Pietà?

Un mondo di gioie e dolori, di salite e discese ; un mondo "diverso" che urla la propria normalità. L'immagine e la conoscenza di se', il rapporto con il proprio corpo, la propria sessualità, le barriere architettoniche e mentali che dobbiamo superare, le piccole grandi difficoltà della vita quotidiana che dobbiamo affrontare, sono le basi da cui partire per affermarci non solo come disabili ma come persone. Parliamo di questo e molto altro ancora.

Moderator: Dr.ssa Patrizia Facchini

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abc
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Pietà?

Post by abc »

Ciao a tutti, vi riporto un dibattito che si sta svolgendo sul newsgroup it.sociale.handicap sperando che possa interessarvi.
Un utente ha postato la storia di un ragazzo con disabilità mentale
che gioca in una partita di baseball, senza alcuna possibilità di vittoria; ma la squadra avversaria compie deliberatamente degli errori in gioco per lasciarlo vincere.


Questa storia, vera o falsa che sia, mi ha fatto riflettere su una questione che vorrei sottoporvi, spero senza urtare la sensibilità di nessuno. Al di là dell'esempio concreto, il discorso si può estendere a molte altre situazioni simili.

Secondo voi... è giusto lasciar vincere un ragazzo che, altrimenti, non potrebbe mai vincere? E' una dimostrazione d'affetto nei suoi confronti o una mancanza di rispetto grondante di *pietà* - nel senso deteriore del termine?
Si può dire che la mentalità del lanciatore avversario è la stessa per cui molta gente si pone a un livello "superiore" rispetto ai disabili? "Io sono più forte, più bravo, tu poverino non ce la fai e allora io, che sono anche
buono, ti lascio vincere così sei contento." Se un normodotato subisse un
atteggiamento del genere, non si sentirebbe preso in giro? Questi episodi
servono davvero alla persona diversamente abile, o servono di più all'autostima del normodotato, rassicurando la sua coscienza?

...Dato che siamo su un forum di psicologi, aggiungo: perché non ci raccontate qualcosa su come funzionano questi meccanismi di pietà/sensi di colpa relativamente ai disabili?
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Vale
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Post by Vale »

domanda affascinante.
chissà cosa dice la psicologa :)
io posso portare solo la mia esperienza: se vedo un disabile la pietà mi scappa spontanea, non lo faccio apposta. scatta. nel senso che penso...è stato sfortunato, poteva pure capitare a me...e mi scatta "poverino". non è cattiveria, forse è mio personale disagio. non so...
Tutte le volte che altri sono d'accordo con me ho sempre la sensazione di avere torto.
Più si analizzano gli altri, più scompare ogni ragione d'analisi.
Solo chi è intellettualmente perso si mette a discutere.
abc
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Post by abc »

...beh apprezzo la sincerità ;-)
mi interessa molto sapere come la vedete voi... tu, dopo aver pensato questo, come ti comporti? Se dovessi parlargli, relazionarti con un disabile, come ti sentiresti?
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Vale
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Post by Vale »

aspetta mi spiego meglio.
per parlarci etc etc...assolutamente normalmente. però mi verrebbe spontaneo...non so aprirgli la porta se è in difficoltà o cedergli il passo o poterlo agevolare nei movimenti perchè nella mia mente penso...poverino ha difficoltà ed è giusto che io agisca così.
anche se poi quei movimenti li fa benissimo ma magari in più tempo...niente, la mia mente scatta:devo agevolarlo.
sul serio, non so spiegarti perchè.

per la partita...e l'articolo in particolare non so esattamente come mi sarei comportata...ma probabilmente avrei agito anche io così. dico probabilmente...non so.
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Dr.ssa Patrizia Facchini
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Post by Dr.ssa Patrizia Facchini »

Cara abc,
porti sempre all'attenzione degli utenti del forum, ed in particolare di questa sezione, argomenti molto interessanti e ricchi di spunti riflessivi.
Ti chiedi se è giusto o meno agevolare le persone disabili e se questo gesto è dovuto unicamente alla pietà.
Come ha detto Vale, quando le persone si scontrano con la difficoltà, il primo pensiero che hanno è "… poverino, ma come è successo? poverino, quante difficoltà dovrà affrontare?" ma, successivamente entra in gioco anche la paura, il…." potrebbe capitare anche a me...".
Questo, però, se facciamo attenzione, non è un pensiero esclusivamente rivolto alle persone disabili ma, alla sofferenza in generale.
Faccio un esempio: se incontriamo un uomo malato di tumore o, più semplicemente, sofferente per un disturbo psicologico, uno dei nostri pensieri non sarà forse " poverino, ma quanta sofferenza"?
Io penso che tocca ai singoli individui fare capire, con il proprio atteggiamento e con il proprio sguardo, che la disabilità è una condizione e che il" poverino" non si addice a chi quotidianamente lotta con la vita e per la vita.
L'esempio della partita apre un'altra riflessione: chi dice che il disabile debba sempre perdere?
Paradossalmente , quando una persona è abituata a combattere quotidianamente anche per le piccole cose, le può risultare meno faticoso vincere rispetto a qualcuno che ha sempre ottenuto tutto con poca fatica.
Anche in questo caso, è la nostra determinazione che ci permette di raggiungere i nostri obiettivi.
Si deve , però, fare i conti con i propri limiti in mia (limiti pero’ che, chi più chi meno, hanno tutti) e la disabilità è una condizione che ne presenta molti. Accettare con un sorriso e un “grazie” l’aiuto offerto dagli altri contribuisce ad abbattere quel senso di disagio che puo’ provare la persona senza difficoltà e ci permette di rapportarci con piu’ serenità e piu’ naturalezza con l’ambiente circostante. E’ molto controproducente, invece, per se stessi e per gli altri nascondere o fare finta che queste difficoltà non ci siano.

Dr.ssa Patrizia Facchini
Last edited by Dr.ssa Patrizia Facchini on 22 August 2006, 15:11, edited 1 time in total.
abc
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Post by abc »

Dr.ssa Patrizia Facchini wrote:Cara abc,
porti sempre all'attenzione degli utenti del forum, ed in particolare di questa sezione, argomenti molto interessanti e ricchi di spunti riflessivi.
Grazie ^^
Dr.ssa Patrizia Facchini wrote:Ti chiedi se è giusto o meno agevolare le persone disabili e se questo gesto è dovuto unicamente alla pietà.
Un momento, distinguiamo (anche per rispondere a Vale): non intendevo riferirmi a chi dà una mano per superare ostacoli ecc... quell'aiuto è quasi sempre gradito - e se non lo è, basta declinare cortesemente.
Pensavo alle situazioni in cui ci aiutano "per gratificarci" o "per farci contenti". Forse raccontandovi la mia esperienza potrò chiarire meglio quel che intendo.

Da piccola avevo un grande amico con cui giocavo a basket, usando un canestro piuttosto basso. Ora, è chiaro che lui ci arrivava molto facilmente, mentre io, stando seduta, ero decisamente più bassa.
Beh, non mi ha mai lasciato vincere: faceva dieci volte più canestri di me, e spesso mi pigliava pure in giro facendomi passar la palla sopra la testa o cose del genere... se poi sbagliavo un tiro facile, non esitava a scherzare dandomi dell'imbranata.
Ecco: non mi sono mai divertita tanto come con lui. Mi trattava con naturalezza; non dovevo mettermi a interpretare il suo pensiero dietro le ipocrisie e le sovrastrutture convenzionali. Forse eravamo ancora abbastanza piccoli e in confidenza perché non sorgessero questi problemi, chissà.
Fatto sta che non mi è più ricapitato. L'ultima volta che ho tentato di infiltrarmi in due tiri a pallavolo ho assistito a scene comiche: gente che si avvicinava a mezzo metro da me prima di passar la palla, e se magari mi arrivava in braccio ma me la lasciavo sfuggire... "scusa scusa, ho sbagliato io!". Quando poi riuscivo appena a toccarla, "ooh, bravissima! Grande!!!" con allegati sorrisoni a trentaquattro denti (aggiungevano i due mancanti per l'occasione).
.................Dopo tre minuti così li ho mollati perché mi sentivo trattata da deficiente! Il mio amico d'infanzia è l'ultima persona con cui abbia giocato a qualche sport divertendomi.
Dr.ssa Patrizia Facchini wrote: L'esempio della partita apre un'altra riflessione: chi dice che il disabile debba sempre perdere?
Paradossalmente , quando una persona è abituata a combattere quotidianamente anche per le piccole cose, le può risultare meno faticoso vincere rispetto a qualcuno che ha sempre ottenuto tutto con poca fatica.
Anche in questo caso, è la nostra determinazione che ci permette di raggiungere i nostri obiettivi.
...Mai avuto dubbi a riguardo ;) Nella vita ho vinto in svariate occasioni, spesso alla faccia di chi non ci credeva. Poi qualche altra volta si perde, come capita a tutti. Credo sia importante avere una chiara idea di dei limiti, come dice anche lei. Poi ogni tanto bisogna provare a sfidarli, ché non sempre i limiti che si crede di avere coincidono con quelli reali; a volte sono solo consuetudini in cui ci si accomodati, arrendendosi...

Dr.ssa Patrizia Facchini wrote: E’ molto controproducente, invece, per se stessi e per gli altri nascondere o fare finta che queste difficoltà non ci siano.
Esatto. Penso che quel "far finta" sia anche l'atteggiamento dei normodotati che vogliono "far vincere" il disabile per forza.

Forse l'episodio raccontato, in cui il ragazzo disabile mentale viene agevolato, è un tentativo di "tirare" forzatamente verso la normalità. In un certo senso la diversità del ragazzo (da cui discende l'incapacità di giocare) non è stata riconosciuta; è stato un po' come dirgli: "tu sei diverso e non sai giocare, sei perdente; ma io voglio far finta che tu sia vincente, cioè travestirti da *normale*. Infatti né tu né io accettiamo l'idea che tu possa essere perdente, cioè diverso: tu perché non sei consapevole della tua diversità, io perché se approfittassi della tua debolezza per vincere mi sentirei imbarazzato e in colpa".

Il mio amico non faceva finta che io potessi vincere. Io non mi sentivo frustrata: era una gara chiaramente impari, perdevo di cinquanta punti perché stavo un metro più sotto, non perché ero un'incapace ^^ e comunque palleggiando nel mio salotto l'obiettivo non era certo vincere...
Almeno, però, riuscivo a farmi un'idea di quel che realmente potevo fare: se facevo canestro, ero sicura che fosse merito mio, non un regalo pietoso dell'avversario.

Allargando un attimo il discorso...
non sono molte le persone che, con me, si sono comportate così onestamente. Faccio una fatica enorme a fidarmi dei complimenti degli altri: a meno che non vengano da qualcuno con cui sono in confidenza, ho sempre paura che siano ipocriti. Ogni tanto mi domando se non sia colpa di tutta la gente animata da (pessimi) buoni propositi, che dandomi giudizi alterati ha confuso l'immagine che ho di me stessa...
Twilight
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Post by Twilight »

ma il tuo amico era tuo amico intimo..ti conosceva molto bene aveva confidenza con te e conosceva e aveva confidenza con la tua disabilità,questo lo trascuri ma secodno me è un fattore importantissimo.
essere disabile è difficile,avere a che fare con un disabile può esserlo altrettanto,non perchè ti fa pietà,non è questo l'unico problema, ma perchè infondo non sai fino dove spingerti per non urtare la sensibilità di una persona..è come prendere in giro un calvo..io non lo farei mai! perchè spesso un problema del genere che può sembrare una banalità è vissuto in modo drammatico, quindi per non urtare la sensibilità di una persona che non conosco bene e che è calva io evito di toccare il discorso. se tu giochi a pallavolo e magari puoi essere più brava di me ma io NON LO POSSO SAPERE non conoscendoti,penso a come sarei io se fossi su una sedia e sarei impedita,quindi prendere una palla sarebbe una cosa incredibile e se la prendi tu ti direi magari brava! ma non perchè penso che tu sia deficiente..
parto dal presupposto che siamo tutti persone, con il nostro carattere e i nostri punti deboli e io da estranea non ti direi mai 'imbranata non hai fatto canestro' perchè non sono tua amica intima..e non ho condiviso con te niente. ho avuto a che fare con alcuni disabili,pochi, non posso non dispiacermi perchè hanno un problema,ma posso relazionarmi con loro normalmente come con un'altra persona con cui sto facendo conoscenza,con educazione. altro esempio, la bimba di mia cugina è down, è piccola ancora, a me dispiace immensamente,non ci posso fare niente,ma la tratto come tratti gli altri bimbi della mia famiglia, non c'è altro modo,cosa dovrei fare?
l'approccio può esser difficoltoso da entrambe le parti,e non si sa quale sia il comportamento più adatto e ognuno fa in base alla sua sensibilità e alla sua visione. anche dalla parte del disabile però dipende dal carattere, in te c'è un po' di risentimento perchè pensi che ti trattino da deficiente,hai questa sensazione spesso da quanto ho capito,ma io ti dico apertamente (per dimostrarti che non ho riguardi particolari) di immedesimarti anche nell'altra persona. :)
abc
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Post by abc »

Cara Twilight, tu hai ragione. La gente non sa mai fin dove può spingersi. Ogni tanto mi ritrovo in mezzo a scene esilaranti: se sono in gruppo con un paio di amici intimi e qualche conoscente, magari gli amici fanno una gag sulla mia disabilità, noi tre ridiamo... e fra i conoscenti cala un gelo imbarazzatissimo. Devo ammettere che in queste occasioni un po' mi diverto a spiazzarli - e in fondo credo che possa esser utile anche a loro, per capire che si può scherzare su di me.
(Lettura consigliata: Una vita imprudente, di Claudio Imprudente)

Ma tornando al nostro problema, ripeto: tu hai ragione. Solo mi chiedo: come si fa a superare questa cosa? Perché vedi, sull'argomento calvizie si può tranquillamente sorvolare, quando si parla con un calvo. Ma con un disabile, che si ritrova molto più spesso a far qualcosa in modo "diverso" a causa della sua disabilità? In effetti non abbiamo appeso al collo il libretto di istruzioni... "questo lo posso fare, questo no"... né mi sembrerebbe carino presentarmi "salve, sono abc, ho una malattia genetica ma: penso, parlo, mi muovo come ogni comune mortale dalla punta delle orecchie a quella dei piedi e nuoto meglio di molti normodotati. Se ho bisogno te lo chiedo io". :D (Ghghgh però prima o poi potrei provare, giusto per vedere la faccia di chi mi ascolta :P)

A parte gli scherzi, il problema esiste. Quando mi hai detto di immedesimarmi nell'altra persona, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata: beh, fossi al posto loro, davanti a un disabile, scherzerei sulle sue difficoltà e, in caso di dubbio su quel che può fare, semplicemente gli chiederei chiarimenti.
Ma... non è vero. Almeno, non del tutto: è vero che appena incontro qualche carrozzato, basta che lo conosca un minimo e cominciamo a prenderci in giro a vicenda ("ma levati dalle ruote..!!") ^^ però a volte ho difficoltà anch'io, in particolare con chi non riesce a esprimersi bene - una partita a scopa con una persona sordomuta è stata fra i momenti più imbarazzanti della mia vita, non capivo mai se ero riuscita a comunicarle il punteggio é.è
Tutto ciò per dire che, in realtà, predico bene e razzolo malissimo; quindi, sotto sotto, vi capisco.

L'unica cosa di cui sono abbastanza convinta è che non farei mai complimenti esagerati (o gravi critiche) a nessuno, a maggior ragione se non ne conosco le reali capacità; perché so quanto rischierei di mancargli di rispetto - e, comunque, non sono nessuno per giudicarlo, nel bene e nel male.
Tu dici: "non ti direi mai 'imbranata non hai fatto canestro' perchè non sono tua amica intima..e non ho condiviso con te niente", cosa che rientra nelle normali convenzioni di comportamento fra estranei. E aggiungi: "...penso a come sarei io se fossi su una sedia e sarei impedita,quindi prendere una palla sarebbe una cosa incredibile e se la prendi tu ti direi magari brava!".
Mi sembra interessante questa differenza: non ci si sente in diritto di criticare qualcuno, perché non lo si conosce; eppure subito ci s'illude di potersi mettere nei suoi panni, ovvero di capire e giudicare se quel che fa è straordinario, facendogli quindi un complimento (che è un giudizio).
Che dite, può darsi che questo accada perché, in fondo, ci si sente in dovere di gratificare una persona che ha scritto in fronte "svantaggiato"?

Non penso si avrebbe tanta ansia di complimentarsi verso una persona la cui difficoltà non sia evidente.
Pensa se sentissi qualcuno cantare con una voce mediamente intonata. Non ci faresti caso, ti sembrerebbe normale, la maggior parte della gente canta così. Non gli diresti "bravo!". Magari invece, anche se tu non lo sai, quella persona fino al giorno prima aveva stonato paurosamente, e quella è la nota migliore che gli è mai uscita nella sua vita. Tuttavia, neanche lui si aspetterebbe da te un "bravo!": sa che tu non puoi sapere della sua difficoltà.
Ha fatto qualcosa che per gli altri è "normale", così come è "normale" prendere una palla. Sono le condizioni di partenza a trasformare un fatto normale in uno speciale. Se non conosco queste condizioni, semplicemente mi astengo, tengo il comportamento che terrei con chiunque altro, e non offenderò nessuno.

Io ho fatto cose "speciali". Uscire di casa da sola, a farmi una passeggiata su ruote, per me è stata una conquista. Ma non mi aspetto che la gente mi fermi per complimentarsi o stupirsi; anzi, sarebbe bellissimo passare inosservati - perché andare in giro da soli è normale, lo fanno tutti, "quindi smettetela di guardarmi come una specie di miracolo", avrei voglia di dirgli a volte.
La mia utopia - che resterà tale - è far le cose "normali" senza che vengano considerate per forza "speciali". Quando non riesco proprio a far le cose "normali", pazienza; chiederò aiuto.

Non so se sono riuscita a comunicarvi bene quel che intendo...
Twilight
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Post by Twilight »

no ho tanto tempo di rispondere adesso,ma ti dico che la cosa che si cerca di fare,o almeno che io cerco di fare,non è compiacere il disabile,o il normodotato, ma semplicemente non offenderlo. però se mi viene spontaneo dirti brava se fai un bagher tu non dovresti vederla come un senso di pietà o un giudizio. ripeto è ovvio che non è possibile immedesimarsi davvero nella condizione dell'altro,ma io realmente se fossi seduta non sarei capace di giocare a pallavolo,quindi ti dico brava come complimento non come contentino o perchè penso che sei deficiente. tutto qui. si cerca di non dire cose sconveniente con tutti, con quelli con le gambe e con quelli con le ruote. almeno io cerco di fare questo. forse dovresti davvero fare come hai detto per quanto assurdo ti possa sembrare. quando fai amicizia con qualcuno e lo vedi un po' in difficoltà il modo migliore per esorcizzare la tua disabilità è proprio parlarne,il fatto che tu ne parli senza problemi e ci scherzi dà in un certo senso l'autorizzazione all'altro a fare altrettanto. forse allora con le persone a cui tieni di più in determinati contesti dovresti prendere tu l'iniziativa,perchè è davvero difficile. io ho fatto l'esempio della calvizie anche se era banale per dire che non prenderei mai in giro una parsona con difficoltà di deambulazione dicendogli che è un lumacone,a meno che lui non mi dia una indiretta autorizzazione. capisci? :)
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Vale
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Post by Vale »

faccio un altro piccolo appunto, tu scherzi sul fatto di essere su una quattroruote motrici...
però potrei incontrarti, non conoscerti e pensare, magari ha avuto un incidente e sta malissimo al momento...ti immagini se facessi una battuta?!

non si sa mai chi ci si trova di fronte...
un esempio stupidissimo: ultimamente me sò ingrassata(5kg...) e il mio fidanzato mi fa le battutine e io rido.
una mia amica è ingrassata pure lei(si vede è stagione) e il suo di fidanzato le fa le stesse battute(a parer mio affettuose...tipo ho più da stoccacciare etc etc) ma lei la prende come il dramma più grande della sua vita...non entro più in una 40!! oddio...sono brutta, non gli piaccio più etc etc etc.

tutto ciò per dire: stessa situazione, reazioni diversissime. non si sa mai chi hai di fronte e quindi quello che puoi permetterti di dire e quello che non puoi dire. :)
Tutte le volte che altri sono d'accordo con me ho sempre la sensazione di avere torto.
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