...e se invece decidessi di smetterla?

Spesso ci troviamo di fronte a situazioni più grandi di noi, con stati d'animo particolari che non riconosciamo. A volte "sentiamo" che qualcosa non va, che dovremmo scegliere qualcosa, qualcosa di diverso, prendere una strada mai percorsa prima e che non conosciamo, non sappiamo neanche se esiste. Altre volte invece sentiamo un malessere preciso che ci crea grande disagio; che fare, come orientarsi, come spiegare cosa ci succede e a chi?
Questo spazio ti dà l'opportunità di condividere con noi le tue domande e soprattutto ricevere quelle risposte che possano esserti utili a prendere poi le decisioni più adeguate per te ad esempio scegliere o meno di fare un percorso psicoterapeutico e come orientarti in tal senso.


Moderatore: Dr.ssa Daniela Benedetto

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abc
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...e se invece decidessi di smetterla?

Messaggio da abc » 2 agosto 2009, 16:50

Salve a tutti,
sono in terapia da un anno e mezzo circa. Anch'io, come tersite, forse sono stata spinta a cominciare grazie a questo forum.

Mi sto chiedendo QUANDO dovrei smettere: quali sono i segnali che dovrebbero significare "ok, sei a posto, questo percorso ha dato quel che poteva dare e ora si deve concludere"?

Preciso che:
- Non avevo cominciato in preda a qualche grave problematica, semplicemente volevo capire meglio certe cose di me e magari migliorarle.
- L'andamento dei colloqui è sempre stato... "medio". Ovvero: ogni tanto mi sembra di capire qualcosina di più, molte volte non succede granché; complessivamente non mi è sembrato un percorso inutile, ma nemmeno così "salvifico".
- Mi sento cambiata rispetto all'inizio della terapia; credo che una grossa percentuale del cambiamento derivi però da altri eventi che nel frattempo sono successi. Forse la terapia mi ha giusto aiutato a definirli, inquadrarli, riconoscerli come risposte ai miei problemi.

Luca Esposito
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Messaggio da Luca Esposito » 3 agosto 2009, 11:00

Cara abc,
devo premettere che i criteri di fine terapia sono oscuri e misteriosi anche agli addetti del settore quando si cerca di individuare categorie astratte e generali valide per tutti i pazienti. In genere la fine della terapia è un processo concordato da tutte le persone chiamate in causa: nel suo caso dal terapeuta e dal paziente. Per questo le suggerisco di parlarne apertamente con il suo terapeuta quando sarà possibile, in quanto solo voi due potrete trovare una risposta in base a quanta strada insieme avete percorso, in base agli obiettivi concordati e raggiunti. Sento però, da ciò che scrive, che lei è un pò risentita, come se fosse arrabbiata per qualcosa e oscilla tra il dare importanza al percorso e sminuire la sua utilità. Sono mie fantasie?
Infine, sento di dirle che spesso, proprio quando le cose sembrano andare meglio, subentra una resistenza al cambiamento che si esprime con il bisgogno di terminare un percorso intrapreso e che fa paura in quanto sconosciuto, nuovo e incognito. Un saluto caloroso
Dott. Luca Esposito
Psicologo
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abc
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Messaggio da abc » 3 agosto 2009, 20:00

Devo dire che qualche volta ho già accennato all'argomento con la mia terapeuta, ma senza ottenere grandi risposte. Probabilmente dovrò affrontarlo con più decisione.

Sul risentimento, è certamente come lei dice: una parte di me è risentita per i soldi e il tempo speso in qualcosa che, come ho detto, ha avuto risultati "medi". Un'altra parte sa che, per dirla con Fabi, "costruire è rinunciare alla perfezione", e quindi amen.

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Dr.ssa Daniela Benedetto
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Messaggio da Dr.ssa Daniela Benedetto » 18 agosto 2009, 22:42

abc ha scritto:Devo dire che qualche volta ho già accennato all'argomento con la mia terapeuta, ma senza ottenere grandi risposte. Probabilmente dovrò affrontarlo con più decisione.

Sul risentimento, è certamente come lei dice: una parte di me è risentita per i soldi e il tempo speso in qualcosa che, come ho detto, ha avuto risultati "medi". Un'altra parte sa che, per dirla con Fabi, "costruire è rinunciare alla perfezione", e quindi amen.

gentile ABC,
credo che il percorso di psicoterapia debba nascere e concludersi partendo da logiche interne al processo stesso.
Il "salvifico" di cui parla un pò mi lascia perplessa rispetto alle aspettative che anche se citate ironicamente possono però influenzare lo scetticismo velatamente accennato attraverso le note di risentimento.
In effetti una psicoterapia non ha come obiettivo quello di salvare qualcuno. Semmai il contratto terapeutico condiviso con il paziente e da lui stesso formulato deve essere oggetto di un lavoro attivo e direi "alla pari" con il terapeuta con strumenti e competenze diverse ma di fatto entrambe essenziali per l'andamento del percorso ed il buon esito finale. Io credo che l'energia con cui ha deciso di riformulare la questione in sede terapeutica acquista valore determinante rispetto al prendere coscienza e consapevolezza delle sue competenze e potenzialità nello stabilire il suo processo di vita e le sue decisioni. L'analisi delle perplessità, delle resistenze, dell'accettazione dei limiti dello psicoterapeuta nei confronti del percoso di vita degli altri, dovrà necessariamente essere parte e oggetto di analisi in seduta.
cordialmente
Dott.ssa Daniela Benedetto
Psicologa Psicoterapeuta a Roma Monteverde
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Francesco71
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Messaggio da Francesco71 » 19 agosto 2009, 12:42

Credo che dello scettiscismo sia però normale quando si inizia un percorso che non si sa con certezza se sarà effettivamente utile.
Se poi gli obiettivi inizialmente fissati (di cui vedo si parla molto nel forum) non vengono raggiunti allora è forse possibile che si abbia la sensazione di aver buttato via molto tempo (quello soprattutto, come è successo nel mio caso) e soldi (fortunatamente quelli no, visto che ero in un cim e pagavo solo il ticket).

abc
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Messaggio da abc » 8 settembre 2009, 23:47

...Come promesso, ho affrontato l'argomento più direttamente con la mia terapeuta.
La risposta è stata, più o meno: "Lei non ha nessuna patologia, per cui non è che la psicoterapia le sia indispensabile; anzi, mi sembra una persona con molte risorse. Credo che questi colloqui le possano servire per rinforzarsi, per sentire di avere delle possibilità (di trovare un uomo ^^), ecc."

Poi ha aggiunto che un "criterio" per decidere la fine della terapia è quando si pensa di aver raggiunto "abbastanza" di quel che si cercava; mentre invece non è un buon criterio smettere quando si dice "sto spendendo inutilmente i miei soldi" - se penso così è piuttosto perché una paura che mi impedisce di esprimermi bene in terapia...

In effetti è stato utile parlarne direttamente, e credo che lo farò ancora le prossime volte, che sia per raggiungere finalmente una conclusione oppure no. E' servito anche perché la psic ha colto l'occasione per riassumere un attimo i problemi emersi e riflettere sugli obiettivi - tutte cose che raramente facciamo con chiarezza.

Probabilmente sarebbe stato meglio farlo prima, così come forse avrei preferito sentirmi dire già tempo fa che la terapia non mi è "indispensabile" - in qualche modo lo percepivo, ma credo che avrei apprezzato il fatto che me lo dicesse lei, diciamo "contro i suoi interessi", come segno di onestà; e anche per chiarire ciò di cui avevo bisogno.

Dott.a M.Pichi
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Messaggio da Dott.a M.Pichi » 13 settembre 2009, 19:29

Mi permetto di intervenire sull'argomento - e ne chiedo scusa alla moderatrice collega Benedetto - perchè se dietro il nick "abc" si cela - come credo - la ragazza con cui ho avuto in passato tante occasioni di parlare in chat, allora forse è a quei nostri colloqui che si riferisce quando dice di essere stata spinta a iniziare una terapia e per questo mi sento affettuosamente chiamata in causa.
Vorrei dire che il parlare "direttamente" segnala un salto di qualità nella sua relazione con la terapeuta che può apportare solo benefici mentre il dire che una terapia non è indispensabile non equivale a dire che non serve. Che non le fosse indispensabile lei ne è sempre stata consapevole dal momento che ha precisato fin dall'inizio di non aver iniziato per gravi problematiche ma di certo l'ha aiutata a cambiare qualcosa dentro di sè (magari anche solo la prospettiva da cui guardare) e il suo cambiamento ha prodotto altri cambiamenti nella sua vita come in un circolo virtuoso.
E chi, meglio di lei, può sentire quando è arrivato il momento di dirsi soddisfatta? Non ha mai pensato che se fosse stata la terapeuta ad affrontare l'argomento (visto che meno di due anni di terapia non sono un tempo eccessivo) avrebbe potuto vivere l'intervento come un volersi sbarazzare di lei? Il momento della fine della terapia è un momento particolarmente delicato in cui emergono fantasmi inospettabili come quelli di una terapeuta poco onesta o venale.
Parli anche di questo nei suoi colloqui e vedrà che l'effetto sarà liberatorio.
Con simpatia
Dott.ssa Maria Pichi

abc
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Messaggio da abc » 14 settembre 2009, 18:28

Gentile dott.ssa, ad essere onesta non ricordo di aver chattato con lei, mi sembra di essere entrata in chat qui solo una o due volte diversi anni fa... non ricordo se all'epoca parlai con lei... ma non penso se ne ricorderebbe così bene, forse si riferisce a un'altra persona ;) ...in fondo abc è un nick poco fantasioso :D

Comunque ringrazio per il contributo ^^

Dott.a M.Pichi
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Messaggio da Dott.a M.Pichi » 17 settembre 2009, 0:53

Io ricordo due ragazze : una desiderava fare lettere all'università ma non si curava esteriormente (per motivi che non sto qui a dire) del proprio aspetto fisico ed un'altra con un altro problema ma allora pensai che potessero essere la stessa persona. In ogni caso ciò che ho detto rimane valido.
Dott,ssa Maria Pichi

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