Ma la gente ha paura dell'affetto?

Che cosa ci induce a soffrire piu' di quanto potremmo? Fragile autostima, depressione, insopprimibili sensi di colpa, disamore di sé, sfiducia nel proprio valore e nelle proprie capacità, frustrazione, rabbia, impotenza, senso di inadeguatezza, senso di vuoto; dipendenza e dedizione a legami funesti, dominio e sottomissione. Spesso questi disturbi si manifestano attraverso sintomi e malattie fisiche di stress quali: insonnia, cefalea, ansia, disturbi gastro-intestinali, respiratori, tensione muscolari, disfunzioni sessuali… Altre volte possono complicarci notevolmente l’esistenza, inquinando le varie sfere di vita. Tutto è più complicato, faticoso o doloroso: il lavoro, le relazioni d’amore e d’amicizia, la sessualità.

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abc
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Ma la gente ha paura dell'affetto?

Messaggio da abc » 19 aprile 2007, 1:00

Salve a tutti,
volevo partire da uno spunto che mi ha fornito questa discussione sullo stalking familiare.

Ormai diverso tempo fa, tra i 16 e i 17 anni, ebbi un'amicizia molto particolare e intensa (almeno, da parte mia) con una persona che in seguito mi... abbandonò.
Certo, avevo sempre paura di disturbare, e questo mi frenava dall'assillarla troppo spesso, però la cercai, le scrissi lettere, mandai messaggi, andai tante volte lungo strade in cui potevo incontrarla, una volta l'aspettai sotto casa. Ho smesso di farlo dopo un anno in cui raccoglievo solo altra indifferenza, intervallata a piccole speranze (o segnali insignificanti che interpretavo come prove di un suo riavvicinamento), e oggi il problema è superato.

Leggendo la discussione di cui dicevo, ho avuto l'impressione che potesse rappresentare il suo punto di vista. Certo, è un'altra situazione ecc ecc, però mi ha aperto gli occhi su una possibilità che non avevo considerato: che uno si senta assillato, invaso e violato dal (pur distorto) affetto altrui.
Perché per me non è così. In fondo ho sempre pensato che se quella persona (come le altre con cui tendevo a costruire rapporti simili) avesse realmente saputo e sentito tutto l'affetto che le portavo, la mia disponibilità a fare e perdonare qualunque cosa, allora sarebbe romanticamente crollata dalla commozione (pur trattandosi solo di un'amicizia: siamo due ragazze) e non avrebbe potuto fare a meno di tornare da me. D'altra parte - dicevo - se qualcuno si dimostrasse così sollecito nei miei confronti, come potrei non sciogliermi e voler essere sua amica più o meno in eterno? Magari ce l'avessi io, una persona che s'interessa talmente e mi rovescia tanto affetto addosso!

Lentamente ho cominciato a capire che non è così per tutti. Anzi, si fa strada in me l'idea che più ci si abbandona a un affetto così totale, più l'altro (almeno se non è come me) si spaventa e fugge. Non so se è perché si ritrova schiacciato dalle aspettative, o perché si sente invaso, non so. Però vedo che accade.

Così mi domando se non abbia visto la situazione sempre attraverso occhiali sbagliati. Mi sembrava di fare cose bellissime, altruiste, romantiche, poetiche quasi! Cose speciali che si fanno per le persone davvero importanti, e che fra l'altro a me richiedevano un grande sforzo, perché mi vergognavo a scrivere quelle due o tre lettere che le ho dedicato; mi vergognavo a mandarle un sms ogni tanto, a chiederle di rivedersi, e così via. Ma per quella persona valeva la pena rischiare... E non mi capacitavo di raccogliere rifiuti invece di eterna gratitudine.

Allora non avevo capito niente? La gente ha paura dell'affetto e dei legami con gli altri? Non devo far capire quanto ho bisogno di loro? Quel che ho fatto dunque non è un tentativo di amicizia ricolmo di idealità alla piccolo principe, ma solo la blanda versione di patetico stalking?

leo
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Messaggio da leo » 21 aprile 2007, 4:15

La gente ha paura dell'affetto e dei legami con gli altri?
Temo di sì. E' stupido generalizzare. Ma a me perlomeno sembra un atteggiamento molto diffuso. Io poi non faccio stalking, anzi ostento una velata indifferenza, pur reagendo prontamente ad ogni segnale delle persone che mi interessano. E per questo forse molti rapporti finiscono nel grande oblio senza una ragione. E' difficile essere sinceri. Ascolto il modo in cui la gente parla di solito. Ascolto il modo in cui IO parlo quando sono la gente. Si dice "cos'hai fatto?" non "cos'hai provato?". Il che evita di esporsi.
Raccontarsi e conoscersi è difficile. Quando invece potrebbe (e dovrebbe) essere assolutamente normale. Esitazioni e routine. Nessuno ha voglia di cambiare. Parlo sempre in generale. L'amicizia e l'amore come li intendo io esistono, da qualche parte, ad unire certe persone....
Lentamente ho cominciato a capire che non è così per tutti. Anzi, si fa strada in me l'idea che più ci si abbandona a un affetto così totale, più l'altro (almeno se non è come me) si spaventa e fugge. Non so se è perché si ritrova schiacciato dalle aspettative, o perché si sente invaso, non so. Però vedo che accade
Si, è anche una questione di equilibri. Secondo me il fatto è che spesso si perde interesse nei confronti di chi dona tutto se stesso/a. Siamo dominati dall'insicurezza.... è un gran casino.

enemyofthesun
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Re: Ma la gente ha paura dell'affetto?

Messaggio da enemyofthesun » 21 aprile 2007, 18:19

abc ha scritto:Lentamente ho cominciato a capire che non è così per tutti. Anzi, si fa strada in me l'idea che più ci si abbandona a un affetto così totale, più l'altro (almeno se non è come me) si spaventa e fugge. Non so se è perché si ritrova schiacciato dalle aspettative, o perché si sente invaso, non so. Però vedo che accade.

[...]

Allora non avevo capito niente? La gente ha paura dell'affetto e dei legami con gli altri? Non devo far capire quanto ho bisogno di loro?
Ripensando agli anni passati e alle mie esperienze, mi sembra davvero la stessa cosa...
Mi rendo conto di quanto sono cambiato, anche per proteggermi...ma forse cadendo pericolosamente in un labirinto d'indecisione.

Insomma, vale la pena di dedicare tanto tempo a una persona, quando forse le procuro addirittura fastidio, quando magari poi si stufa e mi abbandona, o magari mi abbandona semplicemente perchè le gira così...

Ero uno che si affezionava sempre troppo presto...sempre che si sbilanciava a previsioni rosee, sia nelle amicizie che in amore...
E purtroppo quasi sempre che poi si rituffava nell'oceano di malessere in cui era, perchè disilluso abbondantemente...
Mi sono piaciuti tanto i legami nell'adolescenza. Prima credo di no invece, non me ne importava.
Specialmente prima dei 21 anni, quando non avevo mai avuto una ragazza e desideravo tanto poter avere un legame con una ragazza.

Ora temo i legami...forse più conforme al resto del mondo...
Un po' ho paura di affezionarmi, per poi dover fare i conti coll'abbandono e la delusione...un po' non sento più quella forza interiore, forse non ne ho abbastanza per me e non riesco a darne all'esterno...

Eppure non so se riuscirei ad abbandonare una persona solo per paura di deluderla, se sentissi che questa vuole starmi vicino...
Il fatto è che alla fine sono sempre io che vengo abbandonato...nessuno mi cerca più dopo un po'...tutti si dimenticano...o vogliono dimenticarsi...
Quasi nessuno, davvero...
Non so perchè... :roll:
Mi piacerebbe che qualcuno mi stesse vicino invece, forse mi darebbe anche più fiducia e forza per andare avanti...ma ho sempre la sensazione che le persone vogliano sempre qualcosa in cambio, e non sono certo di saper dare qualcosa in questo momento...e specialmente le persone mi sembrano esigenti, molto esigenti...forse più interessate a ricevere che a dare in media...

:(
I'm only happy when it rains...

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ilaria
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Messaggio da ilaria » 22 aprile 2007, 21:26

il post di abc secondo me descrive molto bene l'immagine di sè che ha chi ha difficoltà a mettersi l'anima in pace.

io pure, come credo gran parte dell'umanità, ho battuto la mia bella musata, ho avuto la mia bella esperienza di "scaricamento". Era una storia che durava da un po' e la rottura è stata molto dolorosa. Io quando alla fine mi sono "resa conto" che non c'era più niente da fare mi sono sentita molto "nobile" a soffrire pene d'amore ( ora mi prendo in giro, ma all'epoca era tutto tragicamente serio). E ragionavo in un modo analogo a quello descritto da abc: mi sentivo depositaria di un sentimento bellissimo, un vero tesoro al quale lui, non appena se ne fosse reso conto non avrebbe potuto rinunciare. E se vi stava rinunciando era per un errore di valutazione, era perchè c'era un problema di fondo, era perchè lui aveva paura delle storie serie, era perchè di qua e perchè di là. Era troppo forte e inaccettabile pensare che lui aveva altro per la testa, aveva bisogno di altre cose, era orientato verso altre cose e persone da suoi personali obiettivi, da cose sue private che a me non era dato conoscere.

Io proprio non ci pensavo, allora, che voler bene significava volere il bene della persona, non perseguire ciò che faceva piacere a me a tutti i costi, e seguire, piuttosto quanto dice Sting:
if you love somebody set them free

e comunque è sempre piacevole scoprire di quanto affetto potremmo essere capaci, al di là di accoglienze o rifiuti
Immagine uh?
"la situazione è grave, ma non seria"- groucho marx-

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Calibano
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Messaggio da Calibano » 22 aprile 2007, 23:48

Viviamo nella società dello scambio.
Facciamo fatica ad accettare doni, e l'affetto é il dono per eccellenza.
Ci hanno insegnato che non si dà niente per niente e che se si accetta qualcosa bisogna ricambiare.
Da qui la paura di accettare se si pensa di non essere in grado (all'altezza?) di restituire in misura almeno pari.

E' una colossale lesione cerebrale collettiva...

Trovo che questo post sia estremamente significativo. Ha mosso tutte le mie corde più segrete. Spero che abbia uno sviluppo e che gli venga data la possibilità di diventare grande.
You're untied again. And that door is open. You can walk through it.

wope

Messaggio da wope » 28 aprile 2007, 10:01

abc ha scritto: Allora non avevo capito niente? La gente ha paura dell'affetto e dei legami con gli altri? Non devo far capire quanto ho bisogno di loro? Quel che ho fatto dunque non è un tentativo di amicizia ricolmo di idealità alla piccolo principe, ma solo la blanda versione di patetico stalking?
Il fatto è che sicuramente alcune persone hanno paura dell'affetto e dei legami/rapporti, per tante ragioni.

Però è anche vero che i propri sentimenti e bisogni esistono, e hanno bisogno di essere espressi e soddisfatti nelle relazioni con gli altri. E quindi reprimersi per principio non mi sembra una buona cosa. Poi nella vita succedono tante cose, si incontrano persone diverse e succede anche che i propri bisogni cambino nel tempo.

L'esempio più eclatante da questa parte della barricata è stato un "innamoramento" durato praticamente quindici anni. Sì, da parte mia per lungo tempo è stato un rapporto ricolmo di idealità. Da parte sua non indifferenza, semmai uno sminuire i miei sentimenti, tenermi per lo più lontana e ignorare i miei bisogni salvo ricorrere a me al momento del suo bisogno, al quale non sapevo dire di no. Lui di sicuro aveva paura non tanto dei miei sentimenti (semmai dei suoi), o degli atti concreti d'amore nei suoi confronti, ma del mio stargli vicino in alcuni momenti, che per lui era in conflitto con i suoi impegni. Io sarei stata disponibile al compromesso, che ne so, passare il week end al mare lì dove abitava lui e vederci solo quando poteva, ma lui nemmeno quello voleva ... solo che me lo diceva dopo che ero già partita. Certo che un po' ero confusa per i fatti miei, e mi confondeva pure le idee un certo tira e molla da parte sua. Comunque a un certo punto l'ho capito, che realisticamente non potevo aspettarmi da questa persona la stessa sollecitudine e lo stesso modo di vivere il rapporto che avevo io. E allora il rapporto è cambiato, e di parecchio.

A proposito, penso che ci sia una certa differenza tra “rapporto” e “legame”. Quest’ultimo basato sulla logica dello scambio terra terra di cui parla calibano, del sentirsi in qualche modo obbligati interiormente a dare o persino a ricevere. Il primo pur sempre fondato su uno scambio, sulla reciprocità (non ci credo tanto ai rapporti in cui non ci si nutre a vicenda), ma senza avvertire quella forte costrizione, almeno non costantemente. Qualcun altro sente che c’è una differenza?

Dr.ssa Cristina Spadoni
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richieste d'aiuto

Messaggio da Dr.ssa Cristina Spadoni » 3 maggio 2007, 17:48

Volevo congratularmi con voi tutti per la bella discussione che avete aperto e per le importanti considerazioni che avete fatto, anche nell'altro forum. Credo che occorra distinguere tra quelle che sono relazioni e richieste d'aiuto "adattative", ossia modalità di relazione e richieste che tendenzialmente trasmettono e, di conseguenza inducono, risposte adeguate e positive, da quelle "maladattative", dettate da dinamiche profonde di cui non siamo consapevoli, che tendono a ricreare come in un circolo vizioso, risposte di allontanamento,sensazione di intrusione, rifiuto... e quindi non-adattative per cui provocano l'effetto contrario (invece che l'aiuto il rifiuto, per es.). In questo ultimo caso spesso, sono i nostri bisogni più profondi, la nostra sofferenza interiore, le nostre mancanze e dinamiche inconsce a farci perdere di vista il confine sottile tra i nostri bisogni e i bisogni dell'altro. Non possiamo valutare la situazione che abc descrive, ma in generale, se il desiderio e bisogno dell'altro, scavalca la possibilità della sua esistenza, coi propri bisogni, difficoltà e desideri, allora l'altro si troverà nella richiesta implicita di cancellare se stesso (proprio perché Altro, avrà bisogni diversi) per riempire un nostro "vuoto", o si sentirà invaso dal nostro bisogno e sofferenza.
Si aggiunge il fatto che spesso chi porta con sè queste dinamiche, tenderà inconsciamente a desiderare, innamorarsi, legarsi... a persone che in qualche modo "sfuggono"...
E' solo a livello profondo e personale che possiamo lavorare per modificare queste dinamiche.
Di cuore,
Dr.ssa Cristina Spadoni

abc
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Messaggio da abc » 4 maggio 2007, 0:44

Grazie dottoressa!
Non conoscevo la differenza tra relazioni adattative e maladattative... sarebbe un discorso interessante...
C'è una cosa che non mi è chiarissima: lei dice che "se il desiderio e bisogno dell'altro, scavalca la possibilità della sua esistenza, coi propri bisogni, difficoltà e desideri, allora l'altro si troverà nella richiesta implicita di cancellare se stesso (proprio perché Altro, avrà bisogni diversi) per riempire un nostro "vuoto", o si sentirà invaso dal nostro bisogno e sofferenza."
Mi sono chiesta quale sia la "possibilità della sua esistenza" che si rischia di scavalcare indebitamente. Finché si tratta di costringere l'altra persona esplicitamente, o tramite ricatto morale, a rinunciare a una parte di sé che quella non intende abbandonare, posso capire la sensazione di essere invasi e la voglia di fuggire.
Eppure... quelle proposte di amicizia così disponibili - a volte servili e sottomesse - cosa sottraggono all'altro? Anzi, di solito è chi cerca l'amicizia che sottrae qualcosa, o tutto, di se stesso, per fare da zerbino all'altro. Perché allora l'altro ne è comunque spaventato?

Dr.ssa Cristina Spadoni
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Messaggio da Dr.ssa Cristina Spadoni » 31 maggio 2007, 1:03

Cara abc, scusa tanto se ti rispondo solo ora. Purtroppo non vi è una risposta unica alla tua domanda, questo sottile "confine" può essere definito solo individualmente, in base al proprio sentire... sono i bisogni differenti che a volte segnano il confine. A volte, come scrivevo, una persona potrebbe inconsciamente rivolgere la propria amicizia, amore, affetto, proprio a persone che non possono ricambiare, magari hanno più bisogno di "prendere"... ecco che una "semplice" richiesta di amicizia per noi, può sembrarre troppo...

L'interrogativo che ti poni è abbastanza complicato, ti inviterei a leggere i post (più vecchi) del forum...
"quelle proposte di amicizia così disponibili - a volte servili e sottomesse - cosa sottraggono all'altro? Anzi, di solito è chi cerca l'amicizia che sottrae qualcosa, o tutto, di se stesso, per fare da zerbino all'altro. Perché allora l'altro ne è comunque spaventato?"

A volte il bisogno di porre "proposte servili e sottomesse", talvolta sacrificali, può implicare per l'altro una richiesta implicita di altrettanto impegno, devozione... abnegazione di sè, a cui l'altro non sa rispondere...
Può sottendere un'aspettativa profonda che anche l'altro possa "ricambiarci" con altrettanta dedizione... Possono entrare in gioco dinamiche psicologiche profonde, tra "vittima e carnefice", più si è sottomessi e ci si annulla più si affida il "potere" nelle mani dell'altro, nell'illusione profonda che se " siamo disponibili, servili e sottomessi.." prima o poi l'altro ci amerà...
Sono dinamiche che trovano radici profonde nella storia personale, dove spesso poi si finisce con lo scegliere Altri che tendono a "non ricambiare", fuggire...
Cara abc, le motivazioni sono infinite, quante sono le caratteristiche umane. E' solo all'interno della singola storia, della conoscenza profonda della persona che si riescono a delineare i significati e le risposte che cerchi.
Con affetto,
Dr.ssa Cristina Spadoni

Gabrieler
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Iscritto il: 5 ottobre 2011, 3:57

Re: Ma la gente ha paura dell'affetto?

Messaggio da Gabrieler » 5 ottobre 2011, 4:04

I sentimenti sono complessi, e talvolta le persone sono buone, ea volte le stesse persone sono amari! Dipende da come lo trattano!

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