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Come noi diventiamo come vogliono gli altri...

Inviato: 1 novembre 2007, 23:05
da abc
Qualche anno fa ho cominciato a partecipare a varie attività di gruppo e di discussione. In queste situazioni, in genere mi comporto così: all'inizio lascio un po' che siano gli altri a battibeccare; ascolto, mi faccio un'idea, poi infilo una provocazione, una domanda affilata, una frase che metta in rilievo le contraddizioni del discorso. Allora cala un silenzio attonito e un po' ammirato, e la mia autostima aumenta :D

Questa cosa mi diverte, mi fa sentire importante e "intelligente".
Ma spesso non m'importa davvero di dire quel che dico. Spesso sono domande di cui ho già le risposte, o sono temi che ho già affrontato mille volte e posso quasi prevedere come mi risponderanno gli altri...
E' una specie di esercizio argomentativo, che mi fa comodo per attirare attenzione.
Mi sono fatta la fama di persona critica e sagace, a volte polemica. Però sento sempre di più che mi sta stretta, non m'importa, e vorrei sapermi porre con gli altri in un modo diverso. Alla fine questa è sempre la prima qualità su cui mi appoggio per far buona impressione, eppure comincio a pensare che a certe persone faccia quasi paura... è vero, tutti mi "ammirano", ma forse pochi si affezionano a una gran testa senza cuore...

E' un po' che penso a questa cosa, ma mi sono decisa a scriverne leggendo il post della dott.ssa Spadoni riguardo alla tendenza ad affrontare discussioni teoriche e impersonali. Forse non c'entra propriamente, ma mi ci sono riconosciuta... perché, nel mio caso, mi trovo spesso a porre domande tipo "ma secondo te cosa significa questo..." "tu che ne pensi di quello...". Lo faccio (nella vita, non (solo) sul forum) perché anche questo è un modo di attirare per forza l'attenzione degli altri, provocando una risposta, mentre se raccontassi di me uno potrebbe comodamente non ascoltarmi, annoiarsi, o non aver niente da dire e la comunicazione crollerebbe. Invece a una domanda non si sfugge...
...ma secondo qualcuno a fuggire sono io, dato che così evito di parlare di me.

...Per esempio, adesso ho (quasi) parlato di me, e mi chiedo se si sarà capito questo discorso senza capo né coda, se qualcuno avrà avuto la pazienza di arrivare in fondo, e se qualcuno troverà mai qualcosa da rispondere a un post senza domanda ;)

Inviato: 1 novembre 2007, 23:12
da doomgeneration
anche a me piace essere polemica..ma a volte non lo faccio con piacere...è come se volessi sempre mettere alla prova me stessa e l'interlocutore, per vedere dove si spinge e quando getta la spugna,ovvero non mi sopporta più...

Inviato: 2 novembre 2007, 11:43
da Vale
ma invece essere te stessa cosa significherebbe?
che differenza c'è tra te e l'immagine che dai di te?
temi di annoiare essendo te stessa? :)

Re: Come noi diventiamo come vogliono gli altri...

Inviato: 2 novembre 2007, 13:03
da Davide49
abc ha scritto: il post della dott.ssa Spadoni riguardo alla tendenza ad affrontare discussioni teoriche e impersonali
in linea generale, anche a me interessano poco questo tipo di discussioni astratte. preferisco quando ci si confronta sui propri vissuti reali e ci si mostra, nella misura in cui ci è possibile, quali si è veramente.

Inviato: 3 novembre 2007, 11:47
da abc
Vale ha scritto:ma invece essere te stessa cosa significherebbe?
che differenza c'è tra te e l'immagine che dai di te?
temi di annoiare essendo te stessa? :)
Ehm... considerando il "me stessa" come ciò che "vorrei essere", significherebbe forse non riempire i discorsi di frasi il cui unico scopo è portare avanti la conversazione o far ridere l'interlocutore o farlo interessare/scandalizzare/rispondere...

Così facendo molte volte credo non avrei nulla da dire (cosa che già ora mi capita abbastanza spesso, figuriamoci se smetto di appellarmi alle frasi di circostanza...).
Altre volte non riderei a certe battute solo per gratificare qualcuno, e diventerei insofferente a discorsi che non m'interessano, che non sono personali né importanti e in fondo mi annoiano (ma si portano avanti perché la gente va ascoltata, perché se io ascolto poi loro ascolteranno me [pia illusione?]. Detta così è cinica, però ditemi se non è vero...).
Altre volte ancora mi arrabbierei in breve tempo con chi non mi dedica abbastanza attenzione e gli farei notare che non mi sta ascoltando affatto (e mi accuserebbero di pretendere e non lasciar libertà bla bla).
Oppure potrei dichiarare a qualcuno nel giro di due giorni che mi fa una tenerezza incredibile o che spero che costruiremo un gran bel rapporto, oppure gli racconterei di quanto l'ho pensato o mi è mancato, oppure che ho bisogno di lui o che ho paura di perderlo.
O ancora invece di mandare messaggi ironici per far sorridere qualcuno e poi chiedergli "come va?", gli scriverei soltanto ehi, mi manchi, avrei voglia di chiacchierare con te.
O mentre recitiamo i nostri ruoli di comici sagaci interromperei lo scambio di battute guardandolo negli occhi e dicendogli ehi però tu non mi racconti mai di te.

...Potrei andare avanti all'infinito, questa cosa di costruirmi le mie risposte alternative immaginarie mi sta divertendo un casino :D
MA per il vostro bene mi fermerò qui. Ho risposto alla tua domanda, Vale?
Se temo di annoiare... anche, ma soprattutto, come puoi notare dal genere di cose che direi, di far paura, di far scappare la gente richiedendo un eccessivo coinvolgimento personale.
(E poi a scuola mi dicevano sempre che bisognava imparare a non scrivere i fatti propri nei temi, ché era una cosa egocentrica e immatura... ;))

Inviato: 5 novembre 2007, 16:28
da Vale
sì che hai risposto, ma pare che la vera te stessa, più spigliata sincera e spontanea...non ti vada bene. ora, posso concordare con te nel dire che viviamo in una società, non si può dire/fare tutto ciò che ci passa per la mente(immagina se insultassi ogni persona che mi fa un torto o che non mi tratta bene...) ma allo stesso tempo, con chi vogliamo istaurare un rapporto vero...non è meglio essere...veri?