[gratuito] - Gruppo di auto mutuo aiuto online sui DCA

I Disturbi del Comportamento Alimentare si ripercuotono sulla qualità della vita nella sfera sessuale, familiare, sociale, professionale: molte facce di un'unica medaglia. Partiamo dal presupposto che la sofferenza non si misura in Kg. E che essere capiti e aiutati è possibile.
Vogliamo provare a parlarne insieme?


Moderatore: Dott.ssa Michela Guariniello

Rispondi
Avatar utente
Sergio67
Messaggi: 813
Iscritto il: 26 febbraio 2009, 15:23

[gratuito] - Gruppo di auto mutuo aiuto online sui DCA

Messaggio da Sergio67 » 29 agosto 2011, 11:04

Dopo l'interruzione estiva riprendono dal 6/09/2011 gli incontri del gruppo di Auto Mutuo Aiuto online "Sbilànciati".

Il gruppo si propone, attraverso il contatto diretto con persone che comprendono in prima persona il significato delle parole "disturbo del comportamento alimentare", il superamento dell'isolamento e lo sviluppo di strategie collettive per affrontare le singole difficoltà. Per maggiori dettaglli sugli obiettivi del gruppo si può consultare il manifesto del gruppo.

Gli incontri si tengono nella chat del sito amaeleusi ogni martedì sera alle 21.00 per una durata di circa due ore. La partecipazione è assolutamente gratuita e non ci sono particolari richieste se non una certa serietà di intenzioni.

Sullo stesso sito potete trovare anche gruppi dedicati alla depressione e alla disabilità
Puoi sentirti perso, ma non potrai mai perdere te stesso.

Facilitatore gruppo AMA "Sbilànciati!" su AMAEleusi (cercateci)

Guida Autorizzata Pagine Blu (ma non sono psicologo)

Avatar utente
Sergio67
Messaggi: 813
Iscritto il: 26 febbraio 2009, 15:23

Re: [gratuito] - Gruppo di auto mutuo aiuto online sui DCA

Messaggio da Sergio67 » 20 settembre 2011, 8:39

Sbilànciati - Diario di Bordo: 06 settembre

L'estate è passata e ci ritroviamo di nuovo insieme, uguali eppure diversi. Esauriti i saluti di rito iniziamo subito a parlare come se non ci fosse stata nessuna interruzione: siamo tra vecchi amici e con i nuovi arrivati c'è subito sintonia.
Non ci mettiamo molto ad arrivare a parlare di argomenti dolorosi, di genitori che ti trattano male. Si cerca una difesa, si vorrebbe essere più distaccati, si vorrebbe che certe frasi non colpissero nel profondo ma non siamo mica degli automi. Come si fa a restare indifferenti agli insulti di un genitore? Non lo so mica se è possibile. Magari il trucco non è restare indifferenti ma trasformare le proprie emozioni solo che non è mica una cosa facile.
E le conseguenze? Beh, naturalmente c'è il cibo, ma non solo. In alcuni casi possiamo cercare da altre parti qualcosa che anestetizzi il dolore. Seguendo il filo di un racconto che ci parlava di appuntamenti e di incontri il parallelo ci è sembrato davvero naturale. Cercare un'altra persona allo stesso modo con cui si cerca il cibo. Trovarla e non gustarla. Trovarla e non badare a che sapore ha, a come è davvero fatta, cercando un sollievo nell'illusione che questo istante possa durare più di un solo momento. Incontrarla e colpevolizzarsi perchè non deve e non può certo essere un momento di felicità. Qualcosa che sai che non ti fa certo bene ma che non puoi impedirti di fare perché troppa è la pressione che ti senti addosso.
In compenso parliamo anche di cambiamenti, di atteggiamenti diversi, della possibilità di accorgersi di essere tesi e di dirsi "va bene, mangio". In un certo senso parliamo di sapere quello che si sta facendo, di non opporsi all'impulso. Non opporsi, dice qualcuno, è importante. Se ti opponi ti colpevolizzi e ti riabbuffi. Se invece non ti opponi hai la possibilità di indagare, e dopo è tutto diverso.
In ultimo parliamo anche di mangiare per riempire un vuoto dell'anima e di solitudine. Solo che stavolta la solitudine non è semplicemente una sensazione, è qualcosa molto più concreto. E' una solitudine più fisica di amici partiti per andare lontano, di una casa dove non abitano più altre persone. Davvero la solitudine è uno spazio difficile in cui muoversi, ma per certi versi è anche un'opportunità. Uno spazio libero in cui sperimentare. Dove esplorare chi siamo e come siamo senza pressioni e senza giudizi.
Uno spazio da riempire, questa volta magari non di cibo.
Puoi sentirti perso, ma non potrai mai perdere te stesso.

Facilitatore gruppo AMA "Sbilànciati!" su AMAEleusi (cercateci)

Guida Autorizzata Pagine Blu (ma non sono psicologo)

Avatar utente
Sergio67
Messaggi: 813
Iscritto il: 26 febbraio 2009, 15:23

Re: [gratuito] - Gruppo di auto mutuo aiuto online sui DCA

Messaggio da Sergio67 » 20 settembre 2011, 8:42

Sbilànciati - Diario di Bordo: 13 settembre 2011

Serata decisamente movimentata, dove si sono contrapposte due linee di pensiero e il coinvolgimento è stato tale (o almeno credo) che qualcuno ha avuto anche fame "in diretta".
Tema della serata: il controllo. Un argomento decisamente centrale quando si parla di cibo e di alimentazione, mantenere il controllo significa infatti sentirsi forti, perdere il controllo significa invece abbuffarsi.
Partiamo dall'esperienza di un singolo che racconta di come, essendo dimagrito, si sente più accettato, più sicuro, più bello, in sintesi potremmo anche dire "migliore". L'obiettivo stavolta sembrava essersi spostato dal perdere altro peso al mantenersi in forma, e questo per certi versi lo potremmo anche chiamare un passo in avanti, ma c'è un ma. E il ma si chiamano abbuffate, o anche solo paura delle abbuffate. In una sorta di proclama si dichiara apertamente l'obiettivo: "Voglio continuare a controllare il cibo ma ho paura che mi abbufferò. Devo riuscire a controllare il cibo per mantenermi magro e devo riuscire a non abbuffarmi perché non mi piace quando mi abbuffo, distruggo tutti i risultati raggiunti e mi sento male."
E qui parte il finimondo.
Non è certo un'aggressione alla persona, tutti desideriamo veramente che gli altri possano stare meglio, quanto una sorta di gara a chi riesce a far capire quanto l'obiettivo sia in sé stesso irraggiungibile, a cui si contrappongono invece i sostenitori del controllo. In estrema sintesi chi sostiene il controllo ci dice che non può rinunciare a essere magro, perchè ora che è magro ha ottenuto un riconoscimento positivo dagli altri e che tutto va bene così, deve solo capire come si evitano le abbuffate. Il controllo gli dà sicurezza, la certezza di esserci. Il culmine a mio avviso lo si raggiunge quando qualcuno dice una frase (spero di ricordare le parole esatte) come "sono una persona inutile, ho bisogno del controllo per dimostrare a me stesso che posso riuscire almeno in qualcosa. Senza il controllo, io, non esisto". Questa frase da sola avrebbe meritato un minuto di silenzio e di riflessione, una serata interamente dedicata, ma la discussione è molto intensa e passa via, apparentemente inosservata.
Dall'altra parte invece ci si affanna a spiegare che aspirare a un corpo sano, a un corpo in forma non è "male", va benissimo, ma che l'obiettivo deve essere raggiunto attraverso una strada di accettazione e di cura verso se stessi, perché controllo e abbuffate non sono altro che due facce della stessa medaglia. Non puoi avere l'uno senza le altre e viceversa non puoi eliminare le altre senza rinunciare all'uno. Che l'obiettivo, ambizioso se volete, certamente più impegnativo e più faticoso da raggiungere ma nonostante questo raggiungibile, è di mangiare il giusto senza controllo. Non è facile rinunciare all'idea che sia un'obiettivo impossibile, non è facile rinunciare al controllo, anche perché ogni volta che ci provi ti scontri con le abbuffate e ci vuole un atto di fiducia e di coraggio per credere che oltre le abbuffate ci sia la possibilità di un modo diverso di essere.
Tra i vari tentativi di spiegare come controllo e abbuffate siano intimamente connessi ce n'è stato uno particolarmente suggestivo, del quale è importante cogliere lo spirito e non la lettera. Il controllo è il frutto della ragione, di un pensiero adulto. Un adulto che controlla un bambino, le nostre emozioni. Lo controlla e lo affama. Nella mia idea non lo affama per crudeltà, ma perché è l'unico modo che conosce, perché pensa che sta facendo il suo bene. Ma non è così. Il bambino è in una sorta di gabbia, una invisibile gabbia di controllo senza cibo, e ha fame, molta fame. Così, non appena l'adulto, la ragione, si distrae o è stanco o è impegnato da altre attività il bambino è improvvisamente libero, senza controllo, e ha fame. E mangia. Ma non si limita a mangiare un boccone, ha poco tempo, sa che la ragione tornerà a imporre il controllo e quindi mangia finchè può, fino al limite e oltre.
E' una storia certo, e se cercate bene probabilmente troverete delle imprecisioni, ma vi prego, non cercatele. Fermatevi alle sensazioni, al comprendere che controllo e abbuffate non sono due eventi distinti ma solo due manifestazioni dello stesso disagio.
Puoi sentirti perso, ma non potrai mai perdere te stesso.

Facilitatore gruppo AMA "Sbilànciati!" su AMAEleusi (cercateci)

Guida Autorizzata Pagine Blu (ma non sono psicologo)

Rispondi

Torna a “Disturbi alimentari (anoressia, bulimia, binge eating, obesità...): si può, anzi si deve guarire”