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binge eating: un frammento della mia storia

Inviato: 5 ottobre 2009, 18:48
da Sergio67
Internet, croce e delizia!
Sono tornato su questo sito dopo una lunga assenza (e forse qualcuno si ricorda di me) e questo specifico forum mi ha incuriosito. Non mi ricordavo ci fosse "binge eating" nel titolo. Così mi sono messo a curiosare: in fondo è proprio per problemi di peso che, passando attraverso una diagnosi di depressione, sono arrivato a fare terapia.
E' vero che non si possono fare diagnosi su Internet, ma mi ci sono riconosciuto in pieno. A parte il fatto che alcuni articoli sono esclusivamente al femminile, mentre io sono maschietto, e che (non è del tutto scontato) non ho subito violenze sessuali.
Ma se quando nel centro disturbi alimentari mi hanno semplicemente detto "lei è depresso" ho fatto ricerche su Internet e non mi ci sono riconosciuto fino in fondo, per il binge eating è stato diverso: la maggior parte di quel che ho letto l'avevo già raccontato durante la mia terapia!
Il peso per me è un problema da sempre. Ho seguito diete in cui ho perso molti chili, ma che poi ho successivamente ripreso. In qualche modo sapere di poter dimagrire ha peggiorato la situazione, perchè non ho mai veramente VOLUTO dimagrire. Ma è così: ero (sono?) un binge eater. Quello che più mi ha colpito e che veramente è (era?) la mia foto è stato il mangiare di nascosto, e il senso di vergogna connesso. E, quasi come da manuale, si è associata una forma depressiva.
Non saprei dire se mi sono depresso perchè "bingiavo", o "bingiavo" perchè depresso. Nella mia storia altri episodi hanno certamente contribuito a far esplodere la depressione fino a renderla "quasi visibile", peggiorando il mio binging. Ma se mi guardo dietro, penso che alcune difficoltà psicologiche, fattori di rischio nella depressione, sono sempre state presenti: mancanza di autostima, difficoltà nelle relazioni interpersonali, profonda solitudine. E naturalmente, a chiudere il cerchio, il binging.

Essere grassi è una difesa, consente di nascondere quello che c'è (o non c'è) dietro, dentro. E allo stesso tempo è un silenzioso grido di disperazione: "Vi prego, aiutatemi. Riuscite a vedere che sto male? Riuscite a vedere il mio male?". E' mostrare il proprio disagio in modo tangibile, perchè non si conosce altro possibile modo di comunicarlo. E allo stesso tempo è il desiderio di essere lasciati soli, perchè si è convinti che alla propria sofferenza non c'è rimedio.

Ma non è vero: il rimedio c'è.

Io posso raccontarvi il mio, ma non pensiate che sia la soluzione assoluta: ognuno deve trovare la sua strada, ma credeteci, la strada esiste. E questo mi fa venire in mente http://lapraticaquotidiana.blogspot.com ... llice.html. Chi capisce il nesso, alzi la mano.
Credo però che la psicoterapia sia fondamentale in ogni caso. In alcune cose c'è bisogno di un "maestro", una guida. Qualcuno che aiuti a trovare la propria strada. Anche se poi la strada la dobbiamo trovare da soli.
Io ho trovato un grande aiuto nella meditazione. Nell'ascoltare il mio respiro. Ho ritrovato contatto con il mio corpo. Lo stesso corpo che per troppo tempo avevo negato, denigrato, punito. Ho scoperto che quello che cercavo all'esterno, per tutto il tempo era dentro di me. Ho capito che io sono "anche" il mio corpo. Che lo devo ascoltare e devo seguirne i ritmi.
Attraverso il contatto diretto con il mio respiro ho scoperto che non ho bisogno di mangiare per "sapere di esistere". Sono consapevole. Non ho bisogno di sopprimere la mia ansia o la mia rabbia. Ho accettato i miei limiti e proprio attraverso questa accettazione li ho superati.
Incidentalmente (ma è davvero una coincidenza?) ho incontrato la meditazione nel momento in cui, dopo aver perso un paio di chili durante le ferie estive, avevo deciso di cercare di continuare a perdere peso. E ad oggi ho perso circa 7 chili.
Ma la cosa più importante è che non sto veramente "a dieta". Sì, mi peso più spesso di quanto dovrei, ma accetto il peso della bilancia, anche se a volte non gradisco il suo giudizio. Ma lo accetto. E' il mio corpo. E' il mio peso. Se non sono calato oggi calerò domani. Certo che faccio attenzione a quello che mangio: evito le patate fritte, e cerco di non esagerare con il pane, ma non mi "affamo". Tutti i giorni faccio cyclette, in qualche modo bisogna pur agire sul bilancio calorico. Ma se qualche giorno mi sento molto affamato, mangio qualcosa in più: niente lacrime di coccodrillo, se ho mangiato è perchè avevo fame.
In questo momento la mia paura più grande è che questo "miglioramento" non sia stabile. Ho anche paura che se mi "interrompo" non riuscirò a riprendere. Troppe volte in passato sono dimagrito per poi riaumentare di peso. Ma in questo momento sono fiducioso. Posso parlare delle mie paure con il mio terapeuta, e poi "il mio respiro è sempre com me" :).
Ho la sensazione che questa volta sia diverso. Non ho perso peso attraverso una dieta ferrea. Sto affrontando i miei problemi, e perdere peso è stato molto "naturale". Ho ancora i miei difetti, ma stavolta non ho fatto "grandi propositi" destinati inevitabilmente al fallimento. Cerco di affrontarli giorno per giorno, e quando non ci riesco... me li tengo! Roma non è stata costruita in giorno. E perdere una battaglia non vuol dire aver perso la guerra.

E non è solo retorica: queste frasi quasi banali oggi per me hanno acquistato un significato reale.

Inviato: 6 ottobre 2009, 19:05
da Michela Guariniello
Ciao caro Sergio e benvenuto!
Grazie di aver condiviso con tutti noi un "frammento dellatua storia".
Dalle tue parole si sente perfettamente quanto tu abbia sofferto ma allo stesso tempo quanto tu sia forte e quanto la tua sofferenza paradossalmente ti abbia reso ancora più forte e consapevole!

Si, spesso si tende a parlare al femminile per quanto riguarda i disturbi alimentari ma è cosa risaputa di quanto ahimè essi siano sempre più frequenti tra i maschietti...

Ti chiedi "sono depresso perchè "bingiavo", o "bingiavo" perchè depresso ?" , guarda anche se un pò ciò a mio avviso equivale a chiedersi se è nato prima l'uovo o la gallina, io credo che tutto dipenda da un dolore che si ha dentro, un disagio, un vuoto, a cui si reagisce con sintomi psichici per tutti i motivi elencati perfettamente da te (difendersi, comunicare il proprio dolore, ecc..). Il cibo viene utilizzato come arma nella lotta contro sé stessi, il corpo diventa il bersaglio di tutto il dolore che abbiamo dentro, insomma facciamo tutto ciò che possiamo per anestetizzare quel dolore, riempire quel vuoto! I sintomi psichici costituiscono quindi solo il segnale di un disagio profondo che dev'essere accuratamente "decodificato" tramite il percorso psicoterapeutico. In altre parole all'origine c'è sempre un dolore che poi si dirama in tanti sintomi psichici.

Grazie di aver parlato dell'importanza della meditazione e della respirazione, si tende a sottovalutare queste tecniche mentre invece possono essere di grande aiuto per mettere in contatto con il proprio corpo e le proprie emozioni/sensazioni, con sè stessi insomma.

Asserisci "In questo momento la mia paura più grande è che questo "miglioramento" non sia stabile. Ho anche paura che se mi "interrompo" non riuscirò a riprendere", è normale avere paura dopotutti gli anni di sofferenza ma è inutile pensarci, goditi i tuoi successi giorno per giorno e sii finalmente soddisfatto di te per tutto ciò che stai facendo. Credimi le cose che hai scritto (E non è solo retorica: queste frasi quasi banali oggi per me hanno acquistato un significato reale), non sono nè retorica nè banali soprattutto per chi soffre, ma sono una conquista vera ed autentica, della serie "esperire diverso da capire".

Un abbraccio forte e SIAMO TUTTI CON TE!

Inviato: 7 ottobre 2009, 15:09
da Sergio67
mony68 ha scritto:ma quando dici ..i miei difetti..cosa intendi?NESSUNO NON ha difetti..prova a spiegarli.
E' vero che tutti hanno i propri difetti, ma, come dice giustamente la Dott.ssa Guariniello c'è differenza tra "esperire" e "capire". Puoi ripetertelo mille volte a livello razionale, ma finchè continui a vederti "difettoso" e a pensare che i tuoi difetti siano degli ostacoli insormontabili che ti impediscono di raggiungere qualsiasi obbiettivo, i difetti degli altri non avranno nessuna importanza.
Ma poi in realtà non ne hanno comunque. Non funziona con il "mal comune mezzo gaudio" perchè quello che conta alla fine sono solo i tuoi difetti e i tuoi limiti, e solo i tuoi, che si ingigantiscono fino ad essere un muro invalicabile di solida pietra. Perchè alla fine non ti interessa degli altri, sei TU che non riesci, sei TU che non ce la fai. Non è importante quale difetto. E' il difetto in se.

Spero di essere riuscito a spiegarmi.

Ringrazio anche la Dott.ssa. Non pensavo che dalle mie parole trasparisse così chiaramente la mia sofferenza, ma forse un occhio allenato nota cose che sfuggono ai più.

Scoprire cos'è il binge per me è stata come una folgorazione. Ho capito molto di me. Mi sono rivisto a 10-11 anni fermarmi a comprare un pezzo di pizza all'uscita di scuola, o entrare nel supermercato per prendere un panino o un pacchetto di patatine, e soprattutto mangiare in solitudine.
Ho capito che lì ci sono le radici. Non è stato evidente per un sacco di tempo, ma è andato piano piano crescendo nel corso di questi 30 anni.
E' un "male" infido. Come una piccola ferita. Da sola non è molto importante. Ma è una ferita che non si chiude, e giorno dopo giorno si allarga, e alla fine diventa una piaga, e poi va in setticemia, ed inquina tutto l'organismo.
E capisco anche come sia difficile modificare una abitudine che dura da trent'anni.
Anche perchè il sollievo della "pancia piena" ha quasi le connotazioni di una droga per chi lo ha provato. E' come un pizzico di zanzara che prude: magari ci grattiamo a sangue, e la ferita sarà dolorosa, ma intanto il prurito non c'è più.

In questo momento comunqe ho molta fiducia. Ieri ho fatto una cosa che penso qualche mese fa non sarei mai stato in grado di fare: ho raccontato tutto a mia moglie. Lei sa che sono in terapia, ma non le ho mai raccontato nulla di quello che succedeva. Ieri le ho detto tutto. Che ho un disturbo alimentare vicino alla bulimia (lo so non me lo hanno diagnosticato, ma so di averlo), e che ce l'ho praticamente da sempre. Che e stata una componente fondamentale della mia depressione, e che oggi è contro questo che sto combattendo. E che per aiutarmi pratico la meditazione (avevo il terrore che su questo punto si sarebbe messa a ridere).
In questo momento mi sento nudo e indifeso, continuo a chiedermi "dov'è il mio scudo?", ma so che ho fatto la cosa giusta.

Credo che ce la farò.
E se ci riesco io, potete farcela anche voi.

Grazie sergio!

Inviato: 8 ottobre 2009, 14:13
da Allie
Leggere i tuoi momenti presenti e passati e le tue riflessioni è davvero bello, amplia la mia speranza di potercela fare.
Credo sia altrettanto lodevole il fatto che abbia parlato di ciò con tua moglie, secondo me è sintomo di un grande grande coraggio e di una grossa voglia di guarire.
E aggiungerei che in fondo è giusto nei suoi confronti o comunque nei confronti di voi come coppia.
E' un diritto di tutti noi riprenderci la serenità di ogni giorno, avere ogni giorno la possibilità di scegliere con i nostri mezzi come far evolvere la giornata.
Ora gran parte delle mie giornate evolvono in funzione di come e quando mi attacca la malattia: se al mattino(rendendomi la giornata un disastro), al pomeriggio (deprimendomi a tal punto da far si che lasci perdere lo sport) o la sera (magari rendendomi la notte insonne per tutto quello che ho ingerito e che ha bisogno di essere digerito..).
E' una delle cose a cui punto di arrivare, attuare il controllo sulla malattia e non il contrario: odio sapere che ora è lei a controllare me. So che è un obbiettivo lontano e che il percorso è ancora piuttosto lungo me sono qui proprio per lavorarci.
COme dice la dott. non ti preoccupare del futuro, ora sai che sei in un'ottimo momento e che stai facendo le cose nel modo giusto e che sei arrivato qui con un grosso lavoro.
Non avere paura delle cadute che potrai avere, se ci saranno sarà facile riconquistare la giusta direzione, ora che sai come si fa...basta mantenere l'impegno e la voglia di sorridere!
Buona giornata e grazie per la tua voglia di testimoniare il tuo percorso! :wink:

Inviato: 8 ottobre 2009, 16:38
da Sergio67
La firma di Allie mi ricorda uno dei miei primi post, in cui dicevo proprio che se per un problema fisico vai dal fisioterapista, ci sono alcuni casi in cui devi fare "fisioterapia della mente".

Io devo dire che, sebbene la psicoterapia sia stata assolutamente fondamentale, e senza di essa non sarei riuscito ad arrivare al punto in cui sono, ho trovato un grande aiuto nello Zen.
Un uomo che camminava per un campo si imbattè in una tigre. Si mise a correre, tallonato dalla tigre. Giunto a un precipizio, si afferò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre l’orlo. La tigre lo fiutava dall’alto. Tremando, l’uomo guardò giù, dove, in fondo all’abisso, un’altra tigre lo aspettava per divorarlo. Soltanto la vite lo reggeva. Due topini, uno bianco e uno nero, cominciarono a rosicchiare pian piano la vite. L’uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. Afferrandosi alla vite con una mano sola, con l’altra spiccò la fragola. Com’era dolce!
Se avete capito questa storia non avete bisogno di leggere oltre.

La vita è qui e ora. Forse è l'ultima cosa che l'uomo farà nella vita, e lo sa. Ma nel momento in cui assaggia la fragola, la sua concentrazione è sul sapore della fragola.
Allie, se continui a pensare a "quando ti attaccherà la malattia", la tua concentrazione è su "quando ti attaccherà la malattia", e non sul tuo momento presente.
Se continui a concentrarti sul "devo riuscire a ..." la tua attenzione è nel posto sbagliato.

Io avevo ricominciato a pesarmi 4 volte al giorno, e all'improvviso mi sono accorto che la mia concentrazione era rivolta a "quando peserò di meno" e non a "cosa sto facendo adesso". Ho smesso di pesarmi (OK, dopo una sosta di due giorni stamattina non ho resistito), ho riportato la concentrazione dal "peso che avrò se mangio questo o quell'altro?" a "mangio questo o quell'altro?". Ingrassare o dimagrire non è più un successo o un fallimento.

Quando sotto lo sterno mi si forma quella matassa che non va né su né giù e apro il frigo, mi fermo un solo istante: e in quell'istante l'attenzione si sposta dal "farà sparire la matassa", "non mi importa se dopo mi sentirò peggio, mi basta non stare più così" a "cosa sto facendo adesso?", "è veramente quello che voglio fare?". Il frigo si chiude da solo. Nessuna costrizione. Nessuno sforzo della volontà.

C'e l'ho fatta? Non lo so. Anche questo è solo qui e ora. E se ce l'ho fatta, allora perchè quando vago nei ricordi finisco sempre col piangere?

Non lo so, ma intanto ho imparato a portare sempre con me dei fazzoletti di carta, non si sa mai quando potrebbero tornarti utili :lol:

Inviato: 8 ottobre 2009, 23:19
da lally85
Ciao Sergio! Devo dire che i tuoi post mi hanno colpito molto sei di una profondità davvero particolare e si sente anche dalla consapevolezza con cui parli dei tuoi problemi. Sai che hai ragione? Tutte le volte che mi sono caricata di buoni propositi e ho cercato di smettere l'ho fatto con l'ansia di voler dimagrire in fretta e l'unico giudice che decretasse il mio successo o il mio fallimento era la bilancia. Risultato? Mi sottoponevo a diete assurde che inesorabilmente abbandonavo perchè non cercavo di soffermarmi sulla natura di quell'impulso che mi spingeva a mangiare ma su obiettivi che alimentavano solo la mia ansia. paradossalmente ero io che non volevo uscire da quel tunnel perchè il piacere del cibo anestetizzava la mia paura di affrontare me stessa. Un caro saluto Laura.

Inviato: 11 ottobre 2009, 15:10
da Michela Guariniello
@ Caro Sergio:
"sei TU che non riesci, sei TU che non ce la fai. Non è importante quale difetto. E' il difetto in se. ", giusto perchè quando la malattia subdola e meschina ti eclissa la vita sei TU che non sei mai abbastanza così come sei, sei TU proprio in virtù del fatto che sei TU che devi essere annientato.. Se si trattasse di veri e propri difetti non si spiegherebbe perchè un'anoressica di 30 kg vuole dimagrire ancora, è proprio il termine "dimagrire" che è fuorviante e dovrebbe essere sostituto con "scomparire"... In tutto ciò ilconfronto con gli altri conta ben poco ma ciò che conta è piuttosto il confronto con l'ideale di te che ti sei costruito nella mente da una vita intera (in altre occasioni approfondiremo il discorso della costruzione dell'ideale dell'Io che tanto ha a che fare purtroppo con i disturbi alimentari ed i sintomi psichici in generale..).
"forse un occhio allenato nota cose che sfuggono ai più", sai sono fermamente convinta che per notare la sofferenza non sia necessario "vedere" bensì "sentire", quindi più che occhio allenato sostituirei con "cuore" allenato, e credimi la tua sofferenza s'è proprio sentita...
"Ho raccontato tutto a mia moglie", Caro Sergio con questa cosa che hai fatto le hai permesso di entrare nella tua intimità, non credo ci sia qualcos' altro di equiparabile in questo senso, e da questo momento inpoi hai iniziato a rompere una barriera invisibile che però le impediva di entrare completamente e totalmente nel TUO mondo. Ripeto, non esiste nulla di equiparabile o di ugual valore.
"la meditazione (avevo il terrore che su questo punto si sarebbe messa a ridere)."
, ridere? Scherzi? Credo molto nella meditazione e nella sua efficacia, e spero con il tempo diventi sempre più diffusa nella pratica clinica.
"In questo momento mi sento nudo e indifeso, continuo a chiedermi "dov'è il mio scudo?" , sollevi qui un altro punto dolente, purtroppo uno dei motivi per cui la cura dei dsturbi alimentari risulta così difficile...Si, lo so ti senti nudo ed indifeso senza lo scudo che hai faticato tanto a costruirti in tutti questi anni, senza lo scudo che ti proteggeva da tutto e tutti ma che ti imprigionava al contempo, ti impediva di essere autentico. Sai, l'unico modo (anche se tanto tanto faticoso) per capire perchè ci siamo auto-schiavizzati è quello di liberarci, cioè quello che stai esperendo tu. Ora ti senti nudo, esposto, ma credimi continuando così ti costruirai un nuovo "scudo" magari più autentico, più morbido, più permeabile, ovvero come una membrana capace di proteggerti si ma senza imprigionarti...
"C'e l'ho fatta? Non lo so. Anche questo è solo qui e ora. E se ce l'ho fatta, allora perchè quando vago nei ricordi finisco sempre col piangere". Esatto qui e ora, tutto è solo qui e ora : credo questa sia una delle pillole della felicità, costruirsi piccole mete nell'immediato, nel momento presente. Piangi perchè sei nella fase in cui la ferita brucia da morire, stai rivoltando il coltello nella piaga, ma come dice Ligabue "quando la ferita brucia la tua pelle si farà", ed è proprio così che accadrà. Anche se credo che forse anche in futuro, quando la ferita sarà ormai totalmente cicatrizzata piangerai quando penserai al passato..Trattasi di esperienze che lasciano un segno a vita, e no non si torna più come prima, ma cambiati, diversi, senza dubbio migliori....

un abbraccio e sono fierissima di te veramente.

Inviato: 11 ottobre 2009, 15:14
da Michela Guariniello
lally85 ha scritto: Sai che hai ragione? Tutte le volte che mi sono caricata di buoni propositi e ho cercato di smettere l'ho fatto con l'ansia di voler dimagrire in fretta e l'unico giudice che decretasse il mio successo o il mio fallimento era la bilancia. Risultato? Mi sottoponevo a diete assurde che inesorabilmente abbandonavo perchè non cercavo di soffermarmi sulla natura di quell'impulso che mi spingeva a mangiare ma su obiettivi che alimentavano solo la mia ansia. paradossalmente ero io che non volevo uscire da quel tunnel perchè il piacere del cibo anestetizzava la mia paura di affrontare me stessa. Un caro saluto Laura.
Certo cara lalli, questo perchè il "voler dimagrire" celava il vero motivo del tuo disagio, quindi gli obiettivi che ti ponevi non erano TUOI, autentici, ma anestetici! Ecco perchè una volta che poi li raggiungevi non erano abbastanza ed una parte di te si ribellava...

Un abbraccio cara e speroche la tua terapia stia procedendo bene

Re: Grazie sergio!

Inviato: 11 ottobre 2009, 15:20
da Michela Guariniello
Allie ha scritto:
E' un diritto di tutti noi riprenderci la serenità di ogni giorno, avere ogni giorno la possibilità di scegliere con i nostri mezzi come far evolvere la giornata.Ora gran parte delle mie giornate evolvono in funzione di come e quando mi attacca la malattia: se al mattino(rendendomi la giornata un disastro), al pomeriggio (deprimendomi a tal punto da far si che lasci perdere lo sport) o la sera (magari rendendomi la notte insonne per tutto quello che ho ingerito e che ha bisogno di essere digerito..).
E' una delle cose a cui punto di arrivare, attuare il controllo sulla malattia e non il contrario: odio sapere che ora è lei a controllare me. :wink:
Cara Allie, mi trovo d'accordissimo su ciò che ti ha scritto Sergio "Allie, se continui a pensare a "quando ti attaccherà la malattia", la tua concentrazione è su "quando ti attaccherà la malattia", e non sul tuo momento presente. Se continui a concentrarti sul "devo riuscire a ..." la tua attenzione è nel posto sbagliato". La malattia non è un virus che attacca, ha sempre un senso, non è illogica. Già solo nel momento in cui ti concentri per evitare l'attacco già è lei che decide per te, che controlla la tua vita e le tue decisioni... Ti consiglierei una contromossa che ti ho già consigliato in passato, non so se ricordi quando ti feci la metafora dell'ordigno, era proprio questo il senso...

Un abbraccio e continua così!!!

Inviato: 12 ottobre 2009, 19:13
da Sergio67
"Ho raccontato tutto a mia moglie", Caro Sergio con questa cosa che hai fatto le hai permesso di entrare nella tua intimità, non credo ci sia qualcos' altro di equiparabile in questo senso, e da questo momento inpoi hai iniziato a rompere una barriera invisibile che però le impediva di entrare completamente e totalmente nel TUO mondo. Ripeto, non esiste nulla di equiparabile o di ugual valore.
Penso che sia vero. In un primo momento mi sono sentito nudo come non mi ero mai sentito mai prima. Ma "nudo" non rende veramente l'idea. Era come se lei potesse vedermi attraverso. Come se potesse vedermi dentro. E non solo vedermi. Ma anche toccarmi. Avevo la sensazione reale che se avesse solo allungato la mano avrebbe potuto toccarmi fisicamente il cuore.
Questa sensazione, nuova per me, in un primo tempo era abbastanza imbarazzante, ma col passare dei giorni sta diventando invece un conforto. Qualcosa a cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà o di tentazione.
In questo mi ritengo fortunato ad avere accanto una persona così.

Oggi penso di aver superato un'altra prova.
Sabato siamo andati a cena da amici (ed erano quasi due anni che non andavo "da amici") e domenica al compleanno del marito di mia madre (con cui ho un ottimo rapporto).
Ho mangiato molto, forse più di quanto avrei voluto, ma sicuramente meno di quanto avrei potuto.
In altri tempi quel "più di quanto avrei voluto" sarebbe stata la fine. La conclusione ovvia di qualsiasi buon proposito mi ponessi.
Oggi invece mi sto concentrando sul "meno di quanto avrei potuto". Sul fatto che di alcune cose ricordo ancora il sapore. Tornato a casa mi sono visto allo specchio. Non sono "più grasso". OK, magari questa settimana non perdo peso. E allora?

A volte penso che non dovrei concentrarmi così tanto sul peso e sul mangiare, ma in qualche modo forse è inevitabile. Senza contare che perdere peso, anche se non è l'obiettivo primario, resta comunque un obiettivo. Rappresenta la possibilità di mostrare all'esterno quanto io sia cambiato dentro.

Il mio terapeuta ha spesso usato la parola "ammirevole" nel descrivere i miei tentativi di trovare una strada per esprimere il mio mondo interiore, e l'onestà e la sincerità con cui cercavo di esprimere i miei pensieri.
Penso che questa sincerità sia stata estremamente importante. Perchè quando parli con il terapeuta, in realtà stai parlando a te stesso. E se sei sincero con te stesso improvvisamente scopri che non c'è bisogno di trovare una strada, perchè la strada la stai già percorrendo.

Inviato: 16 ottobre 2009, 18:22
da Allie
è davvero difficile.
la cosa che trovo più difficile fare è accorgermi degli errori che faccio e soprattutto non farli la volta successiva. :cry:
ora invece le cose vanno come sovente: mangio ogni giorno in modo smodato, e,è vero Sergio, aspetto sempre il momento in cui mi attaccherà la malattia. Ed è vero, mannaggia, questo pensare al futuro non mi fa concentrare su quello che mi succede adesso,ora,appena prima che inizi l'abbuffata...penso sempre al dopo e penso che quello che dovrò curare sarà il dopo..ma in fondo il dopo è la conseguenza del prima...
credo di non averci mai riflettuto abbastanza su questo punto, avete ragione.
Il mio ragazzo in questi giorni non mi sta molto aiutando: continua a dirmi che la cosa che mi farebbe guarire è la positività. Non capisce che per quanto io abbia voglia di essere positiva molte volte mi è veramente difficile.
E' difficile perchè i circoli viziosi sono molto più frequenti di quelli virtuosi, è difficile perchè peso ormai 12kg in più di un anno fa e allora ero normopeso e non avevo bisogno di ingrassare(caspita!!!),è difficile perchè vedere che i pantaloni che ti stavano una settimana prima non ti stanno più è duro da accettare, è difficile perchè qualche passo in avanti mentalmente lo faccio, soprattutto grazie all'ottimo aiuto che ricevo dalla psciologa (Mony hai ragione a dire che è utilissimo andare da lei caspita, vado da 5 mesi e sento di stare lavorando su me stessa ma...è dura!!!) ma non faccio nessun passo avanti alimentare, le abbuffate ci sono sempre,forse proprio perchè le temo,le odio. :cry:
Ora mi faccio aiutare di più però. Per salire sulla bilancia oggi dopo un mese, mi sono fatta prima abbracciare e poi assistere da mia sorella..e dopo l'esito nefasto :roll: abbiamo chiacchierato un pò..
Lavoro e lotto con una grande voglia di vincere (però anche con un pò di timore che questa malattia mi faccia perdere tempo prezioso della mia vita.. :? )

Inviato: 17 ottobre 2009, 0:16
da Sergio67
Il mio terapeuta non mi ha mai parlato del binge, così come non mi ha mai parlato di depressione.
Mi ha sempre parlato di un disagio interiore, e di una sofferenza, che andavano affrontati. E penso che avesse ragione. Le etichette sono utili a che deve scrivere un articolo o fare una ricerca, ma a chi ci sta dentro non servono a niente, anzi. A volte possono essere estremamente fuorvianti.
Credo di non aver mai veramente pensato al suicidio in modo concreto fino a quando non mi hanno detto che "soffrivo di depressione", e c'è stato un giorno che ti assicuro sono stato a pochi gesti dal farlo davvero.
Quando ho scoperto il binge, avevo già tirato fuori molto di quello che sentivo dentro, ed è come se fosse scattata una molla.
Mi sono rivisto uscire dalla terapia dopo un incontro particolarmente doloroso e mangiarmi un vassoio di mignon. E hai voglia a giustificarti con te stesso che si trattava di un vassoio piccolo, se ti mangi 12 mignon di fila, hai un problema, chiamalo come ti pare.
E possono dirti quanto ti pare che: "hai un buon lavoro, una casa, una moglie che ti vuole bene e due splendidi figli". Quando soffri dentro sono parole vuote, non significano niente. E non puoi semplicemente dirti: "devo pensare positivo". Positivo che? ti sembro forse una pila?
Ma non te la prendere col tuo ragazzo, se non ci sei passato dentro, se non hai "esperito" per usare un termine caro agli addetti ai lavori, è difficile capire.

Ma quello che voglio dirti è che il peso e il mangiare non sono il problema, sono il sintomo. Concentrati sulla tua sofferenza, sul perchè stai soffrendo, sii sincera con te stessa. Apri il tuo cuore. Il peso verrà. Non ti far prendere dalla fretta, ogni cosa ha i sui tempi. Io ho 42 anni e mi sono reso conto di avere ancora un sacco di vita davanti a me. Quella stessa vita che qualche mese fa volevo semplicemente finisse.

Per giorni, ma forse dovrei dire settimane, ho pianto tutti i giorni nel tragitto da casa al lavoro. Ma ho continuato a cercare in me stesso l'origine della mia sofferenza. Non posso dire di averla trovata, perchè siamo troppo complicati per riuscire a definirci in una sola frase, ma ho trovato tante piccole spine. Qualcuna l'ho tolta, qualcuna ha lasciato il segno, qualcuna fa ancora male. E qualcuna son sicuro la devo ancora trovare. Ma ho anche scoperto che esiste la felicità, anche se ancora ti porti appresso una zavorra.

Quanto al pensare al prima e al dopo propongo anche a te una storia
Gli studenti di Zen stanno coi loro maestri almeno dieci anni prima di presumere di poter insegnare a loro volta.
Nan-in ricevette la visita di Tenno, che dopo aver fatto il consueto tirocinio era diventato insegnante.
Era un giorno piovoso, perciò Tenno portava zoccoli di legno e aveva con sè l'ombrello.
Dopo averlo saluto, Nan-in disse :"Immagino che tu abbia lasciato gli zoccoli nell'anticamera. Vorrei sapere se hai messo l'ombrello alla destra o alla sinistra degli zoccoli".
Tenno, sconcertato, non seppe rispondere subito.
Si rese conto che non sapeva portare con sè il suo Zen di ogni istante.
Diventò allievo di Nan-in e studiò ancora sei anni per perfezionare il suo Zen di ogni istante.
sperando che possa aiutarti come ha aiutato me.

A presto

Inviato: 17 ottobre 2009, 13:38
da Michela Guariniello
@ Caro Sergio, hai reso benissimo l'idea...
"In un primo momento mi sono sentito nudo come non mi ero mai sentito mai prima. Ma "nudo" non rende veramente l'idea. Era come se lei potesse vedermi attraverso. Come se potesse vedermi dentro. E non solo vedermi. Ma anche toccarmi. Avevo la sensazione reale che se avesse solo allungato la mano avrebbe potuto toccarmi fisicamente il cuore.
Questa sensazione, nuova per me, in un primo tempo era abbastanza imbarazzante, ma col passare dei giorni sta diventando invece un conforto. Qualcosa a cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà o di tentazione.
In questo mi ritengo fortunato ad avere accanto una persona così."

Anche tua moglie è fortunata ad avere te accanto. Non dimenticarlo.

"A volte penso che non dovrei concentrarmi così tanto sul peso e sul mangiare, ma in qualche modo forse è inevitabile. Senza contare che perdere peso, anche se non è l'obiettivo primario, resta comunque un obiettivo. Rappresenta la possibilità di mostrare all'esterno quanto io sia cambiato dentro. "
Il punto non è non concentrarsi anche sul cibo, comunque stiamo parlando di cibo come arma per esprimere il proprio dolore, quindi è inevitabile che esso sia sempre presente. Il punto è non fare dell'obbiettivo "perdere peso" l'unico obbiettivo che ci faccia sentire adeguati, forti, in gamba, nè tanto meno considerarlol'unico modo per esprimere all'esterno quanto tu sia cambiato dentro! Ma poi mi chiedo a chi vuoi DI-mostrarlo? Cosa, anzi CHI intendi per "esterno"? è così importante per te DI-mostrare questi TUOI cambiamenti all'esterno?? Spiegami/spiegati meglio please..

"Le etichette sono utili a che deve scrivere un articolo o fare una ricerca, ma a chi ci sta dentro non servono a niente, anzi. A volte possono essere estremamente fuorvianti", nulla di più vero. Aggiungo oltre a fuorvianti stigmatizzanti !!

"E possono dirti quanto ti pare che: "hai un buon lavoro, una casa, una moglie che ti vuole bene e due splendidi figli". Quando soffri dentro sono parole vuote, non significano niente". Uno degli errori più grandi che fanno le persone care a chi soffre del dolore psichico è dire queste frasi, lo fanno a fin di bene ma soprattutto perchè chi non c'è passato non può capire, è inspiegabile, illogico per loro. Purtroppo la forza di volontà serve a ben poco, può servire solo nella misura in cui ti spinge a chiedere aiuto ma non può servire per stare bene...Anche perchè non a caso la maggiorparte di chi soffre di disagi psichici (in particolare disturbi alimentari) hauna forza di volontà quasi DISUMANA...

@ Cara Allie,
non pensare al tempo che perdi ma a quello che hai davanti.
Sai, credo che tu non ti sia mai vista fisicamente nè prima nè ora, credo che 12kg in più o in meno non contino tanto finchè non inizi a guardarti con occhi diversi, finchè non ti convinci che ciò che devi vincere non sono le abbuffate o la lotta contro la bilancia, ma il senso di inadeguatezza che ti flagella, che gratta dentro di te, la scarsa opinione che hai di te, l'ideale di te stessa non autentico che ti sei prefissata, ecc ecc... Voglio dire che se continui a concentrarti sui 12 kg in più magari non ci metterai molto a perderli (anzi forse proprio perchè tenti di perderli sopraggiungono le abbuffate, come una ribellione della vera te ad i FALSI obbiettivi..), ma poi una volta che li avrai persi continuerai a non VEDERTI, a non amarti nè accettarti e ricomincerà tutto da capo, perchè non era l'obbiettivo "peso" ciò che cercavi realmente. Se invece tu riuscissi a VEDERTI già così come sei OGGi, ad accettarti ed apprezzarti, a VIVERE come sei oggi, sarebbe tutto diverso ed i kg li perderesti spontaneamente senza ricorrere a metodi flagellanti. Anche perchè sicuramente nel tuo caso si tratterà di gonfiore più che grasso, gonfiore dovuto alle abbuffate e le abbuffate ci saranno finchè ne avrai bisogno, e ne avrai bisogno finchè...Sembra complicato ma è più semplice di quanto sembra, credimi! Tu ora sei questa, ciò che hai è quella che sei adesso. Accettalo, domani si vedrà, giorno per giorno senza obiettivi lungimiranti ma IMMEDIATI..

Un abbraccio forte forte a tutti e due

Inviato: 19 ottobre 2009, 16:54
da Allie
caspita, siete delle persone veramente fantastiche...
è così continuo a pensare al mio passato e alla paura che ho del futuro, al fatto che la malattia mi abbia fatto del male e possa fare peggiorare la mia situazione.
Ma qual è la mia situazione, mi sono mai concentrata su questo?
..sinceramente credo di no. Ed è come se per autocommiserarmi cerchi di vedere quali sono i lati negativi della mia vita, continuo a concentrarmi su quelle paure irrisolvibili che posso trovare ovunque.
Quello che non ho ancora fatto, nonostante i tanti "inizi" che ho avuto in questi anni(inizio della psicoterapia, inizio del mio lavoro mentale, inizio della storia con stefano, inizio dell'università) è iniziare a vivere dal presente, nel presente.
Analizzare si quel passato che mi ha fatto male ma con oggettività e cercando di capire quali possibilità ho ora.Questo non lo faccio. Non lo faccio mai. Ragiono a scompartimenti stagni: "il passato mi ha fatto male quindi è lì che è iniiato il mio problema alimentare" "nel presente il mio aspetto fisico fa schifo quindi ho ancora qualcosa che non va bene" (basta questo aspetto fisico,basta!!) "nel futuro chissà cosa succederà, i miei problemi alimentari ci sono ancora, chissà se mi distruggeranno anche il futuro"....no!!!
Ho un presente bellissimo, con delle persone che mi aiutano, ho iniziato un lavoro di psicoterapia che a livello mentale mi ha già fatto capire qualcosa e sono solo 5 mesi che ci lavoro, studio delle cose che mi piacciono, faccio sport e amo farlo, amo il mio ragazzo...
Riparto da oggi, da ogni giorno e lo affronto, consapevole che quello che faccio è per me, per stare bene...
grazie alla dottoressa, a sergio e a mony (non ti preoccupare per il "se ne hai bisogno", hai ragione, ci rifletterò..) per le vostre risposte, mi sono servite ad aprire una nuova porticina

Inviato: 19 ottobre 2009, 17:13
da Sergio67
@@@Allie, non sai quanto questo tuo messaggio mi renda felice. Profondamente.