La vera disabilità

Un mondo di gioie e dolori, di salite e discese ; un mondo "diverso" che urla la propria normalità. L'immagine e la conoscenza di se', il rapporto con il proprio corpo, la propria sessualità, le barriere architettoniche e mentali che dobbiamo superare, le piccole grandi difficoltà della vita quotidiana che dobbiamo affrontare, sono le basi da cui partire per affermarci non solo come disabili ma come persone. Parliamo di questo e molto altro ancora.

Moderator: Dr.ssa Patrizia Facchini

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Davjdek
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La vera disabilità

Post by Davjdek »

Ciao a tutte/i. Mi fa molto piacere trovare qui un forum dedicato alla disabilità. In realtà, pur non avendo alcuna forma di disabilità in senso tradizionale, credo di potermi includere in questa categoria, poiché vivo le stesse problematiche di chi è colpito da una disabilità fisica, psicologica o mentale. La mia è una forma di disabilità sociale, se si può usare questo termine, e il suo nome è "solitudine". Come immagino che accada a tutte le persone con disabilità, la mia sofferenza maggiore è quella di essere trattato come un diverso, anche inconsciamente, con piccoli segnali involontari... per esempio, se faccio un complimento a una ragazza la reazione è quasi di indifferenza, se lo stesso complimento lo fa un uomo piacente suscita reazioni di grande gioia, entusiasmo etc... Ecco, io credo che la vera disabilità sia questa: la disparità di trattamento sociale. Non l'essere tetraplegico, non vedente, non udente, etc., ma l'essere sempre messo in una condizione di inferiorità da chi si considera "normale". La disabilità è prodotta dalla società, e la nostra è davvero una società "disabile", in quanto è incapace di offrire a tutti le stesse opportunità di essere riconosciuti, considerati, apprezzati, amati.
Un abbraccio a tutte e a tutti.
Dr.ssa Patrizia Facchini
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Post by Dr.ssa Patrizia Facchini »

Salve Davide,
mi trovi d'accordo quando affermi che la solitudine è davvero una brutta forma di disabilità"sociale",ma permetti una domanda :come è il tuo approccio verso gli altri e verso l'altro sesso?


Dr.ssa Patrizia Facchini
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Davjdek
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Post by Davjdek »

Cara Patrizia,
grazie della tua risposta. Il mio approccio relazionale in passato era di tipo evitante. Oggi è un approccio ancora tendenzialmente timido, ma molto più aperto rispetto al passato, in ogni caso sempre orientato all'apertura verso l'altro e all'ascolto. Nei confronti delle donne purtroppo viene fuori facilmente un bisogno di affetto materno che forse spaventa le ragazze, ed è questo l'aspetto su cui sto lavorando negli ultimi tempi.
Spero di aver soddisfatto la tua curiosità.
Grazie ancora.
abc
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Post by abc »

Mmm... da cosa riconosci com'è il tuo atteggiamento? Come fai a valutare il fatto di essere aperto verso l'altro, capace di ascoltare, ecc.?
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Davjdek
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Post by Davjdek »

Caro Abc... mi sembri uno psicoterapeuta che interroga il cliente... è un approccio simpatico ;-)
La consapevolezza di essere discretamente aperto e capace di ascoltare mi viene da un'autopercezione (da un lato) e dai feedback che ricevo dagli altri (dall'altro lato): non è che sia una diagnosi "scientifica", è solo il modo in cui mi vedo in questo momento e in cui gli altri, per lo più, mi vedono o dicono di vedermi.
Grazie mille per il tuo interesse!
abc
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Post by abc »

...io psicoterapeuta?! Aaargh :D
Forse, se lo fossi, saprei come si influenzano feedback e autopercezione. Mi domando infatti quanto quello che noi percepiamo come "ciò che dicono gli altri" sia oggettivo... chissà, magari funziona un po' come gli oroscopi: sembra che ci corrispondano perché, tra le tante previsioni, selezioniamo e ricordiamo solo quelle che si sono avverate.
Allo stesso modo potremmo "sentire solo quel che vogliamo sentire" dei giudizi altrui. E' un sospetto da tenere sempre acceso, un sospetto sulla relatività di ciò che sentiamo.

Senza contare le mille altre variabili: molta gente dà giudizi con leggerezza, o semplicemente non conosce bene la situazione per darne di sensati, o viceversa la conosce e proprio per questo esagera un segnale positivo, perché lo confronta alla situazione precedente, o ancora dà giudizi di mero incoraggiamento... si potrebbe continuare.

Ti dico tutto questo perché credo che a volte "parlino" più i fatti delle parole: i feedback, i giudizi che la gente dà, come quelli che percepiamo... sono spesso fallaci e sempre parziali.
A me dicono spesso tutto e il contrario di tutto... per dire, una persona mi ha rotto tanto l'anima dicendomi che non davo affetto, e alla fine ho scoperto che aveva un problema lui, un problema patologico, nel riconoscere e vivere l'affetto. Non fidiamoci troppo quindi...

Invece, i fatti - l'avere una donna o no, il ricevere certe attenzioni o no, ecc - sono più oggettivi.

Per esempio: hai detto di essere "sempre orientato all'apertura verso l'altro e all'ascolto". Bellissimo! Avercene di persone così... penso che ascoltare davvero sia una delle cose più difficili in una relazione.

Bene, per sapere se lo sei davvero, potresti chiederti ad esempio:
Le persone ti vengono a cercare per parlarti?
In una conversazione, l'interlocutore è subito soddisfatto della tua comprensione, o deve precisare, ripetere, chiarire?
Ti capitano spesso malintesi?
Sei offeso facilmente da persone che poi invece ti spiegano che non volevano offenderti affatto?
Viceversa, ti capita di interpretare alcune frasi in modo molto positivo, ad esempio come segnale di una probabile amicizia/relazione, e poi ti viene detto che non erano da intendere così?

...ho fatto solo alcuni esempi di casi che, a volte, possono derivare da un ascolto insufficiente. Naturalmente non ti chiedo di rispondere qui a queste domande, sono solo per una riflessione tua e di chiunque passi di qui...
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Davjdek
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Post by Davjdek »

Caro (o cara?) ABC,
alle domande che mi poni non mi è difficile rispondere, anche se non me le hai poste perché io rispondessi in questa sede... in realtà succede spesso che le ragazze chiedano a me ascolto quando vivono un periodo di sofferenza affettiva, e restano sempre molto contente dell'ascolto che io offro. Se a volte non capisco qualcosa, ovviamente chiedo di ripetere: questo è un fatto normale, ma non accade troppo spesso, così come non accadono se non raramente i malintesi. Infine, non mi offendo quasi mai per qualcosa che mi dicono, mentre mi succede di offendermi (o meglio di restarci male) quando non mi dicono niente, cioè quando mostrano indifferenza nei miei confronti. La sopravvalutazione affettiva di frasi altrui sì, mi capita, e deriva dal grande bisogno di affetto che ho dentro. Grazie ancora!
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