Cocaina

Il ricorso alle sostanze stupefacenti o la messa in atto di comportamenti capaci di evocare forti sensazioni di eccitazione e di euforia: tentativi di automedicazione che possono avere effetti disastrosi sulla persona, sul suo ambiente e sulla società. Parliamone. Per promuovere riflessione e consapevolezza. Sia nei diretti interessati che nelle persone a loro vicine.
wope

Messaggio da wope » 2 marzo 2007, 14:06

Gabriella Ventavoli ha scritto: Se le persone hanno bisogno di tutto questo piacere artificiale significa che c'è un grande e diffuso dolore mentale che chiede di essere ascoltato da chi è in grado di mettere la propria mente in condizione di accoglierlo per cercare di trasformarlo.
Questa operazione risulta difficile anche per il fatto che esiste una scarsa fiducia nel poter ricevere aiuto da parte di una persona anche esperta perché purtroppo è più facile fidarsi di oggetti concreti che risultano sempre disponibili, mentre le relazioni umane, in particolare quelle terapeutiche, implicano l'accettazione di regole e limiti per alcuni inaccettabili.
Il tipo di società in cui viviamo, le pressanti richieste che pone agli individui che ne fanno parte, i criteri richiesti per far parte a pieno titolo del corpo sociale, la mancanza di prospettive per i giovani che sognano un mondo diverso, un futuro diverso per sé, creano le premesse per il disagio e il dolore mentale. Forse parte della difficoltà di accettare regole e limiti della relazione terapeutica è data al timore che 'curarsi' significhi 'adeguarsi' anche alle regole di funzionamento (a volte folli) e ai limiti della società in cui viviamo. Naturalmente non è detto che sia così. La trasformazione del dolore in energia è la premessa per tentare qualunque tipo di cambiamento,anche delle regole sociali. Però non è sufficiente. Occorre che chi ha già l'energia e un po' di consapevolezza metta fortemente in discussione i meccanismi sociali che contribuiscono alla sofferenza. Altrimenti la terapia diventa la 'medicina' di un male inestirpato alla radice, che si riproduce in continuazione.

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LEFTFIELD
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Messaggio da LEFTFIELD » 3 marzo 2007, 2:43

è facile dire che la droga fa male . .
è facile dire che va evitata ...
ma per chi ci finisce dentro la prospettiva è molto diversa..

se vogliamo parlare della droga in astratto anzi della coca in astratto ok . .
ma io lo trovo un discorso un po fine a se stesso.

per quanto assurdo esistono delle motivazioni che spingono alla droga che vanno al dila del fenomeno di moda o di massa.

esistono dei motivi validi per drogarsi ?
dipende dai punti di vista .

mi fermo qui .. sono certo che verrò frainteso .

blackbird
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Messaggio da blackbird » 3 marzo 2007, 18:48

inserisco qui un messaggio,anche se non è completamente inerente all'argomento del forum... Vorrei esprimermi in relazione all'abuso di droghe senza fare disquisizioni su quello che diventa dipendenza fisica o psicologica...Anche perchè sappiamo tutti quanto, a volte, le definizioni siano utili solamente per schematizzare e confrontare i problemi, e poco appropriate per vederli nella loro globalità. Una droga si assume in contesti diversi, comunque il denominatore comune è la mancanza di qualcosa, e questo sono sicura di poterlo attribuire a tutte le persone che ho visto(e sono tante,io stessa). Questo lo dico perché vorrei riportare la mia esperienza e perchè è così che vorrei dare il mio contributo.
Premetto che ho smesso più di 5 anni fa...
Nel pieno periodo dell'adolescenza, a partire dai 15 anni circa,o forse anche prima, ho iniziato a consumare ogni tipo di droga... Prima le canne,arrivando anche a 15-20 al giorno,poi sommandosi via via, droghe sintetiche di ogni tipo.. Facevo spesso pericolosissimi cocktail: ricordo una volta che dopo aver assunto ecstasy, haschis ed alcool in quantità, credevo di morire per come il mio cuore si era messo a battere all’impazzata,come un martello pneumatico che spezzava l’interno del mio corpo…Sembrava che la droga avesse esageratamente attivato il cuore, simbolo di vita e di istintualità, ed alcuni asseriscono che si faciliti il comportamento istintuale e dia disinibizione, ma in realtà era così solo parzialmente, almeno per me. Questo perché la mia testa faceva uno sforzo sovrumano per controllare tutte le risposte anormali ed ogni volta ero preda dell’assoluto controllo che mi autoimponevo. In effetti è un concetto un po’ strano e paradossale…
Con i miei amici ci eravamo autodefiniti “Gli psiconauti” ofrse proprio per dimostrare che ognuno di noi era alla ricerca di qualcosa nel profondo del nostro essere, forse in completa crisi d’identità, o forse per meglio distinguerci da una vita contraddistinta dall’assurdità degli adulti…
Mi riferisco in particolare verso questo discorso:
Gabriella Ventavoli ha scritto: Se le persone hanno bisogno di tutto questo piacere artificiale significa che c'è un grande e diffuso dolore mentale che chiede di essere ascoltato da chi è in grado di mettere la propria mente in condizione di accoglierlo per cercare di trasformarlo.
Questa operazione risulta difficile anche per il fatto che esiste una scarsa fiducia nel poter ricevere aiuto da parte di una persona anche esperta perché purtroppo è più facile fidarsi di oggetti concreti che risultano sempre disponibili, mentre le relazioni umane, in particolare quelle terapeutiche, implicano l'accettazione di regole e limiti per alcuni inaccettabili.

Mi ricordo certamente di non avere avuto nessuna fiducia nel potere essere aiutata, ma questo soprattutto perché non ho visto nessuno che aveva tentato di farlo. A scuola, soprattutto, dove l’interesse verso gli alunni dovrebbe andare aldilà delle valutazioni prettamente scolastiche ed invece non c’è interesse nel conoscere profondamente un banale ragazzino..
A casa anche se capisco come molte volte possa essere difficile entrare nel mondo di un figlio in cui non si è desiderati parteciparvi, ovvero dove non si desideri parteciparvi realmente..
In merito alla dipendenza volglio dire che non è fondamentale distinguere tra psichica e fisica, perché diventa molto più importante riconoscere che dipendenza è il rendere indispensabile l’uso di qualcosa anche se questo non ha cambiato le scorte neurotrasmettitoriali ;) Dipendenza è non essere liberi dai condizionamenti qualsiasi essi siano...

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Messaggio da LEFTFIELD » 5 marzo 2007, 17:04

la droga ed il gioco d' azzardo non sono sullo stesso piano .
non hanno alla base le stesse motivazioni .


Le dipendenze rappresentano atti che illusoriamente tentano di affrontare le difficoltà dell'esistenza, nella ricerca dei "rifugi della mente"

anche l' amore rientra in questi atti.

blackbird
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Messaggio da blackbird » 6 marzo 2007, 0:05

Carissimo Leftfield,
mi viene da chiederti per quale motivo ti sia innamorato... E' possibile che per te l'amore diventi uno strumento per lenire un disagio esistenziale?
Mi sembra una visione un pò egoistica, ma non fraintendere, se cerchiamo un compagno per avere un valido sostegno nei momenti di difficoltà. Oppure per combattere la solitudine,oppure... MA qui si va in OT ;)

I rifugi della mente sono indispensabili quando?

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Messaggio da LEFTFIELD » 6 marzo 2007, 0:41

volevo solo dire che quella frase rappresenta una motivazione troppo generale .. qualcosa che non attiene solo al problema della droga ma un po a tutto .

io credo che a spingere verso l' esperienza della droga ci sia in molti il desiderio di vedere il mondo da un altro punto di vista . .sotto un altra "luce".

in quanto alla dipendenza patologica , quella c' è in tutto . nel gioco nell' amore nella droga nell' alcol nello shopping etc. etc.

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Messaggio da blackbird » 6 marzo 2007, 1:04

La patologia nella ricerca di un rifugio della mente sta nel non potere evitare di cercarlo, pregiudicando l'esistenza in mancanza di questo.

Sono d'accordo con te, un pò tutto può essere messo in atto per trovare uno spiraglio di benessere, a partire dalla playstation o qualsivoglia altro piacere... Ma la distinzione va fatta con le cose che diventano autodistruttive, e perchè l'amore dovrebbe essere tale?

[/quote]

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Messaggio da LEFTFIELD » 6 marzo 2007, 1:19

c'è chi si uccide per amore..
altro che se puo' essere autodistruttiva la dpendenza da un altra persona .

molti per amore danno di matto seriamente.. ed è successo anche a me .
esattamente come per la droga ..
uscirne non è facile..

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Messaggio da blackbird » 6 marzo 2007, 1:27

Cocettualmente può essere così, ma allora stai parlando di "Amore patologico"!

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Messaggio da LEFTFIELD » 6 marzo 2007, 1:37

esatto... tra le dipendenze patologiche c' è anche l' amore
in quella forma patologica autodistruttiva.

ma siamo ot

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Messaggio da LEFTFIELD » 6 marzo 2007, 12:29

quindi non è tanto la droga in se a causare dipendenza quanto l' attegiamento mentale con il quale ci si accosta .

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Messaggio da blackbird » 7 marzo 2007, 1:28

E' così sottile la differenza tra piacere e dipendenza?
E se chi non si trova coatto a ripetere dovesse "consumare" per puro piacere una volta ogni tanto? E colui che trova piacere(nell'assumere droghe) ci convincesse che non lo fa in modo coatto e dipendente?

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Messaggio da LEFTFIELD » 7 marzo 2007, 2:09

infatti black .. non è la droga in se il problema . ma la dipendenza.

per la mia personale esperienza si puo' consumare senza necessariamente cadere nella dipendenza salvo il caso dell' eroina che crea dipendenza fisica e non psicologica come le altre droghe .

il problema è che il piacere che si cerca è un piacere illusorio un piacere effimero .. artefatto ..
che lascia il posto a cosa ?..
ad una vita insoddisfacente ?
allora se la ricerca è quella del piacere non è la strada giusta ..

tuttavia io credo che l' esperienza della droga allarga gli orizzonti percettivi . quindi non riesco a condannare in blocco l' uso della droga come esperienza .

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Messaggio da blackbird » 7 marzo 2007, 2:25

Quindi non riesci a condannare la ricerca del piacere, perchè il piacere di per sè non è detto che crei dipendenza...
Ma allora è bene ricordare il concetto iniziale:
" La dipendenza è messa in atto conseguentemente ad uno stato di malessere esistenziale" Quindi il limite non è poi così sottile, dipende dallo status iniziale di chi decide di farne uso... Se è in malessere oppure no...
Secondo me non è solo questo... Una volta entrati nel giro non è difficile restare in circolo... E qui rientra il discorso di fisico o psicologico...Ma alla lunga diventa tutto psicologico, in quanto essere assumente(di qualsiasi tipoi di piacere) = ad essere richiedente...

wope

Messaggio da wope » 7 marzo 2007, 12:15

non è la droga in se il problema . ma la dipendenza.
Credo anch'io sia cosi'.

E l'aspetto piu' problematico della dipendenza, e' l'aspetto psicologico, il meccanismo mentale che incatena all'uso della sostanza (o a una persona che si crede di 'amare', o al gioco, o al proprio disagio psicologico, o a un forum etc. etc.), non quello della dipendenza fisica. Comunque, vale la pena ricordarlo, la dipendenza fisica c'e', anche per altre sostanze ... anche per il tabacco ... lo dico cosi' che si sappia che, nello smettere, qualche fastidio anche a livello fisico e' prevedibile.

Conosco persone che si sono liberate dalla dipendenza fisica dall'eroina chiudendosi in casa o facendo trecking nei boschi, lontano da qualunque possibilita' di procurarsi la droga. Nel giro di tre o quattro giorni hanno superato i problemi della dipendenza fisica. Ma queste persone avevano gia' affrontato da tempo il problema sul piano psicologico, avevano gia' fatto una scelta.

Quella di rompere la spirale della dipendenza, per offrire a se stesse altre opportunita' di vita.

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