BINGE EATING O MECCANISMO MOMENTANEO DI COMPENSAZIONE?

I Disturbi del Comportamento Alimentare si ripercuotono sulla qualità della vita nella sfera sessuale, familiare, sociale, professionale: molte facce di un'unica medaglia. Partiamo dal presupposto che la sofferenza non si misura in Kg. E che essere capiti e aiutati è possibile.
Vogliamo provare a parlarne insieme?


Moderatore: Dott.ssa Michela Guariniello

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Mala
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BINGE EATING O MECCANISMO MOMENTANEO DI COMPENSAZIONE?

Messaggio da Mala » 9 ottobre 2010, 6:31

Gentile Dottoressa, le scrivo nella speranza che lei possa aiutarmi a capire cosa mi sta succedendo. Sono una ragazza di 31 anni, sono laureata, ho un buon lavoro nel mio campo di studi, vivo sola, mi mantengo e ho una famiglia meravigliosa alle spalle. Sulla carta quindi possiedo tutti i requisiti per una vita serena, e non lì dò per scontati visto che ho dovuto faticare molto per conquistarli. A 18 anni ho iniziato ad avere degli attacchi di panico che sono durati circa 1 anno e mezzo, e che ho affrontato senza alcun aiuto esterno finché, con il trasferimento in un'altra città per gli studi universitari le cose non sono migliorate da sole. Gli attacchi di panico sono spariti, anche se mi è rimasta addosso una sottile paura... sono diventata ansiosa, apprensiva, rinunciataria. Dopo circa 8 anni anche mia sorella minore ha iniziato ad avere attacchi di panico e per risolvere il problema abbiamo intrapreso un percorso di terapia familiare insieme ai nostri genitori. Io all'epoca soffrivo solo di una forte insonnia nervosa che, una volta concuso il percorso, mi ha spinto a rivolgermi ad una collega del terapeuta familiare per essere seguita (dato che lui non avrebbe potuto farlo, in quanto terapeuta di mia sorella). Ho iniziato così uno percorso di terapia sistemico-relazionale (che dura tutt'oggi) che mi ha aiutato a risolvere in brevissimo tempo il problema dell'insonnia ma, ovviamente, ha riportato a galla tutti i nodi mai affrontati. Sono molto soddisfatta del percorso fatto e ho ottenuto risultati prima inimmaginabili. Ovviamente non è stato né facile né indolore, quando ho deciso di andare a vivere da , ad esempio, sono stata malissimo, mi sono tornati gli attacchi di panico e, per un anno e mezzo, ho anche preso degli psicofarmaci (venlafaxina). Però andando a vivere da sola credevo di aver fatto il grosso del lavoro (visto che uno dei problemi maggiori era la dipendenza emotiva da una famiglia cosiddetta invischiante). Stavo bene, le paure sono passate, non ho attacchi di panico da almeno 1 anno, mi sento indipendente e forte. INVECE... mi ritrovo a iniziare daccapo con un altro problema... ultimamente ho un rapporto con il cibo ossessivo. E' iniziato tutto verso aprile di quest'anno, quando ho interrotto (molto gradulamente e su indicazione della psichiatra) l'assunzione degli antidepressivi: all'improvviso mi sentivo sempre affamata e insoddisfatta. Avevvo continuamente voglia di cioccolata e dolci, quasi come prima del ciclo mestruale. Credevo fosse una questione di serotonina, di assestamento del corpo all'assenza del farmaco. Invece la cosa è peggiorata sempre di più fino a diventare un vero e proprio incubo! La mia psicoterapeuta sostiene che questa recente ossessione verso il cibo sia solo una forma di compensazione (visto che coincide con un periodo molto stressante al lavoro e abbastanza frustrante in campo sentimentale) e che, una volta sistemate queste cose, sparirà da sola senza problemi. Io però inizio ad avere qualche dubbio... anche perchè stasera, leggendo vari approfondimenti in rete, mi sono accorta che tutti i miei comportamenti alimentari rispondono perfettamente al profilo di una persona binge. Ho anche fatto due test, e da entrambi è risultato altamente probabile che io abbia tale tipo di disturbo. 6 mesi prima della dismissione dei farmaci (quindi in un momento di apparente perfetto equlibrio e serenità) ho iniziato a fare attività sportiva e a mangiare sano. Ho perso 7 chili nel giro di 2 mesi, arrivando a pesare 49 chili (sono alta 1,59). Inizialmente ero molto soddisfatta, non ero mai stata così magra. Piano piano però, la cosa ha iniziato a prendermi la mano, finchè non mi sono trovata a fare attività fisica intensa 6 giorni su 7. Inoltre ho cominciato a mangiare in modo molto rigido, non nelle quantità ma nella scelta degli alimenti: cuocevo tutto alla piastra o al vapore e senza condimenti. Ovviamente dolci banditi completamente. Ma non era un sacrificio... semplicemente mi era del tutto indifferente il cibo... verdura o cioccolata per me faceva lo stesso. Stavo bene, uscivo sempre, mi sentivo bella e soddisfatta come non lo ero mai stata. Dopo sei mesi è successo quello che è successo: ho lasciato i farmaci, ho iniziato ad avere sempre voglia di dolci e a mangiare troppo, con un sottile senso di colpa che pian piano è cresciuto sempre di più, portando con sè frustrazioni, senso di sconfitta e senso di colpa. Da lì il passo è stato breve: ho abbandonato completamente l'attività fisica, ho iniziato ad alternare giorni di dieta ferrea (pochissimi) a giornate di abbuffate tremende, in due mesi ho preso 13 chili e da tre mesi non ho più nemmeno il ciclo mestruale. Ormai sono 5 mesi che va avanti così... le ho provate tutte ma non ne esco... sono stata da una nutrizionista, adesso vado da un dietologo... ma non riesco più a trovare la spinta per seguire la dieta, anche se quando la faccio vedo subito degli ottimi risultati. Dopo 3 o 4 giorni ci ricasco e mangio di tutto... certo ho smesso di ingrassare perchè perdo 2 chili, poi ne riprendo 1 e mezzo in un giorno, poi mi rimetto a dieta e ne perdo altri due... risco anche a dimagrire piano piano (sono passata da 62 a 59 chili) ma il problema non è il peso. Il punto è che ormai sono ossessionata dal cibo, la mia vita ruota solo intorno a quello... non penso ad altro e mi sento diversa, malata... mi sento colpevole. Ho smesso di uscire, non frequento nessuno, anche andare al lavoro è diventato uno sforzo. Non so mai cosa mettere e mi sento sempre giudicata e inadeguata. Inizio a credere che non si tratti semplicemente di "far passare" il momento, ma di un vero e proprio disturbo dell'alimentazione. Ringrazio lei e tutti quelli che vorranno rispondermi e mi scuso per la lunghezza del messaggio... credo che mettere tutto nero su bianco abbia avuto una sua funzione catartica :)
grazie ancora
Mala
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Sergio67
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Messaggio da Sergio67 » 12 ottobre 2010, 14:09

Mala, premesso che non sono un dottore, penso che nessuno può veramente rispondere alla tua domanda. In realtà, se proprio devo dirtela tutta, penso che proprio la domanda sia fuorviante, soprattutto per te. Che importanza ha appiccicarsi addosso un'etichetta di "Binge" o meno, se stai soffrendo?
Che vuol dire "Momentaneo momento di compensazione"? Che passa da solo? Io credo di no. Quello che ti stava dicendo la psicologa con "momentaneo", forse andrebbe letto con "transitorio". Ovvero che non è l'argomento centrale del problema, ma una sorta di effetto collaterale di qualcosa di più ampio. Ma la parola "transitorio" non ti dice nulla su quanto potrà durare il transito, o su quanta sofferenza si porti dietro.
Raramente il Binge, o i disturbi alimentari in genere sono la causa del problema. In genere sono piuttosto l'effetto. Devi comprendere che dentro di te c'è in questo momento una grande spinta a mangiare. Spinta che probabilmente nasce da una grande tensione psicologica interiore. Costringendoti alla dieta aggiungi pressione a pressione, e mi sembra abbastanza naturale che tu non riesca a seguirla, con l'effetto di aggiungere ancora frustrazione e pressione.
In genere la spinta alimentare diminuisce proprio con l'allentare la pressione psicologica e quindi con il progredire della terapia e con lo smettere di misurarsi attraverso il peso.
Tieni anche presente che tutto questo concentrarsi ossessivamente sull'alimentazione potrebbe anche essere un meccanismo di difesa della tua mente per tenerti occupata, perché nascondere a se stessa qualcosa che non vuole affrontare perché lo ritiene forse troppo doloroso o insostenibile.

Sei in terapia. Hai parlato della dieta con il/la terapeuta? E cosa ti ha risposto?
Puoi sentirti perso, ma non potrai mai perdere te stesso.

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Mala
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Messaggio da Mala » 12 ottobre 2010, 19:45

mi ha detto che non era proprio un'ottima idea, ma di solito tende a non essere troppo assertiva su ciò che devo o non devo fare. Di solito aspetta che ci arrivi da sola.
Cmq la mia volontà non era quella di darmi un'etichetta... è che non ci crederai ma pensare di dare finalmente un nome e soprattutto un'identità chiara a quello che mi sta succedendo, mi ha quasi sollevato. Come se potendo individuare il problema potessi finalmente iniziare ad affrontarlo con mezzi e strategie efficaci.
Cmq grazie per la tua risposta, ho letto la tua storia e sono rimasta molto colpita, mi ha dato ottimi spunti di riflessione.

Mala
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Sergio67
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Messaggio da Sergio67 » 13 ottobre 2010, 16:36

Beh, la mia storia è lì per quello :).

Ad ogni modo, perché non dovrei crederti? Anche a me è successa più o meno la stessa cosa. Riuscire a dare un nome a volte può dare un corpo ai nostri pensieri, può aprire la mente al fatto che non siamo soli con il nostro disagio. Dall'altro lato però è importante non identificarsi con l'etichetta, perché dietro c'è molto di più. Probabilmente in questo periodo hai un comportamento Binge, ma non SEI Binge, non so se riesco a spiegarmi :).

Quanto al seguire la dieta, mi sembra che alla fine ci sei arrivata da sola alla conclusione. In fondo, se leggi bene neanche io ti ho detto che non dovevi seguirla... :).
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