amore

Un mondo di gioie e dolori, di salite e discese ; un mondo "diverso" che urla la propria normalità. L'immagine e la conoscenza di se', il rapporto con il proprio corpo, la propria sessualità, le barriere architettoniche e mentali che dobbiamo superare, le piccole grandi difficoltà della vita quotidiana che dobbiamo affrontare, sono le basi da cui partire per affermarci non solo come disabili ma come persone. Parliamo di questo e molto altro ancora.

Moderator: Dr.ssa Patrizia Facchini

enemyofthesun
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Post by enemyofthesun »

Dr.ssa Patrizia Facchini wrote:Non è facile trovare un compagno/a in grado di mettersi in gioco per creare un rapporto cosi ma non è cosa semplice per nessuno, nemmeno per i" normodotati".
In quanti cercano l'amore per una vita intera senza mai incontrarlo? in quanti lo sfiorano senza mai prenderlo?
e non sono tutti disabili...
Sono d'accordo...
abc, non pensare alla tua condizione come a un ostacolo insormontabile verso la ricerca dell'amore...
Semmai potrebbe essere un fattore sfavorevole, ma quanti altri fattori sfavorevoli hanno le persone anche senza difficoltà motorie...

La scarsità di rapporti sociali, il non trovare le persone caratterialmente adatte al nostro essere, il disagio psicologico...non c'è solo il fisico.
Sono tutti fattori sfavorevoli che io ho. Il disturbo ossessivo compulsivo non mi rende di certo una persona particolarmente attraente, visto che sono perennemente depresso, perennemente in dubbio, soppeso le parole persino, ho decisamente perso la battuta pronta...non riesco ad organizzare cose.

Forse sono piccolezze rispetto a un problema fisico, non lo so...
Vorrei che tu pensassi che comunque è difficile per tutti, non devi partire sconfitta perchè non sei inferiore agli altri... :wink:
I'm only happy when it rains...
abc
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Post by abc »

Dr.ssa Patrizia Facchini wrote:Cara abc,
la mia non era una disquisizione puramente linguistica sulla differenza tra sano e malato , mi riferivo al risvolto psicologico che ha negli altri ma anche in noi stessi questa definizione.
Una persona malata, nella sua accezione più classica, suscita negli altri sentimenti di compassione e pietà, è vista come bisognosa di aiuto e immersa nei suoi problemi.
Quando di una persona si ha questa immagine , difficilmente la si trova attraente o desiderabile.
Concordo. E fin qui, il discorso riguarda gli altri.
Dr.ssa Patrizia Facchini wrote: Stessa cosa vale per la persona in questione.
Chi si considera malato non si vedrà mai attraente o desiderabile e, di conseguenza, non farà mai nulla per esserlo.
In effetti, se vogliamo essere molto precisi, tutti sono malati: dal diabete alle malattie genetiche, dalla paraplegia conseguenza di un trauma(possono insorgere alcuni problemi per la salute del traumatizzato) alle infezioni urinarie, dalle malformazioni cardiache ad un semplice raffreddore.
Chi ne soffre non perde il suo fascino e la sua capacità di attrarre l'altro se riesce a rapportarsi correttamente con questo status di cose.
Mi sono particolarmente concentrata sulla definizione di malato perché mi interessava capire se sono anch'io tra quelli che si considerano tali, magari senza rendermene conto. Cercavo quindi indizi utili da ritrovare nel mio comportamento.
Dice che chi si vede "malato" non si ritiene attraente; così mi sono chiesta se penso di essere attraente o meno.

Rispondere non è facile come credevo. Se mi guardo allo specchio, mi sembro a posto, normale. D'altra parte, io sono disabile dalla nascita, e per me è, appunto, "normale" avere questo corpo; niente trauma da oddio-non-sarò-mai-più-come-prima, insomma.
Poi, però, provo a mettermi nei panni e negli sguardi degli altri. Allora mi rendo conto di non corrispondere ai loro canoni; di avere le gambe corte, il naso storto, di vestire in modo... boh, normale, mi verrebbe da dire, eppure so che per loro un maglione qualunque e dei pantaloni qualunque non sono normali; loro passano ore a scegliere questo o quell'inutile accessorio, e a decidere se questo rosa è più rosa di quello...
Solo che io non sento il bisogno di tutto questo. Ho cominciato a pensare che mi curo poco solo quando sono stati gli altri a dirmelo. Fosse per me... io sto benissimo così.
Dr.ssa Patrizia Facchini wrote: Un corpo con della diversità può essere ugualmente bello se si rendono armoniche tutte le sue parti e se ne si rende armonico tutto l'insieme.
Per fare ciò, anche attraverso le cose più pratiche come la scelta del vestito giusto o di un trucco appropriato, non si può prescindere dal nostro stato d'animo e, soprattutto, dal rapporto con il nostro corpo.
Credo che l'armonia (estetica) sia in qualche modo l'antitesi della disabilità: l'armonia è equilibrio, proporzione, simmetria. Il corpo di un disabile è, in diversa misura a seconda del deficit, squilibrato, asimmetrico, deforme, "storto". Chi ha una gamba più corta dell'altra, o è gobbo, o nano, strabico, contorto sulla sua carrozzella perché spastico, non diventerà armonico truccandosi o vestendosi meglio. Se cerchiamo la bellezza nell'armonia, ci gettiamo in una battaglia persa in partenza.

Infine, vorrei rispondere a enemyofthesun: hai ragione, il mio è un fattore sfavorevole come tanti altri, magari neanche peggio di tanti altri... forse la cosa che me lo fa pesare un po' è che io mi vedo apprezzata per il mio carattere, ho buone amicizie e rapporti sociali del tutto normali; "solo" l'amore mi manca; così, è frustrante pensare che forse questo è dovuto solo a uno stupido dettaglio fisico, e che se fossi "normodotata" a quest'ora con le mie potenzialità di intelligenza, ironia ecc ecc avrei tranquillamente sedotto una dozzina di uomini :-P
minimum
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Post by minimum »

abc, aspettavo che ti rispondesse la dottoressa, credo sia in fondo la sua risposta che cerchi, ed è anche per questo che avevo modificato un messaggio che forse avevi letto. L'avevo modificato perchè in fondo mi sembrava non ti interessasse una discussione di carattere generale e quindi mi sono sentita quasi intrusa, e mi sono autoeliminata.
Ma, per me stessa, parto sempre dal generale per ritrovarmi o trovare, perchè è del generale di cui facciamo parte ed è il generale che da un senso al nostro particolare.
In quel messaggio cercavo di stabilire cosa si intendesse per bello. Riprovo a spiegarlo. Perchè mi sembra sia attinente con la tua osservazione. Avevo fatto una distinzione tra armonia ed energia ma forse non era precisa.
Tu dici:
abc wrote:

Dice che chi si vede "malato" non si ritiene attraente; così mi sono chiesta se penso di essere attraente o meno.

Rispondere non è facile come credevo. Se mi guardo allo specchio, mi sembro a posto, normale. D'altra parte, io sono disabile dalla nascita, e per me è, appunto, "normale" avere questo corpo; niente trauma da oddio-non-sarò-mai-più-come-prima, insomma.
Poi, però, provo a mettermi nei panni e negli sguardi degli altri. Allora mi rendo conto di non corrispondere ai loro canoni; di avere le gambe corte, il naso storto, di vestire in modo... boh, normale, mi verrebbe da dire, eppure so che per loro un maglione qualunque e dei pantaloni qualunque non sono normali; loro passano ore a scegliere questo o quell'inutile accessorio, e a decidere se questo rosa è più rosa di quello...
Solo che io non sento il bisogno di tutto questo. Ho cominciato a pensare che mi curo poco solo quando sono stati gli altri a dirmelo. Fosse per me... io sto benissimo così.
Dr.ssa Patrizia Facchini wrote: Un corpo con della diversità può essere ugualmente bello se si rendono armoniche tutte le sue parti e se ne si rende armonico tutto l'insieme.
Per fare ciò, anche attraverso le cose più pratiche come la scelta del vestito giusto o di un trucco appropriato, non si può prescindere dal nostro stato d'animo e, soprattutto, dal rapporto con il nostro corpo.
Credo che l'armonia (estetica) sia in qualche modo l'antitesi della disabilità: l'armonia è equilibrio, proporzione, simmetria. Il corpo di un disabile è, in diversa misura a seconda del deficit, squilibrato, asimmetrico, deforme, "storto". Chi ha una gamba più corta dell'altra, o è gobbo, o nano, strabico, contorto sulla sua carrozzella perché spastico, non diventerà armonico truccandosi o vestendosi meglio. Se cerchiamo la bellezza nell'armonia, ci gettiamo in una battaglia persa in partenza.
Quest'armonia di proporzioni di cui tu parli, e di cui tutti parlano, dai media ai cosiddetti esteti, alla gente normale che a tutto si uniforma, è un concetto fasullo, logicamente errato. Perchè attribuisce valori di equilibrio e di completezza a delle proporzioni che possono forse aver senso in un mondo statico, come quello della pittura, scultura, arti figurative in genere - e anche qui sarebbe opinabile se consideriamo che tali arti costituiscono una rappresentazione, sia pur parziale e frammentaria, della realtà vera, che è dinamica.
Perchè così è, il mondo, la terra, l'universo, le nostre cellule, il nostro respiro, la vita stessa è dinamica, è evoluzione cambiamento. Se interrompiamo questo cambiamento, se fissiamo questo movimento energetico, c'è solo morte. (e per essere precisi, dovremmo dire che c'è il nulla, perchè anche la morte è movimento, trasformazione, evoluzione).
Dunque, quando si parla di bellezza come armonia, intendendo per armonia simmetria equilibrio proporzione, stiamo cogliendo solo una minima parte della realtà, quella frazionedi secondo in cui essa può considerarsi ferma, e quindi soggetta a misurazioni simmetrie proporzioni. Come tu sai dalla geometria dei solidi, soltanto i solidi in cui si suppone siano immutabili le distanze tra le particelle che li compongono, possono presentare simmetrie. E quei solidi della realtà sono un'astrazione, nessun oggetto reale è immutabile. Due punti nello spazio, due punti liberi, sono in movimento e possono presentare simmetrie solo temporanee, mai permanenti, meno che mai può essere la simmetria una proprietà peculiare per essi, a meno che il loro movimento non sia vincolato, ma anche in tal caso la simmetria è soggetta alla durata del vincolo che non è mai immutabilmente eterno.
Quindi la simmetria, come proporzione, come equilibrio, è in antitesi con il movimento che invece corrisponde alla vita.
Bada che quando mi riferisco al movimento mi riferisco all'accezione più lata del termine, movimento è il mio respiro, movimento è il mio pensiero, movimento è la mia risata, movimento è il tempo, movimento è lo sguardo, movimento è il silenzio (hai mai notato come il silenzio non sia mai uguale a se stesso? come cambi istante dopo istante impercettibilmente? anche il silenzio come fissità non esiste).
Questo discorso ti sembrerà teorico, avulso dalla realtà di tutti i giorni.

Già un uomo che si gira a guardare una donna se ne frega di 'ste baggianate sul movimento cellulare, cerca certe caratteristiche, certi attributi...

Sì, è vero, perchè l'uomo medio è un animale superficiale. Non si pone tante domande, non cerca tante risposte - anzi meno ce ne sono dell'una e dell'altra, meglio è. Cerca la soluzione più facile....la fissità della vita...la fissità della bellezza....come un tempo pretendeva la fissità della terra.....

ma il mondo non appartiene all'uomo medio, l'evoluzione dell'umanità, come la storia ci conferma, non appartiene a chi ritiene la terra ferma al centro dell'universo e gli sta bene così.
E noi siamo qui, in questo momento, per partecipare all'evoluzione, per dare il nostro contributo di persone speciali, non di stupidità. Ciascuno di noi è unico e speciale, ma c'è chi ha la possibilità (fortuna o sfortuna?) di non accorgersene e chi no. A te interessa un uomo che non comprende il meccanismo della vita? Guarda che ce ne sono tanti che lo comprendono, ma molti di più ce ne sono che vorrebbero comprenderlo ma non osano, e più di tutto desiderano una compagna che li aiuti in quest'impresa.

Con questo io non voglio dire che allora siamo tutti belli, e la bruttezza non esiste. No, esiste eccome. Io in questo momento sono bruttissima. Un mostro per spaventare i bambini. E sai perchè? Perchè il mio sguardo è spento, passo davanti agli specchi con gli occhi bassi, non sono capace di sorridere a me stessa come invece sorriderei ad un uomo che mi piace. Il mio corpo sta lì a svolgere la sua funzione, ma boh per me è amorfo, asessuato..... normale...è quello che ho sempre avuto...va bene così..... ma davanti ad uno specchio abbasso gli occhi, perchè......noto asimmetrie sproporzioni?......no perchè non c'è luce, non c'è energia, posso amare ed essere in spirito come su questa tastiera, ma non sento lo stesso spirito nel mio corpo, il mio corpo "dorme".... e questo vuol dire essere brutti...tutti leggono nel mio corpo il silenzio dell'energia....
ora tu mi dirai, brava te che parli di energia, di movimento, che ne sai tu di cosa significa per me energia movimento, di cosa rappresentano per me...

ma vedi ogni nostro concetto è viziato dai condizionamenti culturali, dal cosiddetto uomo medio che si impone su tutti impazzando sui media e nell'immaginario più spiccio

energia, movimento non sono sinonimi di movimento fisico. Così come se ascolto bene il silenzio avverto tanto tanto assordante rumore, così se guardo l'aria, o il mio corpo fermo, con attenzione posso arrivare a percepire un movimento tale - di polvere di particelle di sangue(nel mio corpo)- che sento la vita pulsare impazzita senza che sia volata una mosca. E quell'energia è l'energia che vuole uscire, liberarsi, volare, magari in una pagina, magari in una canzone, magari in uno sguardo magari in un respiro, in un sorriso. Ma se quest'energia io non la sento nel mio corpo, se non la amo dentro di me, non potrò mai far sì che gli altri la vedano, la percepiscano, e la amino fisicamente e non solo spiritualmente. E quando sento quest'energia nel mio corpo, quando la sento davvero, ne sono orgogliosa, passo davanti allo specchio e mi sorrido, e non sorrido alle proporzioni perchè nemmeno mi ricordo più cosa sono, sorrido all'energia che mi pulsa dentro, come un piccolo pezzo di divinità che vive dentro di me, e quando prendo un nastro, un fiocco, o una cintura o una maglia di un colore invece di un altro, non lo faccio per sembrare più bella, per sedurre e farmi amare, no, lo faccio perchè amo quello che mi pulsa dentro e voglio omaggiarlo onorarlo come si fa con un pezzo di cielo che senti dentro di te. E non lo so se sarò vestita alla moda, non so se sarò armonica in senso classico, ma quelle attenzioni che porterò alla forza che sento dentro di me (un capello così, un colletto colì, un orecchino cosà, quello che mi gira) saranno armonici alla mia energia, faranno sì che il mio corpo rispecchi la mia forza e ne porti fuori il brillio... E gli altri se ne accorgono, oh se se ne accorgono... e se ne accorgono fisicamente, mica spiritualmente....
E credimi, se ne accorge anche l'uomo medio, improvvisamente sarà attratto dal brillio dell'energia, non saprà perchè, ma diamine la desidera eccome...
Hai presente Barbra Streisand? Classicamente sarebbe brutta, ma è una forza della natura, della libertà, dell'energia.
Io credo che in questo senso, tutti possiamo essere belli, sì, ma richiede una tale capacità di percezione delle proprie energie, di desiderio di amarle e condividerle col mondo, di amore per se stessi e per gli altri, che pochi davvero possono averla, e pochi possono, sul serio, essere belli davvero.
abc wrote: Infine, vorrei rispondere a enemyofthesun: hai ragione, il mio è un fattore sfavorevole come tanti altri, magari neanche peggio di tanti altri... forse la cosa che me lo fa pesare un po' è che io mi vedo apprezzata per il mio carattere, ho buone amicizie e rapporti sociali del tutto normali; "solo" l'amore mi manca; così, è frustrante pensare che forse questo è dovuto solo a uno stupido dettaglio fisico, e che se fossi "normodotata" a quest'ora con le mie potenzialità di intelligenza, ironia ecc ecc avrei tranquillamente sedotto una dozzina di uomini :-P
Non dubito che ci siano diciottenni che altro che una dozzina di uomini.... ma non sono così sicura che sia una cosa così invidiabile.... :wink:

sei in un'età in cui, anche se so per esperienza diretta che si pensa l'opposto, non è tanto la quantità di uomini sedotti che conta, ma l'incontro, con una persona, quella giusta per potersi capire, crescere, amare e fare un percorso, breve o lungo che sia, insieme. E quella persona è molto più importante di mille storie sbagliate, di mille seduzioni piene di niente (ti parla una che conosce entrambi i lati della medaglia).
Ciò non toglie, che se cominci a riconoscere il tuo corpo, a sentirlo e ad amarlo per renderlo armonico con la tua grandissima e profonda energia, avrai tutte le possibilità di scegliere se sedurre all'impazzata o cercare l'incontro raro ma profondo (che è sempre reciproco, e anche qui, ci sono passata - nella reciprocità fraintesa, è ovvio :wink: ).

Un grande abbraccio e ti chiedo, però, di rispondermi e dirmi non tanto quello che pensi - perchè io credo che il tuo pensiero sia molto acuto e molto profondo, ma abnormemente calmo, innaturalmente ordinato - ma quello che senti, che percepisci nel tuo respiro, nel pulsare del tuo sangue. Se potessi non scrivermi parole, o pensieri logici, ma solo immagini e colori così come ti vengono da dentro. Magari ti sembrerebbero un nonsense all'inizio, ma quanta storia di noi c'è in quello che non trova posto nei cassetti della logica, quanta energia, quanta vita dimenticata. E quanti sogni sorprendentemente realizzabili.

Se trovi sciocche le mie dissertazioni, dimmelo senza tanti complimenti, non mi offendo. 8) :wink:
abc
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Post by abc »

Intanto grazie minimum per l'interessamento :D
...vuoi che ti dica quello che sento? Ok...

Sento che potrei innamorarmi di qualcuno e dedicarmici corpo e anima come nessuno mai, sento di avere dentro un armadio d'affetto che aspetta solo di essere aperto e rovesciarsi su chi lo aprirà, sento di aver bisogno di essere scelta, cercata, di avere qualcuno che mi aspetta sotto casa e mi telefona solo per sentire la mia voce, sento di voler abbracciare qualcuno e scaldarlo e baciarlo e dirgli che ho bisogno di lui come lui di me e sentirmi dire che non gl'importa nulla di com'è il mio corpo ché mi ama e basta e questa sarebbe la cosa più bella che potrebbe dirmi.
Sento che l'amore è ingiusto perché c'è gente che si mette assieme a teste bacate e s'accontenta di un rapporto superficiale e invece persone speciali restano sole perché nessuno riesce a vedere quanto sono speciali.

Sento di avere una gran testa e un gran cuore - qualunque cosa voglia dire - e credo perciò di avere delle potenzialità incredibili per cui non capisco come mai nessuno si innamori di me e l'unica possibile ragione che mi viene in mente è questa dannata diversità che tutti vedono prima del resto e pensano strano o impossibile mettersi con una come me, sento che quando un ragazzo vuole presentata qualche ragazza io non sono mai tra quelle perché se le mie amiche gli presentassero me quello poi riderebbe e direbbe ma chi cazzo mi hai presentato.

Sento che è vero uno così sarebbe uno stupido e forse non mi merita, ma a diciott'anni è normale mettersi con chi non ti merita e non c'è bisogno di aspettare il grande amore della tua vita e farsi le storie serve anche a fare esperienza e tra l'essere troia ed essere moglie ci sono una serie di sfumature e io avrei voglia di far parte delle sfumature, e so bene che le mie amiche si mettono con ragazzi che magari conoscevano da poco e inizialmente erano attratti solo dall'aspetto fisico eppure questi rapporti durano da mesi e piano piano si sono approfonditi, così se non fossero cominciati in quel modo superficiale non si sarebbero nemmeno evoluti e stabilizzati, perciò io mi chiedo come potrò farmi questa esperienza se i ragazzi si fermano di fronte alla prima difficoltà dell'aspetto fisico.

Così io sento tutte queste cose sgrammaticate e potrei continuare ad elencare sentimenti senza punteggiatura perché sento anche che hai ragione quando dici che il mio pensiero è ordinato o finge di esserlo e allora stavolta gli ho tolto il guinzaglio e t'ho fatto vedere dove va senza controllo.

Alla prossima!
minimum
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Post by minimum »

e hai fatto bene a togliergli il guinzaglio, devi lasciarlo andare dove vuole, e vedere dove va, perchè solo così puoi farlo vivere quello che tu vuoi veramente. E viverlo tu stessa.
Io ti capisco molto più di quello che puoi immaginare. A 18 anni volevo anch'io quello che vuoi tu, anch'io sentivo quello che senti tu, anche se ti può sembrare stravagante, se ti può sembrare che non ho capito bene, aspettavo tanto un amore vero, però volevo tutte quelle sfumature, volevo essere come le altre partecipare della vita che è anche scoperta, volevo fare le mie esperienze. Ma credimi non è la diversità che fa la differenza, e tu lo sai a me questa parola non piace perchè la ritengo sbagliata in partenza, ma la dico qui perchè è importante capire che non è vero quello che pensi, tu probabilmente sei circondata da amiche che sanno essere femmine in modo naturale, che non si sono mai nemmeno accorte che la femminilità a volte non è così semplice, amiche che si sono sempre sentite accettate dal mondo, e quindi si sanno porre nel mondo in maniera sciolta, inconsciamente cercando quello che gli altri offrono e inconsciamente offrendo quello che gli altri cercano.
Anche le mie amiche erano così, qualcuna era in malafede, ma la maggioranza no, gli veniva naturale, sembrava come se loro sapessero amare e io no, e invece no, io lo sapevo che non era così, sapevo che avevo tanto da dare, tanta energia per amare, ma sembrava che nessuno se ne accorgesse, si diceva, facevo tappezzeria.... All'epoca mi sentivo la sola, quella per cui era più stravolgente il divario tra quello che avevo dentro e quello che si vedeva fuori, poi, molto poi ho scoperto che quante ce ne erano come me.... perchè 18 anni è un'età in cui tutte si comincia a divenir donne, ma alcune hanno il compito già risolto (le tue amiche, le mie amiche...) e per altre c'è un cammino da fare, un'evoluzione da assecondare, ma anche da scoprire, e anche quello è bello...solo che a 18 anni si vorrebbe farla in compagnia questa scoperta, questa crescita, questa evoluzione..... però sai delle mie amiche fortunate a 18 anni fidanzate, magari con nuove storie a 20 o 25, o con lo stesso fidanzato... credimi nessuna ha avuto vita facile dopo..... hanno dovuto fare una sorta di corso di recupero tanti anni dopo, con tanta fatica e tanto dolore - perchè un conto è crescere a 18 anni un conto a 40 -
Il percorso di scoperta di se stessi purtroppo è un percorso da fare da soli - è un percorso di identificazione. E seppure è romantico scoprirsi insieme, diventua arduo, il più delle volte impossibile, riuscire a venirne fuori come individuo maturo e autonomo (femmina per le ragazze, maschio per gli uomini), e allora nascono problemi più grossi, perchè si è abituati all'altro si è dipendenti emotivamente, alla prima difficoltà si crolla.

Non è il discorso della volpe e dell'uva, credimi, è proprio basato su esperienza di vita.

Non fare lo sbaglio di pensare ad un problema estetico perchè è un ragionamento completamente errato, gli altri ti vedono con i tuoi occhi, è nei tuoi occhi che cercano la tua immagine, quando la tua energia vivrà nella tua immagine tutti la vedranno, ma non pensare neanche che questa tua mancanza di qualcuno da amare sia una mancanza anomala, come il mondo che ti gira intorno può far pensare. Non è, anche se ti fa soffrire, ma è fisiologica, naturalmente troverai te stessa, e la tua fisicità, e naturalmente verrà l'amore. Ma quando questo accadrà, non ti sembrerà strano, non ti sembrerà un avvenimento, sarà naturale, perchè sentirai che sei tu, e chi ti ama non ti ama nonostante il tuo corpo, ma per il tuo corpo. Io credo che tu debba piano piano imparare a sentire di essere una donna cui fisicamente non manca nulla, sei una donna speciale, e speciale è la luce che ti brilla dentro, e presto brillerà fuori. E nessun uomo potrà mai ridere di te o considerarti meno donna di altre.
Non è un modo di dire, è la verità, ma se non ci credi tu nessuno se ne accorgerà mai.
c'è un libro, non so se te ne ho già parlato, ma è molrto interessante, è scritto da un chirurgo plastico che un giorno si è accorto che l'operazione estetica sul paziente non serviva a nulla se il paziente non operava un cambiamento nell'immagine interiore che aveva di se stesso. E non solo. L'immagine interiore del paziente era più importante dell'aspetto stesso, cioè se il paziente riusciva davvero a cambiare la sua immagine interiore (l'immagine che inconsciamente aveva di se stesso) allora non aveva più bisogno di alcuna operazione fisica. Perchè l'esperienza immaginata (con la collaborazione di tutti i sensi, non soltanto l'immagine) è più forte dell'esperienza vissuta.
Il libro si chiama "Psicocibernetica" di Maxwell Maltz, Astrolabio.
Se ti capita dacci uno sguardo.
Ho scritto a braccio, non so se si capisce qualcosa.
Però volevo dirti che sei bella. E che voglio leggerlo nei tuoi occhi, oltre che nei tuoi scritti. Perchè quel giorno tutta la tua vita cambierà.

:) :) :) :) :D :D :D :D :D :D :D
abc
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Post by abc »

Ecco... a me questa storia della femminilità comincia a starmi stretta. Insomma, io mi vesto così perché così mi trovo bene e così mi piace, perché diavolo devo adeguarmi a una società che ha deciso al posto mio cosa dovrei essere in quanto donna? Mi sentirei addobbata in modo innaturale, con certe cose addosso; non sarei me stessa, non sarei a mio agio. Che "scoperta di se stessi" sarebbe? Quella non è me stessa!

Poi, se davvero il problema non è estetico, come tu dici, allora non importa la disabilità così come non importa la femminilità. Sono entrambe condizioni esteriori.
Dici che gli altri mi vedono coi miei occhi... allora mi chiedo: come mi vedo io?
Sì, forse non mi vedo bella. Ma mi vedo "bella dentro", in qualche modo; come ho già scritto, sono convinta di aver tanto da dare a chi solo volesse riceverlo... se davvero gli altri mi vedessero come mi vedo io... vedrebbero anche questo. Invece no...
minimum
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Post by minimum »

sapessi come mi fa piacere che hai risposto...
pensavo non mi rispondessi più :(
abc wrote:Ecco... a me questa storia della femminilità comincia a starmi stretta. Insomma, io mi vesto così perché così mi trovo bene e così mi piace, perché diavolo devo adeguarmi a una società che ha deciso al posto mio cosa dovrei essere in quanto donna? Mi sentirei addobbata in modo innaturale, con certe cose addosso; non sarei me stessa, non sarei a mio agio. Che "scoperta di se stessi" sarebbe? Quella non è me stessa!

Poi, se davvero il problema non è estetico, come tu dici, allora non importa la disabilità così come non importa la femminilità. Sono entrambe condizioni esteriori.
sono perfettamente, totalmente, assolutamente d'accordo con te.
La femminilità intesa come addobbo, come canoni sul cosa mettersi addosso è una stupidità totale!!!
...le nostre antenate selvatiche, quelle proprio primordiali, non vestivano valentino, nè dior, non mettevano i tacchi e nemmeno la gonna.... :!: :!: :!:
....oddio però nemmeno i pantaloni :? mmmhmmhh.....

allora forse il problema è proprio qui.....
:idea: non avere una divisa :!: :!:

vestirsi con quello che si sente come propria pelle (io per esempio cambio completamente a secondo del periodo, dell'umore- spesso non mi riconoscono)

vestirsi con quello con cui ci si sente bene, non per coprirsi ma avere una "pelle" in cui ci percepiamo bene come nella nostra.

è un po' come dicevo in un post precedente, se consideriamo il nostro corpo come il santuario della nostra energia, allora esistono chiese barocche, ma anche luoghi di culto semplici e spogli, ma non per questo meno suggestivi o meno sacri. Tu sei tu. Tu scegli. Ma non etichette, mi vesto da maschio, mi vesto da femmina.... e che significa? non significa niente, e sminuisce in partenza quella che dovrebbe essere la nostra seconda pelle, l'architettura del nostro personale santuario. Sei, non appari. Quindi qualunque cosa tu sei, risplende. Quando parlavo di femminilità non intendevo il vuoto surrogato alla vogue, o da fashion victim alternativa, intendevo proprio la femminilità vera, quella primordiale, quella che è nelle nostre viscere e nella nostra anima, non sulle copertine dei settimanali. Io sono femmina. Tu sei femmina. Il valore che per ciascuna di noi ha è espresso in modo unico da ciascuna di noi. Ed è lo speciale contributo del nostro essere al femminile che, come elemento simbolico, appartiene all'umanità. E chi critica questo, appellandosi a stupide catalogazioni da rotocalco, è qualcuno che della femminilità, quella vera, non capisce nulla.

Quello che io dicevo a proposito delle tue amiche (e delle mie, e a quelle di tante altre) non era riferito al loro modo di vestirsi, ma al loro modo di porsi - loro si piacciono.
E piacersi è il primo segreto fondamentale della femminilità (quella vera). Hai presente il gatto? Il gatto (i felini in genere) è l'emblema fondamentale del femminile. Non che tutte le femmine siano gatte.... esistono cavalle, aquile, farfalle, api, lupe, orse, cerbiatte, e via elencando :wink:
Ma in nessuno come il gatto è evidenziata così chiaramente questa caratteristica, e quindi aiuta a capire. Il gatto si piace. Il gatto osserva senza farsi vedere. Il gatto è sicuro di sè. Il gatto sa aspettare. Non bisogna per forza esaltare queste caratteristiche per essere femmine, anzi. Altrimenti staremmo ricadendo nei clichè, nei travestimenti. Ogni femminile è in sè stesso un segreto fondamentale della femminilità. Ma quello del gatto è la base nel senso, che se una donna non riesce a piacersi, non riesce a viversi il suo essere donna. Il piacersi può avere tante forme. Le più immediate sono quelle esteriori, ed è evidente che le nostre amiche si piacciono esteriormente. E' quello di più immediato riscontro, ma che più influisce negativamente sulla percezione della vita in profondità. Voglio dire che una tua (mia) amica che si piace molto, può ricevere molti stimoli a distrarsi dal contenuto profondo delle cose - il che non significa che non possa avere una vita profonda - ma per farlo deve imparare a prescindere dall'esteriore, e non è cosa facile. Anche perchè è molto facile piacersi esteriormente se si trovano conferme, non è altrettanto facile piacersi interiormente. Perchè presuppone conoscenza di sè, accettazione dell'imperfezione, accettazione di una non centralità del proprio essere.
Tu ti piaci interiormente, ma non esteriormente. Sei nell'ordine giusto. Piacersi interiormente è quello che dovrebbe venir prima per poter crescere....
abc wrote:Dici che gli altri mi vedono coi miei occhi... allora mi chiedo: come mi vedo io?
Sì, forse non mi vedo bella. Ma mi vedo "bella dentro", in qualche modo; come ho già scritto, sono convinta di aver tanto da dare a chi solo volesse riceverlo... se davvero gli altri mi vedessero come mi vedo io... vedrebbero anche questo. Invece no...
Poi però, il passo successivo necessario non è "piacersi esteriormente", ma semplicemente lasciare che questa gioia di esistere, di essere come si è, questa sensazione di ammirazione verso il proprio "bella dentro", traspaia fuori...

Tu è come se dicessi, ho qui un forziere stracolmo di tesori, ma non te li mostro, vieni ad aprirlo tu.....

bisogna non essere geloso del tesoro che si ha, del tesoro che si è

mostrarlo fuori, condividerne la gioia col mondo....

sai perchè tu (e io e tantissimi altri, il problema riguarda anche gli uomini col loro essere maschio) non mostri il tuo tesoro? sai perchè ti vedi brutta anche se bella dentro?

perchè hai paura che un tesoro interiore così ricco, così bello, così importante non venga capito, venga frainteso, non apprezzato respinto...

allora chiudendo la luce dei tuoi occhi e riservandola a qualcuno che verrà a scoprirla ti tuteli da questo rischio

però così nessuno la vede e così la sensazione di poter non essere capita aumenta...ed è un circolo chiuso...

la risposta sta nell'ottenere (piano piano, mica tutto di un colpo) una tale fiducia in se stessi, nella luce, nel brillio e nel valore del proprio tesoro, da dire accidenti sono così bella e bella e bella dentro e quindi fuori, che chi non se ne accorge e non lo vede riflesso nei miei occhi, nel mio respiro, nella mia pelle, beh deve essere proprio una persona limitata o con profondi blocchi esistenziali.....

non so se sono riuscita a rendere l'idea..... :wink:

un grande abbraccio :D :D :D
Tutti cercano di conoscere quel che non sanno. Nessuno cerca di conoscere quel che già sa.
abc
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Post by abc »

Ciao! Grazie ancora della risposta.
Concordo su quel che dici riguardo al non avere una divisa imposta - da se stessi o dall'esterno - e sullo scegliere come apparire.
minimum wrote: Tu sei tu. Tu scegli. Ma non etichette, mi vesto da maschio, mi vesto da femmina.... e che significa? non significa niente, e sminuisce in partenza quella che dovrebbe essere la nostra seconda pelle, l'architettura del nostro personale santuario. Sei, non appari. Quindi qualunque cosa tu sei, risplende. Quando parlavo di femminilità non intendevo il vuoto surrogato alla vogue, o da fashion victim alternativa, intendevo proprio la femminilità vera, quella primordiale, quella che è nelle nostre viscere e nella nostra anima, non sulle copertine dei settimanali. Io sono femmina. Tu sei femmina. Il valore che per ciascuna di noi ha è espresso in modo unico da ciascuna di noi. Ed è lo speciale contributo del nostro essere al femminile che, come elemento simbolico, appartiene all'umanità. E chi critica questo, appellandosi a stupide catalogazioni da rotocalco, è qualcuno che della femminilità, quella vera, non capisce nulla.
Vedi, qui c'è un passaggio che non capisco. Prima ti scagli giustamente contro le etichette, e dici: tu sei tu. Poi aggiungi: tu sei femmina.
Se io sono io, non ho bisogno di etichettarmi ancora.
Cosa si intende per femminilità? Se basta essere se stessi, perché non vado bene così?
Se me stessa ha voglia di vestirsi con la prima cosa che esce dal cassetto, se è a disagio a truccarsi e imbellettarsi, se si sente meglio in tuta piuttosto che in abito da sera, in nome di quale femminilità dovrebbe cambiare?
minimum wrote: Quello che io dicevo a proposito delle tue amiche (e delle mie, e a quelle di tante altre) non era riferito al loro modo di vestirsi, ma al loro modo di porsi - loro si piacciono. E piacersi è il primo segreto fondamentale della femminilità (quella vera).
...Obiezione, vostro onore ^^
Ti farò un esempio concreto. Ho una compagna che, in terza superiore, è cambiata molto: è diventata più donna, si potrebbe forse dire. Ha iniziato a vestirsi in modo diverso, si trucca sempre e si cura molto; prima era un po' cicciotta, ora è dimagrita il giusto e possiamo dire che, in effetti, è decisamente bella e femminile.
Questa ragazza non si piace affatto. E' una delle persone più piene di problemi che abbia mai conosciuto: fatica a tovare una propria identità, si attacca morbosamente a qualche amica imitandola in tutto; si strugge da secoli dietro a un ragazzo che la tratta male, e lei lo lascia fare passivamente; qualche tempo fa ha avuto problemi di alcol e gravi disordini alimentari; è piuttosto fissata con la dieta e la palestra.
Ecco. Per questo dubito un po' dell'equazione femminilità=piacersi... lei è molto femminile, eppure...!
Io sono di certo meno femminile d'aspetto - e meno figa ; ho un corpo ben più difficile da accettare, mi vesto magari in modo sciatto e avrò pure le mie paranoie. ...Ma sono molto più serena.
minimum wrote:
Poi però, il passo successivo necessario non è "piacersi esteriormente", ma semplicemente lasciare che questa gioia di esistere, di essere come si è, questa sensazione di ammirazione verso il proprio "bella dentro", traspaia fuori...
Tu è come se dicessi, ho qui un forziere stracolmo di tesori, ma non te li mostro, vieni ad aprirlo tu.....
bisogna non essere geloso del tesoro che si ha, del tesoro che si è
mostrarlo fuori, condividerne la gioia col mondo....
sai perchè tu (e io e tantissimi altri, il problema riguarda anche gli uomini col loro essere maschio) non mostri il tuo tesoro? sai perchè ti vedi brutta anche se bella dentro?
perchè hai paura che un tesoro interiore così ricco, così bello, così importante non venga capito, venga frainteso, non apprezzato respinto...

allora chiudendo la luce dei tuoi occhi e riservandola a qualcuno che verrà a scoprirla ti tuteli da questo rischio
però così nessuno la vede e così la sensazione di poter non essere capita aumenta...ed è un circolo chiuso...
Dici che la mia "gioia di essere quel che sono" non appare, che la tengo nascosta per paura del rifiuto; e perciò mi chiudo e mi sento non capìta.
Mah. Quel che mi lascia perplessa è che a non capirmi, a non vedere tutto ciò, sono soltanto i ragazzi.
Vedi, non mi sento di chiudermi agli altri: ci sono persone che mi stimano tanto; e se lo fanno significa che vedono qualcosa di quel tesoro.
Ho rischiato i miei rifiuti, e li ho anche incassati, come sempre capita; eppure ti dirò, non posso dire di sentirmi rifiutata dagli altri, a livello di amicizia: tutto sommato ho un buon carattere, difficilmente litigo e sono una buona ascoltatrice - và, è giusto ieri che un'amica mi ha definito leale, onesta e mite. Se si discute di qualcosa ho fama di saper intervenire in modo intelligente e appropriato, argomento bene e non ho problemi a fare i miei piccoli comizi di fronte a vaste platee ^^

Poi è naturale che si va a periodi, non voglio dipingermi una vita perfetta; c'è sempre il momento in cui ci si sente più soli o si dubita un po' di certi rapporti; a volte, ad esempio, sento la mancanza di un rapporto veramente profondo con qualcuno che mi somigli tanto; oppure, ho spesso la sensazione che mi manchi... la parte fisica dell'affetto, sto un po' in carenza di abbracci (lo so che è scomodo chinarsi... ma, per citare Dalla, a modo mio avrei bisogno di carezze anch'io... :wink: )
Ho voluto sottolineare il lato positivo, diciamo, per chiarire che non sono un'asociale disadattata sempre silenziosa e chiusa in se stessa... e che non è impossibile - e nemmeno difficile, a mio parere - accorgersi del buono che c'è in me.

Allora, mi domando: perché queste cose mi danno un discreto... "successo" solo con gli amici? Davvero non si vede che mi piaccio, come dici tu? E perché?
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Vale
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Post by Vale »

mi permetto nuovamente di intervenire nel discorso che ho seguito con interesse.
abc devi essere una persona dolce e acuta, senza dubbio realista e concreta. io penso che questo...basta!! e penso sia solo questione di tempo. e` assurdo dire ad una persona che aspetta da 18 anni l`amore(o come hai definito tu anche non l`uomo della tua vita ma un uomo con cui avere una storia) guarda che ci vuole ancora tempo...ma temo sia cosi`.
forse a 18 anni i ragazzi non hanno la maturita` per vedere TUTTO cio` che c`e` di bello in te, tutto il TESORO. come sempre...non chiudiamo gli occhi, e ammettiamo che spesso i ragazzi sono attratti dalla griffe...e non propriamente invece dalla mente e dalla sicurezza interiore di una donna. credo ci abbia riflettuto anche tu se ti sei posta il problema...magari come mi vesto non e` abbastanza bello...ma io mi sento bene cosi`. e allora io dico continua a sentirti bene perche` quella sei tu.
inutile trasformarsi in chi non sei. be`...non so quanto abbia valore per te la mia opinione...ma spero che presto qualcuno si accorga del fatto che sei speciale. :)
in bocca al lupo...e non viviamo nelle favole.. :)
Tutte le volte che altri sono d'accordo con me ho sempre la sensazione di avere torto.
Più si analizzano gli altri, più scompare ogni ragione d'analisi.
Solo chi è intellettualmente perso si mette a discutere.
minimum
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Post by minimum »

carissima abc, eccomi qua :D :D :D

meglio tardi che mai :wink:

....sperando che il pc non abbia di nuovo appetito e si mangi un altro post... :shock:

dunque
abc wrote: Vedi, qui c'è un passaggio che non capisco. Prima ti scagli giustamente contro le etichette, e dici: tu sei tu. Poi aggiungi: tu sei femmina.
Se io sono io, non ho bisogno di etichettarmi ancora.
Cosa si intende per femminilità? Se basta essere se stessi, perché non vado bene così?
Se me stessa ha voglia di vestirsi con la prima cosa che esce dal cassetto, se è a disagio a truccarsi e imbellettarsi, se si sente meglio in tuta piuttosto che in abito da sera, in nome di quale femminilità dovrebbe cambiare?

mi piacerebbe un colloquio più interattivo con te :)

mi piacerebbe farti delle domande ricevere risposte e poterti replicare

il botta e risposta è più efficace in certi casi

perchè ci sono degli equivoci di fondo sui quali non mi piace fare delle dissertazioni, che un po' lasciano il tempo che trovano, e comunque, sono imprecise. Ma mi sa che non ho scelta :(

cosa si intende per femminilità?

mi verrebbe da chiederti e tu? tu cosa intendi?
Perchè mai associ l'idea di femminilità all'imbellettarsi, al truccarsi, al vestirsi in un modo invece che in un altro?

ché forse una leonessa si imbelletta?????

ché forse una lupa si cambia d'abito??????????

:?: :?: :?: :?: :?: :?: :?: :?: :?: :?: :?: :?: :?: :?: :?:

sapessi le cattive parole - che qui non ripeto- che m'hai fatto dire...... :oops: :oops: :oops:

sei una ragazza super intelligente e sensibile, di mentalità aperta e vivace, com'è possibile che tu mi venga a cadere come la più oca delle veline, la più stupida delle ganze? :evil:

ecco qui mi piacerebbe fermarmi e attendere la tua risposta ad una domanda che non è retorica (anche se ne scimmiotta i toni) ma animata da sincera curiosità e volontà di comprendere. :roll:

Perchè, dal momento che a te mi rivolgo, se non comprendo appieno il tuo pensiero, ed i meccanismi che lo animano, non riesco a comunicare come vorrei :(

Mi sono immaginata cosa voglia dire avere 18 anni nel 2006, nascere quando Drive-in esisteva già da 5 anni..... :?

però ci sono cose che sono dentro di noi, in quanto esseri umani a prescindere da epoche, razze, situazioni, personali

solo che sono molto in fondo...nascoste spesso sepolte nel nostro inconscio

il concetto di femminilità è uno di questi (così come lo è, di contro, il concetto di mascolinità)

e purtroppo (o per fortuna) la femminilità, nella sua accezione reale e simbolica, e non farsesca e caricaturale, non ha niente a che vedere con quello che, televisivamente giornalisticamente correntemente si intende per femminilità :P

non è facile rispolverare questa essenza, il suo aspetto il suo odore e colore dagli strati di polvere e di tabù da cui è coperto :(

per esempio la sottoscritta, che pure non è nata negli anni 80, illo tempore (ma ero ad onor del vero più grande di te e non vivevo con i miei) evitò per circa un anno di vedere televisione (beh questo l'ho poi continuato fino ad oggi con poche eccezioni negli ultimi 2 anni), di comprare riviste o quant'altro avesse rappresentazioni che la sopraffacessero con la loro fisicità plastificata
fu anche un anno di discreta solitudine, una sorta di eremitaggio per trovare dentro di me quelle energie che la realtà circostante sembrava pretendere che cercassi altrove, in esteriorità che non avevo, e, tutto sommato non volevo avere

non dico questo per ipotizzare il mio cammino come consigliabile o imitabile - troppo legato a milleuno circostanze presenti e passate

ma per dirti che non è cosa facile percepire, nell'immutabilità di un simbolo scorticato e sbiadito (da tutte le mistificazioni di una società che teme ogni forza quando è reale pulita e non oscura), percepire e riconoscere se stessi, la propria appartenenza

Io penso che tu ti ritenga femmina, ovvero ti ricosca nel genere femminile - d'altronde, se non ho capito male ti piacciono i ragazzi :wink:

ognuna di noi porta dentro di sè il germe della forza femminile, che è una forza universale.

Non è possibile darne una descrizione chiara, esaustiva precisa, perchè è una forza talmente vasta che non può essere racchiusa. E' la coppa che accoglie, che contiene, che nutre. E' il serpente (simbolo femminile e non maschile come da alcuni erroneamente ritenuto) con la sua forza calma e fredda che porta in sè tutta la fermezza e la pazienza della terra e tutta la fulmineità dell'uragano.

E' il femminile che c'è in te, quando senti che vorresti amare ed accogliere in te, nel tuo grembo e nella tua anima qualcuno per cui il tuo cuore batte. E' il femminile che c'è in me quando percepisco il respiro del mio cane e penso che ha fame...
Ognuna di noi è un femminile unico, diverso da tutti gli altri, eppure è lo stesso, perchè siamo tutte parte dello stesso simbolo della stessa energia. Oggigiorno, poche ne sono coscienti, e si scambia per femminile ciò che è solo caricatura. E quelle che vivono questa caricatura, pur apparendo molto femmine per i parametri comunemente accettati, spesso sono solo un'ombra di donna (spesso ma non sempre, non bisogna fare i razzisti al contrario :wink: )......ma oggigiorno ci sono anche molte ombre di uomini...... :?

diciamo che in questo terzo millennio siamo tutti molto più ombre che verità.....

ma sarà che sono ancient regime, sarà che sono un'inguaribile romantica, sarà che mi rendo conto quanto la maggioranza delle persone, uomini e donne, sia vera, e si vergogni della propria verità perchè fuori moda....
io credo che sia importante dare il nome vero alle cose vere, e bollare come falso o vacuo quel che non ha contenuto

allora, ti starai chiedendo dove è finita la tua femminilità, o meglio quello che io intendevo parlando di femminilità

abc, tu hai una forza dentro (ed è anche enorme :D , questo è un dato di fatto), la forza del tuo essere: la senti?
la percepisci?

spero di sì :D

questa forza non è spirituale, intellettuale, eterea - ed è questo l'errore che fai

questa forza scorre nel tuo sangue oltre che nella tua mente

questa forza respira nei pori della tua pelle

vive nel tuo ventre

si nutre nel tuo stomaco, si rotola nei tuoi capelli

la senti? la senti dentro il tuo corpo? :roll:

io penso che tu non abbia mai finora riflettuto su questo, io penso tu abbia finora riguardato il tuo corpo alla luce dell'apparenza dominante, e quindi l'abbia messo da parte, come strumento non idoneo, identificando tutta la tua forza in un non ben specificato punto del tuo spirito

la differenza tra dar spazio e non dar spazio alla propria femminilità risiede proprio in questo:

nel sentire la propria forza in un luogo astratto e spirituale

e nel sentirla invece dentro le particelle, le molecole che compongono la propria pelle, capelli, sangue, organi, occhi etc

cosa c'entra questo coll'imbellettarsi?
NULLA
cosa c'entra questo col cambiarsi d'abito?
NULLA
cosa c'entra questo col preoccuparsi di come si appare?
NULLA

liberare la propria femminilità significa per esempio parlare con qualcuno e nello stesso tempo percepire il nostro corpo che vive quelle parole :lol:

significa sentire un forte sentimento, una forte affinità verso una persona e percepire quel sentimento che ci scorre nelle vene, che si stende sulla nostra pelle, che si frantuma e rinasce nei nostri capelli :o

e significa essere orgogliosi del nostro corpo che veicola simili energie, che riceve e ci restituisce le nostre emozioni 8)

essere femminili non significa curare l'apparenza ma essere consci che il nostro corpo, qualunque esso sia, è la sede di tutto quello che siamo :D

e se anche non appare o non sembra carrozzato o operante come la mentalità comune vuole, pur esso riceve, culla, genera tutto quello che è dentro di noi, e quindi è un centro, e non un accessorio secondario :mrgreen:

poi se tu ti senti una persona di indole spartana, la tua femminilità, il tuo sorriso il tuo sguardo il tuo aspetto saranno spartani :D

ma tu devi continuare a sentire il tuo corpo (pelle occhi capelli viscere respiro etc) come il veicolo principale della spartanità - dico questa per dire una caratteristica qualsiasi fra le mille che tu ti possa attribuire - 8)

ed essere cosciente che, anche se ti sembra inverosimile, è proprio il tuo corpo a veicolare la tua essenza :idea:

io più di questo non ti posso dire, perchè internet è utile ma sono la prima a riconoscerne i limiti :(

per fare di più devo incontrarti e davanti ad uno specchio mostrarti come cambia il tuo sguardo, e come cambia il tuo sorriso, e quanto puoi essere magnetica se ne sei cosciente, e affascinante, se lo senti dentro - e quanto invece puoi essere simpaticamente e intelligentemente l'amica bruttona con cui tutti vogliono parlare e di cui nessuno pensa di innamorarsi :P

non devi meravigliarti che il problema è solo con i ragazzi

e certo che è con i ragazzi

perchè con i ragazzi tu vorresti uno scambio piuù profondo (e qui non pensare male :!: sto parlando di emozioni, non sono volgare :wink: ), condividere la te stessa più vera. Ma la te stessa più vera si nasconde nel sangue che ti scorre sottopelle, nelle tue narici che si increspano, nel tuo stomaco in tumulto. Se sei cosciente di ciò, se ti vivi in ciò, puoi comunicarlo, trasmetterlo all'esterno, e i ragazzi percepiranno, ma se non lo fai, nemmeno ti conoscono... come quando uno mostra una fotografia....non è la stessa cosa della persona in carne ed ossa :?

e in ultimo....

la tua amica :roll:

ma la tua amica per carità, mica è femminile in senso vero profondo, sarà una gran gnocca a vedersi, ma credo che il suo femminile sia spiaccicato e ferito come neanche il mio nei tempi cupi, che è quanto dire.... :wink:


:D :D :D :D :D :D

un abbraccio forte forte e mille sorrisi

p.s.
non dire mai questa stupida cosa che è scomodo chinarsi.... abbracciare vuol dire avvolgere l'altro circondarlo....è una cosa ancora più bella :D

p.p.s.
ho usato nell'ultimo post evidentemente delle metafore improprie se ti hanno dato l'idea che tu potessi essermi apparsa come un'asociale disadattata sempre silenziosa e chiusa in se stessa...non mi è neanche passato per l'anticamera.... sei quanto di più lontano sia possibile da una personalità del genere...
si vede persino su internet :wink:
Last edited by minimum on 8 April 2006, 8:13, edited 1 time in total.
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abc
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Post by abc »

Grazie per avermi risposto ancora! Ma dove la prendi tutta questa pazienza? ;)
minimum wrote:carissima abc, eccomi qua :D :D :D

cosa si intende per femminilità?

mi verrebbe da chiederti e tu? tu cosa intendi?
Perchè mai associ l'idea di femminilità all'imbellettarsi, al truccarsi, al vestirsi in un modo invece che in un altro?

Ehm... questa è la domanda che ti ho fatto io ;) sì, ho sempre pensato che il mondo intendesse più o meno questo, per femminilità; e pensavo fosse questo ciò che, secondo l'opinione altrui, mi manca.
Sei stata tu a dirmi che non è così... e quindi anch'io, davvero senza retorica, vorrei sapere cosa sarebbe questa femminilità, per capire cosa mi manca, dove sbaglio.

Tu ne parli a lungo, cercando di sfiorarla più che di definirla, e io ammetto che, nonostanta abbia letto e riletto le tue parole, faccio molta fatica a farmene un'idea chiara. Sarò troppo pragmatica ^^ eppure... parlare di "forza", di "energia"..... di frasi come "percepire il nostro corpo che vive quelle parole", "un forte sentimento, una forte affinità verso una persona e percepire quel sentimento che ci scorre nelle vene, che si stende sulla nostra pelle, che si frantuma e rinasce nei nostri capelli"....è molto poetico, eppure fatico a capire, nella mia vita, cosa significherebbe...
minimum wrote: essere femminili non significa curare l'apparenza ma essere consci che il nostro corpo, qualunque esso sia, è la sede di tutto quello che siamo :D

e se anche non appare o non sembra carrozzato o operante come la mentalità comune vuole, pur esso riceve, culla, genera tutto quello che è dentro di noi, e quindi è un centro, e non un accessorio secondario :mrgreen:

poi se tu ti senti una persona di indole spartana, la tua femminilità, il tuo sorriso il tuo sguardo il tuo aspetto saranno spartani :D

ma tu devi continuare a sentire il tuo corpo (pelle occhi capelli viscere respiro etc) come il veicolo principale della spartanità - dico questa per dire una caratteristica qualsiasi fra le mille che tu ti possa attribuire - 8)

ed essere cosciente che, anche se ti sembra inverosimile, è proprio il tuo corpo a veicolare la tua essenza :idea:
Sono d'accordo: il corpo è la sede di ciò che siamo; e come ogni casa, va curata in modo che chi ci abita dentro possa viverci bene, non perché qualcuno passando, per strada, possa dire "guarda che bei fiori che quello tiene al balcone".
Ora, il fatto è che non si vive da soli, e qualcuno che passa per strada c'è sempre.
Io sento molto fortemente la contraddizione tra quel che mi farebbe sentire a mio agio, se potessi non considerare il giudizio altrui, e il disagio che, alla prova dei fatti, percepisco, sapendomi ignorata dall'altra metà del cielo.
Non potrei mai rinnegare me stessa, e penso che questo coincida con lo spirito di ciò che hai scritto. Se la femminilità fosse quell'abbellirsi, non potrei accettarla. Dici che non è così, e dunque si torna alla domanda iniziale (cos'è la femminilità)... che ancora non ha trovato risposta. Cos'ho di sbagliato?
minimum wrote: io più di questo non ti posso dire, perchè internet è utile ma sono la prima a riconoscerne i limiti :(

per fare di più devo incontrarti e davanti ad uno specchio mostrarti come cambia il tuo sguardo, e come cambia il tuo sorriso, e quanto puoi essere magnetica se ne sei cosciente, e affascinante, se lo senti dentro - e quanto invece puoi essere simpaticamente e intelligentemente l'amica bruttona con cui tutti vogliono parlare e di cui nessuno pensa di innamorarsi :P
Sì, penso di essere considerata esattamente così ^^
minimum wrote: la te stessa più vera si nasconde nel sangue che ti scorre sottopelle, nelle tue narici che si increspano, nel tuo stomaco in tumulto. Se sei cosciente di ciò, se ti vivi in ciò, puoi comunicarlo, trasmetterlo all'esterno, e i ragazzi percepiranno, ma se non lo fai, nemmeno ti conoscono... come quando uno mostra una fotografia....non è la stessa cosa della persona in carne ed ossa :?
...Come diavolo si comunica tutto ciò?!? é.è

...alla prossima!
..se poi anche la psicologa volesse dir la sua... ;)
minimum
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Post by minimum »

carissima abc,
io non credo che la femminilità - vera- possa essere definita in maniera precisa, come non si può definire l'anima, o il sentirsi vivi, o la felicità. Si possono dire cose che ne suggeriscono il significato, che lo accennano, lo sfiorano...... ed io personalmente trovo quasi impossibile comunicare in maniera verbale qualcosa che verbalmente non può essere definito. Anche perchè qui non ci interessa la comunicazione del significato astratto, cui magari in qualche modo, poetico o no che sia, ci si può arrivare, ma interessa che tu possa percepire in te questo concetto così profondo e così sfuggente. E il percepire in te qualcosa che appare su uno schermo luminoso, senza musica odore o altro stimolo che passi per la parte destra del cervello, è veramente difficile. Anche perchè questa femminilità è già dentro di te, è già qualcosa in cui tu sei e che vivi, è solo che non ne sei cosciente, e quindi you're not yet proud of it.
Non è un altro da te, non è un dono o un'informazione che devi ricevere dall'esterno, ma semplicemente sei già tu. Ma io per poter comunicare davvero, per poter esprimermi con te e non in astratto, dovrei essere in questo momento nella tua realtà, non nella vuoto etere internettiano, dovrei poterti guardare negli occhi, conoscere i tuoi simboli, e in base al tuo alfabeto trovare le parole chiave che appartengono a te, e che aprono le tue, e solo le tue porte interiori.
Io qui posso solo raccontarti il mio percorso, il mio vissuto, quelle che per me sono state parole chiave, e per te sono, giustamente, solo poesia.
Quel libro che ti ho detto qualcosa dice, è denso di spunti, di stimoli per cercare e scoprire. E ovviamente ce ne ho anche altri. Ma anche questo è parte del mio percorso, che potrebbe appartenerti in parte o no.

Ti riporto qui qualche stralcio da quel libro, "Donne che corrono coi lupi", C. Pinkola Estes, Frassinelli, restando però valide tutte le obiezioni di cui sopra.
[..]La mia vita e il mio lavoro di analista junghiana mi hanno insegnato che la languente vitalità delle donne può essere reintegrata procedendo a estesi scavi "psico-archeologici" tra le rovine del mondo sotterraneo femminile. Ricorrendo a questi metodi riusciamo a recuperare i modi della psiche naturale istintiva, e attraverso la sua personificazione dell'archetipo della Donna Selvaggia riusciamo a discernere i modi e i mezzi della natura più profonda della donna. La donna moderna è tutta una confusione di attività. E' spinta e costretta a essere tutto per tutti. L'antica sapienza ha ormai fatto il suo tempo. [..]
Lupi e donne sono affini per natura, sono curiosi di sapere e possiedono grande forza e resistenza. Sono profondamente intuitivi e si occupano intensamente dei loro piccoli, del compagno, del gruppo.[..]
Eppure le due specie sono state entrambe perseguitate. [..] La rapacità nei confronti dei lupi e delle donne da parte di coloro che non sanno comprenderli è incredibilmente simile.[..]
Ho avuto la fortuna di crescere nella Natura. Dai fulmini seppi della subitaneità della morte e dell'evanescenza della vita. Le figliate dei topolini mostravano che la morte era addolcita da una nuova vita. [..] Una lupa uccise un suo cucciolo ferito a morte; insegnò la compassione dura, e la necessità di permettere alla morte di andare cal morente. I bruchi pelosi che cadevano dai rami e faticosamente risalivano strisciando insegnavano la determinazione. Il loro solletico, quando mi passeggiavano sul braccio, m'insegnò come la pelle può risvegliarsi e sentirsi viva.[..]
Così come tante donne prima di me ho vissuto la mia vita come una creatura travestita. Come amiche e parenti prima di me [..] ho indossato l'abito buono e il cappello per andare in chiesa. Ma la mia favolosa coda spesso spuntava sotto l'orlo, e le orecchie si contraevano tanto da farmi ricadere il cappello sugli occhi.[..]
Come una pista nel bosco che si fa sempre più indistinta fino a scomparire in un nulla, la tradizionale terapia psicologica troppo in fretta si spinge alla ricerca della donna creativa, dotata profonda. La psicologia tradizionale è spesso avara, o del tutto muta, su questioni più profonde, importanti per le donne: l'archetipo, l'intuitivo, il sessuale e il ciclico, le età delle donne, il modo giusto per la donna, il sapere della donna, il suo fuoco creativo.[..] Le questioni sull'anima delle donne non possono essere trattate modellando la donna in una forma definita più accettabile per una cultura inconsapevole, né può essere piegata in una forma intellettualmente più accettabile per coloro che pretendono di essere gli unici portatori della consapevolezza. No: ciò ha fatto sì che milioni di donne che avevano cominciato come potenze forti e naturali siano diventate delle estranee nelle loro stesse culture.[..]
Queste parole, selvaggia e donna, fanno sì che le donne rammentino chi sono e perchè ci sono. Creano una metafora per descrivere la forza che fonda tutte le femmine. Personificano una forza senza la quale le donne non possono vivere.
un abbraccio fortissimo

a presto

:D :D :D :D :D :D :D
Last edited by minimum on 8 April 2006, 8:19, edited 1 time in total.
Tutti cercano di conoscere quel che non sanno. Nessuno cerca di conoscere quel che già sa.
Dr.ssa Patrizia Facchini
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Post by Dr.ssa Patrizia Facchini »

Cara abc,
ho aspettato, nonostante seguissi costantemente gli interventi di questo post, per capire qualcosa in più sul tuo modo di pensare.
Alla tua domanda che cosa è la femminilità mi sento di risponderti, citando una frase di mimun"... essere consci che il nostro corpo, qualunque esso sia, è la sede di ciò che siamo.", che non si può essere femminili senza rispettare il nostro corpo, senza amarlo!
Rispettare noi stessi è un dovere che abbiamo , però, anche verso gli altri.
Se il nostro desiderio è quello di piacere all'altro(nel tuo caso ad un ragazzo) dobbiamo rispettare la sua persona e quindi i suoi desideri e i suoi gusti.
Con questo non voglio dire che dobbiamo adeguarci alle convenzioni o che l'apparenza è la cosa più importante ma la cura della nostra persona rappresenta uno di quei doveri che abbiamo verso noi stessi e verso gli altri.
Quando parlavo dell'armonicità delle varie parti e dello scegliere il vestito giusto volevo porre l'accento sulla possibilità ma anche sulla necessità di presentarci all'altro curate e quindi piacevoli allo sguardo per poi , con chi ci ama, mettere a nudo tutte le nostre" particolarità".
Tieni presente che questo è ciò che fanno tutte le persone, uomini o donne che siano, sia per quanto riguarda il corpo che per quanto riguarda l'anima.
Perché un disabile dovrebbe essere diverso in questo?
Tutto questo chiaramente non può prescindere dal sentirsi bene nel proprio corpo e nelle proprie vesti... ma ci sono le cosiddette " vie di mezzo".
Continuo a dirti che l'importante è AMARLO.
Ci possono poi essere parti che ci piacciono di più e altre meno, ma questo fa parte della natura umana.
Sei sicura di averlo accettato e di amarlo? se così non fosse mancano le basi per tutto questo discorso!
Riporto qui di seguito una parte molto significativa di L'AMANTE di M.Duras
"Ma quel giorno non sono le scarpe la nota insolita, inaudita nell'abbigliamento della ragazza. Quel giorno porta in testa un cappello da uomo con la tesa piatta, un feltro morbido color rosa, con un largo nastro nero. A creare l'ambiguità dell'immagine è quel cappello. Come fosse capitato in mio possesso l'ho dimenticato. Non vedo chi potrebbe avermelo dato. Credo che me l'abbia comprato mia madre e su mia richiesta. Unica certezza: è un saldo di saldi. Come spiegare quell'acquisto? Nessuna donna, nessuna ragazza portava cappelli da uomo nella colonia, a quei tempi. Neppure le indigene. Ecco come deve essere successo: mi sono provata quel cappello, tanto per ridere, mi sono guardata nello specchio del negozio e ho visto, sotto il cappello maschile, la magrezza ingrata della mia persona, difetto dell'età, diventare un'altra cosa. Ho smesso di essere un dato grossolano e fatale della natura. E' diventato l'opposto, una scelta che contrastava la natura, una scelta dello spirito.
Improvvisamente è diventata una cosa voluta. Mi vedo un'altra, come sarebbe vista un'altra, al di fuori, a disposizione di tutti, di tutti gli sguardi, immessa nella circolazione delle città, delle strade, del piacere. Prendo il cappello, me lo metterò sempre, ormai posseggo un cappello che, da solo, mi trasforma tutta, non lo abbandono più. Per le scarpe deve essere successa più o meno la stessa cosa, ma dopo il cappello. Lo contraddicono come il cappello contraddice la figura gracile, quindi fanno per me. Anche quelle non le abbandono più, vado ovunque con quelle scarpe, quel cappello, fuori con ogni tempo, in tutte le occasioni, in città"
"… Una scelta che contrastava la natura…"la natura che contrasta una scelta, tante scelte, numerosissime scelte. La diversità da nascondere, da comprimere, da camuffare contrapposta alla diversità voluta, ostentata, fatta bandiera. Infine, ultima in ordine di apparizione, la diversità di vivere " a disposizione di tutti, di tutti gli sguardi, immessa nella circolazione delle strade, della città, del piacere".
La diversità che sporca e che purifica, che rompe l'integrità (ma questa non esisterebbe se non integrando i contrasti); che si ritrova in una ragazza vestita con un cappello maschile che fa parlare e scrivere di sé, così, affermandosi e, nella stessa misura, negandosi. La diversità che c'è e non c'è e che all'improvviso si ripropone ciascuno, ridente o con un nodo in gola. E il cappello, le scarpe, il desiderio? E' la donna, l'adolescente, la ragazza bianca o quella col cappello rosa a tesa larga e con un nastro nero? Cosa di tutto questo rappresenta mille ugualissime, differenti similitudini?

Un saluto
Dott.ssa Patrizia Facchini
abc
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Post by abc »

Ciao!
Scusatemi per il ritardo nel rispondervi... ora che sono in vacanza finalmente ho trovato un po' di tempo.

Perchè l' "essere consci che il nostro corpo, qualunque esso sia, è la sede di ciò che siamo" c'entra solo con la femminilità, e non con l'essere persone e basta? Se il corpo è la sede di ciò che siamo... lo è per tutti, no?

Ma quel che mi lascia più perplessa è questo "dovere" di piacere agli altri. Sono d'accordo finché si tratta di "non dare fastidio", per cui, che so... lavarsi per non puzzare! Perché, però, andar contro alla propria identità per far piacere agli altri?
Mi sembra molto rischioso. Quand'ero alle medie, i miei compagni facevano a gara a chi devastava di più l'autostima altrui, prendendo in giro il prossimo su ogni cosa. E ho visto persone distrutte dal non poter adeguarsi, ho visto una mia compagna ridotta a scheletro dall'anoressia, ho visto persone di cui si rideva con cattiveria solo perché erano diverse - giusto un pochino diverse, diverse perché portavano gli occhiali o erano bassotte, diverse molto meno di me. Eppure, io ero l'unica che non veniva mai presa in giro. Non so se avessero una specie di timore verso di me, per cui secondo la loro storta morale non stava bene attaccare i disabili così come non stava bene attaccare i negri e gli ebrei. O forse sapevano che non gli avrei dato soddisfazione. Una volta mi dissero che uno mi faceva l'imitazione, io gli chiesi di farmela vedere, e mi misi a ridere. Era buffa, in effetti. Ma rimasero tutti un po' straniti e non lo fecero mai più, s'aspettavano che m'incazzassi. Li avevo spiazzati con l'ironia.

Tutto ciò ve l'ho raccontato perché capiate come mai sono diffidente sul piegarsi alle richieste altrui in fatto d'apparenza. Quella che chiamavano talpa perché aveva gli occhiali e strizzava sempre gli occhi, quella non poteva togliersi i suoi fondi di bottiglia. E per quanto potesse fare patetici tentativi di abbellirsi, per sempre avrebbe avuto i suoi fondi di bottiglia addosso, e sarebbe stata vittima di prese in giro. Allora, i casi sono due: o accettava di esser cecata, e chiedeva agli altri di soprassedere sul suo difetto e volerle bene ugualmente, o s'impiccava.
Per la cronaca, è proprio quella che è diventata anoressica. Avrà avuto pure altri motivi, per carità. Però...

Vogliamo passare agli esempi letterari? Ce ne sono in abbondanza. Prendiamo Quasimodo, quello di Notre Dame. Era gobbo. Era gobbo e deforme, non è che potesse fingere di essere quel che non era. Se anche si fosse vestito meglio, avrebbe continuato ad esser brutto, via, non fingiamo. Non poteva "presentarsi all'altro curato e quindi piacevole allo sguardo". Se anche si curava, non era lo stesso piacevole. Se avesse potuto, credete che non avrebbe fatto di tutto per piacere ad Esmeralda? Certo, ma non poteva. Allora, o lei lo accettava così, oppure no. Non l'ha accettato, e lui c'è morto.

E Cirano, ce l'avete presente? Lui, col suo nasone, s'innamora di una bellissima donna, la quale, come al solito, si va ad infatuare del primo stupido figaccione di turno. Cirano è un poeta e un'anima profondissima, ma lei non la vede, ché si ferma all'apparenza. Cirano poteva amare il suo corpo finché volete, ma quel nasone non glielo toglieva nessuno, e la sua donna non sarebbe stata sedotta da nessun bel vestito. Lei voleva il figaccione e basta; solo quando sarà troppo tardi capirà qual era l'uomo che amava davvero.

Non so se con questi esempi sono riuscita a farvi capire il mio punto di vista. Non mi sento in dovere di piacere agli altri, né voglio farlo; perché so che, se lo sentissi, questo dovere mi schiaccerebbe nella mia incapacità di riuscire a soddisfarlo, come ha schiacciato le persone degli esempi che ho fatto. Preferisco pensare che siano gli altri a dover accettare la mia identità, così com'è.
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Vale
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Post by Vale »

penso anche io abc.
Tutte le volte che altri sono d'accordo con me ho sempre la sensazione di avere torto.
Più si analizzano gli altri, più scompare ogni ragione d'analisi.
Solo chi è intellettualmente perso si mette a discutere.
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