Sopralluogo

Gli atteggiamenti e le motivazioni sessuali della maggior parte delle persone sono coerenti con il loro sesso biologico. Siano eterosessuali oppure omosessuali, la maggior parte degli uomini si considerano uomini e la maggior parte delle donne si sentono donne. Ci sono certi individui, invece, che hanno dei concetti di sé, che riguardano il sesso, che contrastano con il loro "sesso biologico". Un maschio può desiderare ardentemente di essere una donna ed una donna altrettanto desiderare di essere un uomo. Ci troviamo di fronte al fenomeno del transessualismo. Parliamone

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Joshua
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Sopralluogo

Messaggio da Joshua » 25 giugno 2014, 12:57

Stamattina sono andato in un paese fuori città. Cerco un posto dove non mi conosca nessuno. Sono stanco di andare in giro con il cuore in gola, per la paura di incontrare qualcuno che mi conosce. Voglio camminare per strada tranquillo. Cioè, tranquillo mica tanto, la paura c’è sempre, qualcuno (vigili o polizia) può fermarmi e farmi passare brutti momenti, oppure qualche uomo ubriaco o di malumore, o ragazzini che sfottono. Ma voglio farlo.
Fa caldo, indosso una polo maniche corte, i peli, ahimé, ci sono, sulle braccia e ho perfino la barba, e non posso quindi essere credibile fino in fondo. Ma vado.
Scelgo una piazzetta appartata, entro in un negozio di borse, maglie e bigiotteria. Appena entro chiedo di poter dare un’occhiata. “Immagino sia per un regalo” fa lei, ed io la guardo e “sì, in un certo senso è un regalo: un regalo a me!” Lei sorride, e io mi affretto a chiarire che sto cercando qualcosa di speciale. Le racconto che sono venuto ad abitare da poco in zona e che ho bisogno di un luogo dove vivere la mia femminilità (la verità, insomma). Mi dice che lei ha solo maglie e camicie, non ha neanche gonne, mi indica un altro negozio vicino, ma sulla strada principale del paese, troppo centrale e affollato. Allora giro in zona (però mi riprometto di venirci comunque, qua) e trovo un piccolo negozio di intimo in una zona un pochino più frequentata, ma tutto sommato tranquilla. Entro e chiedo se ha autoreggenti, ma color moka o simile. Lei mi mostra quello che ha e intanto noto che ha dei vestiti, su un appendiabiti.
Le dico allora che sono interessato ai vestiti, più che altro, ma che verrei dopo l’estate, per i miei soliti motivi, che comunque non spiego a lei.
Le calze non mi piacciono, ma rimaniamo d’accordo che dopo l’estate, quando ci rivediamo, me le ordina del colore che cerco. Bene.
Torno nella zona del negozio di prima, poco lontano comunque, e entro nel piccolo supermercato accanto. Il mio vecchio sogno di andare a fare la spesa en femme…
Entro e ci sono soltanto una donna a servire al banco alimentari e un’altra alla cassa, nessun cliente. Bene. Fosse sempre così… Prendo del pane e pago. Lo scopo è farsi conoscere come uomo per poi, un giorno, entrare en femme e sorprendere. A me piace così.
Poco più avanti c’è un panificio, entro e compro altri due panini, sempre con lo stesso scopo. Il posto però è decisamente più frequentato del minimarket. Non so bene, forse ci ritorno, anche qua. Per oggi è andata bene così.
Qualcuno potrebbe dire “ma perché non frequenti qualche locale e ti levi il pensiero? È più facile”. Già, troppo facile. Nel senso che se entro in un locale, prima di tutto devo truccarmi e non ne ho voglia. Poi essere beccati in un locale non hai scampo, sei lì. In strada è più semplice sfuggire e sgattaiolare via. Uno può dire “mi sembra di aver visto Tizio vestito da donna”, ma in questo modo ho infinite più possibilità di dire “hai confuso, figurati se ero io”.
A questo punto arriviamo al solito problema, se fare outing o no: credo che la cosa nel mio caso sia impossibile, ancora una decina di giorni fa mia figlia, 21enne (che non sa di questa passione), ha detto “non sopporto i trans e chi si veste da ciò che non è!”. Sto cercando di fare opera di convincimento e portarla sulla strada di accettazione di tali persone, ma è dura.

Sopralluogo, seconda parte.
Sempre nei paraggi in cui mi sono aggirato sabato scorso, verso le 9,30 – 10 di un soleggiato sabato mattina.
Un centro commerciale, piccolino, un supermercato, un bar, un negozio di abbigliamento cinese. In un fabbricato vicino, separato da una strada, il negozio di scarpe, degli stessi cinesi. Entro e scorro le scarpe da donna, quelle basse, estive, cerco un numero alto. Io porto il 43, per le scarpe da uomo, da donna va bene il 42. Il numero più alto che hanno è un 41, chissà: credo che i sandali aperti possano andare bene anche un po’ più piccoli. Suola di sughero, bassa, laccetti neri con qualche paillettes vezzosa ma discreta, aperti davanti, sobri ma eleganti. Li provo. Meglio di quanto temessi, mentre infilo la destra, una ragazza che a sua volta cercava il suo paio di scarpe mi guarda con evidente sorpresa. Io sorrido e infilo l’altra. Meglio di quanto temessi, bene. Mi mancano un paio di scarpe estive, visto che indosso abiti femminili soltanto in inverno. 12 euro, mi sembra ottimo, anche se la qualità è bassa, ma io non devo metterle tutti i giorni, va bene così.
Esco e deposito i sandali in auto. Secondo giro.
Entro nel centro commerciale, subito a destra mi trovo per primo il negozio di abbigliamento. Entro, ovvio.
Reparto gonne, alcune molto belle da rivedere in autunno. Nel negozio ci sono molte persone. Cioè, non tante, a dire la verità, ma troppe per me, circa una dozzina, quasi tutte donne. Mentre scelgo entra la ragazza che era nel negozio di scarpe, che mi guarda distrattamente, sorridendo. Scelgo una gonna leggera, a fiori sul blu, al ginocchio, senza provarla. Forse, se ci fosse stata meno gente, l’avrei anche provata, ma non è quello che cercavo oggi. Non è importante farlo oggi, oggi voglio soltanto guardarmi intorno, per decidere cosa farò dopo l’estate. Pago la gonna ed esco, depositando anche questa in auto. Poi rientro. Terzo giro.
Questa volta arrivo fino al supermercato, con l’idea di vedere la possibilità di entrarci, in futuro, en femme. Entro e giro tra gli scaffali. Poca gente, per un supermercato, ma troppa per i miei gusti, saranno in tutto una ventina di persone, uomini e donne, poche coppie, nessuna famiglia.
Il desiderio c’è, ma onestamente non credo che avrò il coraggio di venire a fare la spesa in questo supermercato indossando abiti femminili. Però mai dire mai, in ogni caso non lo farei il sabato mattina, ma la sera tardi, sperando che ci sia meno gente di adesso. Intanto verrò qualche volta, per farmi conoscere e prendere confidenza con il personale e valutare se potrò trovare ostilità o indifferenza.
Lungo la strada del ritorno ho adocchiato un altro paio di piccoli supermercati con l'entrata un po' defilata, nascosta, le prossime volte vado a ficcare il naso per verificare.
Adesso, comunque, se voglio, posso mettermi una gonna anche d’estate, anche se purtroppo non posso depilarmi. Quindi lo farei solo in privato.
Per oggi va bene così, ma che fatica, la tensione.
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Sopralluogo, parte terza

Messaggio da Joshua » 26 giugno 2014, 7:43

In realtà ho concluso poco, ma è stato abbastanza importante.
Sono arrivato sul posto alle 19,10. Non sono riuscito a fare prima, uscendo dal lavoro alle 18,30. Non so se per l’orario o perché è mercoledì, ma trovo i negozi chiusi, sia quello di intimo, sia quello di abbigliamento e borse, sia il piccolo supermercato. Girando per le vie mi accorgo che sono tutti chiusi. Mi guardo intorno per cercare informazioni, ma non trovo nessuno in posizione comoda per non intralciare il traffico. Forse chiudono tutti presto. Mi informerò sabato, credo.
Vado diretto al piccolo centro commerciale. Entro direttamente nel parcheggio seminterrato. Quattro auto. Nessuno in giro. Magari fosse così il giorno che deciderò. Parcheggio in un posto in zona posteriore all’entrata, vicino ad un’Alfa bianca. Scendo e mi avvio alla porta del centro commerciale lentamente, lo faccio immaginando di indossare una gonna stretta, una gamba dietro l’altra. Mi sembra quasi di sentire il collant che struscia sulle ginocchia. Attraverso il locale ascensori, deserto. Chiamo uno degli ascensori per vedere come è fatto ma soprattutto per verificarne la velocità. Mi sembra troppo lento, infatti, potrei trovarmi bloccato con altre persone e forse è meglio evitare. Penso che quella sera salirò per le scale, e così faccio. Lentamente, per sentire meglio la gonna che ho indosso, intanto osservo che ci sono i tavolini del bar proprio accanto alla scala, separata da una vetrata, e penso che per fortuna in ottobre non ci sarà il dehors, un problema in meno.
Mi infilo nella sliding door che dà sul centro commerciale, il vero muro da superare in quell’occasione. L’ingresso del centro commerciale sarà verosimilmente pieno di gente, mi immagino gli sguardi su di me. Ora è vuoto. Sono le 19,30.
Mi introduco nel supermercato. Deserto.
C’è un cliente alle casse, ci passo accanto entrando. Giro tra gli scaffali, arrivo fino al bancone della gastronomia, dietro al quale ci sono un ragazzo che sta già mettendo via la roba e una ragazza. Nessun cliente. Mentre sorrido alla ragazza, ricambiato, arriva un signore con una bimba. Meno male che non ho la gonna. La ragazza gli dice che ci sono io, ma faccio passare lui, intanto penso a cosa comprare e cosa dire per un minimo di conversazione. Ordino un po’ di olive ascolane, mentre lei mi serve arriva il ragazzo. “Sempre così poca gente, a quest’ora?” domando buttandola lì. “E’ che siamo vicini alla chiusura, a quest’ora viene poca gente”. Mai notizia migliore di questa!!! “Ah, sono arrivato a rompere le scatole, allora!” dico sorridendo. “Nooo, ma figuriamoci…!” fanno in coro i due ragazzi. Il cliente ha sempre ragione.
Mi avvio, sollevato, alla cassa, dove ci aspetta una signora sulla cinquantina, poco meno. Il papà con la bimba è davanti a me, dietro di me una signora, più sessanta che cinquanta, con il carrello. Meno male che la gonna che indosso la vedo solo io… Mentre mi avvicino alla cassa, entrano due coppie, l’entrata è accanto alle casse. La signora alle casse mi guarda, forse la gonna la vede anche lei. “Chiudete proprio alle venti o un po’ prima?” No, proprio alle venti risponde lei. Poi un piccolo pasticcio che fa lei con il resto, che ci serve per rompere il ghiaccio e farmi andare via mentre entrambi stiamo ridendo cordialmente. Bene, se riesco a tornare presto ci sono tre persone che si ricorderanno di me. Voglio che, la sera che succederà, la gente veda una gonna indosso ad una persona, e che tutti vedano una persona normale che ha voglia di mettersi gonna e collant.
Basta, è ora di andare.
Tappa presso un supermercato “In’s”, che si rivela un discount. Sono le 19,50, mancano dieci minuti alla chiusura. Mentre scendo dalla macchina esce una famiglia, entro e trovo il vuoto assoluto. Nessuno. Raggiungo il banco frigo sul fondo, prendo un pacchetto di tortellini, mi immagini tornare verso le casse, all’uscita, con la gonna, poi pago al ragazzo alla cassa e chiedo anche a lui se a quell’ora è sempre così. Mi risponde che a quell’ora non c’è mai nessuno, ma che anche durante il resto della giornata non è che ci sia quella gran folla. Mi segno mentalmente anche questo posto.
Lungo la strada, un’ultima tappa in un negozio di abbigliamento cinese, entro e la signora mi chiede se voglio aiuto, visto che stavo scorrendo le gonne, io rispondo di no e scelgo una gonna leggera, lunga sotto al ginocchio, anche questa volta senza provarla. Dieci euro, va bene così.
Si va a casa, la tua famiglia ti aspetta. Anche stasera non ho combinato niente di concreto, ma le emozioni non sono mancate. Gli appunti cominciano ad essere corposi e la situazione comincia a delinearsi. In autunno avrò forse diverse possibilità, speriamo, e spero che in qualcuna di queste io possa vivere la mia femminilità in modo sereno. Oddio, sereno… Viverla, ecco.
Immagino che avrò una grande paura.
Ma anche per stasera va bene così…
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Re: Sopralluogo

Messaggio da jessyca » 26 giugno 2014, 20:51

Ma a te piace raccontarti, questo fa parte dell'insieme ...

Eppure vorrei vederti vestito da donna…, devi essere simpatico.


Chissà perché ma da come scrivi ti immagino come i protagonisti del film “A qualcuno piace caldo”, quando Tony Curtis e Jack Lemmon si travestono da donna… :)

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Joshua
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Re: Sopralluogo

Messaggio da Joshua » 26 giugno 2014, 23:11

Ciao, Jessyca, che piacere, ormai ti considero un'amica immancabile.
Mi spiace non riuscire a fare altrettanto con i tuoi post, ma presto mi farò vivo.
Sì, mi piace raccontarmi, in realtà la parte più gratificante del tutto è far vedere agli altri che io posso tranquillamente indossare una gonna nella vita di tutti i giorni... e raccontarlo è come mostrarlo.
Non è esibizionismo. E' far vedere che l'abbigliamento femminile non è soltanto per le donne.
Dici che ti piacerebbe vedermi, almeno quanto a me piacerebbe mostrarmi, cosa che cerco di fare immaginando (e lo farò) di andare al supermercato con la gonna. Se riuscissi ad andarci con un'amica, forse non avrei tutta questa paura che sicuramente avrò.
Se mi immagini come in "A qualcuno piace caldo", significa che scrivo bene. Però nel film Lemmon e Curtis erano completamente femminili, trucco compreso, mentre a me interessa soltanto l'abbigliamento. Certo, a volte integro la cosa con un po' di trucco, lo smalto alle unghie, bigiotteria varia, ecc., ma quello che voglio è godere del piacere di indossare gonne, collant, tacchi e quant'altro pur essendo un uomo. E rimanendo uomo, senza voler sembrare donna.
Un abbraccio
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Re: Sopralluogo

Messaggio da Joshua » 27 giugno 2014, 7:40

E comunque, se scrivo tanto non è soltanto perché mi piace raccontarmi, ma soprattutto perché ho un grande, estremo, costante ed inguaribile bisogno di riscontri.
Ho sempre paura di fare la cosa sbagliata ed ho un estremo bisogno di conferme, continuamente e costantemente.
Ho bisogno di condividere perché ogni volta non ho mai la misura che mi dice se le c...te che faccio siano una cosa sana o no.
Lo so, significa una grande insicurezza in me stesso e un bisogno di approvazione.
Ecco perché ci rimango malissimo quando non ricevo neppure una risposta.
Anche se può sembrare stupida, qualsiasi risposta è una forma di partecipazione, quindi benvenuta.
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Una borsa

Messaggio da Joshua » 27 giugno 2014, 14:07

Alle 12,00 è venuta in studio una nostra cliente, una di quelle donne da far girare la testa, con un paio di shorts su due gambe perfette.
Voglia di lei o di essere come lei?
Non lo so, fatto sta che uscito dallo studio mi infilo in metro, vado in un negozio di cinesi e mi compro una borsa. Da donna, ovviamente. Non bella, anzi bruttina, marrone, tracolla, molte tasche e non tanto grande.
Ma per prima cosa ne vedo tante, di borse brutte, in giro. Poi costa 11 euro e infine avevo fretta.
Domattina, se ci sono tutte le condizioni, faccio una follia. E' un po' che ci penso...
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Re: Sopralluogo

Messaggio da jessyca » 28 giugno 2014, 16:28

Joshua ha scritto: Ho sempre paura di fare la cosa sbagliata ed ho un estremo bisogno di conferme, continuamente e costantemente.
Ho bisogno di condividere perché ogni volta non ho mai la misura che mi dice se le c...te che faccio siano una cosa sana o no.
sono c....te e basta, se poi le si vuole definire sane o meno sane, potresti farlo, con estrema sincerità, tu stesso nel profondo del tuo cuore.
Joshua ha scritto:Lo so, significa una grande insicurezza in me stesso e un bisogno di approvazione.
È una normale insicurezza, secondo me, dovuta proprio alla particolarità della tua "passione", di quel tuo insolito e misterioso gioco, e volendolo giustificare hai bisogno di approvazione, come succede ad ognuno di noi quando pur sapendo che ciò che facciamo non è una buona cosa ma volendola assolutamente fare cerchiamo mille scuse, pretesti e approvazioni per sentirci giustificati o per sollevarci dalle responsabilità.
Joshua ha scritto:Ecco perché ci rimango malissimo quando non ricevo neppure una risposta.
Anche se può sembrare stupida, qualsiasi risposta è una forma di partecipazione, quindi benvenuta.
Ogni risposta, anche se può sembrare stupida, ti fa sentire più normale, compreso, o almeno accettato.

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Sto tremando ancora adesso...

Messaggio da Joshua » 28 giugno 2014, 16:33

Mattinata impegnativa ed emozionante. Ho deciso di fregarmene della depilazione. Mi cerco una gonna lunga, da indossare con le scarpe che ho comprato sabato scorso.
Ore 8,15, sono in macchina alla volta della zona che ho scelto per le mie “uscite” femminili. Di solito ci metto mezz’ora, alle 8,30 sono lì. E’ sabato, poco traffico. Arrivo nel negozio dei cinesi in cui ho comprato la gonna l’altra sera. Infilo il portafogli e le scarpe nella borsetta, me la metto in spalla ed entro. Locale deserto, alla cassa solo lui, la moglie arriva più tardi. Vado direttamente alla zona delle gonne. Ne voglio una lunga fino ai piedi, il più semplice possibile, dritta. Non ne vedo. Ce n’è una con un disegno cachemire, sul blu, leggerissima, con molti “volants” sull’orlo, chiedo se posso provarla. Il poveretto mi indica il camerino. Mi tolgo i pantaloni, tiro fuori dalla borsetta le scarpe da donna, ho difficoltà ad allacciarle perché il camerino è semibuio. Poi infilo la gonna. Anzi, no. Prima, un attimo di incertezza, le tolgo o le tengo? Dopo un attimo di riflessione, via, anche le mutande, aria fresca su tutto il corpo. Infilo la gonna, assaporo il fruscio del lievissimo tessuto sulla pelle. Un incanto. Esco dal camerino dicendo “Ne cercavo una un po’ più lunga, fino ai piedi”. In effetti mi arriva alle caviglie, i peli dei piedi si vedono. Però, insomma, non si nota troppo; nell’insieme, ovviamente, la gonna su di me è il particolare che attira l’attenzione, il resto conta poco.
Ci avviamo insieme nella zona delle gonne, lui è riluttante, mi indica alcune gonne lunghe che però non mi piacciono tanto, mi dice che quella che indosso posso tirarla un po’ giù, e comunque decido che quella che ho messo va bene.
Torno nel camerino, infilo i pantaloni, arrotolati, e le mutande nella borsetta, le scarpe (quelle da uomo, con cui sono entrato) in mano mi avvicino alla cassa. Lui è sempre più perplesso, ma prende i soldi (11 euro) e così, con indosso quel velo leggero fino ai piedi, esco, nell’aria fresca della mattina. Il cuore in gola. Un’emozione bellissima ed una sensazione fantastica sul mio corpo. Un tizio dall’altra parte della strada, indifferente, ma nessun altro in giro. Mi infilo in macchina e parto.
Arrivo al discount In’s alle 8,55, parcheggio in uno dei posti laterali all’entrata, in modo da poter entrare in auto stando dietro, rispetto al resto del parcheggio, abbastanza vicino all’entrata per garantirmi una fuga, in caso di imbarazzo, più agevole e veloce. Una signora sui sessanta fuma e aspetta le nove, orario di apertura. Attendiamo tre minuti, io in auto e lei fuori dalla porta. Lei entra, io scendo dall’auto e mi dirigo verso l’entrata. Osservo la mia figura nella vetrata laterale all’entrata, con la gonna che svolazza ai miei passi, e per una frazione di secondo mi sembra quasi di muovere i fianchi come fanno le donne. Fantastico. Una sensazione meravigliosa. Il fruscio della gonna, mossa dalle mie gambe, provoca un movimento d’aria che scivola sotto la gonna e avvolge, accarezza tutta la mia pelle, sento la carezza dell’aria sulla pelle e mi sento benissimo. E leggero è anche (particolare che si fa apprezzare) l’elastico in vita. Non sopporto più la cintura dei pantaloni, e quell’elastico discreto è bello. Meraviglioso, intanto che il cuore batte a mille. Certo, sarebbe ancora meglio se avessi potuto togliere i peli ed avere la pelle liscia, ma devo accontentarmi. Almeno riuscissi a “sdoganare” la depilazione delle gambe, con mia figlia, forse le cose andrebbero completamente a posto. Forse il prossimo anno, devo riuscire a convincerle, anche mia moglie, per quanto lei sia più aperta. Forse so anche come fare, ma dovrò aspettare l’anno prossimo.
Entro nel locale deserto, ho la sensazione di galleggiare su una nuvola. Mi avvicino al banco sul fondo, dei formaggi. Dal magazzino esce una ragazza con un bancale di roba da sistemare. Mi avvicino a lei e le chiedo delle mozzarelle, che in effetti non trovavo. Dopo avermele indicate, ci dirigiamo insieme al frigo della carne, che non mi interessa, ma ho bisogno di riscontri, ho bisogno come l’aria di avere un segno di quello che pensano gli altri su questa mia passione. Tra l’altro siamo vicini alla signora di cui parlavo prima, la quale sembra non notare la mia particolarità. Ma che, davvero alla gente non glie ne importa niente di questa cosa? Anche la ragazza (tra l’altro, neanche brutta) esibisce indifferenza.
Cerco disperatamente un pretesto per un paio di parole, alla fine mi esce un “sono qui per il Pride” intendendo a Torino. Il suo volto si illumina “Ah, è oggi? Accidenti, tutte le volte vorrei andarci, ma…” “Eh, essendo di sabato” completo io, “già, lavoro. Penso che sia bene difendere la libertà” dice lei. Approfitto della breccia “Sa, quando posso metto le gonne, la libertà assoluta di poter indossare quello che voglio”. “Eh già, fa lei, massima libertà”. E continuo: “Trovo bellissime la leggerezza e la freschezza delle gonne, una sensazione bellissima” (la verità, insomma). “E’ vero, risponde lei, è uno dei vantaggi che abbiamo noi donne” e sorride. Un sorriso che apre l’anima e io dentro di me la ringrazio con tutto il mio cuore.
Vado alla cassa, c’è il ragazzo dell’altra sera che dimostra di non aver voglia di parlare di gonne. Esco, mi infilo in auto e mi cambio velocemente, mi rimetto i pantaloni. Per oggi mi basta, è stata già una grande emozione. Almeno credevo. Invece…
Mi dirigo verso il paesino dove ci sono i due negozi nel quale ho dichiarato senza reticenze che io mi vesto da donna. Entro in quello che ha maglie ma non gonne, ma ha anche roba per il trucco e borse. Chiedo uno smalto, può darsi che in autunno lo usi, non so. Ne cerco uno non troppo evidente (non troppo rosso), ma non neutro, vorrei che si vedesse ma senza dare nell’occhio, penso anche che per toglierlo il rosso vivo potrebbe lasciare qualche segno. Ne scelgo uno marrone, non troppo scuro, non so, lo vedo bene. Mi faccio dare anche acetone e dischetti struccanti e saluto con un arrivederci a presto.
Poi un salto al piccolissimo supermercato per comprare il pane, ma soprattutto per farmi conoscere. Infine mi dirigo verso il negozio di intimo. Entro e chiedo un paio di collant, in previsione dell’autunno, quando mi depilerò (lo spartiacque è sempre quello), color moka. Ne ha un paio un po’ più scuri, lo prendo, bellissimo colore. Poi le chiedo dell’altra sera, quando ho trovato tutto chiuso e mi conferma che sì, al mercoledì pomeriggio tutti i negozi del paese sono chiusi. Ok. Eviterò il mercoledì. Infine scorro le gonne che ha appese in un angolo, ne tiro fuori una lunga, leggera come quella che ho comprato e indossato prima, ma più bella. Obiettivamente. Chiedo il prezzo. “Mah, adesso ho iniziato i saldi. Vediamo un po’” guarda il cartellino e prende la calcolatrice “costava 142 euro, gliela do per cento”. Non sono riuscito ad esprimere niente di intelligente, in quel momento. Una gonna, io l’ho pagata 11 euro e francamente, per un indumento che sono obbligato ad indossare di nascosto, 100 euro mi sembrano un’assurdità. Forse sarà meglio evitare, il prossimo autunno, di comprare vestiti in questo negozio.
Salto in auto e vado al centro commerciale. Entro di nuovo nel parcheggio seminterrato, stavolta c’è qualche auto in più. Entro nel centro dalle scale, come l’altra sera, e vado nel negozio di abbigliamento dei cinesi per curiosare. Al solito, reparto gonne. Mentre le guardo, passa una ragazza, che sorride imbarazzata. Guardo le gonne una ad una, tutte sui dieci/dodici euro, molto più belle di quella che ho comprato prima. Mentre le seleziono, ripassa la ragazza di prima, “Mi scusi”, sorride passandomi davanti per la seconda volta. Io penso “se passa una terza volta, quasi quasi…” Ed ecco, mentre sono indeciso tra due gonne molto belle, la ragazza si ripresenta per passare di lì. E allora mi faccio coraggio “E’ che non so decidermi tra queste due” e gliele mostro, una nera l’altra grigio chiaro. “A me piace quella nera”, dice lei sempre sorridendo e in modo naturale, come se a chiederglielo fosse stata una donna. “ Ma secondo lei quale delle due mi sta meglio?” Il cuore mi sta saltando fuori dalla gola “Dovrebbe provarle” dice lei sempre sorridente e naturalmente aperta “Comunque quella nera mi piace, infatti quando sono passata prima e gliel’ho vista in mano volevo provarla io”. Grazie, ragazza sorridente ed aperta, mi hai dato una cosa preziosissima, che scalda il cuore di tutti noi: complicità. Mi hai fatto sentire come una normale cliente, come se quella gonna fosse da indossare l’indomani al lavoro. Mi hai dato il calore femminile nello scegliere cosa indossare. Tra uomini non esiste questa complicità, perché agli uomini (in genere, non tutti) non importa molto di cosa indossano.
Decido di seguire il consiglio della ragazza e prendo la gonna nera, altri undici euro. Beh, 11 qua, 12 là, la spesa di abbigliamento donna degli ultimi giorni comincia a crescere. Forse è meglio fare una pausa. Anche perché la zona che ho scelto dista una trentina di km dalla città, e anche la spesa per la benzina comincia a crescere.
Un giro veloce nel supermercato dove ho deciso che andrò a fare la spesa con la gonna, in autunno, sempre con lo scopo di farmi conoscere. All’entrata, un sacco di gente, il primo reparto è l’orto frutta e non si riesce neanche a camminare, ci saranno una trentina di persone. Girando per gli scaffali altre persone, almeno una in ogni corridoio. Decisamente non credo che verrò di sabato mattina, qua. Bancone gastronomia e via, alle casse.
Sulla strada del ritorno, mi fermo prima in un altro negozio di cinesi, ma ormai ho esaurito lo slancio, pochi minuti e esco. Poi in un altro piccolo Carrefour che ha un’entrata un po’ nascosta, laterale. Interessante anche questo, ma vedremo.
Intanto, la giornata finisce qua, per quanto riguarda la mia parte femminile. Mentre scrivo sto ancora tremando per l’emozione di essere riuscito ad entrare in un supermercato (vabbé, un discount deserto, ma intanto ho rotto il ghiaccio) indossando una gonna. Certo, la componente sessuale c’è, voglia di sentirsi oggetto sessuale quanto una donna; certo, c’è il piacere, come ho raccontato, di sentirsi bene fisicamente, quella leggerezza delle gonne che mi piace da morire. C’è quello che ho chiamato “complicità”, consigli tra donne su cosa indossare per piacere.
Ma c’è anche il fascino del proibito, c’è quella tremarella e quel batticuore che ti prende quando sai di fare qualcosa di proibito, qualcosa per cui rischi le ossa o la faccia.
Si chiama “adrenalina”.
Ed io tremo ancora adesso, mentre scrivo.
È stato meraviglioso.
Ultima modifica di Joshua il 28 giugno 2014, 22:11, modificato 2 volte in totale.
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jessyca
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Re: Sopralluogo

Messaggio da jessyca » 28 giugno 2014, 16:39

Beh ma non comprare proprio dai cinesi, per favore, in questo modo distruggiamo il piccoli commercianti italiani che già sono avviliti dalle tasse; e poi compriamo cose proprio brutte e di bassa qualità.

Perché non approfitti dell'estate per mostrarti al pubblico con il pretesto dell'abbigliamento da mare? È più facile: un pareo, zoccoli con tacco, un cappello con falde larghe, però con gli occhiali da sole da uomo, staresti meglio e per far capire che sei un uomo ma che ha voglia di vestirsi come gli pare. Certo si potrebbe dire che le donne hanno imparato ad indossare i pantaloni che sono comodi e molto più caldi d'inverno, perché allora l'uomo non dovrebbe abituarsi ad indossare durante il periodo estivo la gonna? Forse perché l'alternativa c'è: i pantaloncini. Gonna per le donne, pantaloni per gli uomini, forse è solo una questione di praticità, non credi? Comunque nell'altra sezione hai affermato che non intendi le perversioni come qualcosa di negativo se non fanno del male ad altri; però io penso che, tuttavia, anche quando sono innocue per gli altri non rendono la vita facile neppure a chi le possiede, come mi sembra pure nel tuo caso. Quindi "per-versione" (o vizio) non dev'essere un termine considerato con pregiudizio, ma forse neppure come un limite alla libertà personale. "Perversione" o "vizio" è ciò che rende più complicata e difficile la vita a sé stessi o agli altri o che può portare a conseguenze malsane. Prendiamo per esempio il vizio del fumo o del bere o per le droghe come la cocaina,e via dicendo. Certo, se poi è radicata nell'inconscio, non è facile eliminarla con la sola razionalità, forse si rischierebbe di alimentarla ulteriormente.

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Messaggio da Joshua » 28 giugno 2014, 17:12

Beh, non hai torto, Jessyca, sui cinesi, ma se dovessi comprare una gonna da mettere tutti i giorni sicuramente cercherei un po' di qualità: visto che devo comprare gonne che metto una/due volte all'anno, e pure di nascosto, undici euro mi sembrano anche troppo. Tra una cosa e l'altra, in questi giorni mi sono partiti 70/80 euro solo per cose che ho comprato "di nascosto". Adesso devo calmarmi un po' altrimenti diventa un hobby troppo costoso.
Per il resto, sai bene che ci sono tante componenti nel mio strano comportamento. Tra queste è l'indossare proprio indumenti femminili, e non semplicemente roba più comoda, sempre maschile.
Pantaloncini ne ho, metto spesso i "pinocchietti" quelli sotto al ginocchio, soprattutto quando viaggiamo, in vacanza.
Ma non è la stessa cosa.
Un abbraccio e grazie ancora
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jessyca
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Re: Sopralluogo

Messaggio da jessyca » 28 giugno 2014, 17:56

I pinocchietti sono brutti, li detesto! Molto belli i pantaloncini corti corti (forse quest'anno non si usano tanto ma sono belli), quelli che mostrano tutte le cosce, pure belle che hanno molti uomini.

Insomma, diciamolo senza remore, il tuo è un gusto da travestito simile al trans, ma che, a differenza di questi, si limita all'abbigliamento e all'atteggamento femminili, non inficia l'ambito della scelta sessuale, quindi non sfocia nell'omosessualità.

E dire che una volta si parlava solo di travestiti per indicare sia il travestitismo, sia la transessualità.

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Re: Sopralluogo

Messaggio da Joshua » 28 giugno 2014, 18:14

jessyca ha scritto:Insomma, diciamolo senza remore, il tuo è un gusto da travestito simile al trans, ma che, a differenza di questi, si limita all'abbigliamento e all'atteggamento femminili, non inficia l'ambito della scelta sessuale, quindi non sfocia nell'omosessualità.
Corretto.
Emulazione senza identificazione sessuale.
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L'occasione...

Messaggio da Joshua » 30 giugno 2014, 0:03

Non so.
E' deciso: la mia famiglia (moglie e figlia) va in vacanza dal 24 luglio al 3 agosto, quando la raggiungerò.
Ho la possibilità di fare quello che voglio, durante quella settimana.
Altri mariti (e padri) uscirebbero con gli amici, qualche birra, magari un'amante, che so.
Io, da quando ho visto quanto è facile andare il giro indossando una gonna, non faccio altro che pensarci.
Stasera guardavo un film, un'inquadratura in primo piano sulle mani di un'attrice ha mostrato le unghie con lo smalto del colore (quello, preciso identico) che ho comprato proprio ieri.
E poi la gonna lunga che ho comprato su consiglio della ragazza sorridente ed aperta, una parrucca (ce l'ho, non la uso quasi mai, ma ce l'ho), un minimo strato di fondo tinta, un po' di rossetto e gli occhiali scuri.
Potrei. Perché no?
Da quando mi si è prospettata questa possibilità (ieri) non faccio altro che pensarci.
Forse sono pazzo, non lo so.
Devo pensarci e fare le cose con molta, molta cautela, e forse ce la faccio.
Forse.
Mamma mia...
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Make up

Messaggio da Joshua » 2 luglio 2014, 14:12

Giornata storta, ieri.
Mi mancano alcune cosette, un po’ di make-up, bigiotteria, una maglia un po’ femminile da mettere sopra la gonna.
La mattinata al lavoro era andata storta per grane irrisolte, mentre ero in giro mi sono fermato in un negozio per vedere delle maglie e ne ho presa una nera con il collo a barca, anche se non mi convinceva molto, ma senza provarla perché era tardi. “Taglia unica”, mi dice la tipa. Sarà. Poi mi infilo in un negozio di scarpe che ha anche roba per il trucco. Almeno coprire l’ombra della barba, insomma, non mi trucco, ma un minimo…
Tornato a casa (ah, non l’ho detto, tengo tutta la mia “roba” in garage), me la sono infilata velocemente: macché, troppo stretta, maledetto fisico maschile, non riesco a trovare niente di un po’ carino.
Nervoso, alle sei scappo nella “mia” zona, vado nel negozio dove avevo comprato lo smalto, chiedo del fondotinta, scegliamo insieme il colore anche della cipria da abbinare (noi uomini non ci rendiamo conto dei particolari che usano le donne per truccarsi), intanto mi chiama mia moglie. Cavolo. Non rispondo, la chiamo appena esco dal negozio. Intanto mi arriva un messaggio “Ma dove sei?”.
Queste sono le cose che mi sballano l’umore. Il senso di colpa perché so perfettamente che sto mentendo alla persona a cui tengo di più al mondo, e quindi mi agito. “Ciao, sono venuto qui al centro commerciale perché avevo voglia di fare due passi, ho avuto una giornata storta”. Il che corrisponde ad una parte di verità.
Vado nel “mio” centro commerciale, ma sono nervoso, tra l’altro è pieno di gente, al banco della gastronomia c’è la ragazza dell’altra sera ma al mio sorriso non risponde, la cosa non contribuisce a rilassarmi, la cassiera è più fredda di un cubetto di ghiaccio, insomma, stasera al supermercato che dovrebbe essere il luogo della mia uscita en femme, non succede niente. Giornata (quasi) inutile. Ho rimediato fondotinta, cipria e qualche utile info su come usarli. Bon.
Stamattina altre commissioni per lavoro, poi un giro al mercato per una maglia un po’ carina e della bigiotteria, ma niente, non sono in vena. Non trovo niente che valga la pena, sono demoralizzato dal fatto che mia moglie, anche se va tutte la mattine al lavoro, adesso ha però molto più tempo libero (è insegnante) e per me sarà molto più difficile trovare spazi per me.
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Un rossetto.

Messaggio da Joshua » 2 luglio 2014, 21:23

Adesso andiamo meglio.
Mi sono imposto di trovare ciò che mi manca, e uscito dal lavoro dico a mia moglie che vado a comprare una radio. Vado nel centro commerciale vicino a casa, basta ho deciso di fregarmene se rischio di incontrare gente che mi conosce. Mi infilo in un negozio di una di quelle catene di abbigliamento, perché in vetrina vedo che hanno della bigiotteria. Vado all’espositore, studio e guardo per un po’, poi trovo una collana fatta di pietrine colorate dal rosa al rosso al marrone chiaro, niente di che ma mi ispira una sobria eleganza. Presa. Mentre fa cassa, chiedo alla ragazza se hanno qualche maglia o camicetta accollata e con le maniche lunghe. Niente.
Esco. Intanto penso che forse potrebbe anche andare una camicetta smanicata, con sopra un golfino aperto, vanno molto ormai. Ci penserò.
Entro da Kiko, praticamente vuoto. Di solito ci vengo con mia moglie, oggi è per me. “Vorrei un rossetto a metà tra il rosso e il marrone”. Voglio un rossetto che non risalti troppo, prima di tutto perché non ho queste gran belle labbra, e poi vorrei evitare cose troppo vistose, “da travestito”, insomma.
“Opaco o lucido?”. Opaco (per i motivi suddetti). Me li mostra provandoli sulla mano (la sua), il primo troppo rosso, un altro troppo marrone. Indeciso, ne vediamo un terzo che risulta molto marrone, ma meno del primo. Aggiudicato.
Che emozione. La ragazza alla cassa mi chiede delle cose, un euro, cinque euro, cinquanta centesimi, io con la mente sono in macchina che mi sto mettendo il rossetto e cerco di immaginare come va la cosa, le rispondo meccanicamente e se ne accorge. Le dico “mi scusi ma avevo la testa da un’altra parte, molto lontano” e finiamo ridendo tutti e tre. Che bello avere questa leggerezza. “Se non va bene lo cambiamo”. Grazie, arrivederci. Devo ricordarmi che devo comprare anche il latte detergente.
Adesso mi manca praticamente soltanto una camicetta un po’ bella, femminile, qualcosa per sentirmi donna e riuscire a non pensare troppo, se e quando andrò in giro, che sono soltanto un travestito. Vorrei riuscire quel giorno ad essere me stesso (stessa?), a camminare tra la gente con disinvoltura, e tutta questa preparazione punta solo e soltanto a questo: nonostante la contraddizione, che tutto sia naturale e disinvolto, come se quello fosse il mio abbigliamento consueto.
Bella serata.
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