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SONDAGGIO: PERCHE' DEVO ESSERE SEMPRE IO A SACRIFICARMI??

Inviato: 14 febbraio 2005, 14:14
da Dr.ssa Cristina Spadoni
Vi è mai capitato di sentire di 'SACRIFICARVI' troppo per qualcuno o per qualcosa? Di mantenere una relazione d'amore (o sessuale), di lavoro, di amicizia, in cui finite spesso ad essere VOI COLUI CHE SOFFRE, che CI 'PERDE' qualcosa? Vi ritrovate spesso a 'DARE' TROPPO? A 'FARE' TROPPO? Ad AMARE TROPPO? o vi ritrovate spesso nel RUOLO OPPOSTO?
Parliamone insieme e cerchiamo di capire se tutto ciò ha un senso e cosa fare.

Re: SONDAGGIO: PERCHE' DEVO ESSERE SEMPRE IO??

Inviato: 14 febbraio 2005, 15:37
da sarah
Dr.ssa Cristina Spadoni ha scritto:Vi è mai capitato di sentire di 'SACRIFICARVI' troppo per qualcuno o per qualcosa? Di mantenere una relazione d'amore (o sessuale), di lavoro, di amicizia, in cui finite spesso ad essere VOI COLUI CHE SOFFRE, che CI 'PERDE' qualcosa? Vi ritrovate spesso a 'DARE' TROPPO? A 'FARE' TROPPO? Ad AMARE TROPPO? o vi ritrovate spesso nel RUOLO OPPOSTO?
Parliamone insieme e cerchiamo di capire se tutto ciò ha un senso e cosa fare.
Mi capita sempre, ma me ne sono resa conto solo da pochi anni e infatti sto cercando, sinceramente non con poca fatica, di cambiare il mio modo di relazionarmi agli altri, e questo mi ha portato a fare un'accurata analisi di me stessa.Infatti ho cominciato a guardarmi dall'esterno, a studiare quelli che sono i costrutti mentali che mi portano alle persone e soprattutto quali sono i meccanismi che si mettono in atto con ALCUNE persone.Mi sono resa conto che, per quanto diverse fossero le circostanze e soprttutto le persone(non oserei mai privare nessuno della propria individualità)con le quali mi trovavo ad interagire, c'era sempre un filo conduttore che le legava tra loro e a me, che col tempo sto cercando di chiarire.Sono sempre stata l'elemento attivo, trainante, fondamentalmente perchè molto inquieta e quasi morbosa nella ricerca di affetto o amore o approvazione.Incapace di star sola,di fatto ho sempre avuto aspettative troppo elevate rispetto a quella che poi mi son resa conto essere la realtà.Troppo bambina, troppo insicura, troppi sensi di colpa radicati nelle mie relazioni familiari che si sono trasferiti e moltiplicati (nel tempo)all'interno delle mie relazioni col mondo"adulto"(anche se adulta non mi ci sento ancora).Altro aspetto compreso è stato il non-amore verso me stessa e quindi nemmeno verso il mondo, anche se credevo di amare tantissimo.In realtà spostavo l'attenzione sull'altro, su ciò che non mi dava,per non dovermi confrontare con me stessa, per nascondere a me stessa di essere IO a non dare nulla a me(e di conseguenza anche all'altro-E qui potrei aprire una parentesi sul fatto che comunque, se pure inconsapevolmente, CI SI CERCA, così come c'è uno che non ama, così c'è un altro che non vuole farsi amare e quindi la relazione, se pure simmetrica, si basa su un equilibrio malsano).Come si può pretendere amore se noi per primi non ci amiamo?Ma soprattutto, come si può chiedere amore se si ha il TERRORE di farsi amare, visto che per una intera esistenza ci siamo odiati in silenzio e solitudine,per non disturbare, per paura di umiliare, per non deludere le altrui aspettative, perchè ci siamo sempre fatti iserire nel ruolo di "forte"o"brava", credendo invece di volerci bene e l'amore era solo un sogno.E infine, come si può amare qualcuno VERAMENTE se non siamo in grado di amare noi stessi?(banale ma vero!) Queste sono solo alcune delle riflessioni che mi hanno spinta poi, ancora oltre, verso quella che è stata la "discesa negli inferi" della mia anima per cercare di capire PERCHE' SONO COSì, ma soprattutto CHI SONO.Mi sono così inoltrata nello studio delle mie origini più prossime(genitori,nonni) per capire le varie dnamiche relazionali che si sono svolte nella famiglia e quindi tirare delle somme approssimative in merito ai miei genitori(ritengo che in primis siamo il"prodotto"dei nostri genitori, oltre che dell'ambiente e delle esperienze che viviamo).Qualcosa l'ho estrapolato, qualcos'altro no.Credo comunque di aver se non altro "sciolto il nodo"che mi teneva nell'abisso anche se sinceramente, mi capita spesso di pensare che tanta consapevolezza non mi faccia poi così bene. Anzi, vorrei non aver capito certe cose.E comunque non sono altrettanto abile nell'ATTUARE nella vita di tutti i giorni ciò che ho imparato da me stessa.Anzi, direi che sono una frana totale, perchè nonostante tutto, il mio malessere non si è placato e la mia tendenza ultimamente è quella di isolarmi.Ho scritto un messaggio ieri sera, ma è arrivato sul mio account e non risulta da nessun'altra parte.Come faccio ad inserirlo nel forum?
Buona giornata,
sarah

vuoto

Inviato: 14 febbraio 2005, 18:45
da sarah
mi sento male

Re: SONDAGGIO: PERCHE' DEVO ESSERE SEMPRE IO??

Inviato: 14 febbraio 2005, 19:11
da Dr.ssa Cristina Spadoni
Buon giorno, Sarah. prima di tutto devo complimentarmi con lei per le tue capacità introspettive; hai capito tutto questo da sola?
Come sottolinea, se si osserva bene possiamo sempre trovare un "filo conduttore" nelle relazioni che creiamo, poichè sono convinta che siano prima di tutto i due inconsci ad incontrarsi, innamorarsi. Sono i nostri bisogni più profondi che ci guidano. Con alcune persone, infatti, queste dinamiche risultano più evidenti e complicate, solitamente perché vengono da noi involontariamente (e incosciamete) associate alle nostre figure di riferimento: i genitori appunto. Ora all'uno ora all'altro, a seconda delle esperienze infantili e spesso laddove il vuoto (e quindi il bisogno d'amore) è stato maggiore. Nella sua bella e acurata risposta ha citato gli elementi fondamentali della questione: ricerca di affetto, amore, approvazione. Bisogno di RICONOSCIMENTO, di ESISTERE, di RITROVARSI. Vivere nel ruolo che ci hanno ingiustamente attribuito nell'illusione che prima o poi finalmente saremo ricambiati, è come non vivere, NON ESISTERE. Se non esistiamo appunto prima ai nostri occhi difficilmente gli altri riusciranno a vederci. Ma soprattutto la percezione che abbiamo di noi tenderà inconsciamente a farci incontrare e amare, quasi come un destino ineluttabile, sempre persone che non possono che confermarci quello che pensiamo. Nell'inseguire questo, ecco che perdiamo di vista noi stessi, il nostro valore, le nostre capacità e a volte anche i nostri diritti. L'abisso di cui parla, in questi casi, riguarda spesso la delusione, la frustrazione e la rabbia che tutto questo ci provoca, rabbia che, per motivazioni antiche, difficilmente riusciamo ad utilizzare in modo sano e produttivo esternandola, e che finiamo per rivolgere verso noi stessi. Ecco che si trasforma in un senso di sfiducia, di inadeguatezza, di colpa, insicurezza, vergogna fino ad arrivare al disprezzo.
Certo che la consapevolezza ci fa soffrire, ma senza questa non esiste nessuna possibilità di crescita e cambiamento. Solo capendo veramente PERCHE' CI CAPITA QUESTO possiamo cominciare a prendere in mano la nostra vita e restituire a noi stessi quello che ci meritamo.
Certo che capire è molto diverso dal riuscire a SENTIRE quello che valiamo. Spesso per riuscire ad attuare le cose che capiamo, occorre tempo e l'aiuto di qualcuno che possa fornirci gli strumenti per fare questo. Già il percorso che ha fatto è tantissimo, non conosco la sua età, ma le possso dire che molte persone, faticano ad arrivare così avanti.
La tendenza ad isolarsi potrebbe rappresentare l'unica possibilità di difesa che sente di avere di fronte alla sofferenza procurata da rapporti di questo tipo. Ed il malessere purtroppo può esserne il risultato, poiché di fronte a queste dinamiche spesso da soli ci si sente piccoli e impotenti.
Non mi sembra questa "frana totale" poiché senza queste consapevolezze difficilmente avrebbe avuto la possibilità di intrapendere alcun cambiamento.
Mi ha fatto molto piacere ricevere il suo messaggio, spero riuscirà ad inviarmi quello che aveva scritto ieri sera. Nel frattempo le invio i miei più cordiali saluti.
P.S. Per inviare un messaggio nel forum ora dovrebbe riuscire facilmente dalla pagina principale dello stesso cliccando sul tasto "nuovo topic".

Inviato: 20 febbraio 2005, 15:10
da Medea
A me è capitato spesso di essere la confidente del ragazzo che amavo...e di stare li ad ascoltare che lui si strugeva per un'altra! Mi veniva voglia di mollare tutto, di mandarlo al diavolo, ma per non perderlo stavo li ad ascoltarlo e a sforzarmi di essere razionale. Poi, quando tornavo a casa crollavo a piangere!

Per Medea: innamorarsi di qualcuno irraggiungibile...

Inviato: 22 febbraio 2005, 21:24
da Dr.ssa Cristina Spadoni
Cara Medea, anche innamorarsi del proprio prof. con il quale non si potrà mai avere una relazione può far parte di queste dinamiche, come di un amico che è innamorato di qualcun altra... ti capita di frequente di trovarti in situazioni "sbilanciate", in cui sei tu a soffrire o a correre o a inseguire?
Situazioni in cui sei disposta a fare più di quanto dovresti (per il tuo bene) per "Tenerti" o "avere" qualcuno?
Se ti va di parlare con me e con i menbri di questo forum. Ti ascolto.
A presto,

Inviato: 23 febbraio 2005, 17:06
da Medea
La ringrazio dottoressa per la sua disponibilità!
Per ora mi sento in una specie di iperuranio in cui basta non pensare e accontentarsi di come vanno le cose. Non so se sarò mai felice, felice nel senso più conpleto del termine, non so se ruscirò mai ad avere qualcuno accanto che mi capisca e che tenga a me...
Ma non ce la faccio a scrivere tutto sul forum, le posso mandare una e-mail?
Grazie ancora!

Inviato: 25 febbraio 2005, 20:57
da ila
Per me è sempre stato cosi soprattutto dopo aver vissuto esperienze abbastanza traumatiche in qst ultimi anni.... Sara t capisco, se ti va io ci sono!!!! :D
Quando sei consapevole di quello che succede è più facile poi impegnarti per cambiare la situazione!!!!
l'ultimo anno è stato il più brutto cha abbia mai vissuto, ma ora sn più forte e più consapevole!

Inviato: 26 febbraio 2005, 14:59
da Gigix
Salve a tutti,
volevo giusto raccontare cosa sento io a riguardo di questa discussione. Beh, ho avuto diverse relazioni, la piu importante si é interrotta un anno fa per un mio tradimento. Il tutto é nato proprio dalla sensazione di sacrificio. Il sentirmi come se facessi di tutto per tenere in piedi la relazione, cercando sempre di regalare un sorriso alla persona che amo (gia, alla fine la amo ancora). Eppure stavo scoppiando, io cercavo qualcuno che mi stesse a sentire, e che mi regalava un sorriso come io facevo con lei. Ma forse il tutto nasce da un mio problema caratteriale che ho notato a piu riprese quando mi relaziono con gli altri. Nessuno mi ascolta veramente. Quando ho un problema non me la piango mai, xché in fin dei conti penso di essere una persona fortunata, non ho problemi di salute e riesco a vivere da solo con la mia borsa di studio. Non piango dei miei problemi, non mi arrabbio con l'altra persona quando c'é una discussione, cerco solo di chiarire e comprendere. Il risultato? Sembra che le persone ti ascoltano solo se ti lamenti e sbatti i piedi come un bambino che non ha il giocattolo che vuole. Quando invece racconti di una difficolta con anima (+ o -) serena, per cercare consiglio oppure giusto per sfogarti, beh... in quel caso sembra che la cosa passi inosservata.
Questo unito al fatto che cerco di dare tutto alla persona che ho accanto... beh alla fine mi sento vuoto, come se non avessi nulla che mi resta.

il mio caso ...

Inviato: 27 febbraio 2005, 22:59
da MILLY
Sempre di più penso che ci sono 2 categorie di persone :

- quelli che si sentono in dovere di dare , con la speranza di ricevere gratitudine e amore, si sentono in colpa se non si sacrificano perché
pensano di essere prima di tutto debitori e tutto quello che ricevono deve,
per loro, essere guadagnato.

- quelli che non danno mai nulla senza prima ricevere e non si sentono
in dovere di dare , non si sacrificano mai per gli altri , tutto è loro dovuto
e se qualche volta succede loro di fare un piccolo sacrificio lo fanno valere
a peso d'oro e si lamentano sempre.


Io faccio parte della prima categoria , purtroppo non riesco a togliermi
questo "fardello" del pensiero doveroso ...

E' il modo in cui si è educati o è il carattere delle persone a formare queste
tendenze?

Re: il mio caso ...

Inviato: 1 marzo 2005, 17:36
da Dr.ssa Cristina Spadoni
MILLY ha scritto:Sempre di più penso che ci sono 2 categorie di persone :

- quelli che si sentono in dovere di dare, con la speranza di ricevere gratitudine e amore, si sentono in colpa se non si sacrificano perché
pensano di essere prima di tutto debitori e tutto quello che ricevono deve,
per loro, essere guadagnato.

- quelli che non danno mai nulla senza prima ricevere e non si sentono
in dovere di dare, non si sacrificano mai per gli altri, tutto è loro dovuto
e se qualche volta succede loro di fare un piccolo sacrificio lo fanno valere
a peso d'oro e si lamentano sempre.


Io faccio parte della prima categoria , purtroppo non riesco a togliermi
questo "fardello" del pensiero doveroso ...

E' il modo in cui si è educati o è il carattere delle persone a formare queste
tendenze?
Cara Milly,
esistono sì queste due "categorie" di persone, ma è vero anche che "in mezzo" c'è anche, e per fortuna, un'ampia gamma di possibilità meno sbilanciate.
Io credo, per rispondere alla tua domanda, che il "carattere di una persona" sia il frutto delle esperienze relazionali e non, in cui è compresa appunto anche l'educazione. Sicuramente ancora più incisive sono le esperienze infantili implicite, ossia quelle di cui non siamo consapevoli. Spesso ci vengono proposte del tutto involontariamente e inconsciamente, e allo stesso modo noi interiorizziamo tali modelli relazionali, affettivi... La percezione che abbiamo di noi stesse, l'autostima, il valore che ci attribuiamo sono frutto di queste relazioni, di questi schemi infantili, che crescendo diventano parte integrante della nostra identità, e di cui solo in parte possiamo essere consapevoli. Il fatto appunto di sentirsi sempre "in dovere di dare", o di essere "debitori" anche quando, ci rendiamo conto che non avremmo nessun motivo per esserlo, trova appunto le sue origini in questa forma di "educazione", di rispecchiamento nelle relazioni con le figure principali della nostra storia.
I due "estremi" che hai descritto, se caratterizzano la personalità, possono rappresentare dei seri ostacoli alla realizzazione di noi stessi e complicarci notevolmente la vita. Certo chi appartiene alla prima ipotesi, tenderà a "soffrire" di più, a patire per le delusioni che regolarmente incontra nel sacrificarsi "per gli altri". E' vero però che ha più "strumenti" di colui che si trova nell'altra. Facilmente il primo, grazie proprio alla sofferenza e alle maggiori capacità introspettive, sarà più consapevole e motivato quindi a spostarsi in una posizione più sana... a fare qualcosa per cambiare la sua condizione...
Chi invece si colloca nella seconda "categoria", soffrirà certo meno, in quanto spesso credono che il problema sia dell'altro. Il punto è che prima o poi queste persone, non possedendo capacità introspettive né tantomeno consapevolezza del problema, si troveranno in un deserto affettivo, spesso avanti con l'età (il che è ancora peggio), con sensazioni di vuoto e solitudine, completamente impotenti di fronte a qc che non riconoscono essere "loro". Spesso queste persone proprio perchè prive di consapevolezza, non accettano l'idea di avere un problema, e di conseguenza, quella di chiedere aiuto per risolvere la situazione. E' molto triste, e la prognosi per questa categoria è certamente più negativa rispetto alla prima.
Spesso si fanno sacrifici estremi in nome di valori importanti, confondendo però la realtà... tali sacrifici spesso vengono compiuti (e aggiungerei sono possibili) in virtù dei fantasmi che l'appartenere alla prima tipologia di persone, con la loro storia, si creano.
Se ci sentiamo debitori, colpevoli, sbagliati, troppo bisognosi... per motivazioni interne, non potremo che fare altro che relazionarci con persone che guardacaso confermano questa nostra percezione. Pur essendo un equilibrio patologico è pur sempre un equilibrio, che ci sostiene nella nostra identità. Se noi ci riconosciamo solo quando siamo quelle, sottrarsi a quella situazione, al nostro "carnefice" di turno, ci terrorizzerà, ci farà vacillare e perdere il senso della nostra identità. Ed ecco che ci perdiamo sia nel rimanere lì in quel ruolo sacrificale sia nell'idea di sottrarci a quelle situazioni che ci fanno del male. I fantasmi ci assalgono spesso in forma di "razionalizzazioni": come farò? Farò troppo male alle persone che amo; sono cattiva, egoista... faccio male ai miei figli, perdo tutto...
C'è però una differenza sostanziale: nel rimanere lì VERAMENTE PERDIAMO NOI STESSE, NON ESISTIAMO se non in funzione di un altro dominante (il che equivale a non esistere!), SOFFRIAMO E REGOLARMENTE SAREMO DELUSE. Nel sottrarci invece, saremo sì assalite dai fantasmi terrorizzanti, ma in realtà essi sono tali! SOTTRARSI DA CHI O COSA CI FA SOFFRIRE NON PUo' MAI EQUIVALERE A FARE NOI DEL MALE, AD ESSERE CATTIVE, A DANNEGGIARE I FIGLI. Se qd ti riempie d calci ingiustamente, si può essere cattivi o fare del male se ci sottraiamo a questi calci??
I figli hanno bisogno di GENITORI CHE ESISTANO, che QUINDI SIANO IN GRADO DI STARE BENE, DIFENDERSI, SODDISFARE I PROPRI BISOGNI... DI GENITORI in altre parole ADULTI, questo sì che gli sarà di aiuto. Paradossalmente li tutelerà, li renderà forti e sicuri, in grado di pensare al proprio bene a loro volta, di difendersi dalle ingiustizie... fornirà a loro il modello che, se siamo in questa situazione, purtroppo a noi è mancato.
Certo non è facile arrivare a sentire tutto ciò, ma con l'aiuto di uno psicoterapeuta vi assicuro che è possibile. E finalmente cominciamo a vederci chiaro. Perché è questo che succede: questi schemi ci confondono completamente le idee, ribaltando del tutto la realtà. E succede così che chi è "vittima" diventa il "carnefice"... spesso "aiutati" da un partner che guardacaso funziona in modo complementare.
Fate attenzione...
SE volete discuterne con me io sono a vostra disposizione.
Sinceramente,

...

Inviato: 2 marzo 2005, 21:16
da MILLY
Cara Dottoressa,

quanto lei ha scritto lo condivido pienamente poiché durante gli ultimi
7 anni ho avuto modo di fare autointrospezione ed ero arrivata anch'io
a tali conclusioni, lei mi conferma che dentro di me ho trovato le risposte!
ma ahimé ... come dice lei , non è facile liberarsi da un modello imposto
da un'educazione improntata sulla sottomissione agli altri.

Io sono di estrazione modesta , i miei genitori mi hanno sempre proposto
il modello " signor comanda " dove agli "altri" bisogna dare sempre
rispetto , in ogni caso , "prima il dovere ..." ecc. nessuna trasgressione
alla "normalità" era possibile.

Molte volte mi hanno picchiata (all'epoca si usava molto) per colpa di
menzogne riportate da altri , senza prima chiedermi spiegazioni .

Mi rendo conto di non avere il coraggio di fare il grande salto , eppure
vedo di là un grande prato fiorito , una grande distesa verde dove poter
finalmente correre libera da ogni "fardello" ... a volte il baratro da
superare mi sembra solo un passo , poi quando mi lancio e arrivo al
punto mi sembra insuperabile mi assale una paura tremenda e allora
rifugo tutti i miei propositi e torno su i miei passi.

Quello che più mi fa paura sono i ricatti economici ... i miei figli studiano
tutti e due e lei saprà che costa molto mantenerli senza deluderli troppo ! :shock:

Anche se so fare un lavoro che non molti sanno fare ( parlo e scrivo
senza problemi 2 lingue straniere , uso molto bene il PC , sono esperta
in pratiche per l'import /export... con un'esperienza ventannale ) ho tre
anni di studio della medicina , so' disegnare , dipingere e cucinare
ottimamente ... ( potrei fare lo chef... :lol: )

Ma chi assumerebbe una 47enne ? :? :evil:

Mi sento talmente insicura che mi rifugio nel mio buco ... e lì sto' a
sopportare tutto... aspettando quel giorno in cui avrò il coraggio.

ciao
Grazie

X Milly e per chi si trova in situazioni analoghe!

Inviato: 3 marzo 2005, 15:08
da Dr.ssa Cristina Spadoni
MILLY ha scritto:Cara Dottoressa,

quanto lei ha scritto lo condivido pienamente poiché durante gli ultimi
7 anni ho avuto modo di fare autointrospezione ed ero arrivata anch'io
a tali conclusioni, lei mi conferma che dentro di me ho trovato le risposte!
ma ahimé ... come dice lei , non è facile liberarsi da un modello imposto
da un'educazione improntata sulla sottomissione agli altri.

Io sono di estrazione modesta , i miei genitori mi hanno sempre proposto
il modello " signor comanda " dove agli "altri" bisogna dare sempre
rispetto , in ogni caso , "prima il dovere ..." ecc. nessuna trasgressione
alla "normalità" era possibile.

Molte volte mi hanno picchiata (all'epoca si usava molto) per colpa di
menzogne riportate da altri , senza prima chiedermi spiegazioni .

Mi rendo conto di non avere il coraggio di fare il grande salto , eppure
vedo di là un grande prato fiorito , una grande distesa verde dove poter
finalmente correre libera da ogni "fardello" ... a volte il baratro da
superare mi sembra solo un passo , poi quando mi lancio e arrivo al
punto mi sembra insuperabile mi assale una paura tremenda e allora
rifugo tutti i miei propositi e torno su i miei passi.

Quello che più mi fa paura sono i ricatti economici ... i miei figli studiano
tutti e due e lei saprà che costa molto mantenerli senza deluderli troppo ! :shock:

Anche se so fare un lavoro che non molti sanno fare ( parlo e scrivo
senza problemi 2 lingue straniere , uso molto bene il PC , sono esperta
in pratiche per l'import /export... con un'esperienza ventannale ) ho tre
anni di studio della medicina , so' disegnare , dipingere e cucinare
ottimamente ... ( potrei fare lo chef... :lol: )

Ma chi assumerebbe una 47enne ? :? :evil:

Mi sento talmente insicura che mi rifugio nel mio buco ... e lì sto' a
sopportare tutto... aspettando quel giorno in cui avrò il coraggio.

ciao
Grazie
Cara Milly, credo che lei abbia trovato il fulcro del problema, so esattamente cosa significhi vivere in quella situazione, tutte le paure e i fantasmi che anche solo il pensare al "salto" può risvegliare. Ancor di più quando "si è aiutati" da un compagno o familiare che fa di tutto per tenerci in quel buio.
Certo questo salto non può farlo da sola, ma credo che facendosi accompagnare da uno specialista tutto diventi più "facile", possibile.
Il modello che le è stato imposto per così tanto tempo e così intensamente (gli abusi fisici e morali di questo tipo, sono particolarmente svalutanti, umilianti e terrorizzanti e confermano nella mente di un bambino che l'unico modo per sopravvivere sia quello) equivale all'intensità delle sue "paure" rispetto alla possibilità, invece reale, di compiere quel salto o quantomeno di creare una posizione di maggior tutela per lei e i suoi figli.
In questi casi, i ricatti economici sono gli strumenti più utilizzati per mantenere una posizione di potere e di dominio, infondendo nelle mogli e nei figli il terrore di non potersela cavare, nel momento in cui "il grande dispensatore di ogni bene e bontà" venisse a mancare. Ma questo NON E' MAI VERO!!!
Nessun giudice, e un avvocato esperto in materia glielo potrà confermare, lascerebbe una moglie e madre, sottoposta alle sue angherie e con due figli ancora economicamente dipendenti, in situazioni disagiate... Da questo punto di vista almeno la legge ci tutela molto! Se mai provasse seriamente a intraprendere un percorso che almeno la tutelasse dal punto di vista economico, dei beni, dei conti... si accorgerebbe che nella realtà la situazione sarebbe completamente capovolta...
Il punto è che finché si rimane nell'ottica di "vittime" in balia totale del nostro "carnefice", aderendo alla SUA VISIONE DELLE COSE, si resta convinte che non ci sia altra strada se non quella della rovina nostra e dei nostri figli... Questo non implica arrivare per forza al divorzio, ma spesso può essere utile farlo credere ... 8)
Pian piano con l'aiuto di un bravo terapeuta e di un altrettanto bravo avvocato scoprirebbe che la realtà le sorriderebbe molto più a lei che a suo marito...
Quando il "carnefice" non ha più la sua "vittima", perchè questa si sottrae a quel ruolo, perde completamente il potere e si rivela in tutta la sua dipendenza: io credo cara Milly, che suo marito da solo e senza i suoi figli, non durerebbe molto, e certo non sarebbe arrivato dove è ora; anche la posizione di dominio di cui gode, paradossalmente gliel'ha concesso lei (ovvio che lui si muove all'interno di quello schema), proprio "grazie" al modello a cui è stata sottoposta. Dal momento però che lei decidesse di non affidargliela più intraprendendo un percorso di "emancipazione da quelle figure parentali, interne, tanto schiaccianti, scoprirebbe che E' LUI L'ELEMENTO PIù BISOGNOSO DELLA COPPIA! Mi creda, so di cosa sto parlando :wink:
Di cuore,

Inviato: 21 marzo 2005, 22:47
da milu
:( :cry: ciao sono milu, per caso ho letto il sondaggio e certamente mi sono ritrovata nella percentuale più alta ,spesso questo pensiero mi gira e rigira nella mente, a volte provo ad allontanarlo ma non ci riesco, stasera mi sento uno straccio sono andata ad un corso di formazione a cui tenevo molto ma il risultato è stato mi sono sentita inadeguata e non pronta per affrontare certe tematiche , e tornando ho fattola strada piangendo e chiedendomi perchè,. cosa ho sbagliato ,un giorno tanto tempo fà qualcuno mi ha detto che ero una persona che si accontentava , miha fatto riflettere tanto, in verità io non mi sono mai sentita tale anzi al contrario ho sempre cercato di fare le cose nel modo migliore, forse in verità ho cercato di trovare il modo migliore per gli altri certamente non per me stessa , visti i risultati.Mi preoccupo che gli altri si accorgano del mio stato d'animo ,sono sempre sorridente ,giocosa, certamente anche il lavoro che faccio mi richiede questo attegiamento,certamente poichè sono un'insegnante elementare, lavoro che adoro e mi dà delle soddisfazioni incredibili.Proprio per questo cerco ogni giorno di separare la mia vita personale dalla vita professionale che richiede grande impegno , serietà e professionalità

per Milu

Inviato: 22 marzo 2005, 18:24
da Dr.ssa Cristina Spadoni
milu ha scritto::( :cry: ciao sono milu, per caso ho letto il sondaggio e certamente mi sono ritrovata nella percentuale più alta ,spesso questo pensiero mi gira e rigira nella mente, a volte provo ad allontanarlo ma non ci riesco, stasera mi sento uno straccio sono andata ad un corso di formazione a cui tenevo molto ma il risultato è stato mi sono sentita inadeguata e non pronta per affrontare certe tematiche , e tornando ho fattola strada piangendo e chiedendomi perchè,. cosa ho sbagliato ,un giorno tanto tempo fà qualcuno mi ha detto che ero una persona che si accontentava , miha fatto riflettere tanto, in verità io non mi sono mai sentita tale anzi al contrario ho sempre cercato di fare le cose nel modo migliore, forse in verità ho cercato di trovare il modo migliore per gli altri certamente non per me stessa , visti i risultati.Mi preoccupo che gli altri si accorgano del mio stato d'animo ,sono sempre sorridente ,giocosa, certamente anche il lavoro che faccio mi richiede questo attegiamento,certamente poichè sono un'insegnante elementare, lavoro che adoro e mi dà delle soddisfazioni incredibili.Proprio per questo cerco ogni giorno di separare la mia vita personale dalla vita professionale che richiede grande impegno , serietà e professionalità
Cara Milu,
le andrebbe di spiegare un pò meglio cosa le succede? Qual'è il pensiero che così spesso le gira per la testa? Come mai è tornata a casa piangendo? e a quali "risultati" si riferisce?
Se le va di confrontarsi con qualcuno, io sono qui.
A presto,