David Copperfield e il dramma della famiglia allargata

Che cosa ci induce a soffrire piu' di quanto potremmo? Fragile autostima, depressione, insopprimibili sensi di colpa, disamore di sé, sfiducia nel proprio valore e nelle proprie capacità, frustrazione, rabbia, impotenza, senso di inadeguatezza, senso di vuoto; dipendenza e dedizione a legami funesti, dominio e sottomissione. Spesso questi disturbi si manifestano attraverso sintomi e malattie fisiche di stress quali: insonnia, cefalea, ansia, disturbi gastro-intestinali, respiratori, tensione muscolari, disfunzioni sessuali… Altre volte possono complicarci notevolmente l’esistenza, inquinando le varie sfere di vita. Tutto è più complicato, faticoso o doloroso: il lavoro, le relazioni d’amore e d’amicizia, la sessualità.

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ilaria
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David Copperfield e il dramma della famiglia allargata

Messaggio da ilaria » 9 dicembre 2008, 19:54

Continuo con il trip delle favole...
Come molti si ricorderanno,il piccolo David finisce di condividere con la propria madre un amore idilliaco quando quest'ultima stringe una relazione con il perfido Mr. Murdstone . Quest'ultimo in nome della "fermezza" instaurò in casa un clima di vera tirannia e riuscì a spodestare la madre dal suo ruolo educativo prendendone il posto. La madre lasciò fare e il piccolo prese a vivere isolato in un cupo clima anafettivo .

La fiaba spesso ricorre al mito della matrigna o del patrigno e finora ho sempre visto la cosa in termini favolistici, appunto. Ma il racconto di Dickens, che peraltro è autobiografico, mi ha fatto ricordare sia come il mito non manchi di rinviare comunque alla realtà, sia come di fatto cose del genere accadano realmente.
Fino adesso ho sempre visto la faccenda dal punto di vista della gelosia del bambino che oppone tutte le sue forze di fronte all'intrusione del nuovo arrivato e che non può non fare a meno di sentire, in ogni caso, tutto il dramma dell'abbandono. Ma ora inizio a pensare che qualche responsabilità la abbiano in effetti queste "new entry" che dovranno pur avvertire i loro bei conflitti. Nella mia indiretta esperienza, in un paio di casi, infatti ho potuto notare che la dinamica è più o meno la stessa: una forte interferenza nell'educazione del figlioccio/a non ostacolata dal partner e genitore naturale.Anzi quest'ultimo appare a sua volta diviso tra il desiderio di mantenere con il figlio l'antica relazione e l'autoimposizione di non farlo e di assecondare la nuova linea voluta dal neo-coniuge.Mi pare, cioè, che quanto si va consigliando in giro, ovvero che ognuno dovrebbe mantenere il proprio ruolo e limitarsi ad esso senza sconfinare in ciò che non gli comperte sia qualcosa di estremamente assentato quanto poco praticato, forse proprio perchè si tratta di un criterio razionale/etico contrastante con ben più immediati e violenti impulsi.

Non so, mi piacerebbe avere, anche dalla dottoressa, un chiarimento sui possibili conflitti e le dinamiche conseguenti..
Immagine uh?
"la situazione è grave, ma non seria"- groucho marx-

Dr.ssa Cristina Spadoni
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Ruoli

Messaggio da Dr.ssa Cristina Spadoni » 12 gennaio 2009, 17:17

Giusta riflessione e attenta analisi! Purtroppo sia il genitore che la "new entry" che dovrebbe comunque assumersi quantomeno un ruolo adulto, spesso si discostano ampiamente dalle condizioni ideali e i figli si ritrovano a dover gestire situazioni più grandi di loro. Non di rado la situazione si capovolge e si vedono figli che fanno da genitore agli adulti di riferimento. A volte questi passano dal rispondere alle proprie esigenze attraverso i figli, al nuovo partner, dimenticando in tutto ciò le esigenze reali del figlio che di solito non equivalgono a quelle del genitore. Di sicuro non è facile non confondere i vari ruoli di un adulto-genitore-partner... non sempre sono chiari i confini generazionali e il nuovo partner o il genitore stesso si mette sul piano del figlio, per es. quando si percepiscono gelosie o rivalità.
Sono situazioni molto complicate. Grazie per i suoi contributi!
Dr.ssa Cristina Spadoni

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