce: come farò? Mi sentirò persa! Morirò, perdo tutto, non valgo nulla, ecc.
C'è però una differenza sostanziale: nel rimanere lì VERAMENTE PERDIAMO NOI STESSE, NON ESISTIAMO se non in funzione di un altro dominante (il che equivale a non esistere!), soffriamo e regolarmente saremo deluse.
Quindi è importante capire perché ci sentiamo attratte da una persona che ci tratta così? Perché non riusciamo ad allentarcene? Non demorda!
Di cuore,
Dr.ssa Cristina Spadoni

manuela
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Messaggio da manuela » 18 giugno 2006, 18:33

Cara Dr.ssa Spadoni,
la ringrazio infinitamente per la sua risposta! In questo tempo ho cercato di allontanarmi da questa persona ed effettivamente sto meglio. Ho ripreso le mie vecchie abitudini, ho recuperato gli amici un pò abbandonati, la mia concentrazione e il mio entusiamo nel lavoro. Le premetto che è la prima volta che mi capita di trovarmi coinvolta in una situazione di questo genere, in questo binomio vittima - carnefice! Ho sempre avuto relazioni affettive e/o di amicizia assolutamente serene. Anzi, l'amicizia è un valore che ho scoperto ancora più vitale dopo la morte dei genitori, quando mi sono trovata attorno un vero " cordone" di affetti che sono stati e sono tutt'ora presenti. Poi, ahimè, ho conosciuto questo pericoloso soggetto e ne sono diventata il bersaglio preferito! Colpita, ma non affondata però....La cosa che mi resta oscura è come può succedere una dinamica di questo tipo anche in una relazionalità di se semplice amicizia? Io non ho mai avuto relazioni omosessuali, ma ad un certo punto, visto che non riuscivo a staccarmi e continuavo a subire di tutto, ho pensato che la ragione di questo atteggiamento, che non mi appartiene, fosse dovuto alla esitenza di sentimenti di amore verso questa persona! Forse più una deduzione che un sentire reale!
Caro Davide, grazie sempre per la sensibilità dei tuoi interventi! Il tuo prete però il paradiso dove lo vede?

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 18 giugno 2006, 21:12

cara Manuela, domanda centrata! se per lui il matrimonio è purgatorio e la solitudine è inferno, dove lo vede il paradiso? Mah. Probabilmente secondo lui il paradiso non è previsto..... E ti pareva!

Fa davvero piacere sentirti meglio.
ciao e auguri di cuore!

Dr.ssa Cristina Spadoni
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Messaggio da Dr.ssa Cristina Spadoni » 27 giugno 2006, 14:52

Anche nei rapporti di “amicizia” tra sessi uguali, si muovono quegli schemi che abbiamo introiettato da bambini proprio nel rapporto con il genitore del proprio sesso. Capire cosa ci sia sotto, richiederebbe un lungo lavoro di psicoterapia psicoanalitica… Sono contenta però che sia riuscita ad allontanarsi un po’ da questo rapporto! E’ un ottimo segno!
Di cuore,
Dr.ssa Cristina Spadoni

manuela
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Messaggio da manuela » 4 luglio 2006, 2:29

Certo ho imparato a difendermi però, in qualche modo, è una presenza che del tutto non riesco ad eliminare! Mia madre era una donna mite...in questa dinamica non me la ritrovo...forse sono stata più predominante io con lei dopo la morte di mio padre....Ora con questa donna me ne capita un'altra...Mentre lei, di fronte al mio allontanamento, continua a cercarmi, io ho letteralmente il terrore di vederla e di parlarle anche solo al telefono....Con il risultato che...LE SCRIVO! Mah! Forse è un compromesso accettabile....

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