amore

Un mondo di gioie e dolori, di salite e discese ; un mondo "diverso" che urla la propria normalità. L'immagine e la conoscenza di se', il rapporto con il proprio corpo, la propria sessualità, le barriere architettoniche e mentali che dobbiamo superare, le piccole grandi difficoltà della vita quotidiana che dobbiamo affrontare, sono le basi da cui partire per affermarci non solo come disabili ma come persone. Parliamo di questo e molto altro ancora.

Moderator: Dr.ssa Patrizia Facchini

abc
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amore

Post by abc »

Ciao a tutti!
Volevo sollevare un problema non da poco: l'amore. Mi piacerebbe sapere un po' in che modo i meccanismi dell'innamoramento sono influenzati dalla disabilità; sia per quanto concerne la reazione dei "normodotati", sia riguardo all'atteggiamento che abbiamo noi - e che, magari, peggiora la situazione.
Naturalmente non è una mera "curiosità scientifica"; vi scrivo stando seduta sulla mia abituale quattroruote, che mi porta a spasso praticamente da sempre. Comunque ho una vita molto "normale", anche perché la mia disabilità mi concede molte autonomie.

Vorrei che se ne parlasse magari... senza ipocrisie, né timore di dire verità scomode. Insomma, un generico "ma sì, c'è speranza per tutti" o "ognuno è attraente a suo modo" non serve a nessuno.

Ad esempio, mi chiedo: se è vero che l'amore, in fondo, deriva pur sempre da un atavico impulso riproduttivo, non sarà una reazione naturale quella di "fuggire" un partner geneticamente svantaggioso?
Schopenhauer scrisse: Una donna malata, sarà lungi dal suscitare l’interesse maschile; se colpita da malattie croniche, allenterà lo sguardo dell’ uomo, in quanto questo, proverà timore che, la cagionevole salute della futura madre, si possa trasmettere al figlio.
Lo scheletro di una donna, non deve mai essere deforme; una figura rovinata da malformazioni fisiche, suscita ribrezzo.

Ora, so bene che il citato filosofo non era esattamente un fautore degli ottimistici motti da Unieuro; è naturale che non intendo prenderlo alla lettera.
Tuttavia mi chiedo se non ci sia un po' di verità nel fatto che, in generale, si tenda istintivamente ad escludere dai possibili partner quelli malati...
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Vale
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Post by Vale »

cara abc, inutile chiudere gli occhi davanti all`evidenza. e` cosi`. questo non esclude che persone come tu definisci non "normodotate" non possano avere l`amore-pochi giorni fa ho conosciuto una donna sordomuta(per altro molto bella) con 3 splendidi figli. ma in linea di massima hai ragione. questa e` solo la mia opinione.:)
Tutte le volte che altri sono d'accordo con me ho sempre la sensazione di avere torto.
Più si analizzano gli altri, più scompare ogni ragione d'analisi.
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minimum
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Post by minimum »

secondo me non è vero quello che dici. Io non credo affatto che ci si piaccia e ci si avvicini coll'inconscio fine della riproduzione, non almeno con questo fine principale. Credo che l'incontro tra due esseri umani, parlo almeno per quelli dotati di sensibilità e spessore, è un incontro tra due anime incarnate, quindi il corpo ha importanza come strumento di comunicazione, conoscenza reciproca, ma non sarà mai il fine principale. Altrimenti dovremmo tutti innamorarci di alti belli e atletici. E non è così. Il problema, io credo sta nelle fragilità e difficoltà che ognuno incontra nella vita, e nel caso di chi, come dici tu,"non è normodotato", queste difficoltà possono essere più determinanti. Mi spiego meglio. Personalmente io penso che potrei innamorarmi di un uomo non normodotato, allo stesso modo in cui potrei innamorarmi di chiunque altro, dipende se accade quel quid o no. Però se una persona è molto fragile e con grosse difficoltà a livello profondo, potrebbe spaventarsi all'idea di doversi trovare di fronte a difficoltà di vita in comune a lei sconosciute, ad una comunicazione/vita/movimento diverso da quello a cui è abituata. Potrebbe aver paura di non essere in grado. E allora potrebbe evitare di lasciarsi andare ad un coinvolgimento amoroso. Però sarebbe la stessa cosa con una persona normodotata che magari fa una vita molto diversa dalla sua, che la spaventa, oppure per esempio con qualcuno che appartiene ad una cultura molto lontana dalle sue conoscenze. Parlo ovviamente solo di rapporti affettivi, dove, secondo il mio punto di vista, la condivisione è totale, l'armonia deve essere profonda e ben collaudata(non vorrei essere fraintesa, l'amicizia è un'altra cosa, non ci sono ostacoli).
E poi chi lo dice che una certa persona è normodotata e un'altra no? se vivessimo in un mondo dove le persone che ora vengono definite "normodotate" fossero in minoranza saresti tu ad essere definita "normodotata" e non gli altri - è solo una questione di relatività e di condizioni di vita ottimizzate per certe caratteristiche fisiche e non per altre.
E credo che la mia opinione sull'amore sia condivisa da molte persone, ho sempre sentito di amici di amici, conoscenti, ma anche amici miei personali non normodotati con "fidanzati/e", storie più o meno lunghe, serene o travagliate come capita, con persone normodotate. Non so, questa è la mia esperienza, e quello che penso. Un grande abbraccio e un grande sorriso.
:) :) :)
Last edited by minimum on 8 April 2006, 7:40, edited 1 time in total.
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Vale
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Post by Vale »

purtuttavia non dimentichiamo che è inplicito nell'essere umano tendere al miglioramento della specie.
non è che io ne voglia fae una questione di mera riproduzione dio me ne scampi, ma vedo molto del vero in ciò che ha scritto abc. :)
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minimum
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Post by minimum »

beh è una questione di opinioni personali. Per fortuna, non la pensiamo tutti allo stesso modo. Il mondo è vario. Soprattutto è un mondo molto lontano dal mondo dei primati, e anche l'istinto si è evoluto, o almeno l'istinto di ognuno ha potuto evolversi nella direzione che preferisce. Nel tempo della fecondazione artificiale, dell'ibernazione, degli organismi geneticamente modificati, forse l'istinto ha necessità di conservare ben altri valori a rischio estinzione che la propria specie..... forse la comunicazione profonda, la possibilità di condividere le emozioni dell'anima, e questa parola demodè e bistrattata che si chiama amore sono molto più importanti ai fini della dignità stessa dell'essere umano che l'arcaica conservazione di una specie che ormai di naturalmente prodotto ha ben poco.... in un clima di marketing televisivo dominante e manipolante, dove il "bello" e il "sano" sono artificiosità pubblicitarie, paradigmi creati per standardizzare e svuotare l'autonomia della persona, la sua individualità, la sua capacità di espressione, allora chiunque ama veramente la vita sa che il "bello" e il "sano" sono un attributo dell'anima, della sua capacità critica e di lotta, della sua capacità di donarsi e di accogliere, e del corpo che di quest'Anima con la A maiuscola è espressione, incarnazione, comunicazione, qualunque esso sia, perchè, da che mondo è mondo, non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace, ciò che dentro di noi accende luci a noi sconosciute.
Scusami il tono Vale, ma sono passionale e credo in valori cui non rinuncerò finchè sarò viva, e credo in un mondo migliore di quello del mulino bianco, in un mondo vero, fatto di persone vere, dove c'è posto per l'allegria sciocca e spensierata e per le sensazioni profonde e durature contemporaneamente ed in ciascun essere umano...

e credo che le disabilità dell'anima siano mille e mille volte più invalidanti di quelle fisiche
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Vale
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Post by Vale »

ma io assolutamente concordo con te cara minumium. il tuo discorso e` logico, calzante e sicuramente guidato da dei principi sani e molto buoni. e fai bene a sostenere con toni "accesi" cio` che pensi.

concordo pienamente anche io che e` l`interiorita` la parte che deve essere sana per aprirsi al mondo etc etc...per cercare l`amore e riceverlo.
ora ti chiedo:una persona disabile pensi che abbia le stesse possibilita` di una persona "normodotata" di star bene interiormente o, gia` le persone "normodotate" han molte difficolta` a mantenere un equilibrio, credi che questa ulteriore difficolta` non possa influire?
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minimum
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Post by minimum »

Ti assicuro che sto trasecolando! Forse non ho capito.

Non esiste, per me, un' "ulteriore" difficoltà dell'anima per chi ha difficoltà fisiche. Credo che le difficoltà fisiche creino un percorso di vita molto particolare e sicuramente duro, ma portano a percepire il mondo da una posizione speciale, e sta all'anima di ciascuno utilizzare questa specialità per costruire la propria individualità in un modo o nell'altro. Così come ognuno di noi conosce la propria unica strada interiore, e in maniera univoca e solitaria decide come farne uso.

Se ognuno di noi amasse il proprio corpo come santuario della propria energia, ci si accorgerebbe di quanto profondamente è bello, al di là dei canoni e delle aspettative del mondo esterno. E la bellezza non avrebbe più confini.
Last edited by minimum on 16 February 2006, 15:00, edited 1 time in total.
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Vale
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Post by Vale »

concordo e ti chiedo: ti sei mai innamorata di una persona disabile?
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minimum
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Post by minimum »

risposta: sì, nel passato, ma non sono stata ricambiata, e quindi non c'è stata storia, ma credo che per me sia stata un'infatuazione più che un innamoramento profondo. Alla fine eravamo persone molto diverse proprio come indole. Per il presente vale quello che ho già scritto.
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Vale
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Post by Vale »

mi spiace :(
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lnz1964
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Post by lnz1964 »

Premetto di non essere un grande teorizzatore, ma intervengo in questo forum in quanto la mia compagna ha avuto alcune difficoltà .........
Guardandomi indietro, non trovo niente di particolarmente eclatante o diverso da un'ordinaria storia d'amore.
Il rovescio della medaglia sta però nel fatto che le difficoltà ti tengono lontano da qualsiasi tentativo di compromesso, dai "se" e dai "ma".......Se decidi di vivere questa storia lo fai in maniera totalizzante. Non esiste piu' il concetto di "noi" come entità separate ma solo esclusivamente come unica entità.
Ero sposato ed ho un figlio..........Ho rinunciato ad un rapporto di coppia "scoppiato", ho recuperato un rapporto splendido con mio figlio ed ho trovato l'amore............quello vero !
Io dalla vita volevo solo questo.
Da queste parole si evince che non mi pare possa essere condivisibile il discorso relativo alla riproduttività.......io ho dovuto rinunciare per problemi oggettivi. Credo invece fortemente nell'amore, nel rapporto di coppia, nella condivisione totale, nel desiderio l'uno dell'altra.
Mi sono chiesto spesso perchè il destino mi avesse riservato una persona che avesse vissuto delle difficoltà .......la risposta sta nella quotidianità. Amo la fisicità nel rapporto e, paradossalmente, questa situazione me la ripropone ogni momento. Ogni bisogno, ogni necessità (anche la piu' banale) della mia compagna si trasformano in gesti d'amore.
Per quanto riguarda l'aspetto fisico concordo sul fatto che la bellezza è soggettiva; ma oggettivamente dico che la mia compagna è una donna di rara bellezza .

Un saluto
Last edited by lnz1964 on 25 July 2006, 11:14, edited 1 time in total.
Dr.ssa Patrizia Facchini
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Post by Dr.ssa Patrizia Facchini »

Io non credo che la scelta di un eventuale compagno/a possa dipendere da un mero istinto di conservazione.
È vero, l'essere umano è dotato di istinti proprio come un animale ma, a differenza loro, è dotato di ragione: è un animale pensante, i cui pensieri controllano, almeno in parte, la porzione più istintuale.
Credo che la questione sia più complessa.
Per prima cosa, tu stessa metti in evidenza uno dei nodi fondamentali di quello che definisci problema: la differenza tra partner sani e partner malati.
Perché la disabilità è considerata malattia?
La disabilità, secondo me, tranne per alcune eccezioni, dovrebbe essere considerata come una condizione di vita con più difficoltà ma pur sempre una condizione.
Questo modo di vedere il disabile dovrebbe partire proprio dal disabile stesso.
Se il disabile si considera malato si rapportera' con il mondo esterno e con gli altri come una persona malata e questo si rifletterà nel rapporto con il proprio corpo e con il corpo dell'altro.
È altresì vero che mass media propongono immagini di corpi perfetti e statuari ma, nella realtà, quante donne si sentono di rispecchiare questi status symbol?
e allora cosa impedisce a una donna di essere attraente e bella anche seduta su una carrozzina, se non la donna stessa?
Rispondere agli sguardi del mondo con un sorriso e con la consapevolezza di essere persone con tante cose da dare, può essere molto destabilizzante anche per chi ha dei rigidi equilibri.
Non dimentichiamoci mai, e in questo sito ne abbiamo delle quotidiane dimostrazioni , che il disagio fisico è più facilmente capito, perché lo si vede e lo si tocca, rispetto al disagio psicologico che può essere solo sentito.
la disabilità spaventa perché pone l'altro di fronte alla precarietà della vita , lo pone davanti alla domanda" potrebbe capitare anche a me?" ma quando si parla di amore tutte le paure per se stesso cadono e si fa spazio la voglia di costruire insieme un rapporto totalizzante dove non c'è più posto per i se e per i ma.
Non è facile trovare un compagno/a in grado di mettersi in gioco per creare un rapporto cosi ma non è cosa semplice per nessuno, nemmeno per i" normodotati".
In quanti cercano l'amore per una vita intera senza mai incontrarlo? in quanti lo sfiorano senza mai prenderlo?
e non sono tutti disabili...
questo per dire che l'amore richiede coraggio in tutte le sue forme.

Dott.ssa Patrizia Facchini
abc
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Post by abc »

Grazie a tutti delle risposte :)
Condivido un po' i dubbi di Vale, se parliamo di "possibilità", forse noi ne abbiamo meno... anche se le esperienze di minimum e Inz mi fanno ben sperare!
Volevo rispondere in particolare a chi collegava la difficoltà fisica con quella "interiore". Non penso siano necessariamente connesse. La disabilità forgia sicuramente il carattere - come ogni altra condizione che "pesi" abbastanza sulla vita di chiunque - e lo fa in mille modi diversi, a seconda del contesto in cui vivi.
Io ho avuto diverse fortune in questo senso. Un'amica una volta mi disse: ...sono le situazioni che fanno la persona..secondo te quante 18enni come te esistono al mondo...vogliamo iniziare a contare? Sei una grande..con dei controcoglioni duri come la roccia! :D
Ecco, nel mio caso la disabilità ha sicuramente influito nel farmi un po' di controcoglioni, per cui spesso sono più determinata di molti altri. Di certo però ci saranno altri "campi" in cui difetto - ad esempio, penso di avere, sotto sotto, un rapporto col mio corpo non proprio a posto.
Dr.ssa Patrizia Facchini wrote:Per prima cosa, tu stessa metti in evidenza uno dei nodi fondamentali di quello che definisci problema: la differenza tra partner sani e partner malati.
Perché la disabilità è considerata malattia?
La disabilità, secondo me, tranne per alcune eccezioni, dovrebbe essere considerata come una condizione di vita con più difficoltà ma pur sempre una condizione.
Questo modo di vedere il disabile dovrebbe partire proprio dal disabile stesso.
Se il disabile si considera malato si rapportera' con il mondo esterno e con gli altri come una persona malata e questo si rifletterà nel rapporto con il proprio corpo e con il corpo dell'altro.
...Avevo già sentito il dibattito sulla differenza tra disabilità e malattia. Imprudente scherzava: "Io non ci vado alle giornate del malato. Non ho mica l'influenza!". Mi domando se non si tratti di una questione puramente linguistica, un po' come discutere sui nomi più politically correct con cui definire i disabili.
Vorrei capire meglio cosa intende con questa distinzione: in fondo, se vogliam fare i precisini, io una malattia ce l'ho; una malattia genetica. Cosa significa, in pratica, rapportarsi col mondo esterno come una persona "malata"?
Dr.ssa Patrizia Facchini wrote:e allora cosa impedisce a una donna di essere attraente e bella anche seduta su una carrozzina, se non la donna stessa?
Penso dipenda molto da cosa si intende per "bellezza". Certo, se ci inerpichiamo in definizioni metafisiche e un po' idealizzate, per la serie non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace, è facile far rientrare nell'idea di bellezza praticamente tutto.
Ritengo tuttavia che sarebbe ipocrita non fare delle differenze: per quanto la bellezza sia soggettiva, credo esistano dei parametri estetici "estremi" per cui una persona estremamente bella piace più o meno a tutti, e una brutta e deforme per forza susciterà un po' di ribrezzo.
Un conto è parlare, che so, di un paraplegico che finisce in carrozzella mantenendo un fisico abbastanza "normale"; un conto è riferirsi, ad esempio, a qualcuno con tetraparesi spastica, come il citato Imprudente.

Certo che si potrà trovare qualche anima illuminata in grado di innamorarsi perfino di quest'apparenza; vi lascio una testimonianza che ho trovato su internet:
"Giovanna cammina con il bastone. Giovanna mi piace. Giovanna cammina traballando e la gente la segue con lo sguardo. Giovanna mi piace. Giovanna è spastica, le gambe rigide, gli occhi verdi, il braccio sinistro che non si stende del tutto. Quel pomeriggio sul prato ci siamo baciati, ci siamo abbracciati, era come se ci conoscessimo da tanto tempo. Non ha dovuto chiedermi: e la mia disabilità? Non ho dovuto tranquillizzarla. Non me ne importa.
Lo scoglio del problema disabilità non esiste. Non esiste per lei. Non esiste per me....
Io amo Giovanna spastica e le <<bacchette magiche>> lei me le sbatterebbe in testa, urlandomi dietro con veemenza la sua voglia di essere persona disabile, il suo voler essere quello che è, e non sognare di volare libera come un uccello nel cielo azzurro. E quando ha partorito, forse qualcuno ha scoperto che anche le persone disabili possono fare l'amore. E fare l'amore è bello…."


...Succede, quindi; ma a quanti succede? Insomma, non possiamo negare che le probabilità di successo sono enormemente inferiori.
Dr.ssa Patrizia Facchini wrote: la disabilità spaventa perché pone l'altro di fronte alla precarietà della vita , lo pone davanti alla domanda" potrebbe capitare anche a me?" ma quando si parla di amore tutte le paure per se stesso cadono e si fa spazio la voglia di costruire insieme un rapporto totalizzante dove non c'è più posto per i se e per i ma.
E' vero che la disabilità spaventa. Vede, il mio punto di vista in fondo è quello di una diciottenne: quanti miei coetanei avrebbero il coraggio di tuffarsi in un rapporto del genere?
...Dovrò tentare verso i trent'anni? :D
minimum
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Post by minimum »

cara abc, vorrei dirti tante cose perchè il tuo garbo, la tua sensibilità e le tue incertezze così sincere smuovono tanti piccoli pezzetti, di ricordi, esperienze, sensazioni. Ma penso che la dottoressa riesca con molta più incisività e semplicità a dire quello che io sperpererei in parole sfocate.

Un abbraccio :)
Last edited by minimum on 16 February 2006, 15:03, edited 1 time in total.
Dr.ssa Patrizia Facchini
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Post by Dr.ssa Patrizia Facchini »

Cara abc,
la mia non era una disquisizione puramente linguistica sulla differenza tra sano e malato , mi riferivo al risvolto psicologico che ha negli altri ma anche in noi stessi questa definizione.
Una persona malata, nella sua accezione più classica, suscita negli altri sentimenti di compassione e pietà, è vista come bisognosa di aiuto e immersa nei suoi problemi.
Quando di una persona si ha questa immagine , difficilmente la si trova attraente o desiderabile.
Stessa cosa vale per la persona in questione.
Chi si considera malato non si vedrà mai attraente o desiderabile e, di conseguenza, non farà mai nulla per esserlo.
In effetti, se vogliamo essere molto precisi, tutti sono malati: dal diabete alle malattie genetiche, dalla paraplegia conseguenza di un trauma(possono insorgere alcuni problemi per la salute del traumatizzato) alle infezioni urinarie, dalle malformazioni cardiache ad un semplice raffreddore.
Chi ne soffre non perde il suo fascino e la sua capacità di attrarre l'altro se riesce a rapportarsi correttamente con questo status di cose.
Quando mi scrivi di come i ragazzi giovani hanno difficoltà a guardare oltre quella che tu definisci" bellezza oggettiva", mi trovi d'accordo ma solo in parte.
Un corpo con della diversità può essere ugualmente bello se si rendono armoniche tutte le sue parti e se ne si rende armonico tutto l'insieme.
Per fare ciò, anche attraverso le cose più pratiche come la scelta del vestito giusto o di un trucco appropriato, non si può prescindere dal nostro stato d'animo e, soprattutto, dal rapporto con il nostro corpo.
Nello scritto che hai riportato, ciò che traspare è il pensiero di un uomo innamorato, di un uomo che non si ferma alle singole parti ma va al insieme trovandolo armonico e bello da amare.
Per questo ci vuole, in effetti, una certa maturità, per l'amore ci vuole maturità e coraggio.
Il mio compagno ha trovato l'amore che cercava, come dice sempre lui, a 40 anni ed è" oggettivamente" un bel uomo !
Con questo non voglio dire che a 18 anni non si possono avere esperienze d'amore ma, proprio per le obiezioni che fai sul corpo, sarebbe importante cominciare a vedere la bellezza come armonia del corpo e il fascino verrà da sé.
Dott.ssa Patrizia Facchini
Last edited by Dr.ssa Patrizia Facchini on 25 July 2006, 10:34, edited 1 time in total.
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