voglia di morire

Che cosa ci induce a soffrire piu' di quanto potremmo? Fragile autostima, depressione, insopprimibili sensi di colpa, disamore di sé, sfiducia nel proprio valore e nelle proprie capacità, frustrazione, rabbia, impotenza, senso di inadeguatezza, senso di vuoto; dipendenza e dedizione a legami funesti, dominio e sottomissione. Spesso questi disturbi si manifestano attraverso sintomi e malattie fisiche di stress quali: insonnia, cefalea, ansia, disturbi gastro-intestinali, respiratori, tensione muscolari, disfunzioni sessuali… Altre volte possono complicarci notevolmente l’esistenza, inquinando le varie sfere di vita. Tutto è più complicato, faticoso o doloroso: il lavoro, le relazioni d’amore e d’amicizia, la sessualità.

Moderatore: Dr.ssa Cristina Spadoni

Sera
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Messaggio da Sera » 17 novembre 2006, 17:31

rocco ha scritto:
Davvero tu pensi che una persona sia condannabile perchè senza coraggio?
Si'. Quando la sua mancanza di coraggio nel non saper nuotare da solo significa che trascina sott'acqua (acqua= mare di bugie e situazioni posticce) gli altri aggrappandosi a loro, si'. Senza appello.
Sicuramente non ama me e forse neanche la moglie, ma certamente non ama se stesso, altrimenti avrebbe madato tutti a quel paese e si sarebbe rifatto una vita.
No, chi ha paura di stare da solo non lo fa mai. Che si ami o meno. La paura e' piu' forte dell'amorproprio purtroppo, quando e' patologica. Piuttosto fa vivere gli altri nella menzogna (magari la moglie e' convinta che lui la ami e i suoi figli credono di avere una famigliola perfetta e incrollabile, che so).
La paura porta all'egoismo.

E lui da quel che dici oltre che pauroso mi sembra anche vittima di una accidia terribile. Non voler smuovere un dito per terrore del cambiamento e' anche accidia. Probabilmente non ha voglia di trovarsi ipoteticamente in una situazione che sarebbe, a livello pratico e morale (soprattutto pratico: molti uomini ragionano cosi', specie se hanno una storia fissa) faticosa da gestire e incasinata.
Non ha coraggio di buttare all'aria la sua famiglia e ne paga il prezzo, perchè è un uomo visbilmente infelice.
No, no. Il prezzo lo pagherebbe se fosse onesto e tirasse fuori i cosiddetti, e affrontasse la situazione (con qualunque esito possibile: dal tornare con la moglie ma CONVINTO dopo attenta analisi, cosa che potrebbe avvenire solo se avesse le pa**e di mettere in discussione con sincerita' la situazione e individuare le reali basi della sua insoddisfazione a costo di affrontarne le conseguenze, o troncare).

Lui non sta pagando nulla: ha la casa calda e il piatto in tavola, una compagnia (sisi', compagnIa, non compagnA, proprio compagnIa) alla quale comunque e' abituato e che soddisfa il bisogno/paura di non sentirsi solo e la confidenza di un rapporto di lunga data ergo "rutto libero e canotta sporca di sugo" (quindi comodo), uno status quo che tutto sommato gli da tranquillita' sociale, e in piu' conta su orecchie esterne (le tue, e chissa' forse se tu non ci sarai piu' ne trovera' altre) con cui esternare fantasie da rimpianto del ventenne che era e che vorrebbe rivivere ma che non ha il coraggio di realizzare (anche solo a parole, esternare le proprie fantasie a qualcuno le rende piu' reali, non parliamo poi se si arriva ai fatti, pero' i fatti possono portare a disastri e squilibri nel gia' citato status quo, e i fifoni non lo fanno MAI, o se lo fanno resistono finche' le cose sono facili e non comportano assolutamente alcun pelo smosso nel loro status quo che, comunque, e' un gran bel comodo salvagente a cui tornare -ovvero finche' l'amante non inizia a rompere chiedendo di piu', o finche' la moglie o compagna di una vita non inizia a subdorare e minaccia separazioni a.k.a. smottamenti del gia' citato status quo).
Per quanta rabbia mi possa fare, per quante cattiverie possa avergli detto.....non riesco a condannarlo del tutto...
Cara, perdonami la schiettezza, io forse sbaglio ma ho vissuto una situazione simile (anche se lui sposato non era e non c'erano figli, ma le modalita' erano quelle).
Non condannando lui, stai condannando te stessa.

Vuoi veramente fargli un favore? Dagli una bella svegliata.

E vuoi fare un favore a te stessa? SCAPPA a gambe levate.

le due cose sono azione e conseguenza.

un abbraccio

S.

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rocco
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X SERA

Messaggio da rocco » 18 novembre 2006, 16:39

Vuoi veramente fargli un favore? Dagli una bella svegliata.

E vuoi fare un favore a te stessa? SCAPPA a gambe levate.

le due cose sono azione e conseguenza.
Ciao Sera,
le tue parole sono dure e taglienti, perchè dolorosamente vere.

In questo momento mi sembra di avere la forza per allontanarlo definitivamente.

Ora ti farò arrabbiare...ma ho bisogno di sfogarmi un po'.....anche se so che risulterò patetica.
La settimana scorsa ha ricominciato improvvisamente a farsi vivo con delle mail, spiritose e simpatiche. Poi ha lanciato l'esca con delle battute un po' piccanti e provocatorie e io...ho abboccato. Dopo vari tira e molla: "ti voglio vedere-non posso vederti" ieri sera siamo stati insieme per una mezz'oretta circa. L'ultimo bacio ce lo eravamo scambiati 7 mesi fa. Ero assetata.....si è fatto coccolare, abbracciare ecc. ecc. ....subito doo il rimorso per il timore di usarmi e farmi del male. Perchè lui mi vuole bene, ma non mi ama e non vuole farmi soffrire.
Poco ci è mancato che dovessi pure consolarlo.....

Poi a casa, la sera, ho trovato una sua meil del pomerggio (inviata prima del'incontro, ma ad appuntamento già concordato) in cui mi dice: forse è meglio lasciar perdere: "AMICI, RIMANIAMO SOLO AMICI". Ma poi le coccole se le è prese tutte......

Scoprisi totalmente imbecille a 40 anni suonati è un'altra delle disgrazie che dovrò mettere nel conto.
Immagino già la tua risposta, ma mi piacerebbe sentirla comunque....
Grazie e un abbraccio
Sandra

Twilight
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Messaggio da Twilight » 18 novembre 2006, 21:27

sandra..non vorrei essere volgare,ma mandalo affffffffffffffffffff......xxxxxxxxxxxxyyyyyyyyyyyyyyyyzzzzzzzzzz!!!!!!!!!!!!!!!!
è uno str....
ti usa in una maniera bastarda, gioca con te mettendo le mani avanti dice "io sono bravo,non voglio farti del male,ti voglio bene ma non ti amo" e si para il fondoschiena sentendosi poi giustificato,per avere detto quelle parole inquella che lui crede essere onestà, a fare come gli pare e a maltrattarti. è un maltrattamento,è un approfittarsi sentendosi giustificato a farlo da 3 cazzate dette apposta. una persona rispettosa se non vuole ferire l'altra non la contatta nemmeno più.. e credimi,capisco perfettamente la situazione.
mandacelo di gusto a fare in xxxx anche da parte mia!
mi fan venire un nervoso ste cose...
quanto ti voglio,quanto mi piaci,,,ma è meglio che restiamo amici,e scarica la responsabilità di tutto quello che succede dopo su di te,perchè tu lo sapevi,lui te lo ha detto eh...
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parì
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Re: autocolpevolizzazioni

Messaggio da parì » 20 novembre 2006, 13:08

Dr.ssa Cristina Spadoni ha scritto:
Cara Parì, questo è un esempio della differenza che può esservi tra un amico, compagno, ecc. ed un terapeuta che fa questo mestiere e che ha gli strumenti per aiutare l'altro ad aiutarsi (scusi il gioco di parole). Non era un'accusa a Twilight di non capire quello che si prova, ma quello di cui parlo fa capo agli aspetti più inconsci che muovono la nostra psiche.
Quando qualcuno dei nostri cari soffre ci sentiamo impotenti (come d'altronde si sente lui) e spinti quindi a rovesciare tale situazione pensando che aiutare equivalga a "fare" o "fargli fare" qualcosa, dispensando consigli che la persona non riesce a utilizzare (sentendo così un altro fallimento). Non ci accorgiamo invece che la sua sofferenza arriva proprio da questo suo sentirsi non in grado di "fare", e che forse è di questo di cui ha bisogno: di essere aiutato ad accettare che può non fare niente, a darsi il permesso di soffrire, stare male, piangere e disperarsi perché ne avrà sicuramente motivo (anche se a livello concio non appare) e che noi rimaniamo lì lo stesso, gli siamo vicini nella sua soferenza, lo accettiamo. Riuscire a fare questo, tollerare l'impotenza, la frustrazione che questo ci provoca, rimanendo al suo fianco empaticamente, legittimando la sua sofferenza, è fare tantissimo. Aiutarlo poi ad accettare di avere bisogno di aiuto da chi ha gli strumenti per farlo, è il passo successivo.
Di cuore,
Gentilissima Dottoressa,
mi scusi se Le rispondo solo ora, ma non avevo notato la Sua risposta.
Ho capito il senso del Suo messaggio, ma mi unisco ai dubbi di abc e di ivy per avere un ulteriore chiarimento, in particolare quando scrivono:
"in pratica", che significa accettarli nella loro sofferenza? C'è un qualche modo "giusto" per spronare una persona oppure non bisogna tentare in alcun modo di contraddirla, smuoverla ecc..?"

"Sarebbe bello sapere fino a quando è giusto accettare questa loro sofferenza, mentre quando è bene iniziare a spronarli per migliorarsi e cambiare la situazione in meglio."

Cordiali saluti

Dr.ssa Cristina Spadoni
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Messaggio da Dr.ssa Cristina Spadoni » 23 novembre 2006, 11:36

Al di sotto delle vostre domande, vi è l'aspettativa inconscia di potergli fare da "terapeuta", ma non è possibile cancellare la propria personalità, i propri modi di reagire alle varie situazioni e quindi ai sentimenti che questi vi suscitano... il modo "giusto" lo riesce a capire lo psicoterapeuta dopo attenta e accurata conoscenza della persone che soffre o che fa la domanda ed è motivata a star meglio. Non ce n'è uno solo, ma uno per ogni persona che abbiamo di fronte. In generale comunque si è spinti a dire qualcosa o a fare, perchè non possiamo intanto solo ascoltare? Nessuno più ascolta... già sentirsi ascoltati e accettati nella nostra sofferenza, non è abbastanza? quanti sono gli amici che riescono veramente a fare questo?
Di cuore,
Dr.ssa Cristina Spadoni

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Messaggio da parì » 24 novembre 2006, 23:09

Dr.ssa Cristina Spadoni ha scritto:Al di sotto delle vostre domande, vi è l'aspettativa inconscia di potergli fare da "terapeuta", ma non è possibile cancellare la propria personalità, i propri modi di reagire alle varie situazioni e quindi ai sentimenti che questi vi suscitano... il modo "giusto" lo riesce a capire lo psicoterapeuta dopo attenta e accurata conoscenza della persone che soffre o che fa la domanda ed è motivata a star meglio. Non ce n'è uno solo, ma uno per ogni persona che abbiamo di fronte. In generale comunque si è spinti a dire qualcosa o a fare, perchè non possiamo intanto solo ascoltare? Nessuno più ascolta... già sentirsi ascoltati e accettati nella nostra sofferenza, non è abbastanza? quanti sono gli amici che riescono veramente a fare questo?
Di cuore,
In parte condivido ciò che dice Dottoressa, e cioè che ascoltare ed essere ascoltati è già una gran cosa :oops: ...però quando Lei domanda quante siano veramente le persone che riescono a fare questo col cuore, io credo che ce ne siano, magari poche, ma ci sono... :roll:

Anche solo pensare ad un genitore che vede soffrire il proprio figlio...quale amore più disinteressato del suo! :oops:
Lei crede che anche in quel caso il genitore debba solo "limitarsi"ad ascoltare...anche se vede che il figlio soffre però non vuole e non cerca aiuto?
In quel caso non sarebbe un "bene" per il figlio, anche se tale per lui non sembrerebbe, che il genitore "forzasse" un pò la situazione?
E' vero che le cose devono maturare dentro ciascuno di noi e se fatte forzatamente non servono a nulla...però credo anche che una persona che sta male difficilmente e raramente chiederà aiuto :?
E allora che si fa?
Si assiste inerti al suo dolore e alla sua distruzione? :(

Sono domande che Le rivolgo con nessun intento polemico Dottoressa, anzi, ma solo per chiarirmi un pò più le idee perchè sono situazioni veramente delicate....

Grazie dei Suoi contributi :oops:

Dr.ssa Cristina Spadoni
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Messaggio da Dr.ssa Cristina Spadoni » 30 novembre 2006, 16:38

Certamente un genitore ha una responsabilità diversa, rispetto ad un amico. Non possiamo comunque generalizzare in nessun caso. Ascoltare sentendo con il cuore e cercare di motivare la persona a rivolgersi a qualcuno che possa veramente aiutarlo è più di quanto molti riescano.
Di cuore,
Dr.ssa Cristina Spadoni

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Messaggio da parì » 1 dicembre 2006, 1:21

Dr.ssa Cristina Spadoni ha scritto:Certamente un genitore ha una responsabilità diversa, rispetto ad un amico. Non possiamo comunque generalizzare in nessun caso. Ascoltare sentendo con il cuore e cercare di motivare la persona a rivolgersi a qualcuno che possa veramente aiutarlo è più di quanto molti riescano.
Di cuore,

Grazie a Lei per la risposta :oops:
"La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare..."

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Messaggio da jack stereo » 4 dicembre 2006, 16:11

Dr.ssa Cristina Spadoni ha scritto:Al di sotto delle vostre domande, vi è l'aspettativa inconscia di potergli fare da "terapeuta", ma non è possibile cancellare la propria personalità, i propri modi di reagire alle varie situazioni e quindi ai sentimenti che questi vi suscitano... il modo "giusto" lo riesce a capire lo psicoterapeuta dopo attenta e accurata conoscenza della persone che soffre o che fa la domanda ed è motivata a star meglio. Non ce n'è uno solo, ma uno per ogni persona che abbiamo di fronte. In generale comunque si è spinti a dire qualcosa o a fare, perchè non possiamo intanto solo ascoltare? Nessuno più ascolta... già sentirsi ascoltati e accettati nella nostra sofferenza, non è abbastanza? quanti sono gli amici che riescono veramente a fare questo?
grazie, dottoressa, leggere queste sue parole e anche il post precendente, quello in cui dice:
Dr.ssa Cristina Spadoni ha scritto:Quando qualcuno dei nostri cari soffre ci sentiamo impotenti (come d'altronde si sente lui) e spinti quindi a rovesciare tale situazione pensando che aiutare equivalga a "fare" o "fargli fare" qualcosa, dispensando consigli che la persona non riesce a utilizzare (sentendo così un altro fallimento). Non ci accorgiamo invece che la sua sofferenza arriva proprio da questo suo sentirsi non in grado di "fare", e che forse è di questo di cui ha bisogno: di essere aiutato ad accettare che può non fare niente, a darsi il permesso di soffrire, stare male, piangere e disperarsi perché ne avrà sicuramente motivo (anche se a livello concio non appare) e che noi rimaniamo lì lo stesso, gli siamo vicini nella sua soferenza, lo accettiamo. Riuscire a fare questo, tollerare l'impotenza, la frustrazione che questo ci provoca, rimanendo al suo fianco empaticamente, legittimando la sua sofferenza, è fare tantissimo. Aiutarlo poi ad accettare di avere bisogno di aiuto da chi ha gli strumenti per farlo, è il passo successivo.
mi è stato veramente di grandissimo aiuto per capire come mi devo comportare ora che il mio compagno finalmente ha iniziato l'analisi. :)
il primo (difficile) passo per aiutarlo l'ho già fatto quest'estate, quando mi sono resa conto che la questione era più complicata di quando credessi e mi sono accorta che era più grande di me, che non potevo aiutarlo io da sola ma che era necessario l'intervento di uno specialista. da quel momento ho smesso di cercare di "fargli da terapeuta" nel tentativo di farlo parlare e riflettere, ho resistito alla tentazione di discutere con lui per farlo ragionare ed ho insistito solo per convincerlo a tornare dallo psicoterapeuta. ora che è in terapia continuavo a chiedermi quale dovesse essere il mio ruolo, cosa dovevo/potevo fare adesso per stargli vicino e aiutarlo, nelle sue parole ho trovato una risposta, cercherò di farne tesoro.
grazie.

BOTTIN15
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Messaggio da BOTTIN15 » 3 gennaio 2007, 12:33

Scusate se mi intrometto, ho letto i vari interventi di Roberta, Twilight, Fab e mi sento coinvolta, forse perchè anch'io in questo momento ho bisogno di risposte che non mi sono state date, forse perchè anch'io credo tanto nell'amore verso il proprio compagno, forse perchè anch'io sono stata abbandonata.
Vi chiedo, per favore, di leggere la mia storia nel forum Uomini e donne, e per quanto vi è possibile caricarmi nella vostra barca!
Clo

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Messaggio da Dr.ssa Cristina Spadoni » 15 gennaio 2007, 17:44

Cara jack stereo, vedo che è risucita a smuovere positivamente le cose! Sono contenta. Le auguro che il suo percorso continui in questa direzione,
grazie per le sue parole,
di cuore,
Dr.ssa Cristina Spadoni

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Messaggio da CercoDiVolare » 12 giugno 2007, 9:03

A volte la voglia di smetterla e farla finita è troppa...
C'è chi riesce a frenare questa voglia, affrontando la vita nel male e nel bene,e chi questo vero e proprio coraggio non lo ha.
A molte persone accadono, nell'arco della vita, tante di quelle cose che è difficile dire e pensare " voglio continuare a vivere".
Ecoo...questo è il problema...chi realmente vuole continuare a vivere avendo la consapevolezza di ciò che ha davanti???
Mi ritrovo a dire e pensare queste cose in un momento particolare dalla mia via...in un momento in cui sono piu propensa nel farla finita, che nel continuare a vivere...
Non so se riuscirò a continuare a rimanere qui in vita...non lo sò...
Forse perchè ho paura, forse perchè non voglio...io VOGLIO MORIRE...

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Messaggio da CercoDiVolare » 12 giugno 2007, 9:04

A volte la voglia di smetterla e farla finita è troppa...
C'è chi riesce a frenare questa voglia, affrontando la vita nel male e nel bene,e chi questo vero e proprio coraggio non lo ha.
A molte persone accadono, nell'arco della vita, tante di quelle cose che è difficile dire e pensare " voglio continuare a vivere".
Ecoo...questo è il problema...chi realmente vuole continuare a vivere avendo la consapevolezza di ciò che ha davanti???
Mi ritrovo a dire e pensare queste cose in un momento particolare dalla mia via...in un momento in cui sono piu propensa nel farla finita, che nel continuare a vivere...
Non so se riuscirò a continuare a rimanere qui in vita...non lo sò...
Forse perchè ho paura, forse perchè non voglio...io VOGLIO MORIRE...

valentina.rm
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Messaggio da valentina.rm » 12 giugno 2007, 21:31

ti capisco..capita spesso anche a me... :(
per fortuna però poi quando nn ho le mie crisi depressive ritrovo un po di razionalità e riesco ad apprezzare cio che ho di bello e provo a trovare un modo x uscire da questo brutto periodo..
ho cercato aiuto, e ho trovato una psicoteapeuta (ci sono andata oggi x la 2a volta)... sto iniziando a fare un lavoro su me stessa per cercare di tornare a star bene.. tu ti fai aiutare da qualcuno? un bacio!

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Messaggio da CercoDiVolare » 13 giugno 2007, 7:56

Ciao Valentina.rm, grazie per avermi risposto...
Beh, io non mi sto facendo aiutare da nessuno... perchè non molto coraggio nel raccontare e parlare di me... starei ancora più male...
Ieri mattina ho tentato di finirla... poi è arrivato mio fratello che mi ha fermata... continuare a vivere in questo stato non ha senso....e l'aiuto di una psicologa è relativo....

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