bisogno di gridare: Basta!

Che cosa ci induce a soffrire piu' di quanto potremmo? Fragile autostima, depressione, insopprimibili sensi di colpa, disamore di sé, sfiducia nel proprio valore e nelle proprie capacità, frustrazione, rabbia, impotenza, senso di inadeguatezza, senso di vuoto; dipendenza e dedizione a legami funesti, dominio e sottomissione. Spesso questi disturbi si manifestano attraverso sintomi e malattie fisiche di stress quali: insonnia, cefalea, ansia, disturbi gastro-intestinali, respiratori, tensione muscolari, disfunzioni sessuali… Altre volte possono complicarci notevolmente l’esistenza, inquinando le varie sfere di vita. Tutto è più complicato, faticoso o doloroso: il lavoro, le relazioni d’amore e d’amicizia, la sessualità.

Moderatore: Dr.ssa Cristina Spadoni

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Davide49
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bisogno di gridare: Basta!

Messaggio da Davide49 » 22 giugno 2006, 6:51

Sono stanco di cercare di compiacere sempre gli altri. Ho bisogno di libertà, anche se la temo un po' la libertà (anche la libertà di coscienza, di vivere con la mia testa e non quella degli altri).

Mi sono visto quasi sempre attraverso come mi vedevano gli altri, apprezzandomi solo attraverso l’approvazione altrui: i genitori, mia moglie, la Chiesa. Ho vissuto in una insicurezza che ha ritardato all’infinito l’autonomia, l’energia, l’essere me stesso, la maturità. Mi accorgo che ho passato un’intera vita a cercare di compiacere un’autorità.

Le prime paure, quando ero bambino, vennero da mio padre, mentre mia madre era debole e malinconica; era un ambiente familiare freddo, che mi rese insicuro, con mio padre di cui avevo paura perché stava sempre a urlare senza ragione specie il sabato e la domenica che erano a volte degli incubi e poi la scuola dove ero un ragazzino timido e insicuro, la docilità ai superiori sul posto di lavoro, le istituzioni, qualunque autorità, i dogmi, gli obblighi della società, poi nel matrimonio, poi la chiesa, i santi, il papa e i preti che mi hanno terrorizzato e mi terrorizzano tuttora con la religione dell’inferno e della colpa (idee di cui non riesco a sbarazzarmi) e del Dio che in sostanza nulla perdona ma tutto ti farà pagare per l’eternità.

Non sentirmi mai davvero all’altezza. Sentirmi sempre osservato e giudicato da tutti, da mio padre, dalla moglie, dai preti, sempre inadeguato, sempre in colpa. Il senso del dovere, la croce da portare senza lamentarsi, la sottomissione dovuta, l’ubbidienza, lla libertà svenduta in cambio delle sicurezze e delle appartenenze, perfino la paura della libertà.

Ora mi sento dentro questa stanchezza, e non è facile scrollarsi di dosso una vita di condizionamenti e di timori. Ma sono anche stanco di sentirmi così timoroso e bloccato, sento quasi con rabbia il bisogno e l’urgenza di essere maggiormente me stesso e non quello che altri vogliono che io sia, il bisogno di affermare che ci sono anch’io, la voglia di urlare: basta! e sento il bisogno di dire dei “no” se occorre, di disubbidire senza sentirmi colpevole per questo.

amorefolle
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Messaggio da amorefolle » 22 giugno 2006, 8:57

Ciao Davide...
che colpo al cuore leggere le tue parole, quelle stesse parole che avrei potuto scrivere io.. Dio come ti capisco, come è pesante portare sulle proprie spalle il fardello dei sensi di colpa, il non pensare mai a se stessi, il portare addosso tutti i problemi del mondo, tanto per me ci sarà sempre tempo dopo.... ed oggi comincio a chiedermi "dopo quando???"... ho iniziato ad andare da una psicologa.. e giusto ieri mi ha detto che faccio parte delle poche "sante sacrificali" della nostra epoca, di quelle che non hanno mai detto "io" nella vita, che hanno subito passivamente i giochi subdoli psicologici sin da bambina....
Le ho detto quanto sia difficile dire basta e dire piu spesso "io", ma ho deciso quanto meno di provarci... dal momento che guardando alle mie spalle non ho costruito nulla per me, mi sono sempre preoccupata di fare stare bene il mondo intero ma mai me stessa.. ed ora quel basta sta gridando incessante dentro me sempre di più....
Ci voglio provare, lo devo a me stessa, lo devo a questa misera vita passata a dare senza riserve, ma senza ricevere mai... di vita ce n'è una sola.. e mi sta facendo male rendermi conto che la sto buttando cosi....
Ma come si fa? da che parte si comincia??????
Non so tu.. ma io non l'ho ancora capito!
Amorefolle

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 22 giugno 2006, 11:34

grazie per quello che hai scritto. Ti assicuro che è importante. Esprimere questi pensieri, condividerli, ragionarci su con persone che si sentono un po' in sintonia pur senza conoscersi di persona, secondo me tutto questo fa bene, e per questo io credo che questa coomunity un po' terapeutica lo sia realmente.
In questo momento non ho il tempo materiale per riprendere quanto hai scritto e ragionarci insieme, ma mi riprometto di farlo nei prossimi giorni. ose posso oggi stesso.
ciao
ps- spero che tua mamma si stia riprendendo (ci eravamo incrociati dieci giorni fa in un'altra discussione, "il morire dei genitori" se ti ricordi) se preferisci puoi parlarmene in un messaggio privato. Ciao

amorefolle
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Messaggio da amorefolle » 22 giugno 2006, 11:47

Davide49 ha scritto:grazie per quello che hai scritto. Ti assicuro che è importante. Esprimere questi pensieri, condividerli, ragionarci su con persone che si sentono un po' in sintonia pur senza conoscersi di persona, secondo me tutto questo fa bene, e per questo io credo che questa coomunity un po' terapeutica lo sia realmente.
In questo momento non ho il tempo materiale per riprendere quanto hai scritto e ragionarci insieme, ma mi riprometto di farlo nei prossimi giorni. ose posso oggi stesso.
ciao
ps- spero che tua mamma si stia riprendendo (ci eravamo incrociati dieci giorni fa in un'altra discussione, "il morire dei genitori" se ti ricordi) se preferisci puoi parlarmene in un messaggio privato. Ciao

Ciao Davide,
grazie mille per la risposta, non ho problemi a parlare anche in "chiaro", certo che mi ricordo di esserci già incrociati nella discussione di 10 giorni fa.... la mia mamma è tornata a casa ieri dall'ospedale dopo 4 settimane, sta peggio di quando è entrata in ospedale... adesso continua a piangere, si sta deprimendo.... non è facile....
Attendo un confronto sulla discussione qui sopra...
amorefolle

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 23 giugno 2006, 10:09

per Amorefolle

Eccomi, come promesso.
Intanto direi che il tuo username riflette bene il tuo intervento di ieri.... “mi sono sempre preoccupata di fare stare bene il mondo intero ma mai me stessa.. questa misera vita passata a dare senza riserve….”.

Riprendo ora il discorso interrotto ieri, e lo faccio volentieri perché sento che mi fa bene.

Domandi:
“Ma come si fa? da che parte si comincia?????? Non so tu.. ma io non l'ho ancora capito!”.

Non l’ho capito neanch’io, come ci si scrolla da dosso un insieme di condizionamente, di lunghe abitudini a sopportare, a compiacere, a non ribellarsi mai, a criticare sempre se stessi e mai gli altri.

Non l’ho capito e sarei grato e felice se la dott.ssa Cristina Spadoni potesse aiutarmi un poco (e sono certo che quel poco per me avrebbe tantissimo valore e tantissimo peso) commentando il mio intervento iniziale. Infatti in queste settimane, grazie anche (moltissimo) a questa community, mi sono accorto che sto passando un momento in cui sono molto ricettivo ai consigli che mi possono portare a un riorientamento del mio vivere e a un aggiustamento del mio percorso di vita. Mi sento abbastanza pronto a lasciare andare vecchio equilibri che non sono più tali e a cercarne di nuovi. E’ una cosa insolita per uno come me, che si muove solo dopo un milione (come minimo) di pensieri.

Quindi non ho certo formule da consigliare per rispondere alla tua domanda. Però credo che entrare in una fase nuova, in cui ci si rende disponibili a cambiare, sia già un passo avanti. E direi un passo molto molto importante.

La seconda cosa che mi viene in mente, è che forse occorre individuare i due-tre-quattro nodi problematici del proprio vivere e procedere per aree, cercando di fare chiarezza, individuare le cause prossime e remote, vedere la situazione presente, ipotizzare possibili rimedi e infine provare a mettere in pratica qualche comportamento esteriore e atteggiamento interiore nuovi.
Io sto cercando di fare così. Ho messo a fuoco un mio problema religioso che è diventato difficoltà psicologica, la mia paura di Dio (tre settimane fa ho aperto la discussione "paura di Dio e dell'inferno" nel Forum di consulenza psicologica) e ci lavoro sopra. Con l'aiuto degli altri.

ciao, un abbraccio

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 23 giugno 2006, 14:34

Riguardo il mio problema, cui ho accennato prima, in sintesi direi che mi è stato fatto il lavaggio del cervello, e io me lo sono lasciato fare, stupidamente, non mi rendevo conto di scherzare col fuoco. E così ho ascoltato certi preti e certa gente, frequentato gruppi, letto libri su libri, giornali… il lavaggio del cervello insomma.
Quasi trent’anni di cattolicesimo mi hanno condizionato a sentirmi in colpa e dunque ad avere una fortissima paura del giudizio di Dio e dell’inferno per l’eternità. E dunque anche dipendenza e sottomissione nei confronti della Chiesa, da cui dipende il perdono o no attraverso la Confessione.
Lo so che nel 2006 questo mio tormento può parere assurdo, fuori del tempo, roba da Medioevo, ma è così che io mi sento, colpevole e nel timore del castigo di Dio.
Ma sono anche stanco. Non di Dio, ma di una Chiesa che mi ha trasmesso un'immagine buona in apparenza ma in realtà terribile di Dio, facendomi sentire spaventato e condizionato all’udbbidienza passiva e timorosa, facendomi rimanere nell’inferiorità, nella disistima di me stesso.

Una volta ho sentito a Messa un prete dire:
"DOBBIAMO SEMPRE SENTIRCI IN COLPA".
guai se non ci si sente in colpa, mi ha insegnato un certo insegnamento cattolico.
E se ci si sente tranquilli in coscienza, si è accusati per avere smarrito il senso del peccato.
SI ARRIVA A SENTIRSI IN COLPA PER IL FATTO DI NON SENTIRSI IN COLPA...!!!!!!!!
è chiaro che psicoterapia e questo tipo di religiosità non possono che essere agli antipodi.
Già il mio discutere qui, in termini critici verso il cattolicesimo, sarebbe considerato un peccato, probabilmente un peccato d'orgoglio.

Non ne posso più di vivere così condizionato. Ho nostalgia della mia libertà e della mia serenità, della mia autenticità. Vorrei recuperarle. E subito dopo penso che questo pensiero sia un peccato che meriterà il castigo. Mi dico che è roba da matti, che sono proprio scemo. Ma lo stesso faccio molta fatica a disionquinare il mio cervello da tutta quella negatività assorbita.

Twilight
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Messaggio da Twilight » 23 giugno 2006, 14:57

se ti è di conforto ti capisco perfettamente in tutto,tranne per la vita religiosa che anche se mi è sempre stata imposta,io ho vissuto in maniera più intima e privata diciamo. mia madre ancora adesso cerca di farmi sentirein colpa quando (quasi sempre) non vado in chiesa alla messa o non mi confesso (da almeno 15 anni direi) 'tu non sei come ti ho cresciuta io,vergognati,tu devi andare in chiesa a pregare il signore' ecc ecc..

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 23 giugno 2006, 18:24

Grazie per l’intervento. È chiaro che abbiamo due esperienze e sensibilità religiose molto diverse.
Tieni presente che nel cattolicesimo, però, all’esperienza “più intima e privata” si affianca, o si dovrebbe affiancare, una dimensione comunitaria. In parole povere, la religione andrebbe vissuta con gli altri (preghiera, formazione, incontri). Ma che guaio quando la comunità ti fa il lavaggio del cervello! Allora la fede diventa indottrinamento, condizionamente, dipendenza psicologica, controllo mentale, controllo del comportamento, della sessualità e dell’affettività. Questo non lo accetto più e spero di riuscire a liberarmene.

ciao

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 24 giugno 2006, 9:01

In fondo è un problema di insicurezza, nato nell'infanzia.

A volte penso che le insicurezze siano sempre incinte. Generano comportamenti che creano altre insicurezze.

Dr.ssa Cristina Spadoni
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bisogno di esistere!

Messaggio da Dr.ssa Cristina Spadoni » 27 giugno 2006, 14:00

Caro Davide, credo che la risposta alle domande di amorefolle, stia proprio nel percorso psicologico che ha intrapreso. Percorso che non è possibile senza quella “stanchezza”, quella “rabbia” e quei bisogni di cui lei parla. “Ora mi sento dentro questa stanchezza, e non è facile scrollarsi di dosso una vita di condizionamenti e di timori. Ma sono anche stanco di sentirmi così timoroso e bloccato, sento quasi con rabbia il bisogno e l’urgenza di essere maggiormente me stesso e non quello che altri vogliono che io sia, il bisogno di affermare che ci sono anch’io, la voglia di urlare: basta! e sento il bisogno di dire dei “no” se occorre, di disubbidire senza sentirmi colpevole per questo”.
La sofferenza e i sintomi sono un segnale e un forte stimolo al cambiamento. E’ l’unico modo che la mente ha per “urlarci” che dobbiamo fare qualcosa, chiedere aiuto ed occuparci finalmente di noi stessi. Il problema gira intorno alla reale possibilità di ESISTERE psicologicamente, con tutti i nostri bisogni e desideri. Dai suoi interventi si evince che lei ha delle buone capacità introspettive: ha ragione nasce nell’infanzia. Dall’essere più o meno PERCEPITI e TENUTI A MENTE dai nostri genitori, che a loro volta, se non ci riescono, possono aver subito le stesse dinamiche. Ecco che, se è così scontato che non dobbiamo esistere - che se esistiamo siamo cattivi, facciamo male agli altri, pesiamo o sbagliamo (ogni persona ha la propria storia, il proprio vissuto da scoprire in terapia), quindi siamo colpevoli- un bambino non può far altro per sopravvivere che preferire l’essere colpevole, piuttosto che sentire che proprio coloro che lo dovevano sostenere, curare, infondergli fiducia e una buona percezione di sè, non hanno saputo che fare il contrario, riconoscendo di essere in balia totale dell’altro da cui dipende.
Ma è proprio questa sofferenza che dobbiamo riconoscere come segnale positivo e trasformarla in motivazione riuscendo così a trovare la forza di chiedere aiuto ad un bravo psicoterapeuta, come faremmo senza esitazione se soffrissimo di qualsiasi altro disturbo fisico. E questo è il più importante segno che si comincia ad esistere nei propri bisogni, nell’autorizzarsi a riconoscerli, a dargli valore positivo, e fondamentale passo verso una buona prognosi. Amorefolle ha già intrapreso questo percorso, quindi.
Di cuore,
Dr.ssa Cristina Spadoni

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 27 giugno 2006, 20:47

Ringrazio la dott.ssa per quanto mi ha scritto. Non avevo pensato al fatto che “chiedere aiuto è il più importante segno che si comincia ad esistere nei proprio bisogni”. Fa bene pensarlo, specie per chi, come me, è stato condizionato quasi ad avere paura di esprimere se stesso e i propri bisogni.

amorefolle
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Messaggio da amorefolle » 28 giugno 2006, 10:10

Grazie mille dottoressa per la risposta che ci ha fornito con il suo intervento.
Il sentire gridare "basta" dentro di me era diventato talmente grande da spingermi a chiedere aiuto ad una psicologa, i motivi erano diventati troppi, il tunnel nero senza fine (il mio "ragazzo" e la sua depressione, la malattia di mia mamma, l'essere una mamma single, le mie spalle da appoggio a tutti quelli che si sentivano in dovere di venire da me..) non mi faceva più intravvedere lo spiraglio di luce che da lontano ho sempre visto in questi anni... ho cominciato a dire basta e a dire "io" da qualche giorno, in piccole cose per ora, senza dare spazio ai miei sensi di colpa.
Mi sono resa conto di non avere mai fatto nulla per me nei miei 31 anni.. ed ho deciso di cominciare adesso perchè dopo non ci sarà piu tempo...
Per la prima volta mi sto liberando dai sensi di colpa, e sono anche arrivata al punto di dire chiaramente in casa che i subdoli giochetti psicologici non funzionano più..
Devo ammettere di cominciare a sentirmi più leggera e mi sto preparando ad un altro grande passo.. chiudere la storia con il mio ragazzo, se lui intende continuare cosi, nonostante ne sia davvero innamorata... ma ho detto anche basta alla sofferenza inutile... al dare senza ricevere mai...
non so se il percorso che sto intraprendendo è quello giusto... lei che ne dice?
Grazie mille
amorefolle

Dr.ssa Cristina Spadoni
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Messaggio da Dr.ssa Cristina Spadoni » 29 giugno 2006, 17:32

Mi verrebbe da chiederle: lei che ne pensa? COSA SENTE? Ma la risposta è già, sembrerebbe, implicita, in quel barlume di "leggerezza" che comincia a sentire!
Per Davide, è proprio così! Anche essere capitati nel forum, segnala questo inizio... il terapeuta grazie agli "strumenti" che ha, cerca insieme alla persona, che possiede tutto il materiale dentro di sé, di rimettere in ordine la propria storia ritrovando i significati autentici che si sono persi e diradando quella nebbia che si è creata nella crescita. La nebbia avvolge proprio il sentire, il riconoscere i propri bisogni e i propri diritti e fa sì che la realtà si percepisca stravolta. Ossia chi è vittima si percepisce carnefice e viceversa. Le motivazioni profonde sono inconsce e per definizione tutti noi non possiamo da soli avere accesso a ciò che abbiamo rimosso (sempre a livello inconscio) per difenderci.
Senza l'aiuto di chi sa come accedere ad esso è impossibile ed ecco che nasce la confusione o il sapere una cosa ma non riuscire a farla, ecc.
E' un forte conflitto che sorge dentro di noi, conflitto in cui il terapeuta si deve alleare con la parte "sana", che vuole esistere, emergere, sentire... del paziente, anche quando in apparenza essa è ancora molto piccola. Finchè quella parte non cresce abbastanza da condurre la persona a chiedere aiuto (quindi a contrapporsi anche nella realtà alla parte che ci fa pensare e fare cose che ci fanno star male), quindi a motivare il pz alla "guarigione", come può il terapeuta essere d'aiuto? Basta un piccolo lumino per poter iniziare per arrivare poi a trovare dentro di noi un faro che ci guiderà nei momenti bui.
Continuate così!
Dr.ssa Cristina Spadoni

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 12 luglio 2006, 19:01

alla dott.ssa Cristina Spadoni

Se ha tempo, vorrei chiederle di leggere la discussione "Paura di Dio e dell’inferno" che ho aperto circa un mese fa nel "Forum consulenza psicologica", per cercare un aiuto per il mio problema religioso, e se le è possibile le chiederei un suo parere.
La ringrazio in ogni caso.

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