Può esistere una omosessualità "di ripiego"?

Una “variante” del comportamento umano che si connota con il desiderio di amare, desiderare, persone dello stesso sesso, con cui poter “progettare” un legame affettivo ed erotico-sessuale. Condizione esistenziale permea di tutti questi contenuti (affettivi, relazionali e progettuali) che a volte difficilmente vengono “vissuti”, per pregiudizio, paura, dubbi e dinamiche (interne ed esterne) che non si riescono a gestire. Questo spazio rappresenta un 'opportunità per riflettere assieme, sulla propria percezione di sè, dell’altro e dei desideri … Vi aspettiamo.....

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Ste.fano75
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Può esistere una omosessualità "di ripiego"?

Messaggio da Ste.fano75 » 6 gennaio 2016, 18:30

Ho ormai 40 anni, non ho mai avuto esperienze con un uomo, ma credo di essere omosessuale. Penso di esserlo da sempre, anche perché non sono mai riuscito ad avere rapporti sessuali con le donne. Ho sempre avuto una paura immensa del rapporto sessuale, posso affermare con certezza che fin da bambino (intorno ai 9 anni) ero già convinto che da grande non avrei mai potuto stare con una donna. E difatti, già in età adolescenziale e poi nel prosieguo degli anni, ho sempre sabotato qualsiasi possibilità di una relazione con le ragazze che, pure, mostravano interesse verso di me: iniziare una relazione affettiva significava, per me, doversi prima o poi trovare in intimità fisica e non poter sfuggire al più totale senso di inadeguatezza sessuale che questo avrebbe comportato. Non si trattava né si tratta di sola ansia da prestazione, credo ci sia di più e volevo chiedere se sia possibile che esista una omosessualità "di ripiego" (non saprei come altro definirla, né so se in psicologia sia contemplato qualcosa di simile...). Il ripiego, conscio o inconscio, di "doversi" orientare verso fantasie e pratiche di masturbazione omoerotiche visto che l'ipotesi di un qualsiasi legame etero (emotivo e sessuale) è perso per sempre, anzi fin dall'inizio. E per inizio faccio riferimento a episodi della mia vita che retrocedono fino all'infanzia. Ho paura che quegli episodi e, in seguito, il corso che la mia vita ha preso a partire da questi, abbiano per sempre pregiudicato la possibilità di una vita di relazione uomo-donna.
Rischio di scrivere un poema, cercherò di essere il più sintetico. Sono nato con una piccola fimosi al pene dovuta a frenulo corto, non riuscivo quindi a scoprire il glande e fin dai primi anni delle elementari sapevo che questo rappresentava un problema. Dovevo esercitare il prepuzio, ma ne avevo il terrore, piangevo, avevo paura che avrei provato dolore. Non so perché, tra genitori e pediatra, questa situazione non sia stata presa di petto, fatto sta che mi convincevo sempre più che il mio pene aveva qualcosa che non andava, che era diverso da quello degli altri "maschi", anche perché per convincermi mi avvertivano che il problema andava risolto, altrimenti da grande non sarei potuto stare con una donna!! Io quegli avvertimenti li ho sentiti rimbombare dentro di me per anni, anche perché è solo all'età di 13 anni che finalmente, davanti al medico, sono riuscito a scoprire il glande. C'era il frenulo corto, ma la circoncisione non era la prima strada: sarebbe potuto bastare che io "forzassi" poco alla volta, giorno dopo giorno, cosa che però io non feci. Mentivo ai genitori, loro si sono fidati e così il problema è rimasto inalterato. L'educazione sessuale, a casa, non è mai esistita, il sesso è sempre stato un tabù, come se non fosse parte della vita, non ho mai visto i miei genitori scambiarsi un bacio, una carezza, una qualsiasi affettuosità, tanto che nel tempo mi sono stupito che avessero potuto procreare!! L'educazione sessuale era quella "di strada" fatta con i coetanei, tra discorsi hard che spesso non capivo o giornaletti porno, ma tutto ciò mi metteva in enorme difficoltà, perché ero di un candore estremo e sempre più mi sentivo sbagliato rispetto agli altri maschi per il fatto che al pene avessi qualcosa di irrisolto: non riuscivo a dimenticare, poi, le battute che mia sorella aveva fatto in passato, del tipo "non gli funziona l'attrezzo" oppure quel suo rivolgersi a me al femminile (ad esempio, "sta zitta un attimo..." ecc...): non so se se ne rendesse conto, mi dava un fastidio immenso quel femminile, ma lo subivo anche perché avevo tratti delicati, ero esile, e nella preadolescenza erano già iniziate le prese in giro da parte delle compagne di classe, che mi schernivano chiamandomi "femmina". Credo di aver anche pensato che in fondo avessero ragione. Il confronto con i coetanei nello spogliatoio era in quegli anni di scuola media così impietoso! All'età di 13-14 ero già rassegnato al fatto che non avrei mai potuto penetrare una donna, ed ero così ingenuo che mi convinsi di non poter neppure indossare un preservativo. ....PROSEGUE

Ste.fano75
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Re: Può esistere una omosessualità "di ripiego"?

Messaggio da Ste.fano75 » 6 gennaio 2016, 19:31

...con l'adolescenza è iniziata l'esplorazione del corpo e, nonostante il frenulo corto e il prepuzio che stringeva il glande, ho scoperto la masturbazione. Come spesso capita tra maschi, non era sempre e solo una pratica solitaria. Mi masturbavo a volte con i compagni del quartiere, con un ragazzo in particolare: credo siano iniziata con lui, grosso modo all'età di 17-18 anni, quelle che io chiamo delle vere e proprie "cotte" inconsce. Le ho avute anche per qualche compagno di classe, negli anni delle superiori. Le chiamo così, perché non desideravo affatto baciare un ragazzo, tanto meno avere dei rapporti sessuali. Anzi,sono quelli gli anni in cui mi sono innamorato per la prima, e credo ultima volta nella mia vita, di una mia amica. Avevo con lei un'affinità elettiva, sentivo di appartenerle. Credevo anzi ero convinto che, vista la complicità enorme che ci legava, non avremmo potuto fare altro che finire insieme, prima o poi. Non è mai accaduto. Quando mi sono dichiarato, lei non se la sentì. Avevo ormai 28 anni e una vita di devastazioni interiori alle spalle: ricordo la vergogna di essere vergine negli anni dell'università, le menzogne agli amici, il disagio di sfuggire all'intimità con le ragazze dopo aver appurato che oltre al flirtare non riuscivo a procedere, perché non riuscivo a raggiungere l'erezione, nemmeno con le professioniste. Sì, ho fatto ricorso anche a questo: per due volte mi sono ritrovato a letto con una prostituta, senza riuscire a fare nulla. Ero terrorizzato, totalmente inibito. Per lei, per la ragazza che amavo, avevo nel frattempo preso il coraggio di tagliare via quel frenulo: l'ho fatto da solo, non avevo il coraggio di contattare un medico e confessargli la mia miseria. Presi un bisturi, avevo 24 anni. Col senno del poi, so di aver corso un certo rischio quanto meno per una possibile infezione. Ma è andata bene. Mi sentivo sollevato. Speravo che finalmente questo mi avrebbe liberato da tutti gli spettri del passato, che mi avrebbe reso sicuro di me a letto con una donna. Ma non è stato così. Le due prostitute e la fuga dalle ragazze interessate a me me lo hanno dimostrato. E non so più ora a cosa imputarlo: ansia da prestazione ormai cronica oppure omosessualità? Sono ormai rassegnato alla seconda opzione: dico rassegnato perché non riesco ad accettare l'idea che io sia omosessuale. Credo di volermi in qualche modo illudere ritenendo che le mie fantasie omoerotiche siano in realtà un ripiego dovuto alle mie vicissitudini, una forte curiosità (per certi versi ancora adolescenziale e poco matura), ma non omosessualità.
Ho bisogno di parlare, a questo punto, delle mie fantasie omoerotiche per cercare di arrivare al fondo di e stesso. Qualche anno prima che mi dichiarassi alla ragazza di cui ero innamorato, visto che ancora non avevo avuto una ragazza, lei mi chiese se fossi interessato a un suo caro amico gay, molto dolce ecc...Ci rimasi di ghiaccio, feci finta di nulla dicendole che aveva preso una colossale cantonata, che non ero interessato ai ragazzi, piuttosto ero un ragazzo timido in attesa della ragazza giusta, che certo sarebbe stata una bella "punizione per mio padre" (un uomo totalmente assente con me, per la sua incapacità di mostrare emozione) ritrovarsi un figlio gay. Eppure, più di un occhio al corpo nudo maschile avevo cominciato a buttarlo. Non mi riferisco solo alla masturbazione di quando ero ragazzo, né alla doccia nello spogliatoio dopo gli allenamenti con la mia squadra; ho ancora oggi chiaro il ricordo di me che a 16 anni, nell'unico spogliatoio comune in cui c'era acqua calda, restai impressionato dalle dimensioni del membro di alcuni giocatori avversari e dai loro corpi scolpiti; non mi sono eccitato, lo ricordo molto bene, ma da allora ho sentito sempre il desiderio di guardare il corpo nudo maschile sotto la doccia e naturalmente, senza che nessuno potesse accorgersi dei miei sguardi. Ero molto vigile. Ho anche iniziato a navigare on line sui siti porno gay e all'età di 28-30 anni mi sono sorpreso a nutrire un affetto strano per il mio migliore amico: non lo sentivo più come un fratello; c'era qualcosa di più, arrivai a chiedermi come sarebbe stato avere una storia con lui e per la prima volta ho avvertito nei pantaloni l'erezione per un ragazzo. Non c'è mai stato nulla, lui era eteresessuale ma quella erezione c'è stata, anche più di una volta. E visto che la mia sessualità si è sempre e solo risolta in autoerotismo, da circa 10 anni provo piacere con la masturbazione gay, di tipo passivo. Non ho mai avuto, però, alcun tipo di contatto fisico con un uomo. Ho fantasticato di averne, ma ogni fantasie omoerotica è rimasta finora tale, anche perché la mia vita sociale è da anni annullata per il disagio profondo che provo relazionandomi coi vissuti altrui, fatti ormai di relazioni, rapporti, famiglia, figli. Io ho solo il mio lavoro e i miei studi, nei quali mi rifugio completamente ormai cercando di colmare il vuoto di una vita senza una donna, una famiglia, dei figli, una vita sociale. PROSEGUE E FINISCE...

Ste.fano75
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Re: Può esistere una omosessualità "di ripiego"?

Messaggio da Ste.fano75 » 6 gennaio 2016, 20:14

...non esco quasi mai di casa, se non per lavoro; le festività mi ricordano sempre la mia solitudine, che è come se non potesse avere fine. Ammetto che più di una volta, in passato, ho anche pensato di farla finita, ma non potrei mai. Non ne ho il coraggio. Più di un anno fa ho avuto la mia ultima liaison con una donna, che aveva mostrato chiaro interesse per me: ho anche provato qualcosa per lei e, in situazioni peraltro del tutto normali, parlandole o sentendola stretta a me per il freddo di una sera d'estate, ho avuto un paio di volte delle erezioni. Ma quando s'è trattato di passare dal flirt al farsi avanti, mi sono tirato indietro e sono sparito. Sono stato profondamente vigliacco e mi sono convinto che dovessi evitare di tentare ulteriori approcci con le donne. Di recente ho preso per la prima volta la decisione di iscrivermi a un sito di incontri gay. L'ho fatto con lo spirito di buttarsi via: solo sesso, con chiunque potesse soddisfare finalmente le mie fantasie e farle diventare realtà. Ma anche in questo modo non ha funzionato e non funziona. Non si parla che di sesso e si va dritto al sodo per combinare degli incontri. Non volevo altro, o almeno lo credevo. Invece fuggo. Finché si tratta di fantasia virtuale è eccitante, ma la concretezza della situazione è del tutto impensabile per me: non riuscirei mai ad avere un rapporto sessuale con un uomo. Questo sto scoprendo. Da una parte, sento che l'impatto psicologico del giorno dopo sarebbe per me pericolosamente devastante, dall'altro se davvero è questa la mia natura, mi chiedo perché non abbia il desiderio di rompere gli stecchati. Non me lo aspettavo, ero sicuro che avendo l'occasione di fare sesso con un uomo, anche eccitante e in totale riservatezza, dopo aver trovato qualcosa in comune chattando per qualche giorno, l'avrei colta. Non è così e ora non capisco più nulla. Per una vita credo di aver ritenuto che l'unica attivitò sessuale a me concessa, a parte l'autoerotismo, fosse quella omosessuale. Ora non ho più questa certezza, mi chiedo se io sia davvero omosessuale, emozionalmente parlando soprattutto. E con sgomento, etero od omo che io sia, sto prendendo consapevolezza di non essere in grado di intrattenere relazioni e legami d'amore, siano essi affettivi siano sessuali. Questa condanna alla solitudine mi sta devastando, perché non riesco più a sperare che qualcosa cambi. Mi lascio vivere. Scusate la pesantezza, la lunghezza dei post e la noia, ma non avevo mai tirato fuori niente di tutto quello che ho scritto sopra. E' la prima volta che ne parlo. So che avrei bisogno di una terapia, che i forum di psicologia non dispensano diagnosi tanto meno soluzioni. Non mi aspetto questo. Non credo di riuscire a confessare tutta la mia miseria a un altro essere umano, anche fosse uno specialista. So che non avrò il coraggio di rivolgermi a qualcuno. Ho sentito però il bisogno di buttarlo fuori. Più vole avevo tentato, su questo stesso forum, senza mai inviare nulla. Oggi l'ho fatto. Non mi aspetto nulla, mi sono rassegnato all'idea che la mia sia una vita senza relazioni.

Torino
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Re: Può esistere una omosessualità "di ripiego"?

Messaggio da Torino » 16 febbraio 2017, 14:19

Ho 42 anni: sono sempre stato etero, negli ultimi anni vedo che sono diventato asessuale.
Perchè? Le donne le disprezzo per il loro sadico cinismo. Dagli uomini non sono e non sono mai stato attratto.

elena70
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Re: Può esistere una omosessualità "di ripiego"?

Messaggio da elena70 » 20 marzo 2018, 19:57

Io non lo so se esiste l'omosessualità di ripiego. La mia storia per alcuni aspetti è simile alla tua. E quindi anche io in passato mi sono posta la questione.
Non mi sono data una risposta e in fondo ormai neanche mi interessa più. Non ho avuto relazioni con gli uomini.Certo,da adolescente ho avuto le mie infatuazioni,ma mai nulla di piu.Sentivo in qualche modo una grande distanza da parte mia rispetto agli uomini. E nello stesso tempo sentivo che mi mancava qualcosa.
Solamente da adulta, quando mi sono data il permesso di accettare la mia omosessualità ho capito che quello era il pezzo che mi mancava e mi sono sentita felice come non mai. Non ero sbagliata e non mi mamncava nulla,guardavo solo dalla parte opposta.
Ora so che sono capace di dare amore e di riceverlo.

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