solo una parola d'aiuto

Che cosa ci induce a soffrire piu' di quanto potremmo? Fragile autostima, depressione, insopprimibili sensi di colpa, disamore di sé, sfiducia nel proprio valore e nelle proprie capacità, frustrazione, rabbia, impotenza, senso di inadeguatezza, senso di vuoto; dipendenza e dedizione a legami funesti, dominio e sottomissione. Spesso questi disturbi si manifestano attraverso sintomi e malattie fisiche di stress quali: insonnia, cefalea, ansia, disturbi gastro-intestinali, respiratori, tensione muscolari, disfunzioni sessuali… Altre volte possono complicarci notevolmente l’esistenza, inquinando le varie sfere di vita. Tutto è più complicato, faticoso o doloroso: il lavoro, le relazioni d’amore e d’amicizia, la sessualità.

Moderatore: Dr.ssa Cristina Spadoni

medellia
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solo una parola d'aiuto

Messaggio da medellia » 3 settembre 2006, 1:00

Per me è così difficile raccontare ciò che sto vivendo...Proverò a farlo il più serenamente possibile, confidando nella vostra disponibilità e comprensione. E scusandomi subito se non riuscirò ad essere molto sintetica.

Sono una studentessa di 24 anni. Un curriculum studi piuttosto brillante, una famiglia mediamente colta alle spalle che sta facendo tutt'oggi molto sacrifici per il mio futuro. I miei genitori si sono separati con molte difficoltà quando avevo 13 anni. Mia madre, allora molto fragile e depressa, accusava di mio padre di essere un uomo freddo, lontano, incapace di amare. Mio padre non è mai riuscito ad accettare il suo abbandono. Anche ora, dopo dieci anni, sostiene di essere pronto a perdonarla e a "riaccoglierla a casa". Io mio padre lo amo. Tanto quanto mi ha fatta e mi fa soffrire. E' una persona innegabilmente solitaria, apparentemente distaccata, riservata. Può sembrare insensibile. Può diventare collerico e dispotico. Un po' di vecchio stampo. Ma possiede la più grande intelligenza, la più grande onestà. E' leale, fedele, ha rinunciato ad una promettente carriera politica per la famiglia.

Una separazione che, ovviamente, ha scombussolato assai la ragazzina vivace e ribelle che ero. Una situazione insolita ed ipocrita che si protrae fino ad oggi: due giorni a settimana mia madre da sempre torna "a casa", cucina per tutti, sbriga le faccende, dorme sul divano. Parlando con me e mio fratello, intrattenendo addirittura qualche bel rapporto con i miei parenti paterni. Con un piccolo particolare: lei e mio padre non si parlano da dieci anni. Non una parola. Nulla.

Sono cresciuta parando i colpi, commettendo sciocchezze adolescenziali, rimediando, mantendendo una buona media scolastica, intrattendendo rapporti sociali piuttosto soddisfacienti. Nella norma, insomma. Fino al liceo non riesco a trovarmi un "fidanzato". Un po' non lo cerco, un po' non ci penso, un po' ne soffro, un po' penso che non sono certo l'unica, fra le mie amiche. Ma lentamente la cosa inizia a pesarmi, più che altro per una ragione: non riesco a sentire emozioni, non riesco ad incontrare una persona che mi piaccia, nemmeno un po', un pochino. Nessuno che mi faccia battere il cuore. E in questo sì, mi sento unica.

I primi anni dell'università faccio qualche tentativo, qualche breve relazione, qualche esperienza ssessuale. Tutte aride e deludenti perchè da parte mia non scatta proprio nessun coinvolgimento. Tuttavia mi convinco che non è un problema. Sono una persona esigente, io aspetto la persona giusta. Arriverà, non c'è fretta.
Sono molto corteggiata, i maschi lodano la mia bellezza, rimangono affascinati dalla mia personalità forte e dal mio esser allo stesso tempo dolce, sensibile, piena di gioia e di fantasia. Ma io non sento niente, niente per nessuno.

Dopo la laurea di primo livello cambio città, un po' d'irrequietezza e di voglia di cambiare mi portano altrove. Senza troppe aspettative ma con uno spirito curioso inizio una "nuova vita".
E subito, dopo neanche un mese, lo incontro. Lui è diverso da come avevo sempre immaginato. Non è un "maledetto", non ha il fascino dell'esperienza. E' un ragazzino. Più piccolo di me di quasi due anni, a detta di tutte molto molto carino. All'inizio infatti noto solo quello. E per la prima volta sento una vera, profonda, fortissima attrazione fisica.
Questa cosa mi spaventa ma m'induce a guardarlo di più. E' riservato, sembra non darmi molte attenzioni. Mi piace. E "lo sento". Sento lui, lo sento davvero.
Dal nulla, inaspettatamente, succede che facciamo l'amore. Non so nemmeno io come dal momento che non mi ha mia "corteggiata". Improvvisamente, dal nulla, esplode tutta la nostra attrazione.

E qui, più di un anno e mezzo fa, inizia una storia fino ad oggi tormentatissima.
Nella prima parte di essa io colleziono un errore imperdonabile dietro l'altro. Per inesperienza. Per paura.
Il primo errore consiste nel voler negare a me stessa il mio sentimento. "E' solo sesso, quando capita". Prendo a frequentare assiduamente casa sua, una casa di cinque studenti maschi, divenendo la migliore amica di uno di loro. Usciamo sempre tutti assieme. Io, unica ragazza in un gruppo di maschi. Loro mi stimano, mi vogliono bene. Com'è speciale questa ragazza! Tutti mi coccolano, mi sento protetta, quasi come in famiglia.
Addirittura, per due tre mese, mi trasferisco lì, dopo aver avuto seri problemi con la mia coinquilina.
Con lui? Niente. Paura, incapacità di esprimermi. Ci limitiamo a contenere questa grande attrazione che io sento, che lui sente. La reprimiamo. E nel frattempo iniziamo a conoscerci. Senza volerlo. In sei mesi ci vado a letto tre volte in tutto. Nel resto del tempo facciamo finta di niente.
Poi l'errore più grande. Me ne vergogno infinitamente, ogni giorno. Forse mi spavento, forse, ora lo posso dire, decido di rendere la nostra storia impossibile: vado a letto con il suo migliore amico. Due volte. E non glielo nascondo, praticamente lo faccio in faccia sua. Mi chiedo, poi, ma sarà rimasto male? Mi rispondo di no. Per lui era solo sesso, come per me.

Praticamente subito dopo ariva la consapevolezza. COSA HO FATTO. E' lui che voglio, è lui che volevo, ora che faccio, è impossibile. Ma rimango convinta del fatto che non avrei avuto comunque possibilità.
Passa un po' di tempo, lui dopo uno smarrimento iniziale si riavvicina. Più sciolto, più spontaneo. Penso che forse la soluzione più naturale era quella della amicizia, non troppo profonda.

Ma dopo l'estate ci rivediamo, e SUBITO, SUBITO, scoppia la passione, come non l'ho mai vissuta, come credevo non avrei mai potuto vivere. E questa volta in maniera totale. Io non ho più il controllo di niente, lui nemmeno.
Prima non capiamo, lui mi prende e scappa, mi prende e scappa. Poi lo dico, "mi sono innamorata di te". La risposta è io no. Non gli credo, di fatto non gli credo perchè continua a volermi, continua ad amarmi fisicamente. E lo fa con una dolcezza disarmante e con una difficoltà evidente. Cerca di allontanarmi ma non ci riesce. Mi dice "non potremo mai stare assieme", e da questa posizione non s'è mai mosso. Ma dal settembre scorso ad oggi è stato solo un crescendo di coinvolgimento, di dialogo, anche, di tenerezza, di responsabilità. D'intesa.

Fino a qui sembra una favola. Quella dell'amore passionale e romantico.
Ma io in un anno ho sofferto così tanto, tutt'oggi soffro così tanto! Ciclicamente ha bisogno di farmi stare male, di dirmi mille volte "io non ti amo" sempre dopo aver fatto l'amore e spesso prima di rifarlo, di ribadire che la nostra unione non può essere ufficiale. Nello stesso tempo si lascia travolgere da me, dal mio affetto costante, paziente, dalla mia presenza calda e mai ossessiva.
Un po' di volte mi fa stare male, e io non gli risparmio niente, lacrime, parole, tutto. Sento che mi ama ma che non mi vuole amare. Al contempo temo quotidianamente di vivere un'illusione, un'ossessione.
La mia migliore amica (psicologa) mi dice di non fidarmi di ciò che gli uomini dicono, ma di ciò che fanno. Ma io non ce la faccio, quel "non ti amo non staremo mai assieme" mi distrugge completamente.
Più di una volta gli chiedo di aiutarmi a separarci, è meglio per tutti e due. Non lo fa, non lo ha mai fatto. E dopo ogni crisi la nostra unione è più profonda di prima.

So che è molto giovane, che probabilmente non sa gestire questa relazione (anche se a differenza mia questa per lui non è la prima storia seria), troppo "grande" per lui. Che solo da poco ha iniziato a fidarsi di me (il mio non è stato un tradimento classico, ma ho tradito me stessa e ho calpestato qualcosa di prezioso che stava nascendo...). Che con la mia intensità e la mia aura problematica ho destabilizzato la sua vita serena e senza traumi.
Lui mi è fedele, quando siamo insieme mi tratta come una regina.
Ma questo suo bisogno cicilico di distaccarsi mi fa soffrire, i suoi tentativi di ridefinire la situazione mi destabilizzano completamente, questo suo tirare il freno, questo suo impegno a voler mantenere una distanza, se pur formale, mi fa sorgere spesso mille dubbi.

Ho paura di farmi davvero male. E soprattutto ho paura di essere vittima di una storia impossibile, senza uscita. Di essere un'illusa che non sa ammettere a se stessa di essersi innamorata senza essere corrisposta. Quando penso a quanto indietro eravamo un anno fa mi si scalda il cuore...Ma credo di aver raggiunto il momento di DOVER aprire gli occhi. Da sola non ci riesco.

Io continuo a credere così tanto in questo amore. E c'è di più. mi sento fortunata per essermi innamorata di una persona così "perbene". Considerati certi miei precedenti, certi retaggi adolescenziali, non ci avrei mai sperato

Mi sento tanto inesperta...Una parola, un consiglio, mi darebbero un sacco di forza.


Grazie.

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Vale
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Messaggio da Vale » 3 settembre 2006, 11:20

ciao medellia :)
vorrei chiederti una cosa: lui ti sta facendo soffrire molto?
l'amore per te è sofferenza?
Tutte le volte che altri sono d'accordo con me ho sempre la sensazione di avere torto.
Più si analizzano gli altri, più scompare ogni ragione d'analisi.
Solo chi è intellettualmente perso si mette a discutere.

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 3 settembre 2006, 12:02

cara Med, benvenuta nel forum. Chiedi che qualcuno ti dia un consigio, forse qualche dottoressa del forum ti risponderà. Io ti dico la mia, con una premessa che faccio spesso: metti sempre davanti a tutto ciò che scrivo un “secondo me”, cioè la mia consapevolezza che posso scrivere cose molto sbagliate, perché non ti conosco.
Ho letto più volte e con molta attenzione ciò che hai scritto.
Tralascio quasi completamente le varie fasi della tua relazione affettiva con quel ragazzo.
Noto una cosa soltanto: ti comporti in maniera molto simile a come si è comportato tuo padre con tua madre.
Allora secondo me il problema è a monte. Hai interiorizzato tantissimo tuo padre, le cui grandi qualità che elenchi non ti hanno forse o comunque aiutata ad interiorizzare un modello femminile che sembra esserti mancato, o che ti sembra sia mancato.
E io invece voglio parlare un po’ di tua madre.
Di lei tu non dici una sola parola in positivo. Invece ne spendi molte per tuo padre: è un uomo grande intelligenza, grande onestà, ha rinunciato alla carriera politica per la famiglia, è leale, fedele, lo ami tantissimo, ecc ecc.
Eppure tua madre era una donna fragile e depressa, e proprio per questo avrebbe avuto bisogno di sentirsi maggiormente amata. Non metto in dubbio che tu padre la amasse, ma sai bene anche tu che in una relazione affettiva se una persona non si sente amata ciò ha esattamente lo stesso effetto che se non lo fosse.
E nonostante ciò tua madre viene in casa “vostra” (pensa cosa può esserle costato all’inizio, tornare nel luogo dove non si era sentita amata), scrivi che “da sempre torna a casa, e cucina per tutti, sbriga le faccende, dorme sul divano. Parlando con me e mio fratello, intrattenendo addirittura qualche bel rapporto con i miei parenti paterni”….. lei cucina per tutti, sbriga le faccende, vi pulisce la casa che voi abitate e sporcate, dorme sul divano. Le si concvede di dormire sul divano…. Ma ti rendi conto di quello che hai scritto? Qui si parla di una donna affettivamente abbandonata, fragile, depressa, che nonostante ciò si è sempre presa cura praticamente (facendo quasi da cameriera) e affettivamente, curando il rapporto coi figli e perfino con la famiglia del marito; perfino dorme sul divano, come neanche una serva… Riconosci a tuo padre il diritto di amare a modo suo, ma non dici una parola per questi gesti con cui mi pare che vostra madre, in silenzio, da dieci anni, esprima un amore più umile e più grande. E dopo dieci anni che questa donna vi ama e si dona a voi in questo modio e con questo linguaggio, anche dei gesti oltre che delle parole, tuo padre dall’alto della sua lealtà fedeltà ecc ecc. si permette la managnimità di “sostenere di essere pronto a perdonarla e a riaccoglierla a casa” questa moglie cui ha rovinato la vita…!!!
Cara Med, forse è ora che, proprio per te stessa e per valutare bene le cose, tu faccia una serena ma doverosa critica a tuo padre e che ti liberi un po’ del suo modello, che è quantomeno molto molto discutibile. E forse è venuto il momento di “riscoprire” tua madre, anche come modello di amore e di donazione di sé. E forse allora anche certe tue inquietudini cominceranno ad andare a posto.
Ti saluto di cuore, ciao

medellia
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Messaggio da medellia » 3 settembre 2006, 12:27

Ciao vale,
ti ringrazio innanziutto per la risposta...

No, l'amore per me non è sofferenza. E' tutto quello che sto vivendo, e in questo tutto è compresa anche la sofferenza. Ma non c'è solo quella, no di certo, altrimenti non riuscire a portare avanti questa relazione. Si alternano periodi di serenità a momenti in cui non riesco a gestire la sua paura, la sua incapacità di lasciarsi andare. In cui mi sembra di non aver ancora conquistato la sua fiducia. Ma tutto ciò non si manifesta sempre, è qualcosa di ciclico che ogni due tre mesi riesplode. E in questi momenti non riesco a mantenere una stabilità, ad affidarmi ad alcuni "punti fermi", capisci? Mi ritrovo di nuovo a pensare "ecco, non mi ama, non mi vuole, andrà male". E a dire la verità poi mi sono sempre dovuta ricredere perchè, come ho specificato (credo sia una cosa piuttosto importante), da questi momenti di crisi siamo sempre usciti più forti di prima, più uniti di prima. Ciò che mi dà preoccupa, che credo non sia "sano", è la mia incapacità a gestire gli stati d'ansia che mi vengono procurati da queste sue crisi.
Forse questo tradisce anche una mia mancanza di fiducia in me stessa, e anche un po' in lui...

La mia sensazione è che abbia bisogno di allontanarmi quando inizio a diventare "troppo" importante, e anche che abbia un po' bisogno di "tastare" il potere che ha su di me. Ma tutte le volte che ho seriamente prospettato l'idea di rompere lui si è rifiutato, ha cancellato tutto, quasi spaventato, è sempre ricorso a mille premure per assicurarmi che no, non c'è motivo di allontarci perchè ci vogliamo un bene infinito.
Si nasconde dietro a questi "ti voglio un bene dell'anima ma non ti amo" o "noi due non stiamo assieme" (quando invece, di fatto, siamo a tutti gli effetti una coppia, che magari non si sente tutti tutti i giorni, che magari non è ancora stata ufficializzata in famiglia dato che lui è siciliano e io veneta e siamo ambedue fuorisede universitari, ma per tutto il resto lo siamo...) perchè è una persona che ha un'estrema necessità di controllo, su se stesso e su ciò che gli sta attorno. E questo a me fa soffrire perchè io non sono così, voglio vivere le emozioni senza imporre freni, senza alzare muretti perchè ci si può far male, o si è troppo giovani. Senza temere di far vedere all'altro quanto si ha bisogno di lui/lei per paura di mostrarsi deboli.
Per il resto passiamo dei momenti bellissimi, momenti di tenerezza assoluta, momenti di grande passione. Quando c'è lui io mi sento protetta, mi riempie di attenzioni, di delicatezze. Se gli chiedo un consiglio è sempre pronto ad aiutarmi. Se qualcuno mi fa del male (e purtroppo di recente è successo dato che ho dovuto affrontare una grande delusione da parte di un nostro amico...) lui è pronto a difendermi...
E' solo che non so gestire questo suo carattere, questi suoi blocchi, anche. E odio sentirmi ogni volta così destabilizzata! Penso che ci sia qualcosa che non va in me per questa ragione, non si può essere così altalenanti, non posso il giorno prima pensare "niente ci può separare e i fatti x y z lo dimostrano" e il giorno dopo "non mi ama". Su questo vorrei tanto un consiglio da parte chi un esperto, o di chi ha più esperienza di me...Quanto ci si deve fidare del proprio cuore? Quanto invece è bene stare all'erta? E qual è il limite fra senso della realtà e mancanza di fiducia, nel mio caso?
E' normale che un ragazzo (molto maschio, devo dire, per molti aspetti...fa fatica a parlare di sè, di ciò che prova, ma anche estremamente sensibile...infatti per certi versi mi ricorda mio papà...), un ragazzo innamorato, si comporti così? Quanto può dipendere dall'immaturità? Quanto dai fattori che ho provato ad esprimere in generale? E quanto, ancora, dal fatto che io non sono per niente una persona facile, gestibile (me ne rendo conto, è risaputo, in questo forse risiede anche parte del mio fascino, ma anche la ragione per cui soltanto rare persone nella mia vita hanno espresso la volontà di starmi VERAMENTE accanto)?

Tante domande che mi attanagliano la mente, a cui da sola, completamente da sola, non riesco a rispondere. Perchè non so armonizzare la mia parte razionale e quella più emotiva...E, ogni qual volta lui manifesta più o meno esplicitamente le sue difficoltà, mi assale il pensiero negativo che mi dice "attenta, potresti sbagliare tutto, potrebbe essere che in fondo non ti vuole bene per niente".

Io sono disposta ad investire molte energie in questo rapporto che mi sta dando così tanto, che sta dando anche a lui così tanto...Lo sto facendo e lo voglio fare ancora, anche aiutandolo a superare blocchi, paure, incertezze. Se guardo le cose nel lungo periodo non posso fare a meno di pensare che siamo andati sempre più in discesa. Ma ho questa paura di rimanere vittima di una grande illusione, di un sogno.
Perchè? Che cosa mi fa stare così male in quei momenti?

Spero di essere riuscita ad esprimere un po' quello che sento...
Ho davvero bisogno di un po' di saggezza, di qualche parola guida che i miei 24 anni e il mio essere "dentro le cose" forse non mi possono dare...

medellia
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Messaggio da medellia » 3 settembre 2006, 13:06

caro davide,

ti ringrazio moltissimo per quello mi hai scritto. Penso sia tutto molto vero e molto saggio.
Mi spinge però a chiarire qualcosa, non fosse altro in nome dell'amore viscerale che da sempre mi lega a mia madre...

E' vero, rileggendo ciò che ho scritto ho dedicato molte parole dolci a mio padre e neanche una a mia madre. E in un motivo ci deve ben essere. Forse ho molta rabbia repressa nei suoi confronti. Perchè quando i miei si sono separati fra me e lei i ruoli si sono invertiti. Avevo solo 13 anni ma per tutta l'adolescenza sono stata io ad occuparmi di lei. Piangeva continuamente, mi chiedeva di occuparmi di questa situazione...Aveva costanti crisi in cui minacciava il suicidio, in cui sosteneva di essere convinta di diventare pazza. Io in quel momento ero piccola, ma non mi sono tirata indietro davanti a niente. Ho fatto sicuramente degli errori ma la mia reazione spontanea è stata "mamma è debole, mamma ha bisogno di me: sono dalla sua parte". Sono diventata il suo unico punto di riferimento. "Se vieni a vivere con me io in cambio vi porto a casa di papà una volta a settimana e sto con voi". Io ci sarei andata più felicemente da sola, da papà...Perchè vederlo come un nemico? Perchè dovevo aver bisogno della sua compagnia per stare con mio padre? E' sempre stato un buon padre, lui. Non di quei papà-amici perchè fra noi c'è una differenza d'età piuttosto notevole. Ma un gran bravo papà. Tuttavia per non contraddirla ho accettato questa situazione, nonostante la situazione ipocrita mi pesasse. E da notare che poi, quando passato qualche anno ho iniziato a chiederle di non venire più, lei non ha voluto. Dice da ormai sei, sette anni "sì sì, non ci vengo più, è meglio". Ma poi viene. Fa i lavori di casa, certo. Ma lo fa perchè lo vuole. Anzi, perchè non sa farne a meno. Anche se con le buone, con le lacrime, con tutto, io e mio fratello le abbiamo chiesto di non farlo, perchè NON VOGLIAMO.
L'idea che mi sono un po' fatta, dunque, sapendo cmq che potrei sbagliarmi, è che sì, lei ha lasciato mio padre in un momento di grande difficoltà, di depressione...Però non l'ha mai fatto VERAMENTE, mai TOTALMENTE. Forse non lo vuole. Forse non ci riesce.
In tutto questo, però, io l'ho sempre difesa. Sempre protetta. Lei ha dormito nel mio letto per anni, io l'ho tenuta stretta per anni. Sul divano c'è finita perchè io le ho espressamente detto "se continui a venire da papà sappi che con me non puoi più dormire, in quella casa c'è un letto che è ancora per metà tuo, oppure stai a casa tua, oppure passi a salutarmi e te ne vai a casa a dormire". Dopo ANNI.
Questo appoggiare in tutto mia madre mi ha portata a trascurare mio padre, almeno quand'ero ragazzina. Stavo sempre dalla parte di lei, litigavo con lui al posto suo, dicendogli le parole sue, di lei. Eppure io lo capivo. Capivo che la sua forza era solo di facciata, che dentro era affranto perchè la donna che amava l'aveva lasciato, perchè i suoi figli non vivevano più con lui. Lo guardavo rimanere zitto con gli occhi lucidi davanti ai miei sproloqui sul suo conto. Nemmeno le pensavo, quelle cose. Gliele dicevo per lei.
Un giorno, l'ultimo giorno delle vacanze di Natale (io e mio fratello eravamo stati qualche giorno lì da lui, avevo 17 anni), mi disse "so che tua mamma sta male, e tu fai bene a stare con lei. Ma ora voi ve ne andate e io resto qui, in campagna da solo". Non lo so...il tono in cui l'ha detto...E poi s'è messo a piangere. Non qualche lacrima, a piangere, come un bambino. Io ero attonita: l'uomo-roccia che piange. Quel giorno qualcosa si è rotto dentro di me. Non so perchè. Ma lo ricordo come fosse ieri.

Ora tutta quella sofferenza è quasi passata. Mia mamma sta meglio, è super impegnata con il suo lavoro (felicemente, anche), esce con le sue amiche, va al cinema, a teatro, fa sport la domenica. Io e lei stiamo spesso assieme, usciamo, chiaccheriamo, le racconto tutto! Ovviamente quando posso vedo anche mio padre. Che non mi ha mai fatto una colpa d'aver "scelto lei" quando lei ha chiesto il mio aiuto. Ma forse, inconsciamente, ho ancora molto rancore nei confronti di questa mamma che, nella sua fragilità (che io ho amato, rispettato, protetto), mi ha "costretta" ad "abbandonare" mio papà.

Forse sì, la storia così importante che sto vivendo in questo momento per certi versi assomiglia un po' a quella dei miei. Forse inconsapevolmente voglio anche dimostrare a mia mamma che io con un uomo difficile, apparentemente (saltuariamente) distaccato, ce la faccio. Che io gli so stare accanto comunque, che riesco ad accettare il suo modo d'amare.
Forse è così, e ti ringrazio per avermi dato un parere su questo:-)

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Vale
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Messaggio da Vale » 3 settembre 2006, 16:35

cara medellia, leggendo nuovamente il tuo post iniziale io vedo una persona che soffre.
in un forum è molto semplice sbagliare, poichè non si ha di fronte la persona, non si coglie il tono...non si capiscono le sfumature.
tuttavia questo amore ti sta logorando poichè attendi una sola parola di lui...attendi quel ti amo, stiamo insieme che ti sembra cambierebbe al momento la tua vita rendendola finalmente serena. ma...ne sei sicura?
sei certa sarebbe la cosa più giusta?

io non ne sono affatto convinta. non desidero farmi influenzare da ciò che è accaduto anche a me, ogni situazione è differente e ha i propri risvolti, i nostri passati sono così diversi che sicuramente agiamo in maniera differente. ti posso dire ciò che ho fatto io di fronte ad una persona così, con la quale c'era il 200% di affinità. mi ha lasciata ed è stata la cosa migliore che potesse mai fare. ha avuto il coraggio di farlo perchè non mi amava.

la verità è che sta a te capire se desideri "star dietro" a questo ragazzo ceh ti porta all'autodistruzione personale, all'insicurezza, alla mancanza di punti fermi, alla destabilizzazione.

non avendo una adolescenza molto semplice alle spalle inoltre potrebbe essere meglio fermarti un attimo e capire quello che sei e cosa vuoi tu. con calma e con il tempo.

prova ad allontanarti tu da lui. per un po', per te stessa!
Tutte le volte che altri sono d'accordo con me ho sempre la sensazione di avere torto.
Più si analizzano gli altri, più scompare ogni ragione d'analisi.
Solo chi è intellettualmente perso si mette a discutere.

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Messaggio da medellia » 3 settembre 2006, 20:01

Certamente soffro, certamente i comportamenti che ti ho descritto mi fanno stare male. Ma posso anche dire che, in complesso, la mia vita è già una vita serena :) , questo penso proprio di poterlo dire. Ho un sacco di progetti per il mio futuro, amici veri (pochi ma buoni) che mi vogliono bene...Una situazione familiare pesante alle spalle, che condiziona in parte la mia vita sentimentale, ma che ora come ora riesco a gestire, a livello pratico ed emotivo, con una certa indipendenza...
Insomma, se mi facessero la classica, fatidica domanda "sei felice?", io credo davvero che risponderei di sì. Sì, sono felice. Mi sento piena di energie (a parte i momenti giù, ma guai se non ci fossero, saremmo degli automi!), piena di voglia di fare cose belle per me stessa e per le persone che amo.

Il mio approccio alla mia storia d'amore è...come posso dire...Non è un qualcosa di totalizzante che mi annulla. Non è un dolore che m'impedisce di uscire, di studiare, di ridere con i miei amici, di fantasticare sul mio futuro (in senso lato, sia professionale che di donna...). E' un problema. Tutto qui. E' un problema. Nella mia vita c'è un sacco di gioia, un sacco di tutto, e c'è anche questo problema. Che voglio affrontare nella direzione giusta. Infatti il mio desiderio è solo quello di riuscire a trovare una stabilità in me stessa, una stabilità che rimanga intatta anche nei momenti di crisi (che poi, devo specificare per non far fraintendere la situazione...saranno stati 3-4 in un anno e mezzo). Voglio acquisire sicurezza e non farmi travolgere da quest'ansia di non essere amata...

Non aspetto il suo "ti amo". No, anzi, ti sembrerà stupido, ma forse è proprio il fatto che non me lo dica a farmi credere in lui. Gli uomini ti dicono "ti amo" e subito dopo "passami il sale". Non sono le parole a conquistarmi, anzi, sono sempre stata molto diffidente nei confronti di quei fidanzati delle mie amiche che dopo due settimane si professavano innamorati alla follia (e infatti c'ho quasi sempre azzeccato, purtroppo, anche se mi sono sempre astenuta dal dire ad una mia amica "secondo me lui non ti vuole bene veramente" perchè sono sempre stata del parere che è una cosa da non farsi, non so perchè :) ). Io credo solo ai fatti. Alle cose concrete. Non è quel "ti amo" che desidero, è sentirlo finalmente fiducioso, in grado di gestire una relazione che è vissuta da entrambe le parti con estremo trasporto, ma che vorrei si stabilizzasse di più, con un battito cardiaco regolare...

Forse ho bisogno di crescere anche io, sì. Ma sarebbe meraviglioso riuscire a farlo un po' insieme...Sono d'accordo che ci sono situazioni in cui è meglio rompere...e non è detto che anche nella nostra storia prima o poi non arrivi quel punto. Però mi mettono anche tristezza quelle coppie che, di fronte alle prime difficoltà , si sfaldano subito nel tentativo dell'uno e dell'altra di mettere in salvo la "propria pelle". Niente nasce perfetto, serve tanto impegno per far funzionare le cose. Non è sufficiente, certo. Ma necessario...

Ti ringrazio vale per l'attenzione che mi stai dando, sei carinissima:-) E grazie per condividere con me la tua esperienza, ne farò tesoro!

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 3 settembre 2006, 20:19

cara Med, questo tuo nuovo lungo intervento era davvero necessario e integrativo, chiarisce molte cose.
Sai, qui nel forum uno legge quello che un’altra persona ha scritto, si va un po’ alla cieca, nel senso che si cerca di capire cosa sta dietro le parole, cosa è espresso tra le righe, e di cerca di dire qualcosa di sensato sulla base di quello che un altro ha detto, che inevitabilmente è sempre parziale rispetto all’interezza e alla complessità del suo vissuto; dunque si può anche sbagliare il tiro, di tanto o di poco, ma poi, a mano a mano che il discorso procede, le cose si mettono a fuoco sempre meglio.
Complimenti per la notevole e lucida capacità introspettiva che hai ad appena 24 anni, e per la tua capacità di chiedere ad altri un aiuto e un parere (e la serenità con cui li accogli, io ero andato giù abbastanza duro), è un altro segno di maturità e di, paradossalmente, autonomia interiore.
Capita per quasi tutti il momento di farsi genitori dei propri genitori, a causa della vecchiaia o della malattia. A me è successo intorno ai 25 anni, davanti a entrambi i genitori col cancro. A te è successo a 13 anni con una madre depressa. E allora adesso ti capisco meglio.
Chiarito, chiaritissimo il discorso del divano.
Chiarito il fatto che non siete voi a chiederle un aiuto domestico, ciò non toglie significato al fatto che lei comunque lo offre, e nel linguaggio materno accudimento anche solo esteriore significa amore.
Chiarito anche il fatto che venire lì per tua madre è rassicurante. Ed è vero, i vostri due genitori non si sono mai lasciati del tutto (lei torna, lui la lascia tornare). Non si parlano ma si vedono e si ascoltano, si osservano. Sembrano due animali selvatici feriti. Senza volerlo, si sono in parte fatti del male a vicenda. Non si sono mai incontrati del tutto, non si sono mai lasciati del tutto.
Chiarito che sei stata dalla parte di tua madre, l’hai amata, rispettata, protetta, l’hai difesa prendendo anche ingiustamente le parti di lei davanti a tuo padre, ma il tuo modello di riferimento resta lui, un modello maschile. (A margine mi permetto di chiederti: hai o hai avuto modelli femminili di riferimento alternativi? Una nonna, una cugina, una zia, un’amica, un’insegnante, la tua amica psicologa?).
Insomma chiarite meglio queste cose familiari e intuito che hanno un certo influsso sul tuo modo di vivere la relazione amorosa, cose sulle quali secondo me faresti comunque bene a ritornare dentro di te, magari con l’aiuto della tua amica psicologa.

Un paio di considerazioni piuttosto semplici sulla relazione affettiva che stai vivendo, argomento su cui credo ci sia ben poco che tu non sappia già o non abbia già considerato.
Ho l’impressione che tu abbia trovato un uomo che, come tuo padre, ama senza dimostrarlo, e almeno per ora teme di dire “ti amo”, un incontro che non sia a metà. Tu dici “maschio”. Resta il fatto che fra il “maschio” non dire “ti amo” e il dire “non ti amo” c’è di mezzo qualcos’altro.
Forse il tuo ragazzo dice “non ti amo” perché teme una responsabilità prematura, sproporzionata alle forze decisionali e progettuali che attualmente sente in sé. Forse lo spaventa il divario fra la tua capacità decisionale e la sua, fra la tua e la sua conoscenza di se stessi, fra sua prudenza e la tua disponibilità a fare un grosso investimento affettivo nel rapporto, fra il tuo modo di vedere il rapporto (amore, libertà) e il suop (vincolo, legame, impegno). E tieni presente che, alla stessa età che ha lui ora, sei stata tu la prima a fare in modo da “rendere la vostra storia impossibile”.
Tieni presente che in età molto giovanile, a parità di età una donna è più matura di un uomo (il che significa anche maggiore chiarezza interiore riguardo aip ropri desideri, bisogni, progetti)
Spontaneamente mi verrebbe da pensare che lui sia incerto non su di te come persona, ma su di sé e sui propri sentimenti verso di te. Spesso gli uomini sono meno espansivi delle donne, ma ritengo che un uomo veramente innamorato, molto innamorato, osi sempre, oggi, dire il “ti amo” che, in un uomo onesto ma insicuro sui propri sentimenti, stenta ad uscire (certi fingerebbero). Un uomo che sente di amare, lo dice a se stesso e alla donna che ama. La verità prima o poi viene sempre fuori. E comunque alla vostra età un rapporto affettivo può aprirsi ad ogni evoluzione o sbocco. Non cercare troppe garanzie, forse è un attimo prematuro aspettarsi da un 22enne in ricerca di sé un rassicurante, maturo e consapevole “ti amo”, parola grossa, grossissima, che magari lui teme verrebbe sentita e percepita con l’aggiunta inespressa dell’ancor più impegnativo “per sempre”. Dagli tempo, al tuo ragazzo, che è poi tempo anche per te stessa.
Un saluto di cuore, ciao.

weely76
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Re: solo una parola d'aiuto

Messaggio da weely76 » 4 settembre 2006, 9:18

medellia ha scritto:Per me è così difficile raccontare ciò che sto vivendo...Proverò a farlo il più serenamente possibile, confidando nella vostra disponibilità e comprensione. E scusandomi subito se non riuscirò ad essere molto sintetica.

Sono una studentessa di 24 anni. Un curriculum studi piuttosto brillante, una famiglia mediamente colta alle spalle che sta facendo tutt'oggi molto sacrifici per il mio futuro. I miei genitori si sono separati con molte difficoltà quando avevo 13 anni. Mia madre, allora molto fragile e depressa, accusava di mio padre di essere un uomo freddo, lontano, incapace di amare. Mio padre non è mai riuscito ad accettare il suo abbandono. Anche ora, dopo dieci anni, sostiene di essere pronto a perdonarla e a "riaccoglierla a casa". Io mio padre lo amo. Tanto quanto mi ha fatta e mi fa soffrire. E' una persona innegabilmente solitaria, apparentemente distaccata, riservata. Può sembrare insensibile. Può diventare collerico e dispotico. Un po' di vecchio stampo. Ma possiede la più grande intelligenza, la più grande onestà. E' leale, fedele, ha rinunciato ad una promettente carriera politica per la famiglia.

Una separazione che, ovviamente, ha scombussolato assai la ragazzina vivace e ribelle che ero. Una situazione insolita ed ipocrita che si protrae fino ad oggi: due giorni a settimana mia madre da sempre torna "a casa", cucina per tutti, sbriga le faccende, dorme sul divano. Parlando con me e mio fratello, intrattenendo addirittura qualche bel rapporto con i miei parenti paterni. Con un piccolo particolare: lei e mio padre non si parlano da dieci anni. Non una parola. Nulla.

Sono cresciuta parando i colpi, commettendo sciocchezze adolescenziali, rimediando, mantendendo una buona media scolastica, intrattendendo rapporti sociali piuttosto soddisfacienti. Nella norma, insomma. Fino al liceo non riesco a trovarmi un "fidanzato". Un po' non lo cerco, un po' non ci penso, un po' ne soffro, un po' penso che non sono certo l'unica, fra le mie amiche. Ma lentamente la cosa inizia a pesarmi, più che altro per una ragione: non riesco a sentire emozioni, non riesco ad incontrare una persona che mi piaccia, nemmeno un po', un pochino. Nessuno che mi faccia battere il cuore. E in questo sì, mi sento unica.

I primi anni dell'università faccio qualche tentativo, qualche breve relazione, qualche esperienza ssessuale. Tutte aride e deludenti perchè da parte mia non scatta proprio nessun coinvolgimento. Tuttavia mi convinco che non è un problema. Sono una persona esigente, io aspetto la persona giusta. Arriverà, non c'è fretta.
Sono molto corteggiata, i maschi lodano la mia bellezza, rimangono affascinati dalla mia personalità forte e dal mio esser allo stesso tempo dolce, sensibile, piena di gioia e di fantasia. Ma io non sento niente, niente per nessuno.

Dopo la laurea di primo livello cambio città, un po' d'irrequietezza e di voglia di cambiare mi portano altrove. Senza troppe aspettative ma con uno spirito curioso inizio una "nuova vita".
E subito, dopo neanche un mese, lo incontro. Lui è diverso da come avevo sempre immaginato. Non è un "maledetto", non ha il fascino dell'esperienza. E' un ragazzino. Più piccolo di me di quasi due anni, a detta di tutte molto molto carino. All'inizio infatti noto solo quello. E per la prima volta sento una vera, profonda, fortissima attrazione fisica.
Questa cosa mi spaventa ma m'induce a guardarlo di più. E' riservato, sembra non darmi molte attenzioni. Mi piace. E "lo sento". Sento lui, lo sento davvero.
Dal nulla, inaspettatamente, succede che facciamo l'amore. Non so nemmeno io come dal momento che non mi ha mia "corteggiata". Improvvisamente, dal nulla, esplode tutta la nostra attrazione.

E qui, più di un anno e mezzo fa, inizia una storia fino ad oggi tormentatissima.
Nella prima parte di essa io colleziono un errore imperdonabile dietro l'altro. Per inesperienza. Per paura.
Il primo errore consiste nel voler negare a me stessa il mio sentimento. "E' solo sesso, quando capita". Prendo a frequentare assiduamente casa sua, una casa di cinque studenti maschi, divenendo la migliore amica di uno di loro. Usciamo sempre tutti assieme. Io, unica ragazza in un gruppo di maschi. Loro mi stimano, mi vogliono bene. Com'è speciale questa ragazza! Tutti mi coccolano, mi sento protetta, quasi come in famiglia.
Addirittura, per due tre mese, mi trasferisco lì, dopo aver avuto seri problemi con la mia coinquilina.
Con lui? Niente. Paura, incapacità di esprimermi. Ci limitiamo a contenere questa grande attrazione che io sento, che lui sente. La reprimiamo. E nel frattempo iniziamo a conoscerci. Senza volerlo. In sei mesi ci vado a letto tre volte in tutto. Nel resto del tempo facciamo finta di niente.
Poi l'errore più grande. Me ne vergogno infinitamente, ogni giorno. Forse mi spavento, forse, ora lo posso dire, decido di rendere la nostra storia impossibile: vado a letto con il suo migliore amico. Due volte. E non glielo nascondo, praticamente lo faccio in faccia sua. Mi chiedo, poi, ma sarà rimasto male? Mi rispondo di no. Per lui era solo sesso, come per me.

Praticamente subito dopo ariva la consapevolezza. COSA HO FATTO. E' lui che voglio, è lui che volevo, ora che faccio, è impossibile. Ma rimango convinta del fatto che non avrei avuto comunque possibilità.
Passa un po' di tempo, lui dopo uno smarrimento iniziale si riavvicina. Più sciolto, più spontaneo. Penso che forse la soluzione più naturale era quella della amicizia, non troppo profonda.

Ma dopo l'estate ci rivediamo, e SUBITO, SUBITO, scoppia la passione, come non l'ho mai vissuta, come credevo non avrei mai potuto vivere. E questa volta in maniera totale. Io non ho più il controllo di niente, lui nemmeno.
Prima non capiamo, lui mi prende e scappa, mi prende e scappa. Poi lo dico, "mi sono innamorata di te". La risposta è io no. Non gli credo, di fatto non gli credo perchè continua a volermi, continua ad amarmi fisicamente. E lo fa con una dolcezza disarmante e con una difficoltà evidente. Cerca di allontanarmi ma non ci riesce. Mi dice "non potremo mai stare assieme", e da questa posizione non s'è mai mosso. Ma dal settembre scorso ad oggi è stato solo un crescendo di coinvolgimento, di dialogo, anche, di tenerezza, di responsabilità. D'intesa.

Fino a qui sembra una favola. Quella dell'amore passionale e romantico.
Ma io in un anno ho sofferto così tanto, tutt'oggi soffro così tanto! Ciclicamente ha bisogno di farmi stare male, di dirmi mille volte "io non ti amo" sempre dopo aver fatto l'amore e spesso prima di rifarlo, di ribadire che la nostra unione non può essere ufficiale. Nello stesso tempo si lascia travolgere da me, dal mio affetto costante, paziente, dalla mia presenza calda e mai ossessiva.
Un po' di volte mi fa stare male, e io non gli risparmio niente, lacrime, parole, tutto. Sento che mi ama ma che non mi vuole amare. Al contempo temo quotidianamente di vivere un'illusione, un'ossessione.
La mia migliore amica (psicologa) mi dice di non fidarmi di ciò che gli uomini dicono, ma di ciò che fanno. Ma io non ce la faccio, quel "non ti amo non staremo mai assieme" mi distrugge completamente.
Più di una volta gli chiedo di aiutarmi a separarci, è meglio per tutti e due. Non lo fa, non lo ha mai fatto. E dopo ogni crisi la nostra unione è più profonda di prima.

So che è molto giovane, che probabilmente non sa gestire questa relazione (anche se a differenza mia questa per lui non è la prima storia seria), troppo "grande" per lui. Che solo da poco ha iniziato a fidarsi di me (il mio non è stato un tradimento classico, ma ho tradito me stessa e ho calpestato qualcosa di prezioso che stava nascendo...). Che con la mia intensità e la mia aura problematica ho destabilizzato la sua vita serena e senza traumi.
Lui mi è fedele, quando siamo insieme mi tratta come una regina.
Ma questo suo bisogno cicilico di distaccarsi mi fa soffrire, i suoi tentativi di ridefinire la situazione mi destabilizzano completamente, questo suo tirare il freno, questo suo impegno a voler mantenere una distanza, se pur formale, mi fa sorgere spesso mille dubbi.

Ho paura di farmi davvero male. E soprattutto ho paura di essere vittima di una storia impossibile, senza uscita. Di essere un'illusa che non sa ammettere a se stessa di essersi innamorata senza essere corrisposta. Quando penso a quanto indietro eravamo un anno fa mi si scalda il cuore...Ma credo di aver raggiunto il momento di DOVER aprire gli occhi. Da sola non ci riesco.

Io continuo a credere così tanto in questo amore. E c'è di più. mi sento fortunata per essermi innamorata di una persona così "perbene". Considerati certi miei precedenti, certi retaggi adolescenziali, non ci avrei mai sperato

Mi sento tanto inesperta...Una parola, un consiglio, mi darebbero un sacco di forza.


Grazie.
è molto difficile distinguere tra amore e sesso....
personalmente non condivido il tuo atteggiamento il quale mi sembra basato solo sull'attrazione fisica che provi per questo ragazzino di cui hai notato l'aspetto fisico salvo poi andare anche a letto con il suo amico...boh, non mi riesce di capirti, e vorrei evitare di essere avventato...però così, in prima battuta, non mi riesce di darti un consiglio...rimango molto amareggiato e turbato da un certo tipo di comportamento....rileggerò piu' volte quello che hai scritto per cercare di essere piu' obiettivo (anche se certi interventi consolidano la mia poca stima per il mondo femminile)...ad ogni modo ci provo...

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Messaggio da Lala » 4 settembre 2006, 9:21

Grazie per lo sforzo a nome anche del forum(credo.mio di sicuro) :)

weely76
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Re: solo una parola d'aiuto

Messaggio da weely76 » 4 settembre 2006, 9:29

medellia ha scritto:... a detta di tutte molto molto carino. All'inizio infatti noto solo quello. E per la prima volta sento una vera, profonda, fortissima attrazione fisica.
perchè???!!!!

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Re: solo una parola d'aiuto

Messaggio da weely76 » 4 settembre 2006, 9:34

medellia ha scritto:Il primo errore consiste nel voler negare a me stessa il mio sentimento. "E' solo sesso, quando capita". ...
Poi l'errore più grande. Me ne vergogno infinitamente, ogni giorno. Forse mi spavento, forse, ora lo posso dire, decido di rendere la nostra storia impossibile: vado a letto con il suo migliore amico. Per lui era solo sesso, come per me.



Grazie.
per te è normale il "solo sesso"? E su cosa si basa il "solo sesso"? E perchè fai "solo sesso"? E su cosa si basa una relazione? E cosa cerchi tu da una relazione, da un ragazzo?
Scusami, vorrei capire.

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Messaggio da Lala » 4 settembre 2006, 9:45

basta che non attacchi.lei è qui per chiedere aiuto e non per farsi crocefiggere.anche perché sarebbe perfettamente inutile darle addosso.ah,se ce la fai niente rabbia stavolta.lei non c'entra niente con la tua infelicità.

weely76
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Messaggio da weely76 » 4 settembre 2006, 9:49

Lala ha scritto:basta che non attacchi.lei è qui per chiedere aiuto e non per farsi crocefiggere.anche perché sarebbe perfettamente inutile darle addosso.ah,se ce la fai niente rabbia stavolta.lei non c'entra niente con la tua infelicità.
scusami ma non capisco perchè tu debba fare il difensore d'ufficio, mi sembra inutile.
Sto solo facendo delle domande.....cosa c'entra la mia infelicità ora??

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Messaggio da weely76 » 4 settembre 2006, 9:50

Lala ha scritto:basta che non attacchi.lei è qui per chiedere aiuto e non per farsi crocefiggere.anche perché sarebbe perfettamente inutile darle addosso.ah,se ce la fai niente rabbia stavolta.lei non c'entra niente con la tua infelicità.
PS. lei non c'entra nulla ma la mentalità e l'atteggiamento quelli sono.
Ad ogni modo, ripeto, sto solo facendo delle domande per cercare di capire.

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