La piccola fiammiferaia

Che cosa ci induce a soffrire piu' di quanto potremmo? Fragile autostima, depressione, insopprimibili sensi di colpa, disamore di sé, sfiducia nel proprio valore e nelle proprie capacità, frustrazione, rabbia, impotenza, senso di inadeguatezza, senso di vuoto; dipendenza e dedizione a legami funesti, dominio e sottomissione. Spesso questi disturbi si manifestano attraverso sintomi e malattie fisiche di stress quali: insonnia, cefalea, ansia, disturbi gastro-intestinali, respiratori, tensione muscolari, disfunzioni sessuali… Altre volte possono complicarci notevolmente l’esistenza, inquinando le varie sfere di vita. Tutto è più complicato, faticoso o doloroso: il lavoro, le relazioni d’amore e d’amicizia, la sessualità.

Moderatore: Dr.ssa Cristina Spadoni

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ilaria
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La piccola fiammiferaia

Messaggio da ilaria » 7 marzo 2007, 20:28

Questa fiaba antica descrive la mancanza del nutrimento e del fuoco.
Il calore dovrebbe essere l’obiettivo principale della piccola fiammiferaia, lei invece vaga per le strade e prega i passanti di comprarle i fiammiferi, che ne sono la fonte.
La scena mostra una delle cose più sconcertanti che scaturiscono dall’istinto danneggiato delle donne: l’offerta della loro luce a poco prezzo, che le fa restare senza calore, senza ricchezze, senza saggezza, senza possibilità di ulteriore sviluppo. Chiunque non sostenga la vostra vita non merita il vostro tempo. Se farete altrimenti, vestirete gli stracci della piccola fiammiferaia per vivere una vita parziale che congelerà i pensieri, la speranza, i doni. Il calore invece genera e cura, scioglie cose troppo strette, ravviva il flusso, accende il bisogno di essere e il volo delle idee nuove.
Stare insieme a persone vere che riscaldano è essenziale al fluire della vita creativa, per non restare fuori al freddo a vivere (o meglio, a morire) di fantasia, come la protagonista della fiaba di Andersen.
La fantasia in cui si pianificano le cose può essere un veicolo che porta all’azione, ma ci sono anche fantasie che la ostacolano.
Per esempio la fantasia confortevole può essere una fantasia che uccide:
“un bel giorno…”
“se solo avessi…”
“lui cambierà…”
“se solo imparassi a…”
“quando sarò davvero pronta…”
“quando avrò x-y.z…”
“quando sarò più sicura…”
“quando troverò un altro…” e così di seguito.
In queste situazioni le donne fanno come la piccola fiammiferaia che, dopo una notte di sogni, si risveglia congelata all’alba. Hanno una nonna interiore che, invece di urlare: “Svegliati, alzati, cerca il caldo a tutti i costi!” la trascina nella vita della fantasia, la porta in paradiso.

In tempi duri dobbiamo avere sogni duri, sogni reali e, se ci daremo da fare, è possibile che possano avverarsi.

da Clarissa Pinkola Estés, Donne che corrono coi lupi,
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"la situazione è grave, ma non seria"- groucho marx-

wope

Messaggio da wope » 13 marzo 2007, 15:36

Bello spunto, non ci avevo mai pensato. E' una favola un po' 'dimenticata'.

Credo che questo discorso riguardi anche gli uomini, pero' ...

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ilaria
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Messaggio da ilaria » 13 marzo 2007, 22:58

wope ha scritto:E' una favola un po' 'dimenticata'.
vero.
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verità
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Messaggio da verità » 26 settembre 2008, 13:51

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Ultima modifica di verità il 3 ottobre 2008, 19:08, modificato 1 volta in totale.

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Vale
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Messaggio da Vale » 26 settembre 2008, 14:56

che bella questa favola :)....
Tutte le volte che altri sono d'accordo con me ho sempre la sensazione di avere torto.
Più si analizzano gli altri, più scompare ogni ragione d'analisi.
Solo chi è intellettualmente perso si mette a discutere.

verità
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Messaggio da verità » 26 settembre 2008, 18:07

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Vale
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Messaggio da Vale » 26 settembre 2008, 18:12

per ora di lieto fine posso scrivere solo il mio :) quello di altri...temo se lo debbano scrivere da soli trovando il modo :)
Tutte le volte che altri sono d'accordo con me ho sempre la sensazione di avere torto.
Più si analizzano gli altri, più scompare ogni ragione d'analisi.
Solo chi è intellettualmente perso si mette a discutere.

verità
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Messaggio da verità » 26 settembre 2008, 18:54

cancellato

colei
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Messaggio da colei » 7 ottobre 2008, 19:49

E' vero....solo svegliandoci dai sogni possiamo vivere, ma quel risveglio, a volte, è così duro; troppo reale. L'illusione non dovrebbe servire a scaldarci ma alla fine, se non ce la fai, è meglio di niente. Per le persone che soffrono è come mettere in pausa il proprio dolore. L'importante è tornare a sperare in un futuro migliore senza aspettare che siano gli altri a crearlo per te.

venusia
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Messaggio da venusia » 22 ottobre 2008, 0:14

Se stai male e il primo aiuto lo chiedi agli altri invece che a te stesso/a rischi di mettere la tua salvezza nelle mani di un nemico..lui ti uccide.
Il primo aiuto devi dartelo tu...perchè la vita è tua..la conosci bene..saranno anni che ci convivi....e solo dopo puoi chiedere agli altri...diventa più facile riconoscere il passante che ti vuole fottere i fiammiferi da quello che ti aiuta a venderli senza ricavarci un soldo.

Dr.ssa Cristina Spadoni
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Grazie

Messaggio da Dr.ssa Cristina Spadoni » 29 ottobre 2008, 17:15

Grazie Ilaria, è molto centrato il passo che hai riportato. Se si sta male a volte "il primo aiuto" non si riesce a chiedere a se stessi, come ben sapete, non è una colpa, ma fa parte della dinamica. Sarebbe già molto positivo poter arrivare a chiederlo a chi veramente lo può dare, nella "realtà" (allo psicoterapueta), e non illusoriamente ad un compagno che ne ha più bisogno di noi. Il "carnefice", infatti, è altrettanto bisognoso di aiuto... non dimenticatelo.
Un saluto,
Dr.ssa Cristina Spadoni

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ilaria
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Messaggio da ilaria » 30 ottobre 2008, 12:21

mi fa piacere che sia stato ripescato questo vecchio post..
mi chiedo se l'autosufficienza affettiva non sia un mito..che in fondo abbiamo bisogno che un altro ci scaldi, che " volersi bene da soli" viene male...e che sia difficile superare un guado insidioso:quello per cui divengo consapevole delle dinamiche sbagliate ergo mi impongo di pensare a me stessa ma più grazie a una forzatura (difesa) che per una vera e sentita scelta
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forzature

Messaggio da Dr.ssa Cristina Spadoni » 30 ottobre 2008, 20:37

Sono d'accordo con lei, tutti noi abbiamo bisogno, ognuno in grado diverso, degli altri...che qualcuno "ci scaldi" con il suo affetto! Semmai il problema subentra se questo qualcuno di cui abbiamo bisogno è anche "il carnefice", se inconsciamente è questo che andiamo cercando, finendo con il legarci ripetutamente a persone che ci fanno del male. E' molto diverso.
Sul fatto della "forzatura", spesso rappresenta un passaggio obbligato in una terapia con persone che hanno questa tendenza... solo con gli anni diventerà sempre più facile e spontaneo (ovviamente dipende da dove partiamo) e comunque ben venga se è una forzatura che ci difende dal farsi fare del male (è comunque adattativa).
Di cuore,
Dr.ssa Cristina Spadoni

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allegra
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Messaggio da allegra » 2 novembre 2008, 15:16

La piccola fiammiferaia muore nella notte di natale vedendo immagini belle, io invece vedo immagini brutte della mia vita, ogni volta mi sembra di morire.
:cry:

venusia
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Re: Grazie

Messaggio da venusia » 6 novembre 2008, 0:52

Dr.ssa Cristina Spadoni ha scritto:Grazie Ilaria, è molto centrato il passo che hai riportato. Se si sta male a volte "il primo aiuto" non si riesce a chiedere a se stessi, come ben sapete, non è una colpa, ma fa parte della dinamica. Sarebbe già molto positivo poter arrivare a chiederlo a chi veramente lo può dare, nella "realtà" (allo psicoterapueta), e non illusoriamente ad un compagno che ne ha più bisogno di noi. Il "carnefice", infatti, è altrettanto bisognoso di aiuto... non dimenticatelo.
Un saluto,
Arrivare a chiederlo..non è già un "primo aiuto" che parte da se stessi?
E poi si..anche il "carnefice" ha bisogno di aiuto..lui più di me.

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