...Sono insofferente agli esteti...

Un mondo di gioie e dolori, di salite e discese ; un mondo "diverso" che urla la propria normalità. L'immagine e la conoscenza di se', il rapporto con il proprio corpo, la propria sessualità, le barriere architettoniche e mentali che dobbiamo superare, le piccole grandi difficoltà della vita quotidiana che dobbiamo affrontare, sono le basi da cui partire per affermarci non solo come disabili ma come persone. Parliamo di questo e molto altro ancora.

Moderator: Dr.ssa Patrizia Facchini

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allegra
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Post by allegra »

Altro giorno mi sono data una materia molto interessante di nome sociologia generale.
Attraverso questa materia ho studiato le relazioni sociali.
Adesso vi vorrei esporre dei concetti chiave.
Sull’ approccio della sociologia, non si ferma alla terminologia studio della società, ma è una scienza che studia la relazione sociale, non la psiche dell’individuo, quello è lo studia della psicologia.
La sociologia studia l’interazioni sociali e sono definite rapporti.
L’uomo è un essere in relazione, l’uomo senza relazione non esiste infatti Aristotele definisce l’uomo un animale sociale.
Prima c’era il buio dopo la luce portò la prima forma di relazione. In cui c’è una distinzione, questa luce afferma che esistiamo; però questa luce non è sufficiente per interagire con il mondo esterno. Infatti la costruzione delle nostre processi d’esperienze sono della genesi.
Prima il nostro pensiero era vuoto, invece adesso è ricco di relazioni di tipo materiale,animale e vegetale.
welyyy
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Post by welyyy »

e quindi?
abc
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Post by abc »

Lala wrote:l'intendevo nel senso dell'attrazione
Sai che c'è, Lala...
E' che vedi, noi abbiamo bisogno di "giustizia", di pensare che le cose accadano per premiare i meriti e punire gli errori. Mi sembra che l'essere umano abbia sempre avuto questa tendenza e in molti campi della vita la meritocrazia è utile e necessaria - non per niente, quando non si verifica, quando magari uno "peggiore" di noi ci supera, percepiamo un abuso, un'ingiustizia, ci arrabbiamo e giustamente lottiamo per ristabilire l'ordine.

In fondo la legge che premia il merito ci difende, ci garantisce lo spazio che abbiamo sudato per guadagnarci, ci permette di pretendere dei diritti. E, cosa importante, ci rassicura sul fatto che ottenere quei diritti debba essere sempre possibile, a certe condizioni: "fai questo, sii così, e avrai quel che ti meriti". Ci dà le istruzioni per raggiungere i nostri obiettivi.

Così ci troviamo spiazzati di fronte a situazioni che sembrano invece regolate da un'altra legge - anzi, che forse sono senza legge.
A me piacerebbe tanto che essere amati (nell'amore di coppia) fosse un diritto. Poter dire "ehi, io ho fatto questo e quello, mi sono impegnata, sono intelligente, sensibile ecc ecc, sono migliore di tanti, quindi ora mi spetta!".
...E invece la vita mi risponde sempre che non è così. Che applico una legge giusta in un campo sbagliato, che l'amore non funziona in questo modo; e allora è vero, dal punto di vista della meritocrazia l'amore è ingiusto, perché non la segue affatto.
Si può cambiare, migliorare, ci si può sforzare smussando tutti i lati peggiori di se stessi, ma continuare a prendere pali in faccia. Viceversa, c'è chi non fa nulla per accogliere l'altra persona, eppure riesce ad averne l'amore.
Questo brucia, brucia tanto a chi non ottiene l'amore, ma sente di meritarlo e si è sforzato per averlo.

E quel che è peggio - almeno per una persona come me, così pragmatica, concreta e in fondo moderatamente ottimista negli altri ambiti della vita - è che questa consapevolezza ti spiazza. Ti lascia senza armi.
Come, io sono sempre la prima a cercare soluzioni, quando c'è un problema mi rimbocco le maniche per risolverlo e a volte ci riesco, di fronte a un ostacolo invece di stare a lamentarmi cerco subito la strategia migliore per superarlo...
...e mi venite a dire - ma la vita stessa me lo viene a dire - che stavolta non c'è strategia. Non c'è soluzione da cercare e non c'è niente che possa fare.

Capirete allora il perché di questa frustrazione, il vuoto che ti cala addosso, il vuoto di risposte a una domanda posta male - una domanda che chiederebbe disperata: come posso farmi amare? Perché non mi amano? Già quel "perché" significa che ci si aspetta in risposta delle ragioni, delle ragioni di quel genere che può capire una mente pensante secondo la meritocrazia.
Ma ragioni di quel genere non ce n'è, e una mente fatta in quel modo - cioè tutte quelle degli esseri umani - impazzisce di fronte al nonsenso.

Ci sono almeno due domande umane che non trovano risposte meritocratiche (e non per niente sono quelle su cui ragionano e si tormentano tutti i filosofi e i poeti): l'amore mancato e il male innocente.
La domanda sul male innocente è più "famosa", forse perché ne sono toccate più persone; l'amore, per molti, anche nei momenti bui lascia più spazio alla speranza, in fondo la maggior parte delle persone prima o poi riescono a ottenerlo.
Ho fatto questo riferimento al male solo per dare, a chi non la vive, una percezione più chiara del senso di "ingiustizia" che sento, e della relativa frustrazione; per immaginarla provate a pensare alla sensazione di impotenza che avete di fronte a un amico malato o morto.
Certo, c'è una differenza: nel caso del male spesso non si riescono proprio a individuare dei "colpevoli", su cui scaricare la propria frustrazione (a meno di non arrabbiarsi con Dio), perciò la rabbia non può esprimersi granché, né crearsi capri espiatori.
Invece, nel caso dell'amore, la causa del rifiuto sembra ben concreta: la persona che ci ha rifiutati, o addirittura l'altro sesso in generale. Per questo la disperazione più facilmente si trasforma in violenta rabbia, disprezzo, amore-odio.

Io per fortuna non sento ancora così forte questa rabbia, sarà perché sono giovane e sotto sotto spero ancora, sarà perché amici maschi ne ho, e non riuscirei ad odiarli solo in quanto maschi, né perché mi hanno rifiutato; sarà semplicemente perché sono troppo moralista e controllata per odiare ;).
Però avverto bene "l'ingiustizia", così come l'assenza di risposte e soluzioni.
Nel frattempo, continuo a migliorarmi come si può, perché da quando ho cominciato a mettermi in dubbio e ad aprirmi un po' agli altri sono stata comunque meglio. E' vero, non è servito a trovare il ragazzo, ma di certo ho guadagnato rapporti più belli e più sereni e su questo non tornerei mai indietro. Forse un lato positivo (direi l'unico^^) di quest'attesa è che, illudendomi di dover far qualcosa per essere amata, non mi permette mai di "accomodarmi" su quel che sono; mi costringe a chiedermi cosa non va, a osservare me e gli altri, a sperimentare. Poi magari a trovare un ragazzo non serviva, ché l'amore non è meritocratico e così via; ma almeno a stare un po' meglio è servito.
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Lala
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Post by Lala »

abc mi piaci molto.è vero,la vita stessa non è meritocratica.Noi non possiamo decidere cosa ci accade nè sapere perché ci accade,magari non c'è neanche un vero motivo sotto,ma possiamo gestire bene o male ciò che ci capita.possiamo reagire positivamente o negativamente e senz'altro se reagiamo negativamente nn facciamo che complicarci e peggiorarci la vita.Noi possiamo gestire quello che ci arriva,non decidere quello che deve arrivarci.io non sono invalida fisicamente,non ho avuto problemi a trovare i ragazzi ma ho altri problemi,magari per un'altra persona piccoli,ma per me sono montagne vere e proprie anch'io penso "perché io?" ma poi mi rimbocco le maniche e inizio a spalare la merda che mi è caduta addosso in 25 anni di vita,e che se vogliamo mi sono anche buttata io addosso con un atteggiamento negativo.Io voglio imparare ad essere felice."solo" questo posso fare.
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Croccante fuori, toffoletta dentro
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allegra
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Post by allegra »

Scusami non riesco a esporre quello che penso, per me le relazioni sono diventate astratte, prive di senso. Ogni giorno che passa penso alla morte. Penso cosa c’è dopo la morte. Penso alle relazioni false, prive d’amore come afferma abc. Le relazioni sono importanti nella vita, danno un senso alla vita. Le interazioni sono fermati dai memi, che sono degli ostacoli, delle curvature che servono a non far distruggere una relazione fra gli individui.
Vivo la mia vita come se fosse l’ultimo minuto della mia esistenza e questo mi riempie di tristezza.
Vivo con la paura di essere picchiata, ammazzata di botte dalle educatrice.
Prendo farmaci per non avere queste forme di paure chiamate allucinazioni. Vado dai vari dottori della psiche, loro mi stanno aiutando a formarmi, a distaccarmi dal mio passato, dal telefonino. Telefono per stare meglio, ma risultato è opposto, mi metto a piangere dopo. Sono depressa, triste. :cry: :cry: :cry: :cry:
welyyy
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Post by welyyy »

scusami allegra. io non conoscevo questo tuo problema. volevo solo capire meglio cosa volevi spiegare con il tuo intervento. Ma non c'è alcun problema, dico davvero.
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allegra
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Post by allegra »

grazie per la tua comprensione. io volevo solo affermare che senza relazioni interindividuali, l'individuo è infelice. capisco bene quello prova abc perchè io ho difficoltà ad avere delle relazioni. per fortuna cammino, per fortuna dal punto fisico sono sana ma dal punto psicologico e sociale ho molte difficoltà.
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