Aiuto.. Non so quanto potrò andare avanti con questo peso

I Disturbi del Comportamento Alimentare si ripercuotono sulla qualità della vita nella sfera sessuale, familiare, sociale, professionale: molte facce di un'unica medaglia. Partiamo dal presupposto che la sofferenza non si misura in Kg. E che essere capiti e aiutati è possibile.
Vogliamo provare a parlarne insieme?


Moderatore: Dott.ssa Michela Guariniello

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roby94
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Iscritto il: 25 febbraio 2015, 20:49

Aiuto.. Non so quanto potrò andare avanti con questo peso

Messaggio da roby94 » 25 febbraio 2015, 21:56

Ciao a tutti! Sono nuova nel forum, mi presento. Mi chiamo Roberta, ho 20 anni e sono al secondo anno di Medicina.
Sono sempre stata una ragazza cicciottella, (tanto da meritarmi il nomignolo di "morbida"), ma il mio peso non ha rappresentato un problema eccessivo fino ai 17 anni. Sono una persona piuttosto chiusa, con poche amicizie molto intense, e in terza superiore quella che era la mia migliore amica si è allontanata da me in maniera piuttosto crudele, prendendomi in giro alle mie spalle, emarginandomi. Per reagire, mi sono iscritta in palestra: all'epoca pesavo 68 kg per 1,70 m. Era l'8 novembre 2011, il giorno in cui ho deciso di smettere di mangiare fuori pasto. Piano piano diventava sempre più facile. Ho cominciato a restringere sempre di più le quantità e la qualità del cibo che ingerivo, ad aumentare le sessioni di allenamento in palestra, e in meno di due mesi avevo perso 12 kg. Il fatto che avessi saltato le mestruazioni non mi preoccupava, anzi lo trovavo un buon segno. Ero estasiata: non mi ero mai vista tanto bella, sicura di me. Poi venne il giorno di Natale. La pressione della famiglia, gli sguardi di tutti per controllare se mangiassi o meno, il desiderio di non rovinare con una scenata una giornata di festa... e piano piano, la perdita totale del controllo: quella è stata la prima di una lunga serie di abbuffate. Seguirono giorni di digiuno, sensi di colpa, buone intenzioni. Ho cercato di riprendere il ritmo che avevo prima, ma non ci riuscivo: le abbuffate diventavano sempre più frequenti. A dicembre, mia mamma mi aveva portata (forse trascinata renderebbe meglio l'idea) dalla dottoressa di famiglia che, allarmata dalla perdita di peso, aveva fissato una visita con un dietologo nel CDCA della mia città. La visita fu a febbraio, e già la situazione era ben cambiata: avevo ripreso qualche chilo, e perso totalmente il controllo. Si decise di intraprendere un percorso con nutrizionista e psicoterapeuta. Le cose cominciarono a migliorare, piano piano avevo ripreso a mangiare in maniera sana, soprattutto grazie alla mia famiglia che mi sorvegliava notte e giorno come una carcerata. A maggio feci 18 anni, con tanto ottimismo e la prospettiva di "averla scampata". Purtroppo, fu fin troppo facile, una volta eliminate le abbuffate, tornare a restringere le quantità di cibo. Quindi ricominciai a perdere peso e a riempire di bugie la nutrizionista e la psicologa del centro, giustificando in vario modo il calo di peso, scrivendo pasti inesistenti nel diario alimentare. A settembre, purtroppo, morì mia nonna. Lo shock fu enorme e reagii abbuffandomi costantemente, peggio di quanto non facessi prima. Nel giro di poco tempo, avevo ripreso nuovamente i chili persi, con gli interessi.
A novembre del 2012, una luce: iniziò la relazione con quello che da ormai più di 2 anni è il mio ragazzo.
La storia iniziò in modo difficile, mi dava pochissime attenzioni e questo mi rese ancora più insicura di quanto non fossi già. A febbraio 2013, quindi, decisi di iscrivermi in palestra. Di nuovo, in due mesi avevo perso una decina di chili. Arrivarono anche le attenzioni da parte sua, facendomi sentire al settimo cielo. Purtroppo ero in quinta superiore e avevo anche l'ambizione di uscire dal liceo col massimo dei voti. Appena mi resi conto che la palestra stava influendo negativamente sullo studio, tranciai di netto. E di nuovo cominciai con le abbuffate.
La maturità passò, ottenni il tanto desiderato 100 e lode e un senso di angoscia crescente per la consapevolezza di aver perso di nuovo il controllo.
Decisi di interrompere il percorso nel centro: non mi era di nessun aiuto, principalmente per causa mia e di tutte le bugie e gli stratagemmi che raccontavo per giustificarmi. Ero arrabbiata e tuttora vorrei che qualcuno mi avesse smascherata. Quello che non riesco a capire è come sia possibile che in un centro specializzato per trattare i disturbi del comportamento alimentare nessuno metta in dubbio il racconto di una ragazza che aumenta di 10 kg e subito dopo ne perde altrettanti.
Comunque, fra alti e bassi la situazione è rimasta circa costante fino a maggio dell'anno scorso, quando decisi di rivolgermi a una nutrizionista. Pesavo 70 kg, mi odiavo. Iniziai una dieta molto equilibrata che mi permise di scendere a 60 kg, per la prima volta gradualmente e senza mai saltare un pasto. Speravo che fosse la fine dell'incubo, mi sentivo forte e sana, bellissima, sicura di me. Purtroppo l'ombra delle abbuffate era, come sempre, in agguato: a settembre, mentre preparavo un esame, capitò di nuovo.
Con l'inizio delle lezioni del 2° anno mi sono trasferita a Milano, da sola, sperando che allontanarmi da casa sarebbe servito a riprendere le buone abitudini. Per un certo periodo è stato così, poi piano piano anche là ho cominciato a sgarrare. Andare da sola a fare la spesa era un incubo. Ora sono a casa, ieri ho avuto l'ultimo controllo con la nutrizionista e sono nuovamente 68 kg. Inutile dire che mi sento un totale fallimento: sono passati 3 anni e sono al punto di partenza.
Mi sento estremamente depressa, penso ogni giorno al suicidio, penso a cosa potrei scrivere nel biglietto di addio. Ciò che mi trattiene è il pensiero della mia famiglia, che non si merita di perdere l'unica figlia, e fino a poco fa anche quello del mio ragazzo.
Il nostro rapporto, sebbene fosse partito zoppicando, è presto diventato idilliaco. Purtroppo io non mi sento alla sua altezza, ho moltissimi problemi ad accettare il contrasto fra il suo corpo, tonico, muscoloso, statuario, ed il mio, molliccio e pieno di smagliature e di buchi. Quando gli parlo del mio problema, sembra capirmi fino a un certo punto. Oggi ha liquidato il discorso dicendo che sono io a voler rendere la situazione più complicata di quanto non sia per giustificare l'incapacità di cambiare stile di vita.
Ho la sensazione che nessuno mi capisca. Mia madre mi vede piangere ogni giorno, sa perché piango e oramai ne è scocciata, mi risponde con frasi come "basta Roberta non ne posso più" o "sempre la stessa storia". Mio padre ha costruito una sorta di cassaforte dove chiudono a chiave tutte le cose che potrei mangiare quando sono a casa... Ma questo purtroppo non mi ferma, trovo sempre qualcosa da mangiare.
Non so più cosa fare. Trascorro le mie giornate sul divano, piangendo e mangiando. Più piango, più vorrei mangiare... Più mangio, meno ho voglia di uscire, continuo a dirmi che domani sarà la giornata buona, che non mi ingozzerò di cibo fino a che mi manca il fiato, che farò attività fisica.. Poi viene il giorno dopo ed è persino peggio del precedente. Non so più cosa fare e continuo a pensare al suicidio, a farla finita. Quello che mi angoscia è il pensiero di reintraprendere tutto da capo, di riaffrontare l'esaltazione e l'illusione di un miglioramento per poi trovarmi di nuovo ad annegare nelle frustrazioni delle abbuffate. Negli ultimi 3 anni non c'è un singolo istante in cui non abbia pensato al cibo, sempre il cibo, solo il cibo, la dipendenza dalla bilancia e l'odio per quest'ultima, il terrore di salirci... Mi sono persa gli anni migliori, ho rinunciato a troppe cose per paura di mostrarmi in pubblico ed essere giudicata, ho rovinato esofago e stomaco.
Non so se avrò la forza per affrontarlo di nuovo, ho paura.

Ancy
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Iscritto il: 10 aprile 2015, 21:00

Re: Aiuto.. Non so quanto potrò andare avanti con questo pes

Messaggio da Ancy » 10 aprile 2015, 21:09

Ciao, leggere le tue parole mi ha dato una stretta al cuore. Purtroppo capisco benissimo come ti senti e capisco anche come ci si sente incompresi a parlare con persone che non hanno mai avuto a che fare con questo problema. Ci si sente soli, ci si chiude in se stessi. Io un consiglio da darti non ce l'ho ma posso solo dirti che siamo in tante che ogni giorno conviviamo con questi problemi e magari confrontandoci ci si sente meglio visto che parlare con chi capisce perfettamente cosa si sta passando è diverso. Una cosa ci tengo a dirtela, non pensare al suicidio perché non risolve i tuoi problemi, sarebbe solo una fuga dalla realtà e non è giusto perché hai una vita davanti e sta tutta nelle tue mani quindi non perdere le speranze così presto. Se vuoi parlare io ci sono, un abbraccio!

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