La vera essenza del dolore

Che cosa ci induce a soffrire piu' di quanto potremmo? Fragile autostima, depressione, insopprimibili sensi di colpa, disamore di sé, sfiducia nel proprio valore e nelle proprie capacità, frustrazione, rabbia, impotenza, senso di inadeguatezza, senso di vuoto; dipendenza e dedizione a legami funesti, dominio e sottomissione. Spesso questi disturbi si manifestano attraverso sintomi e malattie fisiche di stress quali: insonnia, cefalea, ansia, disturbi gastro-intestinali, respiratori, tensione muscolari, disfunzioni sessuali… Altre volte possono complicarci notevolmente l’esistenza, inquinando le varie sfere di vita. Tutto è più complicato, faticoso o doloroso: il lavoro, le relazioni d’amore e d’amicizia, la sessualità.

Moderatore: Dr.ssa Cristina Spadoni

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ilaria
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La vera essenza del dolore

Messaggio da ilaria » 22 giugno 2006, 0:29

A volte mi chiedo quale sia la vera causa della depressione,il significato ultimo del suo dolore..

si parla molto dei difetti, delle parti meno nobili di noi da accettare, si parla di avere con se stessi un atteggiamento più indulgente, meno severo e militaresco, ecc.ec.

ma io credo che la depressione sia una solitudine dell'anima, una perdita di fiducia nella possibilità di essere amati,la fine di un sogno di ricongiunzione intima con l'altro.e il dolore è il dolore per una ferita affettiva profonda.


sentivo proprio ieri una psi che distingueva tra famiglia biologica, che è uno strumento con il quale si ottiene la vita e famiglia dell'anima, quella dell'accoglienza tra persone capaci di condivisione...
io credo che la depressione sopraggiunga quando non c'è più questa fiducia nella possibilità di essere accolti,incondizionatamente, e di poter accogliere, di essere davvero degni di amore e di poterne dare.

Forse allora,scoperchiare la sfiducia, e quella solitudine profonda, radicata nel cuore è un ulteriore compito ,insieme a quello dell'integrazione delle nostre varie parti, belle e brutte, per uscire dalla palude della depressione.
Immagine uh?
"la situazione è grave, ma non seria"- groucho marx-

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 22 giugno 2006, 8:01

cara Ilaria, credo che tu ponga una questione grande come il mondo. La vera essenza del dolore….da migliaia d’anni ci ragionano su la poesia, la medicina, la filosofia, l’arte, la musica, la letteratura, la psichiatria. Si possono dire un’infinità di cose. Nello spazio piccolo ma bello di questa community io non mi sento di dire molto in un campo così grande.
Vorrei notare un paio di cose.

Scrivi: “credo che la depressione sia una solitudine dell'anima, una perdita di fiducia nella possibilità di essere amati”.

E’ vero che non essere amati, essere rifiutati, un distacco, un lutto, una perdita, non essere stati accolti dai genitori con un calore e un amore non solo oggettivi ma anche soggettivamente percepibili dal bambino (a volte l’amore c’è ma si esprime in un linguaggio che non è quello del bambino, o che comunque la persona amata possa capire), tutto questo può essere causa o concausa di depressione, o comunque di un rapporto doloroso con la vita e con se stessi, al limite autodistruttivo, una relazione dolorosa con nioi stessi e con la realtà circostante.
Tuttavia, secondo me, si può essere depressi pur essendo amati. Ad esempio, conosco una signora di 80 anni che ha trascorso una vita, a partire dai vent’anni, dovendo fare i conti con la depressione, più acuta in certi momenti, meno in altri. Eppure questa signora proveniva da una famiglia molto affettiva e che l’ha amata e protetta, e fatta sentire tale; si è sposata con un uomo che l’ha amata e che lei amava.
A volte ci sono cause molto profonde e difficilissime da trovare, magari di origine più interna, componenti genetiche, ormonali, biochimiche, più che strettamente psicologiche, affettive o comunque esperienziali.

Mi sento di condividere di più la parte finale del tuo scritto:
“Forse allora, scoperchiare la sfiducia, e quella solitudine profonda, radicata nel cuore è un ulteriore compito ,insieme a quello dell'integrazione delle nostre varie parti, belle e brutte, per uscire dalla palude della depressione”.

Credo che ci sia sempre, nella depressione o nelle forme analoghe di dolore, una acutizzazione di quella percezione profonda della solitudine ontologica che è propria della natura dell’essere umano (ricordo un poeta, Quasimodo: “Ognuno sta solo nel cuor della terra…”), esattamente come il suo bisogno di relazionarsi, comunicare, andare incontro all’altro, sentirsi accolto e sicuro, amare, essere amato. Anzi forse il dolore nasce proprio dal contrasto fra questo bisogno infinito e gli ostacoli (psicologici, relazionali, culturali, sociali, ecc.) che limitano fortemente le possibilità di realizzarlo in modo pienamente soddisfacente. Per dirla ancora con un poeta, era il contrasto leopardiano nella poesia “L’infinito” fra gli infiniti bisogni del cuore e dello spirito dell’uomo, e la limitatezza delle sue possibilità e del suo destino.
Ma credo che si debba reimparare a vedere l’infinito anche negli spazi limitati della nostra quotidianità e della nostra esperienza, a vedere quanto di straordinario ci sia in ciò che solo apparentemente è ordinario e limitato. Insomma a guardare la realtà con uno sguardo più penetrante.

ciao

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ilaria
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Messaggio da ilaria » 22 giugno 2006, 15:04

Davide49 ha scritto:cara Ilaria, credo che tu ponga una questione grande come il mondo. La vera essenza del dolore….da migliaia d’anni ci ragionano su la poesia, la medicina, la filosofia, l’arte, la musica, la letteratura, la psichiatria. Si possono dire un’infinità di cose. Nello spazio piccolo ma bello di questa community io non mi sento di dire molto in un campo così grande.
Vorrei notare un paio di cose.

Scrivi: “credo che la depressione sia una solitudine dell'anima, una perdita di fiducia nella possibilità di essere amati”.

E’ vero che non essere amati, essere rifiutati, un distacco, un lutto, una perdita, non essere stati accolti dai genitori con un calore e un amore non solo oggettivi ma anche soggettivamente percepibili dal bambino (a volte l’amore c’è ma si esprime in un linguaggio che non è quello del bambino, o che comunque la persona amata possa capire), tutto questo può essere causa o concausa di depressione, o comunque di un rapporto doloroso con la vita e con se stessi, al limite autodistruttivo, una relazione dolorosa con nioi stessi e con la realtà circostante.
Tuttavia, secondo me, si può essere depressi pur essendo amati. Ad esempio, conosco una signora di 80 anni che ha trascorso una vita, a partire dai vent’anni, dovendo fare i conti con la depressione, più acuta in certi momenti, meno in altri. Eppure questa signora proveniva da una famiglia molto affettiva e che l’ha amata e protetta, e fatta sentire tale; si è sposata con un uomo che l’ha amata e che lei amava.
A volte ci sono cause molto profonde e difficilissime da trovare, magari di origine più interna, componenti genetiche, ormonali, biochimiche, più che strettamente psicologiche, affettive o comunque esperienziali.

Mi sento di condividere di più la parte finale del tuo scritto:
“Forse allora, scoperchiare la sfiducia, e quella solitudine profonda, radicata nel cuore è un ulteriore compito ,insieme a quello dell'integrazione delle nostre varie parti, belle e brutte, per uscire dalla palude della depressione”.

Credo che ci sia sempre, nella depressione o nelle forme analoghe di dolore, una acutizzazione di quella percezione profonda della solitudine ontologica che è propria della natura dell’essere umano (ricordo un poeta, Quasimodo: “Ognuno sta solo nel cuor della terra…”), esattamente come il suo bisogno di relazionarsi, comunicare, andare incontro all’altro, sentirsi accolto e sicuro, amare, essere amato. Anzi forse il dolore nasce proprio dal contrasto fra questo bisogno infinito e gli ostacoli (psicologici, relazionali, culturali, sociali, ecc.) che limitano fortemente le possibilità di realizzarlo in modo pienamente soddisfacente. Per dirla ancora con un poeta, era il contrasto leopardiano nella poesia “L’infinito” fra gli infiniti bisogni del cuore e dello spirito dell’uomo, e la limitatezza delle sue possibilità e del suo destino.
Ma credo che si debba reimparare a vedere l’infinito anche negli spazi limitati della nostra quotidianità e della nostra esperienza, a vedere quanto di straordinario ci sia in ciò che solo apparentemente è ordinario e limitato. Insomma a guardare la realtà con uno sguardo più penetrante.

ciao
E' molto bello il tuo post e ricco di spunti di riflessione e mi trova in sostanziale accordo su tutto quanto dici.
Butto lì due cose forse ridondanti ma le butto giù lo stesso.

Io non so dire delle cause della depressione...ci sono persone che divengono depresse, si verifica nella loro vita un punto di rottura, una frattura tra un prima e un poi che non le trova più le stesse.Ho l'impressione che anche se effettivamente amate, le persone depresse non abbiano la percezione dell'amore degli altri e pertanto soffrono come se quell'amore non ci fosse, ed è come se c'è per loro e sentono pienamente quella sete e quella privazione "come se" fosse vera.Del resto un dolore ha sempre un quid di delirio e in definitiva quel che conta è che è un vero dolore, una vera assenza per chi la vive.

Io credo che ci sia un significato psicologico -come mi pare dici anche tu-anche nella solitudine esistenziale dell'uomo,in quell'urlo "ognuno sta solo sul cuore della terra"si nasconde un rimpianto per una felicità perduta, ma che pure si è avuta, la nostalgia di una casa che non c'è più e l'incapacità di accettare quella perdita.
Ho come l'impressione che in definitiva ci sia , nella depressione, un lutto non elaborato, e l'incapacità di fare nuovi investimenti:cosa che può essere capitata anche a Leopardi e a Quasimodo ;)

ciao :D
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hermi
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ciao Ilaria

Messaggio da hermi » 23 giugno 2006, 10:57

Io credo che la depressione sia dovuta un po' dal comportamento troppo indulgente e militaresco di una persona e, un po' dal fatto della convinzione di non essere degni di essere amati ....

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 23 giugno 2006, 12:43

... bravissima Hermi.
chiara e positiva come sempre.
grazie

viandante
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Messaggio da viandante » 23 giugno 2006, 14:30

hermi
che intendi con comportamento "indulgente e militaresco di una persona" ?
Nel senso di passare dall'uno all'altro estremo senza moderazione?

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