che dire...

I Disturbi del Comportamento Alimentare si ripercuotono sulla qualità della vita nella sfera sessuale, familiare, sociale, professionale: molte facce di un'unica medaglia. Partiamo dal presupposto che la sofferenza non si misura in Kg. E che essere capiti e aiutati è possibile.
Vogliamo provare a parlarne insieme?


Moderatore: Dott.ssa Michela Guariniello

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dani3la6
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che dire...

Messaggio da dani3la6 » 2 agosto 2011, 14:19

Buon pomeriggio a tutti,sono Daniela e che dire...boh mi sento cosi' stupida a voler raccontare la mia storia,con i miei dolori e le mie sensazioni,perche' tanto sarebbe una ripetizione di sintomi e parole di tutti gli altri che come me soffrono di questa terribile malattia.
Vi risparmio appunto tutto quello che sento e provo perche' sono sicura voi tutti sapete...la cosa grave e' che penso che pero' non c'e' via di uscita...soffro di binge da quando ho 15 anni e da allora niente,sempre peggio peggio peggio e peggio...e ora,a 11 anni dall'inizio del dramma,nonostante psicoterapeuti e dietologi e di tutto di piu',niente,io sono arrivata alla fine...alla fine letteralmente,ho tentato il suicidio..perche' volevo smetterla di sopravvivere...ma per sfortuna per mia opinione e per fortuna per altri..beh non ci sono riuscita e sono qui che non ne posso piu'...vi prego datemi qualche consiglio,io non so piu' a cosa aggrapparmi...si puo' guarire?esiste davvero qualcosa che ti permette di guarire dalla voglia ossessiva del cibo?

Grazie

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Sergio67
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Re: che dire...

Messaggio da Sergio67 » 5 agosto 2011, 15:46

Cara Daniela,

innanzitutto mi dispiace contraddirti, ma le tue parole sono molto importanti. Sì, forse la tua storia può assomigliare in alcuni punti alla storia si altri, o forse potresti ripetere per l'ennesima volta che non riesci a controllarti, ma perdonami, non sarebbe una ripetizione.
E' la TUA storia, sono le TUE parole, è la TUA sofferenza. E' unica e non potrebbe essere una ripetizione. Perchè anche se se la sofferenza e il dolore a volte si assomigliano, ogni dolore è unico, così come ogni persona è unica e possiede in sé qualità che spesso nemmeno immagina.

Non è a noi che stai risparmiando la tua sofferenza, il tuo è un modo per dire che in fondo la TUA sofferenza non è importante. Ma ti sbagli. La tua sofferenza è molto importante, deve essere importante e lo deve essere soprattutto per te. Quindi raccontati. Ti ascolteremo volentieri (anche se, visto il periodo, magari con un po' di ritardo :)).

Cosa posso dirti, sul fatto di uscire dal binge? Che ci sono persone che ne sono uscite, quindi è possibile. Che forse è anche il tuo concetto di "guarigione" che ha bisogno di essere rivisto, ma che non per questo non potrai tornare a provare una felicità che, probabilmente dimenticata, oggi pensi irraggiungibile. Non voglio darti però false speranze, non esiste la bacchetta magica: è probabile che dovrai affrontare ancora molta sofferenza, ma soprattutto accettare che tu sei la persona più importante del mondo. Anche se non mi credi.

Un abbraccio
Puoi sentirti perso, ma non potrai mai perdere te stesso.

Facilitatore gruppo AMA "Sbilànciati!" su AMAEleusi (cercateci)

Guida Autorizzata Pagine Blu (ma non sono psicologo)

antonella84
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Re: che dire...

Messaggio da antonella84 » 6 agosto 2011, 18:34

Ciao Daniela,
quanta severità nei confronti di te stessa..il giudizio che attribuisci alla tua persona è così negativo,da indurti a pensare che il tuo background,i tuoi dolori,le tue difficoltà non vadano raccontati, perchè comuni a quelli di altre persone..
Nessuna storia è banale,anzi..e di sicuro neanche la tua lo sarà..
Anzi,ti chiedo di fare un piccolo sforzo e di cominciare..come si dice,"la porta è la parte più lunga di un viaggio".
E'da anni ormai che ho col cibo una "relazione" ambivalente..e mi sento uno schifo tutte le volte,in cui ho la sensazione che sia lui ad avere il controllo su di me e non il contrario.
Vorrei condividere con te un pensiero,che, alle volte,mi dà sollievo..avere la consapevolezza che questa "relazione"non sia la "causa" della mia infelicità,ma la "conseguenza", come se il cibo possa colmare tutte le mie mancanze..il lavoro che non mi dà le giuste soddisfazioni,gli amici che appaiono e scompaiono come delle meteore etc etc..
Ed ecco che allora..penso a ciò che nella mia vita non va..e, con la mia psicologa,rifletto sugli ipotetici interventi..
Questo richiede un grande,grandissimo lavoro su di sé, ma ritengo che sia l'unica strada percorribile (almeno per me)..non esistono scorciatoie..
E spesso rifletto sul fatto che,forse,questa mia ossessione per il cibo sia un modo per non vedere la mia vita, una sorta di via di fuga, quasi di "male minore"..
Tante volte, durante la mia terapia, ho pensato che, non guarendo, procrastino il momento, in cui dovrò cominciare ad assumermi le responsabilità di una vita,che,tante volte,non mi piace..
Ecco,io non so se ti sia mai capitato di vedere la tua situazione da questa prospettiva..
Ti abbraccio e spero di leggerti presto!Ciauu

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