Amicizia finita...?

Che cosa ci induce a soffrire piu' di quanto potremmo? Fragile autostima, depressione, insopprimibili sensi di colpa, disamore di sé, sfiducia nel proprio valore e nelle proprie capacità, frustrazione, rabbia, impotenza, senso di inadeguatezza, senso di vuoto; dipendenza e dedizione a legami funesti, dominio e sottomissione. Spesso questi disturbi si manifestano attraverso sintomi e malattie fisiche di stress quali: insonnia, cefalea, ansia, disturbi gastro-intestinali, respiratori, tensione muscolari, disfunzioni sessuali… Altre volte possono complicarci notevolmente l’esistenza, inquinando le varie sfere di vita. Tutto è più complicato, faticoso o doloroso: il lavoro, le relazioni d’amore e d’amicizia, la sessualità.

Moderatore: Dr.ssa Cristina Spadoni

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H725
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Amicizia finita...?

Messaggio da H725 » 15 novembre 2005, 23:13

Ho 29 anni è questo fà di me una persona che dovrebbe aver capito come gestire i rapporti con gli altri. Ma purtroppo non è così.
Ho un'amica la più cara con cui non parlo e che non vedo da più di un mese.
Il problema è che lei ha cominciato a frequentare un'altra persona e così facendo non ha più lasciato spazio alla ns amicizia.
Non mi ha più cercato e quando c'ero anch'io preferiva passare il tempo a parlare con l'altra dicendomi esplicitamente di non partecipare non solo verbalmente ma anche fisicamente.
Le uscite sono diventate sempre meno frequenti e di conseguenza anche le telefonate. Ho scelto di non farmi vedere più.
Ora lei mi accusa di aver vissuto la ns amicizia con morbosità e che la sua è solo una reazione. Mi dice che nonostante io fossi sempre presente in realtà non c'ero mai. Non è così.
Il problema con lei è sempre stato questo. Il nuovo arrivo l'ha sempre attirata di più e non ha mai esitato a mettermi da parte per questo. Successivamente mi ha sempre incolpato della cosa.
Vivo questa cosa con un'ansia assurda. Non esco più di casa per paura d'incontrarla e tengo il tel spento per paura di un suo sms.
Sono sempre sul chi va la.
E mi sento un'idiota ad affrontare tutto questo in questa maniera. Non so più come uscirne.

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Vale
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Messaggio da Vale » 16 novembre 2005, 13:03

come giustamente dice lei ormai e` adulta. non ha mai pensato di dire tutto cio` apertamente alla sua amica?
Tutte le volte che altri sono d'accordo con me ho sempre la sensazione di avere torto.
Più si analizzano gli altri, più scompare ogni ragione d'analisi.
Solo chi è intellettualmente perso si mette a discutere.

Dr.ssa Cristina Spadoni
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Amicizia?

Messaggio da Dr.ssa Cristina Spadoni » 16 novembre 2005, 20:51

Cara (o caro?) H725, non si finisce mai di imparare a rapportarsi agli altri! La sua amica frequenta un’altra persona, è un uomo o è una donna? Cosa ne pensa dell’idea della sua amica riguardo la sua morbosità? Che persona è lei? Mi dica qc di più di se stessa, della sua amica e del rapporto che vi legava. Certo che se un’amica si comporta così regolarmente ad ogni new entry (femminile), c’è da chiedersi che amica è. Ma io mi concentrerei su di sé. Come mai le rimane legata nonostante ogni volta si comporti così? Non ha altre amicizie? Provi per una volta a modificare lei il proprio comportamento, non rendendosi più disponibile quando tornerà… forse a quel punto potrà accorgersi di quanto lei valga.
A presto,
Dr.ssa Cristina Spadoni

H725
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Sono una donna...

Messaggio da H725 » 16 novembre 2005, 23:21

Ha ragione non ho detto molto di me. Sono una donna.
Non so come partire a raccontarmi: ho un lavoro, un fidanzato che ovviamente nn vede di buon'occhio il mio modo di reagire alla situazione soprattutto perchè non è la prima volta che succede.
Vivo con i miei.
Non so descrivermi anche perchè a volte penso di essere tante persone. In casa ho un comportamento, un carattere. A lavoro ne ho un'altro. Con il mio ragazzo un altro ancora e con lei ne avevo uno diverso. Non so bene trovare un equilibrio.
Riguardo la morbosità: sono sempre stata attaccata alla mia "amica" ma non penso di averle mai negato una vita sua. Cosa che lei ha cercato, involontariamente forse, di fare con me. Non le è mai piaciuto il mio ragazzo, i suoi amici (che un tempo erano anche nostri. Miei e di lei, intendo). Ha sempre criticato il ns modo di vivere la ns relazione: troppo solitari. La ns scelta di andare in vacanza da soli non è stata mai accettata. Al ritorno in un modo o nell'altro si litigava sempre.
Alle volte mi sono sentita una specie di dama di compagnia: ero sempre presente ad aspettare il momento in cui lei aveva bisogno di qualcosa.
Avere sempre vicino una persona che non vuoi, questo lo so che è fastidioso.
Con lei però ho vissuto tante cose della mia vita. La prima vacanza da sole. I primi concerti, le prime cotte, le prime sigarette...
Poi la crescita. Il diventare donne...
C'era una bella sintonia quando le cose andavano bene.
Bastava veramente uno sguardo per capirci. E' bastato anche ora per capire di non essere più desiderata. Aggiungendosi poi l'atteggiamento ostile, un saluto ogni volta più biascicato... Non potevo fare altro.
Si sono scappata da una situazione che mi faceva stare male. Non l'ho affrontata come invece sarebbe giusto fare.
Ma non riesco ad agire differentemente. Ho veramente il panico. E' come se avessi paura di lei.

Dr.ssa Cristina Spadoni
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Amicizia o dipendenza?

Messaggio da Dr.ssa Cristina Spadoni » 26 novembre 2005, 17:25

Cara scrittrice, siamo tutti un po’ differenti a seconda del contesto in cui ci troviamo. Volevo solo farmi un’idea più precisa di lei per poter riflettere su quello che ha scritto.
Quello che posso dirle è che forse può essere importante quello che scrive alla fine: “è come se avessi paura di lei”. Una caratteristica delle relazioni tra “torturatore” e “torturato” è proprio il sentimento di disparità tra le parti. Per qualche ragione a noi sconosciuta, solitamente legata al tipo di relazione che abbiamo avuto con le figure genitoriali nell’infanzia, possiamo tendere a legarci affettivamente a persone che ci fanno soffrire: persone frustranti, rifiutanti, sadiche, ecc. con le quali creiamo relazioni di dipendenza. In questa forma di relazione, patologica, avvertiamo appunto sentimenti di disparità, ossia ci sentiamo all’interno di una relazione non alla pari, come invece dovrebbe essere una relazione tra due adulti (di amicizia, di amore..). Ecco che ci sentiamo “piccoli” di fronte all’altro che erroneamente percepiamo “grande”; “fragili e deboli” di fronte all’altro “forte”, “impotenti” vs l’altro percepito “potente” ecc. Da qui il senso di “paura” che ci segnala l’instaurarsi di questa asimmetria. Ma tutto questo fa capo al NOSTRO MONDO INTERNO e non alla realtà. Al modo inconscio in cui abbiamo imparato a relazionarci alle persone importanti della nostra vita (ad uno o entrambi i nostri genitori).
Ma si ricordi che la sua “amica”, che probabilmente ha la tendenza complementare alla sua, NON E’ SUO PADRE NE’ SUA MADRE, NON HA NESSUN POTERE REALE PER FARLE ALCUNCHE’! Ha solamente il potere che lei inconsciamente le attribuisce e le permette di esercitare su di lei! Nel momento in cui lei riuscirà ad uscire da questo schema patologico anche la sua amica non potrà più farle niente!
Di cuore,
Dr.ssa Cristina Spadoni

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