Quelli che cercano e quelli che si lasciano cercare

Che cosa ci induce a soffrire piu' di quanto potremmo? Fragile autostima, depressione, insopprimibili sensi di colpa, disamore di sé, sfiducia nel proprio valore e nelle proprie capacità, frustrazione, rabbia, impotenza, senso di inadeguatezza, senso di vuoto; dipendenza e dedizione a legami funesti, dominio e sottomissione. Spesso questi disturbi si manifestano attraverso sintomi e malattie fisiche di stress quali: insonnia, cefalea, ansia, disturbi gastro-intestinali, respiratori, tensione muscolari, disfunzioni sessuali… Altre volte possono complicarci notevolmente l’esistenza, inquinando le varie sfere di vita. Tutto è più complicato, faticoso o doloroso: il lavoro, le relazioni d’amore e d’amicizia, la sessualità.

Moderatore: Dr.ssa Cristina Spadoni

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abc
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Quelli che cercano e quelli che si lasciano cercare

Messaggio da abc » 1 settembre 2007, 3:01

Parlando con alcune amiche è emersa una divisione abbastanza netta tra due modi di gestire i rapporti:

1) Qualcuno considera gli altri una priorità, si ricorda di cercare gli amici, anche semplicemente per condividere la quotidianità; mantiene frequenti contatti e tramite queste attenzioni conferma spesso agli altri il proprio affetto. Chiaramente, però, si aspetta di ricevere altrettanta attenzione e conferme; quando questo non succede teme di non essere importante. Se non viene cercato per molto tempo si convince di non interessare all'altro, smette a sua volta di cercarlo e il rapporto in genere muore (spesso con risentimento e convinzione di essere stati abbandonati).

2) Qualcun altro invece magari pensa tutti i giorni agli amici, ma non ritiene necessario cercarli. E' convinto che se gli altri avessero bisogno di lui, allora lo chiamerebbero loro; se non lo fanno è perché stanno bene e non c'è necessità di sentirsi. Non sente il bisogno di condividere tutto ciò che gli accade con qualcuno. Crede che le amicizie si mantengano perfettamente nel tempo anche con una minima frequentazione: può dire "non ci vedevamo da sei mesi ma sembrava ci fossimo parlati fino a ieri".

...Io appartengo inequivocabilmente alla prima categoria, e ho avuto le mie difficoltà con persone del secondo tipo. Mi chiedevo: c'è un comportamento più "sano" dell'altro?
Ad esempio: forse il primo è sintomo di insicurezza e possessività, mentre il secondo di autonomia e libertà? O viceversa il primo dimostra disponibilità ad elargire affetto, volontà di far sentire l'altro importante, e il secondo invece egoismo e disinteresse verso i bisogni dell'altro?

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katy84
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Messaggio da katy84 » 1 settembre 2007, 13:15

ank'io appartengo sicuramente alla prima categoria e credimi..tante volte vorrei avere la capacità di essere nella seconda categoria...è molto + comodo farsi cercare, soprattutto quando vedi ke ogni volta ke invii un messaggio d'invito agli altri loro nemmeno si degnano di risponderti
non pentirti mai di una cosa se quando l'hai fatta eri felice

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Vale
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Messaggio da Vale » 2 settembre 2007, 16:04

nettamente mi riconosco nel secondo profilo.
faccio una precisazione:appartenevo al primo, ma con il tempo, l'esperienza, le bastonate, le eprdite di tempo...etc etc è senza dubbio meglio psicologicamente per me appartenere al secondo.
mi spiego: non è che me ne freghi delle persone, ma non mi va assolutamente di cercarle continuamente e magari per prima,sempre io.
ci vuole un interscambio ed entrando nel secondo "profilo" mi sono resa conto di chi sul serio tiene a me, e viceversa :)
Tutte le volte che altri sono d'accordo con me ho sempre la sensazione di avere torto.
Più si analizzano gli altri, più scompare ogni ragione d'analisi.
Solo chi è intellettualmente perso si mette a discutere.

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Eddd
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Messaggio da Eddd » 4 settembre 2007, 18:35

abc ha scritto:Mi chiedevo: c'è un comportamento più "sano" dell'altro?
Ad esempio: forse il primo è sintomo di insicurezza e possessività, mentre il secondo di autonomia e libertà? O viceversa il primo dimostra disponibilità ad elargire affetto, volontà di far sentire l'altro importante, e il secondo invece egoismo e disinteresse verso i bisogni dell'altro?
Secondo me non c'è un comportamento più “sano”. Chi fa parte del secondo gruppo ha un atteggiamento più introverso, mentre chi fa parte del primo gruppo risulta più estroverso, più intraprendente. Pensavo al fatto che magari chi fa parte del primo gruppo in genere ha voglia di trovare qualcuno da poter coinvolgere in una qualche attività (anche se poi alla fine non è lui a proporla) mentre chi fa parte del secondo gruppo non vede l'ora che qualcuno lo venga a cercare e lo trascini fuori di casa.
A parer mio comunque questi atteggiamenti non hanno a che fare necessariamente con l’essere più sicuri o meno sicuri, potrebbe darsi che l’estroverso sia più insicuro dell’introverso e viceversa.
Il fatto che non ci si sia trovati bene probabilmente non dipende da queste due tendenze (alcune coppie di amici funzionano bene proprio per questo), ci doveva essere qualche altra incompatibilità caratteriale.

wope

Messaggio da wope » 7 settembre 2007, 17:51

Mi ritrovo molto nella lettura del secondo profilo dato da Eddd. Anche se, curiosamente, con alcune persone "funziono" un po' al contrario. Con altre ancora a volte ci scambiamo i ruoli. Dipende un po' anche dai periodi, dalle vicende personali mie e dei miei amici in un dato periodo.
E concordo col fatto che non c'è un comportamento più "sano". "Sana" è la relazione se fondata sulle stesse, realistiche, aspettative da parte di entrambi.

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